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Vi racconto ...: Cosa fanno d’estate gli insegnanti?
Redazione
Cosa fanno gli insegnanti durante le vacanze estive? Dove vanno, come impiegano il loro tempo, cosa dicono? Dopo aver lasciato i registri in bell'ordine, deposti nelle segreterie didattiche, ed emesse le loro "sentenze inappellabili" negli "infuocati" scrutini e nei consigli di classe di fine giugno! Dove sono i prof d'estate? Adesso che le classi sono vuote e i corridoi vivono "sovrumani silenzi e profondissima quiete", adesso che la calura avvolge anfratti e attimi di scuola, adesso che i pensieri volano liberi lungo le rotte del "dolce far niente"!? A volte, sembra di scorgerli negli androni dei centri commerciali a scegliere t-shirt e costumi da bagno da mettere in valigia alla rinfusa per l'imminente e "meritato" viaggio di piacere; o nelle pizzerie, di sera, col fresco pungente della Montagna, a parlare di crociere e di figli, e di scuola, "che la lingua batte, dove il dente duole!"...

Angelo Battiato
Postato da Angelo Battiato Domenica, 06 agosto 2017 08:00:00 (858 letture)

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Vi racconto ...: Troppo è il disordine in giro per il mondo
Redazione
Troppo è il disordine in giro per il mondo. Troppa la confusione. Guardo il giro del sole che sorge e della luna che tramonta e le stelle in cielo. Penso: Ci vuole un Ordine puntuale. Un Ordine matematico. Ordine geometrico. Ci vuole Ordine. Millimetrico! ... Un Ordine astrale. Ordine celeste. Senza ritardi, senza permessi e senza proteste, e scuse sindacali. Ci vuole un Ordine vitale, in universale conformazione! Ci vuole un urgente nuovo ordine Mentale che metta in accordo le umane cose!

Nuccio Palumbo
antonino11palumbo@gmail.com
Postato da Nuccio Palumbo Domenica, 20 novembre 2016 12:14:31 (704 letture)

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Vi racconto ...: La mia cantina, la scuola e il tesoro più grande ...
Redazione
Erano anni che non mettevo un po' d'ordine nella vecchia cantina di casa mia. A furia di conservare tutto s'era riempita sino all'inverosimile e non c'era più spazio neanche per muoversi o per cercare qualcosa. E chi si ricordava più delle tante cose che v'erano conservate! C'andavamo di tanto in tanto, solamente per prendere il vino dalla piccola botte, l'aceto dalla damigiana, o l'olio dalla vecchia giara della nonna. Poi, per altro, quasi nessuno c'andava più, nessuno ci metteva piede da tempo immemorabile. Ed erano tante, troppe le cose accatastate alla rinfusa, con quel "vizio" che abbiamo sempre avuto noi in famiglia di conservare tutto, "savva 'a pezza ppi quannu veni 'u puttusu", soleva sempre dire mia mamma, forse per voler "giustificare" questo nostro strano "vizio".

Angelo Battiato
angelo.battiato@istruzione.it
Postato da Angelo Battiato Domenica, 18 settembre 2016 09:00:00 (953 letture)

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Vi racconto ...: Giacomo Leopardi e 'Il sabato del villaggio'. Un’intervista impossibile
Redazione
Noi ragazzi della quinta C e quinta D, in quest'anno scolastico, stiamo sperimentando un metodo alternativo di fare ricerche su autori e personaggi storici o letterari: "le interviste impossibili". Quest'idea nasce da una trasmissione radiofonica del 1973, dove uomini di cultura fingono di intervistare "fantasmi redivivi", appartenenti ad un'altra epoca ed è per questo che si definiscono interviste impossibili. Questo modo di realizzare le ricerche ci ha entusiasmato, perché ci permette di rendere "viva e vitale" una ricerca, in quanto anche noi siamo partecipi in modo attivo, anzi "entriamo" anche noi nella ricerca, come interlocutori del personaggio che intervistiamo. Così, intervistando... Giacomo Leopardi ci è sembrato quasi di vivere nel suo "sabato del villaggio", di vedere "l'Infinito" e i "veroni del paterno ostello"! Questo nuovo modo di studiare ci piace, speriamo di continuare con queste interviste e di vivere in epoche storiche lontane dalla nostra, anche questo è un modo per arricchirci nel cammino della nostra crescita scolastica.

Alunni ed alunne delle classi V C e V D
Circolo Didattico "Teresa di Calcutta", Tremestieri Etneo, Plesso Immacolata
Postato da Angelo Battiato Sabato, 07 maggio 2016 07:30:00 (1304 letture)

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Vi racconto ...: Katharine Hepburn e le Stars di Hollywood. Un’intervista impossibile
Redazione
Noi ragazzi della quinta C e quinta D, in quest'anno scolastico, stiamo sperimentando un metodo alternativo di fare ricerche su autori e personaggi storici o letterari: "le interviste impossibili". Quest'idea nasce da una trasmissione radiofonica del 1973, dove uomini di cultura fingono di intervistare "fantasmi redivivi", appartenenti ad un'altra epoca ed è per questo che si definiscono interviste impossibili. Questo modo di realizzare le ricerche ci ha entusiasmato, perché ci permette di rendere "viva e vitale" una ricerca, in quanto anche noi siamo partecipi in modo attivo, anzi "entriamo" anche noi nella ricerca, come interlocutori del personaggio che intervistiamo. Così, intervistando... Katharine Hepburn, ci è sembrato quasi di girare tra gli studi cinematografici di Hollywood! Questo nuovo modo di studiare ci piace, speriamo di continuare con queste interviste e di vivere in epoche storiche lontane dalla nostra, anche questo è un modo per arricchirci nel cammino della nostra crescita scolastica.

Alunni ed alunne delle classi V C e V D
(Circolo Didattico "Teresa di Calcutta", Plesso Immacolata, Tremestieri Etneo)
Postato da Angelo Battiato Mercoledì, 27 aprile 2016 07:00:00 (1002 letture)

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Vi racconto ...: Il 25 aprile dovremmo festeggiarlo in classe
Rassegna stampa
“Il 25 aprile? La festa della mamma”. Per fortuna non sono tutti così i giovani ma la video intervista realizzata da Ballarò un anno fa, in occasione del 70esimo della Liberazione, ci mostra uno dei volti degli italiani: ignoranti, disinteressati del passato, menefreghisti, incapaci di fare quell’esercizio della memoria necessario ad un popolo. Ogni volta mi domando: perché siamo arrivati a questo punto? Chi non ha fatto il suo dovere? Cos’è successo in questi anni? E’ possibile che ci sia ancora un giovane che confonde la festa della Repubblica con quella della Liberazione o non sa nemmeno in che anno è accaduta? Nel video citato si vede un giovane di ...

Alex Corlazzoli
Il Fatto Quotidiano
Postato da Antonia Vetro Lunedì, 25 aprile 2016 15:59:25 (912 letture)

(Leggi Tutto... | 4201 bytes aggiuntivi | Voto: 0)

Vi racconto ...: Emilio Salgari, Sandokan e la tigre di Mompracen. Un’intervista impossibile
Redazione
Noi ragazzi della quinta C e quinta D, in quest’anno scolastico, stiamo sperimentando un metodo alternativo di fare ricerche su autori e personaggi storici o letterari: “le interviste impossibili”. Quest’idea nasce da una trasmissione radiofonica del 1973, dove uomini di cultura fingono di intervistare “fantasmi redivivi”, appartenenti ad un’altra epoca ed è per questo che si definiscono interviste impossibili. Questo modo di realizzare le ricerche ci ha entusiasmato, perché ci permette di rendere “viva e vitale” una ricerca, in quanto anche noi siamo partecipi in modo attivo, anzi “entriamo” anche noi nella ricerca, come interlocutori del personaggio che intervistiamo. Così, intervistando… Emilio Salgari ci è sembrato quasi di vivere a Mompracen, insieme a Sandokan! Questo nuovo modo di studiare ci piace, speriamo di continuare con queste interviste e di vivere in epoche storiche lontane dalla nostra, anche questo è un modo per arricchirci nel cammino della nostra crescita scolastica.

Alunni ed alunne delle classi V C e V D
(Circolo Didattico “Teresa di Calcutta”, Tremestieri Etneo, Plesso Immacolata)
Postato da Angelo Battiato Lunedì, 11 aprile 2016 08:00:00 (1199 letture)

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Vi racconto ...: Edmondo De Amicis e il libro 'Cuore'. Un’intervista impossibile
Redazione
Noi ragazzi della quinta C e quinta D, in quest'anno scolastico, stiamo sperimentando un metodo alternativo di fare ricerche su autori e personaggi storici o letterari: "le interviste impossibili". Quest'idea nasce da una trasmissione radiofonica del 1973, dove uomini di cultura fingono di intervistare "fantasmi redivivi", appartenenti ad un'altra epoca ed è per questo che si definiscono interviste impossibili. Questo modo di realizzare le ricerche ci ha entusiasmato, perché ci permette di rendere "viva e vitale" una ricerca, in quanto anche noi siamo partecipi in modo attivo, anzi "entriamo" anche noi nella ricerca, come interlocutori del personaggio che intervistiamo. Così, intervistando... Edmondo De Amicis, ci è sembrato quasi d'andare a scuola con Enrico Bottino! Questo nuovo modo di studiare ci piace, speriamo di continuare con queste interviste e di vivere in epoche storiche lontane dalla nostra, anche questo è un modo per arricchirci nel cammino della nostra crescita scolastica.

Alunni ed alunne delle classi V C e V D
(Circolo Didattico "Teresa di Calcutta", Plesso Immacolata, Tremestieri Etneo)
Postato da Angelo Battiato Venerdì, 08 aprile 2016 02:30:00 (1426 letture)

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Vi racconto ...: Louisa May Alcott e le 'Piccole donne'. Un’intervista impossibile
Redazione
Noi ragazzi della quinta C e quinta D, in quest’anno scolastico, stiamo sperimentando un metodo alternativo di fare ricerche su autori e personaggi storici o letterari: “le interviste impossibili”. Quest’idea nasce da una trasmissione radiofonica del 1973, dove uomini di cultura fingono di intervistare “fantasmi redivivi”, appartenenti ad un’altra epoca ed è per questo che si definiscono interviste impossibili. Questo modo di realizzare le ricerche ci ha entusiasmato, perché ci permette di rendere “viva e vitale” una ricerca, in quanto anche noi siamo partecipi in modo attivo, anzi “entriamo” anche noi nella ricerca, come interlocutori del personaggio che intervistiamo. Così, intervistando… Louise May Alcott, ci è sembrato di vivere nella casa delle sorelle March! Questo nuovo modo di studiare ci piace, speriamo di continuare con queste interviste e di vivere in epoche storiche lontane dalla nostra, anche questo è un modo per arricchirci nel cammino della nostra crescita scolastica.

Alunni ed alunne delle classi V C e V D
(Circolo Didattico “Teresa di Calcutta”, Tremestieri Etneo, Plesso Immacolata)

Postato da Angelo Battiato Domenica, 27 marzo 2016 05:00:00 (1278 letture)

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Vi racconto ...: La scuola dei desideri all’incontrario va
Della scuola si parla per dire come dovrebbe essere e quello che dovrebbe fare, dimenticando a volte di dire come veramente è e che cosa ragionevolmente si può realizzare, considerate tutte le sue vere condizioni. Forse è la natura stessa della scuola a favorire questo modo di impostare i discorsi, a spingersi costantemente, ingenuamente o maldestramente nel futuro e a sottovalutare il peso della realtà . La scuola per statuto non può che lanciare lo sguardo oltre l'ostacolo, lavora in funzione di chi deve pensare al proprio avvenire ed è naturalmente proiettato verso il domani. La scuola ha coltivato sempre l'ambizione di potere dire che cosa possa e debba essere; purtroppo oggi, più di ieri, la scuola non sarà come essa vorrebbe essere, ma come la vogliono gli altri, come la vuole la sua amministrazione. Sono evidenti le intenzioni di farne un'istituzione che replichi le scelte e i comportamenti del mondo economico - aziendale, elevato con animo subalterno a modello da imitare; è palese la volontà di piegarla alle esigenze di una società che pratica largamente la competizione, la discriminazione e la selezione sociale, la gerarchizzazione dei rapporti umani e sociali e che irride ogni forma di sapere che non abbia i crismi dell'immediata utilità.

prof. Raimondo Giunta
Postato da Nuccio Palumbo Domenica, 27 marzo 2016 04:30:00 (1118 letture)

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Vi racconto ...: A cena con Gesù ...
Redazione
L'aveva espressamente richiesta Gesù quella cena, ieri sera, per "celebrare la Pasqua insieme ai discepoli", come aveva detto. E aveva desiderato che fossimo tutti presenti, per salutarci, uno a uno. Ma dove andava? Non riuscivamo a capire! In quella casa non c'avevo mai messo piede, la sala era buia, illuminata solo da alcune torce appese alle pareti, il tavolo era lungo, massiccio, ben squadrato, così noi ci disponemmo in doppia fila, con il Maestro al centro della tavolata. Nel primo pomeriggio avevamo saputo che la stanza era stata accuratamente pulita e sistemata dal padrone di casa, ma il Maestro non voleva nessun estraneo quella sera alla sua mensa. Forse anche questo era un segno, voleva dire qualcosa di importante solo a noi, ai suoi amici prediletti. E c'erano tutti attorno a quel tavolo, Giovanni, Simon Pietro, Andrea, Giacomo, Matteo, Tommaso e tutti gli altri; c'era persino Giuda Iscariota, che stranamente sembrava pensare ad altro, era visibilmente nervoso, quasi infastidito, aveva premura (ma di cosa!?); c'ero persino io che proprio a quell'ora avevo uno dei miei soliti impegni, ma quella sera non potevo mancare, non potevo "disubbidire" al mio Maestro.

Angelo Battiato
angelo.battiato@istruzione.it
Postato da Angelo Battiato Venerdì, 25 marzo 2016 04:00:00 (1007 letture)

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Vi racconto ...: I compagni di scuola, la foto di classe e i ricordi di gioventù
Redazione
Di quel periodo mi sono rimasti i ricordi legati a quelle fantastiche foto di gruppo, dove visini di adolescenti, sorridevano ignari della vita e del loro futuro. Qualche volto, ormai, purtroppo è andato via per sempre. Ti ritrovi a pensarlo con una stretta al cuore. Era quello magrissimo, con una massa di capelli neri dal taglio non identificato, ricordo il suo giubbino di una tonalità scura di azzurro. Dopo gli esami di Stato un mattino non si è più svegliato. Ciao dolce compagno di scuola, è strano come i sentimenti ti frustano il cuore anche dopo tanto tempo; ecco riemergere la ragazzina fra i banchi di scuola. "Compagno di scuola, compagno di niente, ti sei salvato dal fumo delle barricate? Compagno di scuola, compagno per niente, ti sei salvato o sei entrato in banca pure tu?". Non poteva esserci brano migliore se non quello di Venditti per descrivere il mio stato d'animo. Quando, ritornando indietro nel tempo, mi ritrovo seduta nella mia sedia, davanti al mio banco personalizzato di disegnini e frasi dei Pink Floyd, pezzi di muro stilizzati con la matita e ali di gabbiano che spiccano il volo da quel colore verde marcio per finire nella città dolente con il "sommo" Dante, mio amico amatissimo, ...

Agata Sava - Vicepresidente Associazione Culturale "Graziella Corso"
Postato da Angelo Battiato Lunedì, 08 febbraio 2016 03:30:00 (2107 letture)

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Vi racconto ...: Con e per Luana Ricca. Una triste storia italiana
Redazione
Catanese, 38 anni, medico specialista in chirurgia del fegato, delle vie biliari, del pancreas e in trapianti di fegato, Luana Ricca si è suicidata lo scorso 29 dicembre. Aveva studiato a Roma ed a Parigi, dove, per anni, ha lavorato con successo. Avendo deciso di ritornare ed operare nella sua terra, aveva trovato le porte sbarrate. Una possibilità in un ospedale sui monti dell’Abruzzo, a Sulmona, per fare endoscopie digestive. Lei, con qualificanti stages a Londra, a Barcellona e a Parigi, con più di 4 anni di esperienza nel primo centro francese di trapianti di fegato e di chirurgia epato-biliare, il Centre hépatobiliaire – Hopital Paul Brousse – Assistance publique hopitaux de Paris e più di 1500 interventi chirurgici (di cui 2/3 da primo operatore) limitata a fare endoscopie digestive a Sulmona. Mesi di lavoro difficili e mortificanti, oppressa da un sistema che non le ha permesso di esercitare il suo talento. Delusione, rabbia, amarezza e motivata frustrazione hanno finito con il prendere il sopravvento, determinandola al triste epilogo.

Conferenza dei Comitati Consultivi - Bollettino n.1 del 31 Gennaio 2016
Postato da Angelo Battiato Giovedì, 04 febbraio 2016 02:30:00 (1583 letture)

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Vi racconto ...: Lo sgabuzzino delle scope
Redazione
Si era nell'aprile del millenovecentosettanta. Avevo lasciato a Trento per qualche giorno i miei amici di via San Bernardino ed i miei allievi dell'ITI Buonarroti per recarmi a Padova. Un paio di mesi dopo essermi laureato, avendo saputo che sarei andato da lì a non molto ad insegnare a Trento, avevo indirizzato la mia domanda per sostenere gli esami di concorso (allora era praticamente tale) per conseguire l'abilitazione all'insegnamento di FSPP (filosofia, storia, pedagogia, psicologia) al Provveditore agli studi di Padova. Arrivato nel pomeriggio del giorno prima dell'esame scritto trovai subito una pensione al centro, non molto distante dall'Istituto femminile sede dell'esame (allora le scuole tecnico-professionali andavano per sesso). La mia prima ovvia preoccupazione fu quella di provare il percorso dalla pensione alla scuola, per non avere sorprese l'indomani sui tempi di percorrenza necessari per essere presente prima delle ore otto nella sede d'esame. Il percorso era agevole, anche se bisognava percorrere tre o quattro brevi tratti di strade diverse.

Roberto Laudani
robertolaudani@simail.it
Postato da Michelangelo Nicotra Mercoledì, 03 febbraio 2016 03:30:00 (1055 letture)

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Vi racconto ...: Sant’Antonio Abate, le tentazioni, e la ricerca della verità. Un’intervista possibile
Redazione
Dicono di un uomo che nelle notti di plenilunio cammina in solitudine nel deserto, guarda il firmamento e parla di verità. Un uomo che gioca con le stelle in compagnia dei lupi e governa serpi e armenti, lungo filari d'infinito. Un uomo che conosce tutte le speranze e le tentazioni del mondo, che sa leggere le vie segrete delle passioni umane, che ha appreso nel tempo della sua giovinezza le beatitudini della vita. Molti lo conoscono come l'Abate, l'Eremita, l'Anacoreta, l'Asceta. Per noi è solamente Antonio, il Grande. Per tutti è un amico, una guida, un maestro. Sant'Antonio Abate. Ha scelto per la sua vita, la solitudine, l'isolamento, il silenzio. Nelle grotte del deserto dell'Africa ha tutto il suo mondo. Una vita di sacrificio e di preghiera, di fatica e di meditazione, di rinunce e di raccoglimento. E di ricerca. Per capire il mondo ha scelto di "uscire" dal mondo, per conoscere la Verità ha rinunciato alla verità degli uomini, per sapere il segreto della vita ha rifiutato tutto dalla vita. Antonio, un uomo alla ricerca della Verità. E Antonio è un fiume di sapienza e santità in un oceano di silenzio. E parla con il linguaggio dell'infinito ...

Angelo Battiato
angelo.battiato@istruzione.it
Postato da Angelo Battiato Sabato, 16 gennaio 2016 01:00:00 (1233 letture)

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Vi racconto ...: Il presepe e la scuola
Redazione
I pastorelli del presepe sono come gli scolari, aspettano un intero anno, per potere "respirare". Gli uni e gli altri aspettano il tempo del Natale, chi per "lavorare", chi per "riposare"! Gli uni dormienti, riposti negli scaffali della nonna, aspettano impazienti che qualcuno della casa li risvegli e li metta in bella mostra, ripuliti, rassettati, a ridare vita e forma a quella santa notte di Betlemme, quando "l'ineffabile Dio di Abramo e di Isacco" onora la promessa secolare di dare un nome e un volto a Suo figlio, al "Figlio d'Uomo". Gli altri affaticati, dopo tre mesi di duro lavoro quotidiano, aspettano le attesissime vacanze natalizie per... alzarsi tardi la mattina e fare colazione a mezzogiorno! Ma andiamo con ordine, cominciamo dal presepe...

Angelo Battiato
angelo.battiato@istruzione.it
Postato da Angelo Battiato Venerdì, 25 dicembre 2015 02:00:00 (1110 letture)

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Vi racconto ...: Giacomo da Lentini, l’amor gentile e la nascita della lingua siciliana
Redazione
Lungo la trazzera che porta nel mio piccolo podere, l'altro giorno, incontrai una bella ragazza che cantava: "L'amore è un desio che vien da core / per abbondanza di gran piacimento; / e li occhi in prima generan l'amore / e lo core li dà nutricamento". Accaldato, mi soffermai un poco, in cerca di riposo e di frescura, e chiesi con riguardo alla ragazza di chi fossero quei versi così pieni di trasporto, e lei, tutta sorpresa della mia ignoranza, mi rispose, "Ma son del Notaro! Son di Jacopo nostro!". "Jacopo!? E chi è costui?", ribattei tutto perplesso. Jacopo da Lentini, "poeta raffinato e assai gentile", è stato il maggior esponente della "Scuola Siciliana", fiorita nel XIII secolo presso la corte di Federico II di Svevia, ed è considerato il caposcuola dei poeti e dei rimatori siciliani, e l'ideatore del sonetto. E al "Notaro", come lo chiamava il sommo Dante nella "Divina Commedia" e nel "De vulgari eloquentia", si deve la nascita della lingua volgare e della lirica italiana. Scrisse la raccolta poetica, "Rime e sonetti", e gli sono attribuiti 16 canzoni e 22 sonetti, scritti tra il 1233 e il 1241.

Angelo Battiato
angelo.battiato@istruzione.it
Postato da Angelo Battiato Domenica, 20 dicembre 2015 04:30:00 (1590 letture)

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Vi racconto ...: Un giorno orribile che, per una sorta di strano ed automatico meccanismo di rimozione inconscia, si tende quasi a derubricare dal calendario
Redazione
Quest'anno ricorre il 35° anniversario del terremoto del 1980. All'epoca, io ero un adolescente ingenuo e spensierato. Stavo seguendo in TV un incontro della seria A di calcio in un bar del mio paese, quando si verificò una delle catastrofi che più si sono impresse nella memoria storica e nell'immaginario collettivo delle popolazioni locali. Oggi ci siamo in qualche misura ridotti a rimpiangere e idealizzare il tempo vissuto prima del maledetto 23 novembre 1980. Un giorno orribile che, per una sorta di strano ed automatico meccanismo di rimozione inconscia, si tende quasi a derubricare dal calendario. Ma per le popolazioni che subirono la furiosa e devastante forza tellurica della Natura (non senza una correità politica e morale ascrivibile agli esseri umani), è una data impregnata di ricordi strazianti, di risvolti psicologici ed emotivi che hanno segnato intere esistenze personali.

Lucio Garofalo
l.garofalo64@gmail.com
Postato da Michelangelo Nicotra Martedì, 24 novembre 2015 04:00:00 (993 letture)

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Vi racconto ...: Il tempo della scuola e della vita
Redazione
La scuola scandisce il tempo "beato" della normalità. Con l'inizio delle lezioni ricomincia il "normale", il "consueto", "l'ordinario", il "solito", il "già visto". Ritorna la scuola e le mattine pullulano di bambini con lo zaino in cerca di merendine e di pennarelli colorati, le strade si riempiono di macchine che cercano d'arrivare in tempo per "scaricare" i pargoli ai cancelli scolastici, le città si ingolfano di vita e di smog! Anche le case, che poco tempo addietro erano piene di teli mare e t-shirt personalizzati, si inondano di libri, di cartelle e di diari alla moda. Dimenticato è il mare e il "sapore di sale"; dimenticato è il gusto della granita alle mandorle, anche se giù in Sicilia il caldo è ancora torrido e invidiabile. La televisione torna ad essere fedele compagna delle lunghe serate "casalinghe", e le chat di facebook diventano "caldissime" e intasate, anche se oramai "domina" whatsApp per le comunicazioni veloci e immediate, anche tra colleghi!

Angelo Battiato
angelo.battiato@istruzione.it
Postato da Angelo Battiato Domenica, 20 settembre 2015 03:00:00 (1646 letture)

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Vi racconto ...: 12 Settembre, uno di quei giorni che ...
Redazione
12 settembre 2013. Una calda e normale giornata di fine estate. Ma è anche un giorno particolare. Inizia, infatti, proprio quel giorno, il nuovo anno scolastico 2013/14. E, come tutte le cose che iniziano, viene vissuto da tutti, dirigenti, docenti, genitori e alunni, con una buona dose d'ansia e d'emozione. Ma è anche il giorno del suo 50° Compleanno! Un giorno e un anno speciale, quindi. Il quinto "fuori sede", che festeggia da solo, lontano dalla propria terra e dai propri affetti. E in quel giorno, nella sua città, si svolgono pure i solenni festeggiamenti dedicati alla Madonna, una ricorrenza molto sentita e partecipata, una tradizione dal profondo significato religioso e culturale per l'intera comunità. Ma in quell'ormai fatidico 12 settembre viene celebrato anche il matrimonio di due suoi cugini, che, per l'infausta coincidenza con l'avvio delle lezioni, a malincuore, ha dovuto rinunciare!

Angelo Battiato
angelo.battiato@istruzione.it
Postato da Angelo Battiato Sabato, 12 settembre 2015 02:30:00 (1731 letture)

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Vi racconto ...: Conversazione d’estate tra nonno e nipote. Ricordi di gioventù e di guerra ...
Redazione
L'estate, si sa, è tempo di riposo, di conversazione ... e di ricordi! Con gli amici, in un bar, davanti una buona granita, ma anche in famiglia, di sera, soprattutto in veranda, "gustando" un frizzante venticello estivo e una fresca bibita dissentante ... E in una sera d'agosto, "contornati" dal fresco e dalla bibita, e illuminati da un quarto di luna, con la giusta atmosfera, Agostino, il nipote, durante un appassionato dialogo con Agostino, il nonno, a parlare e a ricordare il bel tempo che fu, viene fuori ... una vera e propria "intervista" sui ricordi di gioventù, ma soprattutto sulla Seconda Guerra Mondiale, vissuta e combattuta dal nonno Agostino, come soldato del "Regio Esercito Italiano". E quella sera il nonno, come un fiume in piena, ha rievocato tanti momenti tristi, aneddoti ed episodi vissuti in prima persona nel corso del conflitto mondiale, da Padova a Genova, dalla Francia a Roma. E come un vero "inviato di guerra", con il taccuino alla mano, Agostino, il nipote, ha annotato accuratamente tutti i ricordi, le sensazioni, i sentimenti, e le paure del nonno in guerra. Sono bastate poche parole e tante lacrime da asciugare, per riannodare i fili della memoria e della gioventù passata, le immagini sbiadite dal tempo, i nomi dei compagni caduti, i bombardamenti, la partenza, il ritorno ...
 
Agostino e Angelo Battiato
Postato da Angelo Battiato Domenica, 30 agosto 2015 02:00:00 (2248 letture)

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Vi racconto ...: Parru cu tia. Ignazio Buttitta e la lingua siciliana. Un’intervista possibile
Redazione
Ignazio ButtittaLo incontravo spesso, per le vie di Misterbianco, nei lunghi pomeriggi di domenica, mentre passeggiava con il suo inseparabile amico poeta Turi Scordo. Così conobbi Ignazio Buttitta, il viso asciutto, simpatico, espressivo, l'abito perennemente scuro e il suo caratteristico e immancabile berretto "alla siciliana". Lo inseguivo con gli occhi, lungo lo "stradone provinciale" (via Garibaldi), tutte le sante domeniche d'inverno, poi raggiungeva i pisòla do' Monumentu, (Piazza Mazzini), e lì, sempre con l'inseparabile amico Turi Scordo, si fermava sotto i possenti eucalipti dell'antica piazza cittadina. E li vedevo parlare e parlare... Ricordo che scrutavo, con giovanile curiosità, il loro modo di gesticolare, ardente e gioioso, gridando, quasi, in un siciliano arcaico e a me sconosciuto; dopo, beatamente, si sedevano su una panchina e continuavano i loro inestricabili ragionamenti. Finché una domenica mi avvicinai e con una scusa banale chiesi a Turi Scordo di cosa stessero discorrendo: "di Carnevale", fu la risposta, tagliente e repentina. "Di Carnevale!?", replicai io. "Si, della festa più bella e più importante del popolo siciliano. E questo è un amico speciale, il poeta e compagno Ignazio Buttitta!". Iniziarono così i nostri interessantissimi incontri... pieni di ricordi, di  poesia e di Sicilia ...

Angelo Battiato
angelo.battiato@istruzione.it
Postato da Angelo Battiato Domenica, 15 febbraio 2015 08:30:00 (4052 letture)

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Vi racconto ...: I giovani siciliani sono un portento della natura, ... ma solo 'fuori casa'!
Redazione
A lanciare l'allarme è il cuore di una mamma d'eccezione, la nostra cara collega Anna Marisa Benintende, insegnante all'I. C. "Italo Calvino", di Catania. «I giovani siciliani sono un portento, sono una forza della natura! Non possiamo permettere che abbandonino la nostra terra!». Ma, ahimè, sono oramai troppi i giovani siciliani che per lavoro o per ventura vanno via, irrimediabilmente, dalla nostra isola, lasciando un vuoto incolmabile, purtroppo! È il caso di sua figlia, Costanza Scalia, una giovane artista siciliana. Proveniente dal Liceo Classico "N. Spedalieri" e dall'Università degli Studi di Catania, e diplomata a Bologna alla BSMT (Bernstein School of Musical Theatre), diretta da Shawna Farell, Costanza ha già al suo attivo molta "gavetta" presso l'Ente Lirico Teatro Comunale di Bologna, il Piccolo Teatro del Baraccano di Bologna, il Casinò di Sanremo ed in molti altri teatri nazionali.

Angelo Battiato
angelo.battiato@istruzione.it
Postato da Angelo Battiato Domenica, 01 febbraio 2015 08:00:00 (4459 letture)

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Vi racconto ...: La fine della scuola e del sogno mondiale
Redazione
E all’improvviso la scuola ti casca dal cuore. La scuola che hai frequentato, magnificato, osannato; a cui hai creduto e dedicato inni e lodi, gioie e dolori, e gli anni migliori della tua vita, all’improvviso ti sembra vuota e spoglia, misera e maligna. Nuda di vita e di futuro, povera di spirito e di speranza, malevola e incomprensibile dentro. A tratti nemica. Inservibile. Un ciclo ossessivo e ripetitivo, giorno dopo giorno, anno dopo anno. Inconcludente. Un ciclo dei vinti. Quelle aule, un giorno piene di ragazze e ragazzi, diventano una fila incessante di casermoni vuoti, buoni solo per addossare cataste di legname e ferraglie imbrattate di polvere e chili di fuliggine. Quegli interminabili corridoi pieni di luce e di voci fanciulle, corsie fradice catramate di muffa e di noia, peggio di corsie d’ospedali. Quei campanelli che annunciavano ore di studio e d’allegria, inservibili sbadigli di somari malconci e sonnecchianti.

Angelo Battiato (inviato speciale a Brescia)
angelo.battiato@istruzione.it
Postato da Angelo Battiato Domenica, 29 giugno 2014 08:30:00 (2328 letture)

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Vi racconto ...: Ripassiamo la storia: re Umberto II lascia l'Italia - 13 giugno 1946
Redazione
Il 13 giugno 1946, Sua Maestà Re Umberto II lasciava l’Italia perché "Improvvisamente, questa notte, in spregio alle leggi ed al potere indipendente e sovrano della magistratura, il governo ha compiuto un gesto rivoluzionario, assumendo, con atto unilaterale ed arbitrario, poteri che non gli spettano.." Quest’anno, 2014, ricordo che sono trascorsi 68 anni da quel "gesto" che Re Umberto II ebbe a definire "RIVOLUZIONARIO".
La rilettura del PROCLAMA DEL RE  (in allegato)  consente di rileggere la storia del passato ed operare i confronti con l’attuale crisi valoriale che offusca il cielo della nostra bella Italia.
L’amore per il popolo ed il non voler provocare altro spargimento di sangue nel suolo italiano ha indotto il re Umberto II a lasciare l’Italia, restandone sempre "devoto figlio".
download Proclama del re
Giuseppe Adernò
g.aderno@alice.it
Postato da Giuseppe Adernò Domenica, 15 giugno 2014 06:30:00 (2123 letture)

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Vi racconto ...: Le origini del culto di San Giacomo in Sicilia
Redazione
Quassù, proprio sotto casa mia, nei pressi del ponte sul fiume Mella, esiste un’antica chiesetta dedicata a San Giacomo al Mella, situata lungo l’antico “decumano massimo” della città, in direzione di Milano. Di origine molto antica, la chiesa faceva parte di un ospizio, gestito da una comunità di frati, demolito dopo la sua soppressione, nel corso dell’Ottocento. La chiesa è conosciuta, soprattutto, per l’abside esterno, in stile romanico, ben visibile lungo la trafficata via Milano, in corrispondenza del collegamento con la tangenziale ovest. La facciata è a capanna, con oculo al centro e portale d’ingresso molto originale, decorato da una lunetta, affrescato durante la reggenza dei Canonici di Sant’Antonio, contenente riferimenti ai Templari. Anche in Sicilia esistono molti edifici sacri dedicati a San Giacomo, il cui culto si diffuse nell’isola subito dopo la conquista dei Normanni, tra il XII e il XIV secolo, come si desume dalle molte chiese dedicate al Santo in quell’epoca e ubicate ad Agrigento, Partinico, S. Filadelfo Marina (Acquedolci), Messina, Licata, Comiso, Capizzi e Castronovo di Sicilia.
Altri luoghi di culto per San Giacomo vennero edificati agli inizi del ‘300 a Palermo, Caccamo, Enna, Piazza Armerina, Siracusa, Ferla, Ragusa, Gela, Caltagirone, Vizzini, Mineo e Augusta. Anche se la più antica immagine di San Giacomo in Sicilia si trova presso l’oratorio di Santa Lucia di Siracusa e risale al XII secolo.

Angelo Battiato (inviato speciale a Brescia)
angelo.battiato@istruzione.it
Postato da Angelo Battiato Mercoledì, 11 giugno 2014 06:30:00 (3125 letture)

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Vi racconto ...: Recensione del libro ''Il Peso della Verità'' di Adriano Di Gregorio
Recensioni

Il Peso della Verità di Adriano Di Gregorio

“Il Peso della verità” di Adriano Di Gregorio è finemente strutturato. L’autore in un primo momento presenta separatamente tutti i vari personaggi e le loro storie, diverse e distanti, che, però, col passare delle pagine si intrecciano in modo tale da consentire il recupero a 360 gradi della straordinaria ed avvincente unica storia.
Come ha affermato l’autore stesso, in sede di presentazione del libro, l’ispirazione è da ricercare all’interno di una novella di Leonardo Sciascia, Western di cose nostre, inserita nella raccolta “Il mare colore del vino” del 1973.
La vicenda trae spunto dall’omicidio di un ragazzo senegalese, Faruq, “che veniva da una di quelle terre dove persino la vita era un lusso”. Partendo da questo omicidio, il commissario Battaglia si ritrova a dover nuovamente indagare – semmai avesse mai smesso – sull’omicidio della madre, avvenuto vent’anni prima, e si ritrova anche ad interrogarsi sul perché proprio in quel momento stessero “venendo fuori dei pezzi di un puzzle che ormai credeva fossero stati per sempre sepolti, quasi a torturarlo e a rinnovargli il dolore”.

redazione@aetnanet.org

Postato da Renato Bonaccorso Giovedì, 05 giugno 2014 00:42:31 (6171 letture)

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Vi racconto ...: L’elogio della solitudine
Redazione
Essere soli è una condizione o una necessità? Un desiderio o una condanna? Un piacere o una sciagura? Un dono o una sventura?
Non voglio fare l'apologia della solitudine, dell'anacoretismo, del romitaggio. Solo i santi e i matti sono anacoreti o eremiti. E noi, invece, siamo solo uomini, giusti, sbagliati, arrabbiati, ma profondamente uomini. Ma anche gli uomini, a volte, possono essere soli, restare soli, vivere soli. E nella solitudine si imparano tante cose, forse, troppe... La solitudine, come il silenzio, è, soprattutto, un dono, che pochi sanno apprezzare. Forse perché non viene capita, accettata, compresa, fino in fondo. O, forse, perché non può essere comprata. "I ricchi comprano il rumore, i virtuosi il silenzio". Ma il silenzio è capriccioso, si rivela solo a chi lo sa cercare, a chi lo sa "ascoltare", ed ha la capacità di dire tutto o niente. E l'animo umano si cheta nel silenzio della natura.

Angelo Battiato (inviato speciale a Brescia)
angelo.battiato@istruzione.it
Postato da Angelo Battiato Mercoledì, 04 giugno 2014 08:00:00 (3973 letture)

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Vi racconto ...: QUEI GIORNI. Difficilmente li dimenticherò quei giorni
Redazione
A volte rivedo come in un film certi volti, espressioni e accenti, luoghi e fatti, come al rallentatore, una moviola a ritmi cangianti. Si era nell'aprile del Settanta a Trento.
Tutto cominciò all'uscita da scuola, l'I.T.I.S. Buonarroti, allora dietro la stazione centrale di Trento, vicino al Lungadige, sul corso Michelangelo Buonarroti, poco sotto il monumento a Cesare Battisti. Avevamo avuto un Collegio dei docenti per ragioni didattiche e mi ero fatto elegante: abito grigio fumo e maglione a collo alto bianco. All'imbrunire, salutati i colleghi, mi avviai per la solita strada, ma dopo piazza Dante cambiai itinerario. Scelsi di passare da piazza Venezia, per poi arrivare a Piazza Fiera attraverso largo Porta Nuova, e quindi prendere via S. Bernardino, attraverso un percorso alberato, forse a causa di quella prima arietta primaverile che scioglieva del tutto le ultime nevi e lasciava gli alberi leggeri, liberi di rifiorire, così come incuriosiva gli animi. Avvicinandomi alla piazza dalla parte del Palazzo di giustizia, però, l'aria si faceva sempre più acre e pesante. Una enorme, fitta nube lattiginosa mi avvolse e quasi venni meno, al punto da dovermi appoggiare ad un muro per non cadere. Lì mi soccorsero Franco e Francesco (non ricordo o, forse, non ho mai saputo quali fossero i loro cognomi), due ragionieri-sociologi, amici di Ancona, miei vicini di camera alla pensione di via S. Bernardino 8.

Roberto Laudani
Postato da Michelangelo Nicotra Sabato, 31 maggio 2014 08:00:00 (2238 letture)

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Vi racconto ...: 'U zu Carmine e Ciccineddu al pranzo della domenica
Redazione
Finita la seminagione, la sìmina, 'u zu Carmine, per gustare appieno il merita riposo, decise di passare una bella domenica in compagnia della famiglia del suo amico 'Gnaziu. Così, la sera del Sabato, 'na sirata, le due famiglie si ritrovano insieme nella casa do' zu Carmine per preparare il pranzo della domenica. Ma già quell'occasione era buona per passare una serata insieme e cenare in allegria. Così 'Gnaziu fece entrare Titina, la sua cagnola preferita, dalla porta adiacente alla stalla di Ciccineddu, che già l'aspettava con impazienza; la cagnola entrò latrando festosamente nella stalla e stette in compagnia del giovane asino. Poi, 'u zu Carmine e 'Gnaziu, salirono per la scala di legno interna e arrivarono al primo piano dove vi erano già le due famiglie riunite.

Giuseppe Scaravilli
giuseppescaravilli@tiscali.it
Postato da Angelo Battiato Domenica, 13 aprile 2014 06:30:00 (1834 letture)

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Vi racconto ...: Andreas, il giovane ribelle di Sparta
Redazione
Mi chiamo Andreas e da quando sono nato vengo addestrato per diventare un pezzo della macchina da guerra che è l’esercito spartano. La mia vita appartiene allo Stato sin dal suo inizio, sono destinato a mantenere nel tempo la potenza della mia città insieme a tutti gli altri abitanti, ognuno per il suo ruolo sociale, ognuno uguale a tutti gli altri, ognuno annullato a se stesso. Lavato col vino sin dalla nascita, non ho mai bevuto il latte di mia madre, allevato come tutti all’oscurità, sempre uguale per tutti e per tutta la vita, il cibo che desidero devo procurarmelo rubando furbescamente e senza farmi beccare altrimenti verrei punito. Sono stato punito tantissime volte, nonostante l’addestramento durissimo, a volte crudele, cui mi hanno sottoposto fin dalla nascita, non riesco ad essere come gli altri.

Francesca Cannavò
Postato da Angelo Battiato Domenica, 06 aprile 2014 08:15:00 (1899 letture)

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Vi racconto ...: Mi ricordo di Piero Gobetti, studente modello e rivoluzionario liberale
Redazione
L’altro giorno, all’improvviso, è entrato in classe il nostro professore d’Italiano con il volto trafelato e le mani tremanti, s’è seduto in cattedra, lentamente, e dopo aver fatto scivolare le lenti, si è nascosto per lungo tempo il viso con le mani, poi, quasi di scatto, si è alzato in piedi e, con voce calma, ha sussurrato: “Oggi a Parigi è morto il miglior alunno della mia vita d’insegnante: Piero Gobetti. Aveva solo 25 anni”.
E tutti noi, confusi e disorientati, ci siamo guardati sconvolti, senza comprendere appieno lo stato di sofferenza, il profondo dolore e l’afflizione del nostro professore. Piero Gobetti? Chi era? Cosa aveva fatto? Qual era stato il suo pensiero? Com’era morto? E il nostro professore, dopo un poco, recuperando le forze, ci ha raccontato la vita e il pensiero di Piero Gobetti. Una storia di lotta, di coraggio e di speranza per la giustizia e la libertà.

Angelo Battiato (inviato speciale a Brescia)
angelo.battiato@istruzione.it
Postato da Angelo Battiato Domenica, 23 marzo 2014 08:15:00 (2013 letture)

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Vi racconto ...: Di nuovo a Petralonga, cu zu Carmine e Ciccineddu
Redazione
L'altra notte, in sogno, ... sono ritornato a Petralonga! A contemplare, in una meravigliosa giornata di sole siciliano, quell'antica e sperduta "pietra miliare" del mio paesello nebroideo. Sono ritornato indietro ... ad ammirare Petralonga, estasiato di luce e di calore, senza nessun timore, ma anzi, in quel luogo ameno, e a me caro, mi sono sentito al sicuro e protetto, consapevole di "gustare" la stabilità di quella roccia, testimone del tempo e della storia.
Altre volte mi ero "avventurato" a Petralonga per ammirarne il paesaggio, la campagna circostante, la timpa, i profumi della terra, ma stavolta mi sono immerso in una "contemplazione interiore", in simbiosi con la roccia, in un "rapporto" quasi intimo, per capire appieno la possanza, la potenza e la stabilità che quel luogo emana da secoli.

Giuseppe Scaravilli
giuseppescaravilli@tiscali.it
Postato da Angelo Battiato Domenica, 23 marzo 2014 06:30:00 (1979 letture)

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Vi racconto ...: ‘U zu Carmine e Ciccineddu ai Chiummìni
Redazione
E venne il tempo della semina, vinni lu tempu di la sìmina. Dopo le abbondanti piogge di fine novembre e di dicembre, il cielo, finalmente, si era rasserenato, allatinatu, e 'u zu Carmine, alzatosi di buon mattino, fici 'a matinata, dopo aver preparato le vettovaglie, li pruvisti cu lu cumpanàticu, che dovevano servire per un paio di giorni, e salutato i suoi cari, scese nella stalla, diede una zolletta di zucchero al suo fedele amico, Ciccineddu, gli mise il serraglio e lo condusse alla biviratura della vicina Gebbia. Poi, ritornato a casa, gli mise il basto, 'u varduni, le sacche, 'i vettuli, con i rifornimenti di vettovaglie, e caricò due sacche di frumento, 'u frummentu, che dovevano servire per la semina, 'a sìmina.

Giuseppe Scaravilli
giuseppescaravilli@tiscali.it
Postato da Angelo Battiato Domenica, 23 febbraio 2014 08:00:00 (1811 letture)

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Vi racconto ...: ‘U zu Carmine e Ciccineddu in contrada Lastra
Redazione
‘U zu Carmine volle "dedicare" un paio di giorni al suo vigneto in contrada "Lastra".
Con il suo fedele amico, il giovane asino Ciccineddu, trasportò nell’appezzamento di terra due fascine di aste di legno ben appuntite. Ogni asta serviva per essere conficcata nel terreno, accanto alle viti, come sostegno, farle sviluppare ben dritte verso l’alto e nello stesso tempo rinforzarle contro le intemperie della natura. Le aste erano state preparate per tempo do’ zu Carmine, con la legna raccolta nel bosco vicino al paese, aveva scelto dei rami dritti e poi con l’ascia, l’accetta, li aveva intagliati da una parte, con la punta ben appuntita, e, dall’altro capo, a forma tonda per poterli conficcare, con l’aiuto di un martello, nel terreno. Quella mattina ‘u zu Carmine si alzò di buon ora e, dopo aver fatto colazione, scese nella stalla, accarezzò la testa di Ciccineddu, ...

Giuseppe Scaravilli
giuseppescaravilli@tiscali.it
Postato da Angelo Battiato Domenica, 26 gennaio 2014 07:45:00 (2127 letture)

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Vi racconto ...: ‘U zu Carmine e Ciccineddu a Vaccaro
Redazione
‘U zu Carmine, con il suo fedele e giovane asino Ciccineddu si recarono nella vicina contrada "Vaccaro", che si trovava proprio sotto il cimitero del piccolo paese nebroideo. Prima però passarono dalla biviratura, vicina al cimitero, dove i due compari bevvero un bel "sorso" d’acqua fresca, e ‘u zu Carmine riempì le brocche, i bùmmuli, che si era portato dappresso per avere acqua fresca tutto il giorno. L’acqua, che fuoriusciva dallo "sgriccio" e che si riversava nella biviratura, proveniva dalla timpa Abate, sovrastante il paesino do’ zu Carmine. Arrivati nella zona di Vaccaro, ‘u zu Carmine scaricò dalla groppa di Ciccineddu l’aratro di ferro che si era portato per arare l’appezzamento di terra.

Giuseppe Scaravilli
giuseppescaravilli@tiscali.it
Postato da Angelo Battiato Domenica, 08 dicembre 2013 07:45:00 (1935 letture)

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Vi racconto ...: Brevi riflessioni davanti al camino: Dopo il diluvio di ieri notte ...
Redazione
Dopo il diluvio di ieri notte, stamattina il cielo sfoggia una lama calda di un azzurro accecante. All’orizzonte un mare liscio come l’olio; e la campagna:  tutto un verzicare di erbette  improvviso e inopinato. Una rivalsa illusoria? Può darsi. Mi basta per illudermi questa farfalla che mi sta davanti impettita posata su un filo d’erba con le ali tese in alto come a sfidare il padreterno.
 Se non fosse che l’Etna è innevata fin sotto le pendici, e uno stormo inquieto  di coturnici erranti  mi romba sul capo, direi che oggi è, di sicuro, primavera!

Nuccio Palumbo
antonino11palumbo@gmail.com
Postato da Nuccio Palumbo Venerdì, 06 dicembre 2013 08:15:00 (1641 letture)

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Vi racconto ...: Brevi riflessioni davanti al camino: Il brontolio di un tuono lontano ...
Redazione
C’è una strana agitazione, questa sera, tra le fronde, e anche nelle nuvole del cielo.
Il vento sembra avere il fiato grosso e farsi sempre più ringhioso, piegando a forza le chiome degli alberi e sollevando nuvoli di polvere.
Dopo la mezzanotte s’è messo pure a fare il diavolo a quattro, e a scuotere le imposte.
Il mare è di pece, e mugghia come cento buoi che presentono il colpo finale.....
Nuccio Palumbo
antonino11palumbo@gmail.com
Postato da Nuccio Palumbo Mercoledì, 04 dicembre 2013 07:30:00 (1524 letture)

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Vi racconto ...: Istituto “Gaia Utopia”
Redazione
Suona la sveglia. Inizia un altro giorno faticoso di lavoro.
Ma i ragazzi dell’Istituto intitolato alla grande benefattrice Gaia Utopia si alzano dal letto, scattanti come una molla,  felici di dovere andare a trascorrervi la mattinata. Non avevano mai provato di persona quanto questa scuola fosse divertente e antidepressiva, una panacea contro i loro mali adolescenziali, le liti con i genitori o con le fidanzatine.
Per cominciare niente processione forzata verso l’ingresso. Gli studenti si avviano saltellando e cantando le canzoni di gruppo preferite. Il loro primo benvenuto quando entrano è caratterizzato da un buffet con ogni tipo di prelibatezza, al quale possono attingere prima di entrare in classe per iniziare le lezioni, per fare una colazione abbondante, e, nel caso di coloro che per costituzione fisica si trovano ancora in uno stato di dormiveglia, possono persino riempirsi lo zaino dei loro cibi prediletti, per poterli poi gustare con calma nel corso delle lezioni.
Durante questo momento ricreativo devono anche pensare ai loro bisogni: se hanno bisogno di chiamare qualcuno con i propri cellulari nessuno dei professori, né il dirigente, può impedirglielo. Devono essere costantemente nelle condizioni di comunicare con i genitori, i parenti, o il mondo esterno in generale.

Laura Mazzagatti
laura.mazzagatti10@gmail.com
Postato da Redazione Domenica, 01 dicembre 2013 09:00:00 (2109 letture)

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Vi racconto ...: A cena con Antonio Gramsci, a parlare di scuola e di libertà
Redazione
Quella pendula luce, tra le grate della stanza, riassumeva per un po’ un’immagine gioiosa d’Antonio Gramsci. L’ho incontrato così, una sera di novembre, mentre fuori infuriava la tempesta, davanti un tavolaccio e un lume ad olio, intento a prendere appunti “che ne vale la pena”, e di continuo mi bisbigliava, “adagio… adagio”, per non essere sentito dai suoi  “solerti” secondini. E intanto la pioggia continuava a scricchiolare dalle inferriate della sua nuda cella, dove un regime sordo alla ragione e alla libertà, a modo suo, lo voleva eclissare per sempre. Ma, per nostra fortuna, con lui non ci riuscì. Antonio Gramsci, politico, filosofo, giornalista, linguista e critico letterario, nato a Ales, il 22 gennaio 1891, è sicuramente tra i più importanti e originali pensatori del XX secolo. Nel 1921, a Livorno, fu tra i fondatori del Partito Comunista d’Italia e nel 1926 venne incarcerato dal regime fascista. Nel 1934, in seguito al grave deterioramento delle sue condizioni di salute, ottenne la libertà condizionata e fu ricoverato in una clinica, dove passò gli ultimi anni di vita. Morì a Roma il 27 aprile 1937. In una lettera dal carcere, così scriveva a sua mamma, «Non ho mai voluto mutare le mie opinioni, per le quali sarei disposto a dare la vita e non solo a stare in prigione [...] vorrei consolarti di questo dispiacere che ti ho dato: ma non potevo fare diversamente. La vita è così, molto dura, e i figli qualche volta devono dare dei grandi dolori alle loro mamme, se vogliono conservare il loro onore e la loro dignità di uomini»

Angelo Battiato (inviato speciale a Brescia)
angelo.battiato@istruzione.it
Postato da Angelo Battiato Domenica, 01 dicembre 2013 07:15:00 (1589 letture)

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Vi racconto ...: ‘U zu Carmine e Ciccineddu a vendemmiare
Redazione
E finalmente venne il tempo della vendemmia! La vigna do’ zu Carmine, ubicata vicino al paese nebroideo, in contrada "Lastra", nella zona della biviratura, era impiantata con filari di pergolati e intercalata con alberi di pero e fico. ‘U zu Carmine e ‘Gnaziu, con le rispettive famiglie, e gli immancabili Ciccineddu, il giovane asino, e Titina, la cagnola, si recarono, di prima mattina, attraverso la trazzera che conduceva alle Ciappe, nel vigneto per raccogliere l’uva, cògghiri ‘a racina. Per vendemmiare, i due compari, avevano portato tutto l’occorrente, i panari, le ceste piccole, ‘i cannistri, le ceste grandi, ‘i cufina. Le ceste, appena riempite, venivano caricate in groppa a Ciccineddu che, felice di rendersi utile, le trasportava al vicino palmento, dove c’era ‘Gnaziu, rimasto ad aspettare, dopo il primo carico d’uva. Il palmento, ubicato vicino la casa do’ zu Carmine, aveva due ingressi, uno principale, ed un altro che serviva per scaricare i recipienti pieni d’uva, in prossimità del quale c’era una grande vasca, dove l’uva veniva ammassata per essere pestata a piedi nudi.

Giuseppe Scaravilli
giuseppescaravilli@tiscali.it
Postato da Angelo Battiato Domenica, 10 novembre 2013 08:00:00 (1962 letture)

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Vi racconto ...: ‘U zu Carmine e ciccineddu alla raccolta delle mandorle
Redazione
E venne il tempo della raccolta delle mandorle, in contrada “Ciappe”, e siccome il lavoro era lungo e faticoso, ‘u zu Carmine, insieme a Ciccineddu, e ‘Gnaziu, con sua moglie, il loro primogenito, e Titina, si trasferirono, per un paio di giorni, in campagna. La “chiurma”, arrivata alle Ciappe, dopo aver rassettato la casotta, si diede da fare per preparare il lavoro di raccolta, ma prima, Gaetano, il giovane figlio do’ zu Carmine con il primogenito di ‘Gnaziu, insieme a Ciccineddu e a Titina, si avviarono alla fontana, vicino al fiume, per dissetarsi e riempiere i bùmmuli e le brocche. Ciccineddu venne lasciato libero di brucare l’erba, mentre Titina, scodinzolando con gioia, “sorvegliava” l’intera compagnia. Il terreno delle Ciappe, che si dipartiva dal piccolo torrente e costeggiava il fiume fin sopra la casotta, era quasi interamente ricoperto da alberi di mandorlo, poi vi era qualche filare di pergolato, ed infine degli alberi di fico e di pero.

Giuseppe Scaravilli
giuseppescaravilli@tiscali.it
Postato da Angelo Battiato Venerdì, 01 novembre 2013 08:00:00 (2247 letture)

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Vi racconto ...: ‘U zu Carmine e Ciccineddu a caccia, nel ritiro delle Ciappe
Redazione
Quel sabato mattina, giorno d’apertura della caccia, nel paesino nebroideo, la vita cominciò molto presto. ‘Gnaziu salutò la moglie Santa, e con Titina, la sua cagnola preferita, si avviò verso l’abitazione do’ zu Carmine. Era equipaggiato di tutto punto per andare a caccia nella contrada delle “Ciappe”, al tracollo aveva lo zaino con le provviste, ‘a sacchina, alla spalla destra teneva il fucile, ‘a scupetta, con la cartucciera piena di cartucce che egli stesso aveva preparato, e accanto aveva Titina, la sua immancabile “amica” cagnetta. Arrivato nell’abitazione do’ zu Carmine, lo trovò già pronto per la nisciuta, la prima battuta di caccia della stagione. Anche Ciccineddu era pronto, aveva già messo il serraglio, ‘u capizzuni, il basto, ‘u varduni,  le sacche, ‘i vèttuli, il vettovagliamento che doveva servire per l’intero fine settimana.

Giuseppe Scaravilli
giuseppescaravilli@tiscali.it
Postato da Angelo Battiato Domenica, 13 ottobre 2013 06:30:00 (2155 letture)

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Vi racconto ...: Storia d’emigrazione e di morte
Redazione
Questa è la storia di uno di noi, di un uomo nato in un piccolo paese della Sicilia, di un giovane di 29 anni che aveva tante idee e tanti sogni, tutti infranti da una morte assurda e crudele, nel lontano marzo del 1961. Un terribile incidente mortale avvenuto in terra forestiera, in Germania, dove il giovane era emigrato in cerca di lavoro e di fortuna, per poter sostenere la sua famiglia, una giovane moglie e due bambini, che aveva lasciato a Mirabella Imbaccari, in provincia di Catania.
Ed è la storia di uno dei tanti siciliani, che in quei lontani anni ’60, è dovuto emigrare in terra straniera, dove non conosceva nessuno, per lavorare e buscarsi il pane, ‘uscàrisi ‘u pani.

Giuseppe Scaravilli
giuseppescaravilli@tiscali.it
Postato da Angelo Battiato Sabato, 05 ottobre 2013 08:00:00 (2446 letture)

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Vi racconto ...: Nana nelle vesti di gigante
Redazione
La prima donna è sempre a dare ordini. Pur di ottenere le poltrone su cui affondare il lato B, sfoggia  ed elargisce ad uomini e donne le proprie doti "altamente culturali e formative", il tutto dietro un velo di apparente cordialità e sorrisi effetto paresi. Il suo viso è il risultato dei miracoli chirurgici a cui la stessa si è sottoposta perché la propria età non sia aperta al pubblico. I dipendenti e la gente comune per lei sono solo l’appendice, il sottobosco dell’umanità. La nobildonna frequenta soltanto locali e posti raffinati e l’élite, che l’adula inondandola di complimenti per l’eleganza e per il nuovo colore di capelli, mentre in sua assenza la deride perché si è rifatta,  la denigra per la sua prepotenza, oppure perché tratta gli impiegati come schiavi, incurante dei loro problemi personali.

Laura Mazzagatti
laura.mazzagatti10@gmail.com
Postato da Redazione Lunedì, 30 settembre 2013 08:00:00 (2163 letture)

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Vi racconto ...: Abrahm Lincoln e la lettera all’insegnante
Redazione
Incontrai il presidente Abrahm Lincoln, a Gettysburg, in Pennsylvania, in occasione dell’inaugurazione di un cimitero per i soldati dell’Unione morti nella famosa battaglia di Gettysburg, nel 1863, durante la Guerra di Secessione americana. Le poche parole scelte da Lincoln, quel pomeriggio, in quella triste occasione, risuonarono lungamente attraverso la nazione e la storia, sconfiggendo la predizione fatta da lui stesso che "il mondo non le annoterà, e non sarà ricordato a lungo quello che diciamo qui". Dopo quel memorabile discorso, ritenuto essere uno dei più grandi della storia, m’avvicinai timidamente al presidente che, stanco ma soddisfatto, mi lasciò, bontà sua, una significativa "traccia" di quell’incontro… E con il solito vezzo oratorio, mi disse, «Caro amico, dopo questa guerra per la libertà e la democrazia del popolo americano, ci sarà bisogno di ricostruire la nazione… e bisogna partire dalla scuola, dall’istruzione, dalla cultura!

Angelo Battiato (inviato speciale a Brescia)
angelo.battiato@istruzione.it
Postato da Angelo Battiato Domenica, 29 settembre 2013 08:45:00 (1956 letture)

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Vi racconto ...: In cammino dalla Sicilia a Santiago di Compostela
Redazione
Tanto tempo fa il "Cammino" dei pellegrini italiani per Santiago di Compostela partiva dalla Sicilia!
E anche adesso, per arrivare a Santiago, si deve ripartire dalla Sicilia,… pensavo tra me e me!  E fu così che iniziai a muovermi, a chiedere udienza ai vari sindaci di molti paesi siciliani, e ogni volta la storia si ripeteva, tutti erano felici e condividevano la mia proposta, coscienti anche del fatto che sarebbe stata un’ottima occasione per la ripresa economica dell’isola. È necessario l’adesione del maggior numero di Comuni per riaprire quello che, in passato, è stato il nostro "cammino Jacopeo", nato, addirittura, prima di quello spagnolo, e che toccava la Sicilia per un percorso di ben 800 km. Il cammino siciliano si snodava in tre trance, Messina-Palermo, Palermo-Siracusa, Siracusa-Caltagirone-Messina: la "magna via", la "via Jacopea", e la "via Francigena".

Maria Agrippina Amantia, pellegrina
Postato da Angelo Battiato Domenica, 22 settembre 2013 08:30:00 (4189 letture)

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Vi racconto ...: L’ oasi con le palme
Redazione
C’era una volta un contadino d’un paese dei Nebrodi che, "sceso" nella Piana di Catania, dopo varie ricerche, si comprò un appezzamento di terra dove vi erano molti alberi d’ulivi e d’aranci. Si era talmente appassionato a quel terreno che, con la sua fiammante “Lambretta 125”, quando poteva, vi si recava per coltivarlo, usufruendo dell’acqua fornita dal Consorzio di Bonifica, s’era comprato, perfino, un piccolo trattore di “sette cavalli”, per ararlo, dissodarlo e diserbarlo. Volendo assicurarsi che il campo avesse sempre acqua a sufficienza per abbeverare gli alberi, fece approntare nel mezzo del giardino un serbatoio d’acqua, un piccolo invaso, da poter contenere sia l’acqua del Consorzio, che l’acqua piovana. Inoltre, ebbe l’idea di piantare, ai lati del laghetto, quattro palme, per abbellire l’ambiente circostante e, nello stesso tempo, "fare ombra".

Giuseppe Scaravilli
giuseppescaravilli@tiscali.it
Postato da Angelo Battiato Domenica, 15 settembre 2013 07:30:00 (2414 letture)

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Vi racconto ...: 'Insegno latino e greco nei licei e arrotondo con il videopoker'
Rassegna stampa
Da bambina ho conosciuto un'insegnante il cui marito (per fortuna, da decenni ex marito e ormai anche ex vivo) era un uomo assolutamente inutile. Lei si sbatteva dalla mattina alla sera: cattedra completa in un istituto superiore, alcune ore in una scuola parificata, lezioni private a casa (e in mezzo, naturalmente, la cura della famiglia, i compiti da correggere, lo studio e l'aggiornamento costante, la lezione da preparare per l'indomani fino all'ultimo giorno di insegnamento).Doveva arrotondare. Lo Stato italiano è sempre stato patrigno con gli insegnanti.

www.patriziamaltese.it
Postato da Sebastiano D'Achille Giovedì, 12 settembre 2013 08:00:00 (2441 letture)

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Vi racconto ...: La storia del mio cammino di Santiago de Compostela
Redazione
Ho deciso di raccontarvi una storia che ha cambiato la mia vita.
Inizio con un certo Padre Elias, un sacerdote spagnolo, che nel 1982 ebbe la felice idea di ripristinare la vecchia via che, nel Medioevo, usavano i pellegrini per andare a visitare i vari luoghi di culto. All’epoca, la Spagna aveva una miriade di paesini fantasma, abbandonati per la troppa emigrazione. Paesini con case ridotte in macerie e abitate solo da pochi anziani. Paesini arroccati su pendii scoscesi e valli impraticabili, dove non passavano strade asfaltate e per andarci si dovevano usare solo le gambe. Don Elias si armò di santa pazienza e di pittura gialla, e mentre percorreva sentieri e trazzere, segnava un albero o un angolo di casa con una bella freccia gialla in evidenza. Alcuni sindaci non furono molto d’accordo a vedere tutto il paesaggio imbrattato di giallo e fu pure minacciato di denuncia, ma lui rispondeva sempre: “Lasciatemi fare, che vi sto preparando un’invasione!”.
 
Maria Agrippina Amantia, pellegrina
Postato da Angelo Battiato Domenica, 08 settembre 2013 07:00:00 (5855 letture)

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Vi racconto ...: Come i siciliani inventarono l’America. Una storia siciliana in tre atti
Redazione
Bisacquino, atto primo.
Tutto cominciò con una lettera. Quella lettera, giunta dalla favolosa Los Angeles «in una casa di pietra e calce aggrappata con le unghie alla roccia nel villaggio di Bisacquino, in Sicilia», strappò una famigliola contadina agli stenti patiti nel cuore assolato e desolato dell’isola, della Sicilia centro-occidentale del latifondo, della miniera, della mafia. E così, il 18 maggio 1903, quei “vinti” verghiani, quelle “ostriche” aggrappate allo “sco­glio”, si sradicarono anche loro, anche loro come tanti veleggiarono verso l’Eldo­rado del benessere generalizzato e del successo a portata di mano. E a uno dei più piccoli, il narratore di quest’or­di­naria odissea, toccò addirittura, al culmine d’un nuovo calvario di stenti e fatiche, di sfondare a Holly­wood come regista; non solo: d’inventa­re, lui immigrato e da sì remote plaghe, il mito dell’Ame­rica, l’american dream ottimista e rooseveltiano dell’uo­mo comune che ottiene giustizia e successo in grazia dei suoi meriti e dei suoi diritti.

Prof. Antonio Di Grado
Postato da Nuccio Palumbo Mercoledì, 04 settembre 2013 08:00:00 (2273 letture)

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Vi racconto ...: Una domenica insieme… con Titina e Ciccineddu
Redazione
Siamo arrivati all’ultima domenica di Agosto nel paesino dei Nebrodi, dove abitavano le famiglie do’ zu Carmine e del suo compare ‘Gnaziu, con i loro cari "amici" a quattro zampe, Ciccineddu e Titina.
Quella domenica ‘u zu Carmine aveva invitato ‘Gnaziu e sua moglie a pranzare insieme, per passare una giornata in lieta compagnia. E così avvenne che ‘Gnaziu, sua moglie Santa e Titina, la loro piccola cagnola, nella tarda mattinata del giorno di festa si partirono dalla loro abitazione per avviarsi verso la casa do’ zu Carmine. Titina, la cagnola, era la più contenta e lo dimostrava in modo plateale, abbaiando festosa per tutto il tragitto, mentre ‘Gnaziu e sua moglie la guardavano soddisfatti. Arrivati da Ciccineddu, Titina “manifestò” tutta la sua gioia, ricambiata dall’asino, con raggiante soddisfazione, da un lungo raglio d’approvazione!

Giuseppe Scaravilli
giuseppescaravilli@tiscali.it
Postato da Angelo Battiato Domenica, 01 settembre 2013 07:30:00 (1758 letture)

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Vi racconto ...: Yayin, lo schiavo del basilisco. la storia d’un uomo in preda all’alcol
Redazione
Ho conosciuto Yayin nell’estate del 1995, quel giorno, mentre prendevo servizio, lo trovai nel mio reparto. Era dai modi gentili, cerimonioso, e stava sempre sulle "sue". Era stato ricoverato per "etilismo cronico", ma in quella settimana ebbe un comportamento adeguato, quasi normale, ed ebbi anche modo di appurare che aveva una preparazione scolastica e culturale "fuori dalla norma". Mi disse di essere laureato in Diritto, che sapeva parlare correttamente ben quattro lingue. Diventammo amici, tra noi due si instaurò un rapporto che travalicava l’ambito ospedaliero, parlavamo spesso di filosofia, di poesia, per ogni argomento aveva sempre una buona preparazione. Yayin era di nazionalità tedesca, dopo aver completato gli studi ebbe delle disavventure che lo portarono ad abbandonare il suo paese e la sua famiglia, e da quel momento diventò un perfetto ...

Giuseppe Scaravilli
giuseppescaravilli@tiscali.it
Postato da Angelo Battiato Domenica, 25 agosto 2013 07:30:00 (2434 letture)

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Vi racconto ...: La casa dalla porta che non sorride, ‘u pisolu nun ridi chiù
Redazione
C’era una volta in un paesino dell’interno della Sicilia, nella zona dei Nebrodi, una cagnetta di nome Titina che era la preferita del suo padrone, ‘Gnaziu, che "nutriva" per lei una predilezione tutta particolare, soprattutto, al tempo dell’apertura della caccia, quando se la portava dappresso e le "dava tante soddisfazioni", perché fiutava la selvaggina e si appostava nei pressi delle tane pronta a colpire la preda. La piccola cagnetta era accudita in maniera esemplare nell’abitazione del suo padrone, e anche quando ‘Gnaziu non si trovava in casa, alla "cagnola" ci pensava la moglie, Santa. Così la cagnetta cresceva "alla grande" e già il suo padrone "pregustava", con il pensiero, le battute di caccia (‘i nisciuti), con Titina.
Ogni mattina, appena aperta la porta, Titina usciva e si faceva il giro nella strada, faceva i suoi bisogni, abbaiava festosa sia alla padrona che ai vicini di casa. Non si allontanava molto, stava sempre vicino alla porta di casa, ma, con il passare del tempo, ...

Giuseppe Scaravilli
giuseppescaravilli@tiscali.it
Postato da Angelo Battiato Domenica, 18 agosto 2013 08:30:00 (1789 letture)

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Vi racconto ...: Il rumore del silenzio
Redazione
Correvo, eppure il silenzio della notte mi attanagliava, quel silenzio, che avvolgeva il paese dormiente, era per me pauroso. Le stradine, illuminate da tenue luce di lampioni, che agli occhi di giovani innamorati potevano sembrare un romantico contorno, diventavano spettrali, proprio come i personaggi dei racconti di mia madre o della nonna.
Ogni casa del paese aveva una storia fantastica e piena di mistero, inventata dai grandi per farci paura.
Ed ancora adesso, che sono grande, non capisco perché gli adulti ci ossessionavano con quelle storie. Forse così si sentivano potenti o forse li divertiva incuriosire e, allo stesso tempo, vedere il terrore nei nostri giovani volti. Quella notte, mio malgrado, dovevo affrontare da sola tutte quelle paure messe insieme!

Ins. Natalia Rizza
Postato da Angelo Battiato Domenica, 21 luglio 2013 08:00:00 (2245 letture)

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Vi racconto ...: ‘U zu Carmine e Ciccineddu alla trebbiatura
Redazione
E venne il tempo di trebbiare il grano di contrada “Vaccaro”, ed i “due compari”, ‘u zu Carmine e Ciccineddu, partirono, allegramente,… per la faticosa impresa. ‘U zu Carmine era contento del suo lavoro, ed anche il suo giovane asino, Ciccineddu, si sentiva soddisfatto per aver trasportato nell’aia il grano “bellè”, pronto per essere trebbiato. Dopo il lavoro di mietitura, in contrada Vaccaro, ‘u zu Carmine appurò che i covoni di grano (i ‘regni) erano pronti per la trebbiatura, e così, di buon mattino, si recò sul posto, mise il basto (‘u varduni) a Ciccineddu, poi vi appoggiò “a scaledda”, ed aiutato da suo figlio Gaetano, caricò le fasce di spighe in groppa a Ciccineddu, due per ogni lato, per trasportarli (carriarli) presso l’aia (‘a pisera) che si trovava nei pressi del cimitero.

Giuseppe Scaravilli
giuseppescaravilli@tiscali.it
Postato da Angelo Battiato Domenica, 14 luglio 2013 08:00:00 (3160 letture)

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Vi racconto ...: U zu Carmine e Ciccineddu alla mietitura
Redazione
E venne il giorno della mietitura, e ‘u zu Carmine con il suo caro amico, il giovane asino Ciccineddu, si recarono in contrada “Vaccaro” per mietere il grano che, maturo al punto giusto, “aspettava”, quasi con impaziente,… il lieto fine!
La contrada Vaccaro si trova poco distante il cimitero del paesino dei Nebrodi, e quella mattina ‘u zu Carmine, prima preparò Ciccineddu, mettendogli il basto ed il serraglio, poi predispose il necessario per mangiare, una bottiglia di vino e un contenitore per l’acqua (‘u bùmmulu) e, infine, si avviò verso la campagna. Arrivato vicino al cimitero, dove vi era la biviratura con una fontana d’acqua che serviva per far bere gli animali, ...

Giuseppe Scaravilli
giuseppescaravilli@tiscali.it
Postato da Angelo Battiato Domenica, 16 giugno 2013 08:00:00 (2028 letture)

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Vi racconto ...: L’Isola dei Sentimenti
Redazione
C’era una volta un’isola, dove vivevano tutti i sentimenti e i valori degli uomini: il Buon Umore, la Tristezza, il sapere… e così come tutti gli altri, incluso l’Amore. Un giorno venne annunciato ai sentimenti che l’isola stava per sprofondare, allora prepararono tutte le loro navi e partirono, solo l’Amore volle aspettare fino all’ultimo momento. Quando l’isola fu sul punto di sprofondare, l’Amore decise di chiedere aiuto. La Ricchezza passò vicino all’Amore su una barca lussuosissima, e l’Amore le disse: “Ricchezza, mi puoi portare con te?”. “Non posso, c’è molto oro e argento sulla mia barca e non ho posto per te”. L’Amore, allora, decise di chiedere all’Orgoglio che stava passando su un magnifico vascello: “Orgoglio, ti prego, mi puoi portare con te?”.

Sant’Agostino
Postato da Angelo Battiato Domenica, 09 giugno 2013 08:30:00 (2391 letture)

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Vi racconto ...: In occasione della pubblicazione del memoir ''Pappagalli verdi'' nella collana Loescher “Macramè” intervista a Gino Strada
Rassegna stampa
In occasione della pubblicazione del memoir "Pappagalli verdi" nella collana Loescher “Macramè”, abbiamo intervistato il suo autore, Gino Strada, che ci ha parlato del significato di cittadinanza consapevole e di cultura di pace.

http://www.loescher.it/riviste/




Postato da Rosita Ansaldi Venerdì, 07 giugno 2013 06:00:00 (1793 letture)

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Vi racconto ...: La leggenda del soldato e della principessa
Redazione
Vi vogghiu fari cuntenti… Una volta un re fece una festa e c’erano le principesse più belle del regno. Ma un soldato che faceva la guardia vide passare la figlia del re. Era la più bella di tutte e se ne innamorò subito… Ma, ma che poteva fare un povero soldato a paragone con la figlia del re! Basta! Finalmente, un giorno riuscì a incontrarla e ci disse che non poteva più vivere senza di lei. E la principessa fu così impressionata del suo forte sentimento che ci disse al soldato: “Se saprai aspettare cento giorni e cento notti sotto il mio balcone, alla fine, io sarò tua!”. Minchia, subito il soldato se ne andò là… e aspettò un giorno, due giorni e dieci e poi venti. E Ogni sera la principessa controllava dalla finestra ma quello non si muoveva mai. Con la pioggia, con il vento, con la neve era sempre là. ....

Angelo Battiato (inviato speciale a Brescia)
angelo.battiato@istruzione.it
Postato da Angelo Battiato Venerdì, 31 maggio 2013 08:00:00 (2057 letture)

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Vi racconto ...: Il nuovo appezzamento di terra
Redazione
Tutte le volte che ‘u zu Carmine passava da lì, per andare alle “Ciappe”, trovava sempre il modo per guardare i terreni che erano proprio all’uscita del paese, vicino alla “biviratura”, dove gran parte dei cittadini del paesino nebroideo andavano ad attingere l’acqua fresca “da funtana” che, secondo loro, aveva un effetto curativo.
Pure ‘u zu Carmine apprezzava quella fonte, ed assieme a lui, Ciccineddu, il suo giovane asino, provava piacere quando si dissetava in nelle “chiare e fresche acque”. Proprio sotto ‘a biviratura, sorgevano degli appezzamenti di terra ben coltivati.
‘U zu Carmine ci passava spesso, in quanto, vicino, vi era la “trazzera” che conduceva alle lontane terre delle “Ciappe” e sapeva che in mezzo a quei terreni vi era ...

Giuseppe Scaravilli
giuseppescaravilli@tiscali.it
Postato da Angelo Battiato Mercoledì, 01 maggio 2013 07:00:00 (1849 letture)

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Vi racconto ...: Il ritiro del padrone ed il suo asino
Redazione
Era sopraggiunta la primavera anche nel paesino dei Nebrodi, dove abitava ‘u zu Carmine con la sua famiglia. Nella stalla, a riposare, vi era il suo più grande amico, il giovane asino, Ciccineddu, che frugava dalla mangiatoia il pugno di fave che il suo padrone gli aveva lasciato e lui, riconoscente, li mangiava con tanto gusto. La primavera era la stagione che ‘u zu Carmine e Ciccineddu preferivano. Da poco era finito l’inverno e già incominciavano le giornate piene di sole, ma non vi era ancora il caldo “affannoso” dell’estate.
‘U zu Carmine sentiva il desiderio di avere delle giornate tutte per sé, e, naturalmente, in queste “giornate desiderate” vi era incluso Ciccineddu, il suo giovane e fedele asino.

Giuseppe Scaravilli
giuseppescaravilli@tiscali.it
Postato da Angelo Battiato Domenica, 21 aprile 2013 06:00:00 (2501 letture)

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Vi racconto ...: Nevicata a San Teodoro, nei giorni d’inverno di tanti anni fa
Redazione
In questi giorni assistiamo ancora all’imperversare del cattivo tempo in Sicilia ed in tutta Italia, le condizioni climatiche scendono “in picchiata” e subiamo tutte le intemperanze meteorologiche, freddo, piogge abbondanti, neve ad alte quote e disagi alla circolazione, causando danni alle persone, all’ambiente ed agli interessi economici in generale.
Proprio a partire dai primi di febbraio, tutta l’Italia è stata coperta da neve al di sopra dei mille metri sul livello del mare e da una continua pioggia nel resto del Paese. Rammendo la mia fanciullezza trascorsa nel mio paese natio, San Teodoro, U Casali, in provincia di Messina. Ricordo che, in questo stesso periodo dell’anno, andavo alle scuole elementari, forse in quinta, e una mattina, nella mia casa paterna, ...

Giuseppe Scaravilli
giuseppescaravilli@tiscali.it
Postato da Angelo Battiato Domenica, 14 aprile 2013 06:00:00 (2420 letture)

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Vi racconto ...: Un viaggio a Petralonga
Redazione
Petralonga si trova in un territorio di campagna che si diparte da sotto il cimitero di San Teodoro, U Casali, ed arriva fino al torrente, un affluente del fiume Troina, da dove, attraversandolo, si giunge alle contrade di “Chiummini” e più in là verso “Sciamani”, che si inoltrano nel territorio di Troina. Petralonga, una grossa roccia ben radicata in questo aspro territorio, a quasi tre chilometri di distanza dal cimitero, si innalza per quasi cinque metri ed ha la forma di “un lungo dito” puntato verso l’alto, in direzione del paesino. Vicino alla roccia vi è la trazzera che porta al torrente e, nello stesso tempo, sale verso il paese. Durante gli anni della mia fanciullezza, andando con il mio nonno materno per i “Chiummini”, passavo vicino a questa grande roccia e, mi ricordo che, assieme ad altri ragazzi, per diverse volte, mi avventuravo sulla sommità di quel “lungo dito”.

Giuseppe Scaravilli
giuseppescaravilli@tiscali.it
Postato da Angelo Battiato Domenica, 24 marzo 2013 06:00:00 (2237 letture)

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Vi racconto ...: La storia delle due borgate
Redazione
La storia delle due borgateAi tempi del Re, all’interno della Sicilia, vi erano due borgate, poste sul crinale dei Monti Nebrodi. Questi due antichi villaggi erano stati acquistati da una famiglia dell’alta borghesia, collegata con la nobiltà di quei tempi. Il feudatario del luogo propose al Monarca di istituire una Municipalità con sede nella borgata più numerosa del feudo, dove vi era anche il suo castello. Con provvedimento del Governo di Sua Maestà, venne nominato un Intendente per sovrintendere alla conduzione amministrativa delle due borgate, con sede nella borgata principale, mentre il nobile feudatario abitava nella lontana Capitale del Regno. La borgata minore, era distante, in linea d’aria, quasi un chilometro, dalla sede principale.
La vita delle due borgate, dedite all’agricoltura ed alla pastorizia, scorreva serena e nell’assoluta normalità, ma con l’andare del tempo ...

Giuseppe Scaravilli
giuseppescaravilli@tiscali.it
Postato da Angelo Battiato Domenica, 24 febbraio 2013 06:00:00 (2316 letture)

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Vi racconto ...: La favola dell’asino e del suo padrone
Redazione
u zu Carmine e CiccinedduAll’inizio degli anni cinquanta, in un paesino all’interno della Sicilia, sul crinale dei Monti Nebrodi, c’era un contadino che aveva un giovane asino. Questo contadino, ogni giorno, di buon mattino, si alzava e dopo aver salutato la moglie, scendeva nella stalla per accudire il suo asino, poi gli metteva il basto ed il serraglio e tutti e due, padrone ed animale, si avviavano verso l’uscita del paese, prendevano una strada di campagna, una trazzera, la percorrevano per arrivare presso la campagna di proprietà del contadino. Arrivati sul posto, l’asino veniva liberato, sia dal basto che dal serraglio, mentre il suo padrone si avviava ai lavori dei campi. L’asino non si allontanava molto dal suo padrone, tutti e due stavano a vista d’occhio, poco distanti l’uno dall’altro. Il contadino, ‘u zu Carmine, aveva per quell’asino un affetto quasi filiale, tanto che gli aveva dato anche un bel nome, Ciccineddu, (vezzeggiativo di Ciccio), sia perché era un giovane animale e poi, in modo affettivo, un diminutivo datogli con un ardore paterno.


Giuseppe Scaravilli
giuseppescaravilli@tiscali.it
Postato da Angelo Battiato Domenica, 10 febbraio 2013 07:00:00 (3636 letture)

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Vi racconto ...: Accadde a S. Teodoro, nel 1953 l’assurda morte di un sedicenne nel posto di lavoro
Redazione
Nel lontano 27 ottobre 1953, un ragazzo di 16 anni si avviava al lavoro, nel turno di notte, come operaio di supporto agli addetti alla costruzione di una galleria, in contrada Finocchio, tra le contrade di Ruggirà e Bracalà, del territorio di Cesarò, ai confini con il Comune di Troina (Enna). Il giovane operaio andava, come sempre, al suo duro lavoro quotidiano, anche se, dicono, che quella sera non si sentiva proprio di andare, ma spinto anche dal fatto che l’indomani sarebbe stato “giorno di paga”, di malavoglia, andò a compiere “il suo dovere”. Purtroppo per lui, però, quel giorno non riuscirà a percepire nessun emolumento, infatti, durante la notte, forse a causa di una sigaretta accesa da qualche operaio, una falla di gas fuoriuscì e fece scoppiare la galleria, ed il giovane sedicenne rimase dilaniato dalla tremenda esplosione. La morte è sempre una tragedia, ma morire a sedici anni per un “pezzo di pane”, da portare a casa, è semplicemente assurda. Quel giovane, Antonino Lipari, nato il 13 giugno 1937, a San Teodoro, quella mattina, non ritornò più dai suoi cari, ...
 
Giuseppe Scaravilli
giuseppescaravilli@tiscali.it
Postato da Angelo Battiato Domenica, 13 gennaio 2013 05:00:00 (2131 letture)

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Vi racconto ...: La favola dell’asino che voleva diventare cavallo
Redazione
C’era una volta, in un paesino, della Sicilia, un giovane asino che brucava ogni giorno attorno alla sua fattoria. Stanco di quella vita, decise di allontanarsi dal recinto per avviarsi verso una città, che sorgeva ai piedi dell’Etna. E stufo del suo essere sempre un asino, decise, un bel giorno, di diventare cavallo! Si, proprio un bel cavallo purosangue! Con i risparmi che aveva si comprò una bella pelle di cavallo, la indossò, e così, a “gran galoppo”, si avviò verso la città. Con quella nuova pelle addosso, il neocavallo, sentiva di aver risolto il problema della sua vita. Egli notava che in ogni villaggio in cui passava, veniva riverito e trattato con riguardo, era diventato “il signor cavallo!”. E tutto questo lo riempiva di soddisfazione. Appagato da questa sua nuova esistenza, arrivò nell’agognata città e si “tuffò” nell’ambiente dei cavalli cittadini.

Giuseppe Scaravilli
giuseppescaravilli@tiscali.it
Postato da Angelo Battiato Domenica, 25 novembre 2012 05:00:00 (6107 letture)

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