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Natura e Co-Scienza: L’Orto Botanico di Messina 'Pietro Castelli'

Redazione
Orto botanico di Messina"Chi viaggia in compagnia degli stupidi si affligge lungamente sul cammino; la compagnia degli stupidi cagiona sempre dolore, come lo stare con un nemico; lo stare con un saggio cagiona felicità, come l'incontrarsi con un parente".
(Dhamma - pada, verso 207)

Gli Orti Botanici sono dei Musei viventi che custodiscono, in un ordine sistematico e classificatorio, i vegetali: gli organismi tra i più complessi ed allo stesso tempo tra i meno conosciuti della Terra.

Alcuni Orti Botanici, come quello di Messina, sono peculiari.

Infatti l'Orto Botanico di Messina, il più antico della Sicilia, la cui fondazione risale al 1638, è particolare per la sua storia e le vicende che lo hanno interessato, senza dubbio contrastanti ed esemplificative di come sia stata, in generale, l'evoluzione storica, sociale, economica e culturale della Sicilia e di ciò che ha plasmato, seppure in parte, ciò che noi oggi siamo.

Bisogna pure dire che nel XVII sec. Messina, come importanza e in tutti i campi, costituiva la decima città d'Europa, con un primario ruolo culturale per tutto l'Occidente, oltre che essere la principale base strategico militare e commerciale dell'intero Mediterraneo.

In quel periodo l'evoluzione e la storia dell'Orto Botanico di Messina e quello della città si intrecciano e si fondono insieme, ed entrambi conoscono momenti diversi e contrastanti, di splendore, luce e prestigio in un primo tempo (dal 1638 al 1678), a cui segue dal 1678 in poi un tempo di instabilità, avversione, distruzione e decadimento, attribuibile alle discutibili e improvvide azioni politico e amministrative attuate dagli Spagnoli, che subentrarono nel governo della città dopo la repressione dei moti di rivolta dei messinesi iniziati nel 1674.

Tuttavia le avversità non hanno mai soppresso la luce e la fama dell'Orto Botanico di Messina, tant'è che ancora oggi promanano con immutato vigore, sia per quanto riguarda la botanica, la biologia e fisiologia delle piante e sia per il progredire del territorio e dell'uomo in generale.

L'Orto deve la sua fondazione al romano Pietro Castelli (1570 -1661), direttore degli Orti Farnesiani di Roma, discepolo di Andrea Cesalpino (1519-1603), autore di numerose pubblicazioni sulla botanica, chimica, zoologia, che chiamato nel 1634 dal Senato organizzò a Messina un Orto dei Semplici, il primo in Sicilia e tra i più ricchi d'Italia, insieme ad un museo anatomico e di storia naturale, per il quale egli in persona ricostruì molti scheletri di animali.

Esso comprendeva numerose specie provenienti da diversi luoghi del mondo e doveva essere davvero considerevole, sia come ricchezza e sia come importanza clinico - farmaceutica, vantando perfino il dittamo e il baobab.

La sistemazione dei vegetali nell'Orto seguiva i principi di una vera e propria classificazione botanica, ispirata al Castelli da Andrea Cesalpino.
Andrea Cesalpino (1519-1603), Direttore dell'Orto Botanico di Pisa, è anch'egli figura di primo piano, botanico, medico ed anatomista nella scuola anatomica che fiorì a Padova, in cui fece importanti scoperte sulla circolazione sanguigna (Teoria cardiocentrica), individuandone nel cuore e non nel fegato il centro.

Nell'ambito della botanica studiò e sviluppò nuovi sistemi di classificazione delle piante e quindi fu il primo sistematico, la cui classificazione, descritta nella sua importantissima opera botanica De plantis, aprì la strada a quella che 200 anni dopo venne ideata da Carlo Linneo.

Difatti la classificazione di Andrea Cesalpino era basata sulle caratteristiche intrinseche delle piante, come la struttura degli organi di fruttificazione e non sulle loro proprietà alimentari o di uso; descrisse pure l'uso delle piante confrontandone le caratteristiche con gli organi degli animali.

La classificazione di Pietro Castelli, derivata da quella del Cesalpino, prevedeva in ogni settore una distinta classe di vegetali.

Specificatamente la classificazione di Pietro Castelli si basava su 15 generi:
I Unisemina, II Univascula, III Bisemina, IV Siliquosa, V Trisemina, VI Bivascula, VII Quadrisemina herbacea, VIII Trivascula, IX Quadrisemina surculosa, X Multivascula, XI Capitata, XII Corymbifera, XIII Coronata, XIV Aculeata, XV Capillaria, Musci et Aquatica.

L'Orto botanico, con pianta rettangolare e disposizione delle piante basata su tale classificazione, venne diviso quindi in 14 settori ciascuno denominato con nomi di Santi; ogni settore a sua volta era diviso in aiuole delimitati da sentieri tutti confluenti in una vasca centrale, in cui vi erano collocate le specie acquatiche.

Pertanto la disposizione delle piante, divise secondo le loro affinità in natura, seguiva un criterio razionale ovvero tassonomico o classificatorio, che anticipava il concetto di famiglia e che aboliva la distinzione tra piante erbacee e legnose, ciò mediante la distinzione delle specie secondo il tipo di fruttificazione o della disposizione dei fiori, della loro forma, ecc., rifuggendo in ogni caso dalle disposizioni empiriche.

Pietro Castelli (1570 -1661) fondatore dell'Orto Botanico di Messina, nel busto marmoreo collocato nell'Orto Botanico di Messina
Pietro Castelli (1570 -1661) fondatore dell'Orto Botanico di Messina, nel busto marmoreo collocato nell'Orto Botanico di Messina


Il 7 luglio del 1661 Pietro Castelli termina la sua esperienza terrena e il Senato di Messina chiama a succedergli Marcello Malpighi (1628 - 1694), scienziato e studioso famoso per gli importanti studi e ricerche sull'anatomia microscopica, l'embriologia, che insieme al Grew può ritenersi il fondatore dell'istologia, dell'anatomia, della fisiologia vegetale ed animale, intuendo, tra l'altro, la fondamentale funzione della fotosintesi clorofilliana svolta dalle foglie nella nutrizione delle piante.

Marcello Malpighi (1628-1694), microscopista raffinato, medico illustre, embriologo innovativo, anatomista abilissimo, botanico dotto, naturalista insigne, fu il successore di Pietro Castelli nella direzione dell'Orto Botanico di Messina
Marcello Malpighi (1628-1694), microscopista raffinato, medico illustre, embriologo innovativo, anatomista abilissimo, botanico dotto, naturalista insigne, fu il successore di Pietro Castelli nella direzione dell'Orto Botanico di Messina dal 1662 al 1666. La direzione dell'Orto Botanico di Messina gli aprì la mente al meraviglioso mondo vegetale, di cui cominciò ad approfondirne gli aspetti caratterizzanti relativi alla loro struttura e funzione, ed egli grazie a ciò può ritenersi, insieme al Grew, il fondatore dell'anatomia ed istologia vegetale

Marcello Malpighi nel 1666 è costretto a ritornare a Bologna e nella direzione dell'Orto Botanico di Messina gli successero Bernard Cagliostro, Carlo Fracassati e Pietro Elfeburè, ciascuno dei quali insegnarono per uno o due anni.

Si arriva così al 1674, anno in cui i messinesi si rivoltano contro gli Spagnoli.

La rivolta contro la dominazione spagnola continua fino al 1678, anno in cui i messinesi vengono finalmente piegati fino ad arrendersi.

Gli Spagnoli vittoriosi anziché emancipare e migliorare le condizioni di vita dei cittadini e pacificarne gli animi, così come ogni buon governatore e politico dovrebbe sempre fare, adottano invece una strategia diversa, fortemente involutiva, ovvero sopprimono senza darsi pensiero l'Università degli Studi e distruggono il glorioso Orto Botanico, che nel prosieguo e per più di 160 anni rimasero in tal modo quasi avvolti nel silenzio e nell'oblio.

Tanti anni di sacrificio, di intensa costruzione e di elevazione culturale vengono così spazzati via quasi in un baleno e i cavalli dei soldati Spagnoli, sono lasciati liberi al pascolo nell'Orto Botanico più antico della Sicilia, che in tal modo lentamente e inesorabilmente scompare e muore.

La vicenda della soppressione dell'Università degli Studi e della distruzione dell'Orto Botanico di Messina compiute dagli Spagnoli sono davvero singolari e sconcertanti per molti aspetti e suscita più di qualche considerazione, in particolare di come l'avanzamento culturale e generale del popolo non sia sempre ben visto, anzi temuto da chi detiene il potere, perché si pensa stoltamente che il governare una popolazione priva di istruzione e cultura sia più facile ed agevole che non il contrario.

Si tratta però di un modo di governare che è facile solo per modo di dire, perché fondamentalmente è irrazionale, illogico, non durevole, fallimentare, che affonda le proprie radici sull'erroneo convincimento che il benessere e la felicità dell'individuo siano ottenibili lo stesso a discapito dell'insieme in cui egli vive, il che non è affatto vero, perché in un contesto degradato ed involuto tutti vivono male e il benessere di chi vive in ogni agio, in un simile contesto, è solo illusorio, superficiale, di certo non reale ed effettivo.

Possiamo ancora dire che la distruzione dell'Orto Botanico di Messina rappresenta il trionfo evidente dell'ignoranza, dell'insipienza, dell'assurdità e dell'egoismo più incredibili, frutto di stupidità e stoltezza estreme, attribuibili alla falsa ed illusoria credenza che l'individuo possa evolvere bene lo stesso a prescindere dall'evoluzione positiva dell'insieme in cui egli vive, il che trascina e fa sprofondare Messina, una delle città più avanzate dell'epoca, in una inesorabile e lenta decadenza, i cui effetti sono rilevabili, in parte, fino ad oggi.

Con la chiusura dell'Università, Messina dovette attendere sino al 1838, cioè giungere quasi alle porte dell'Unità d'Italia, per riavere riaperto l'Ateneo.

In pratica dal 1678 al 1838, seppure in presenza di lodevoli iniziative di vari privati tendenti al risveglio della botanica e degli studi in generale, si può dire che Messina, si ritrova, seppure relativamente, in una sorta di intorpidimento culturale, sociale ed economico.

Bisognerà attendere un decreto borbonico del 29 Luglio 1838 e l'emanazione di una delibera unanime del Consiglio Comunale del 29 aprile 1889, sia per il ripristino dell'Università degli Studi e sia per la ricostituzione dell'Orto Botanico di Messina e quindi per la ripresa ordinaria e ordinata della vita civile, sociale, culturale ed economica della città, così assurdamente compromessa dagli Spagnoli nel periodo precedente.

In particolare con tali provvedimenti all'Orto Botanico di Messina viene destinata un'area di 3,88 ettari, in prossimità dell'attuale piazza XX Settembre.

Ingresso dell'Orto Botanico
Ingresso dell'Orto Botanico "Pietro Castelli" di Messina in piazza XX Settembre

Viale interno principale all'ingresso dell'Orto Botanico di Messina
Viale interno principale all'ingresso dell'Orto Botanico di Messina

Purtroppo poi nel 1908 accade il terremoto che sconvolge Messina, a cui sia aggiungono le pressanti necessità civili che si innestano nella ricostruzione della città e il piano regolatore del 1911, che stravolgono e riducono drasticamente l'originaria superficie dell'Orto Botanico, portandola a quella di oggi che è poco meno di un ettaro.

Attualmente l'Orto Botanico di Messina è al centro di attenzione e cura sempre maggiori, da parte del Dipartimento di Scienze Biologiche ed Ambientali dell'Università degli Studi e certamente ha buone prospettive di crescita e sviluppo.

Importante è il ruolo svolto dall'Orto Botanico nella conservazione ex situ di specie che rischiano di scomparire e nella tutela della biodiversità.

In conclusione dedico questo scritto a mia madre che tanto ama Messina, la sua città natale.

Esso completa la panoramica sugli Orti Botanici degli Atenei siciliani.

Insieme ai precedenti si è voluto delineare, sia pure sommariamente, l'importanza e il ruolo svolto da queste preziose quanto speciali Istituzioni delle Università degli Studi di Palermo, Catania e Messina, nella promozione dello sviluppo e nel progresso generale del territorio.

In effetti gli Orti Botanici sono centrali e dovrebbero essere oggetto di una sempre maggiore attenzione e tutela, che purtroppo sovente mancano.

Un grazie al Dr. Domenico Contartese, dell'Orto Botanico di Messina, per la gentilezza, la guida preziosa, l'accoglienza, la disponibilità, la preparazione e l'Amore che nutre verso le piante; agli alunni, alla prof.ssa Tania Castiglione, alla prof.ssa Rosalba Leanza, al prof. Alfio Gennaro, al sig. Giuseppe Romeo, alla Preside prof.ssa Maria Pia Calanna, dell'Istituto Professionale Servizi per l'Agricoltura e lo Sviluppo Rurale di Adrano, ed alla cooperativa Cultura Botanica di Palermo, che hanno contribuito, in modi e tempi diversi, alla realizzazione delle visite guidate svolte, nel corso degli anni scolastici 2013/14 e 2014/15, negli Orti Botanici delle Università degli Studi di Palermo, Catania e Messina.

Marcello Castroreale
mcastroreale@alice.it

Bibliografia
- Calogero Rinallo, 2005, Botanica delle piante alimentari, Piccin Nuova Libraria SpA, Padova
- Felice Senatore,2004, Biologia e botanica farmaceutica, Piccin Nuova Libraria SpA, Padova
- Gabriella Pasqua, 2011, Botanica generale e diversità vegetale, II Edizione, Piccin Nuova Libraria SpA, Padova
- N. Rascio, 2012, Elementi fisiologia vegetale, EdiSES, Napoli
- sito web: www.ortobotanico.messina.it

Rassegna iconografica e descrittiva delle piante dell'Orto Botanico di Messina

Serra per le piante succulente, collocata nel viale di ingresso dell'Orto Botanico di Messina, 2015
Serra per le piante succulente, collocata nel viale di ingresso dell'Orto Botanico di Messina, 2015

Settori ed aiuole dell'Orto Botanico di Messina, 2015
Settori ed aiuole dell'Orto Botanico di Messina, 2015

Viali interni che dividono i settori e le aiuole dell'Orto Botanico di Messina, 2015
Viali interni che dividono i settori e le aiuole dell'Orto Botanico di Messina, 2015

Acquario dell'Orto Botanico di Messina per le idrofite
Acquario dell'Orto Botanico di Messina per le idrofite. Le idrofite sono piante che riescono a vivere in un ambiente puramente acquatico, che possono essere, secondo i vari adattamenti, radicate o meno al substrato, emergenti o sommerse. Le idrofite sono piante interessanti nella depurazione delle acque reflue ovvero nella fitodepurazione

oto ed illustrazione dell'Erba pesce - Salvinia natans
Foto ed illustrazione dell'Erba pesce - Salvinia natans (L.) (All.) - Salviniaceae, pianta acquatica liberamente natante, ricoperta da numerosi peli con funzione repellente. (Orto Botanico Messina, 2015)

Illustrazione e foto di Pleiogynium solandri (Benth.)
Illustrazione e foto di Pleiogynium solandri (Benth.) Engl.-Anacardiaceae, con frutti e semi contenenti vari composti fenolici, quercitina, rutina, ecc.. Tali metaboliti secondari hanno effetti epatoprotettivi, analgesici, antinfiammatori ed antiossidanti (Orto Botanico Messina, 2015)

Orecchio d'elefante - Alocasia sp.
Orecchio d'elefante - Alocasia sp. (Schott) G. Don.- Araceae, pianta tropicale i cui rizomi e le foglie in alcune parti dell'Asia sono impiegati nell'alimentazione umana (Orto Botanico Messina, 2015)

Canna d'India
Canna d'India - Canna indica L. - Cannaceae, pianta erbacea perenne con rizoma carnoso e ramificato, pianta di estremo interesse alimentare, medicinale ed ornamentale (Orto Botanico Messina, 2015)

Mirto d'australia
Mirto d'Australia - Eugenia myrtifolia Sims.- Myrtaceae. (Orto Botanico Messina, 2015)

Albero orchidea
Albero orchidea - Bauhinia aculeata subspecie grandiflora (Juss.) Wunderlin - Fabaceae (Orto Botanico Messina, 2015)

Alaterno - Rhamnus alaternus L.
Alaterno - RhamnusalaternusL. - Rhamnaceae , tipico componente della macchia mediterranea e delle garighe delle regioni a clima mediterraneo sino a 700 m slm. (Orto Botanico di Messina, 2015)

Jaborandi - Pilocarpus pennatifolius Lem.
Jaborandi - Pilocarpus pennatifolius Lem. - Rutaceae, specie originaria del Brasile e dell'Argentina, pianta medicinale da cui, dalle foglie, si estrae l'alcaloide imidazolico pilocarpina, che trova diversi impieghi clinico, farmaceutici e nel glaucoma. L'azione dell'alcaloide è colinergica e sui recettori muscarinici. (Orto Botanico di Messina, 2015)

Pteridofite
Nei vegetali le spore sono cellule riproduttrici che germinando danno vita ad un nuovo individuo. Sono mezzi di riproduzione in ambiente acqueo o umido, che compaiono nell'evoluzione prima della comparsa del fiore, del seme e del frutto nelle Gimnosperme e nelle Angiosperme, nell'ambiente subaereo. Le spore sono un mezzo di dispersione e riproduzione delle felci. Le spore nelle piante e nei funghi sono prodotti in speciali strutture: sporocisti (unicellulari) o sprorangi (pluricellulari). Possono derivare da mitosi (mitospore) con un corredo cromosomico diploide, o da meiosi (meiospore) con un corredo cromosomico aploide. In ambiente subaereo la produzione di mitospore è stata abbandonata a favore di quella delle meiospore (sporogonia), perché con la meiosi o la riduzione a metà dei cromosomi si favorisce la comparsa di nuovi fenotipi o individui e così è possibile l'occupazione di nuovi ambienti. In ambiente subaereo scompaiono i flagelli presenti in quello acquatico o umido, perché non sono più necessari, mentre la parete della spora è costituita, ai fini di una maggiore protezione dal disseccamento, da una nuova sostanza: la sporopollenina.

elce bulbifera - Woowardia radicans (L.) Sm.
Felce bulbifera - Woowardia radicans (L.) Sm. - Blechnaceae, rara felce relitta del Terziario, circa 70 milioni di anni fa, a rischio di estinzione, con fronde superiori a tre metri, che forma bulbilli nella parte apicale del rachide fogliare che permettono la propagazione vegetativa. Vive nelle forre umide della Campania, Sicilia (strette valli dei monti Peloritani) e Calabria. 2) Particolare del pastorale o dell'iniziale arrotolamento della foglia prima di distendersi ed assumere la sua forma definitiva. (Orto Botanico di Messina, 2015)

Felce agrifoglio - Cyrtomium s.p.
Felce agrifoglio - Cyrtomium s.p. C. Presl.- Dryopteridaceae, con il particolare dell'arrotolamento a pastorale all'estremità del gambo, con i sori nella pagina inferiore della foglia in cui vi sono le spore

Felce corna di cervo
Felce corna di cervo - Platycerium biforcatum (Cav.) C. Chr.- Polypodiaceae, felci che in Africa, Asia Australia, crescono sugli alberi. Le estremità delle foglie presentano puntini bruni, che sono capsule contenenti le spore. (Orto Botanico di Messina, 2015)

Nephrolepis cordifolia (L.) K. Presl.
Nephrolepis cordifolia (L.) K. Presl. - Nephrolepidaceae - Lomariopsidaceae , specie invasiva naturalizzata in molte regioni italiane, originaria del Giappone, dell'Asia e Australia. (Orto Botanico Messina, 2015)

Specie a rischio di estinzione

Frittilaria - Frittilaria messanensis Raf.
Frittilaria - Frittilaria messanensis Raf. - Liliaceae. Cresce in Sicilia esclusivamente sui Monti Peloritani, in luoghi freschi erbosi e ai margini dei boschi. Specie molto rara. (Orto Botanico Messina, 2015)

Piante carnivore nell'Orto Botanico di Messina
Alcune piante, per integrare la propria nutrizione, hanno evoluto la capacità di nutrirsi di animali.

Si tratta di un adattamento evolutivo di alcune piante che vivendo in ambienti caratterizzati da insufficienza di elementi nutritivi azotati, hanno escogitato la soluzione di catturare, con vari meccanismi, insetti o piccoli animali, digerirli ed assimilarne così le sostanze azotate di cui hanno bisogno.

Le piante da fiore carnivore si dividono in due principali gruppi in riferimento ai meccanismi di cattura degli insetti, che può essere di tipo passivo o attivo.

Le piante carnivore che catturano gli insetti con meccanismi di tipo passivo sono caratterizzate dall'ascidio o dal possedere nella foglia sostanze appiccicose ed enzimi digestivi, in grado di bloccare e degradare e così assimilare le sostanze azotate e i nutrienti contenuti nel corpo degli animali.

Il tipo di trappola passivo dell'ascidio è presente nelle specie del genere Nepenthes e Sarracenia, in cui foglie o parti di foglie sono modificate in strutture a tubo o ampolla (ascidi) all'interno dei quali è contenuto il liquido in cui la preda cade e viene intrappolata e poi digerita.

L'ascidio è rivestito nella parte superiore e internamente da un doppio strato ceroso, capace di impedire all'insetto di attaccarvisi e di risalire verso l'uscita.

La parte inferiore dell'ascidio è invece più dura e spugnosa, con placche membranose emergenti alla superficie in modo disordinato, in modo da impedire la zona di contatto tra l'insetto e le pareti e facilitare in tal modo lo scivolamento della preda verso il fondo della trappola.

Nelle specie Pinguicula (Lentibulariaceae) e Drosera si trova invece una trappola di tipo adesivo. Gli insetti sono catturati dalle foglie munite da numerose ghiandole peduncolate, che secernono sostanze vischiose e mucillaginose in grado di trattenerli e poi di digerirli.

Una trappola di tipo attivo è in Dionaea, che ha foglie a cerniera che si chiudono a scatto non appena vi si poggia l'insetto o la preda (tigmonastia).

Infine in specie acquatiche (Utricularia) si riscontra un tipo di trappola definito ad aspirazione, in cui la preda è risucchiata grazie alla pressione di un gas ed alla particolare struttura fogliare.

Sarracenia - Sarracenia s.p.
Sarracenia - Sarracenia s.p. - Sarraceniaceae, la trappola consiste in un tubo verticale (ascidio, con estremità anteriore detta peristoma), la cui sommità è coperta da un opercolo. Gli insetti sono richiamati dal nettare e da sostanze odorose. Le foglie hanno ghiandole secernenti enzimi per trasformare e decomporre il corpo degli insetti in modo da assimilarne le sostanze nutritive

Pinguicula- Pinguicula hirtifolia Ten.
Pinguicula- Pinguicula hirtifolia Ten.- Lentibuliaraceae, con trappola di tipo adesivo. Gli insetti vengono catturati dalle numerose ghiandole peduncolate delle foglie che secernono sostanze vischiose, in grado di trattenerli e poi di digerirli. (Orto Botanico di Messina, 2015)

Drosera - Drosera capensis L.
Drosera - Drosera capensis L. - Droseraceae, pianta carnivora originaria del Sud Africa, con trappola di tipo adesivo mediante sostanze vischiose e digerenti. (Orto Botanico di Messina, 2015)

Cephalotus follicularis Labill.
Cephalotus follicularis Labill. - Cephalotaceae, pianta carnivora australiana, in cui l'opercolo dell'ascidio può muoversi, alzandosi o abbassandosi, a seconda delle condizioni climatiche. (Orto Botanico Messina, 2015)

ianta acchiappamosche - Dionaea muscipula - Droseraceae
Pianta acchiappamosche - Dionaea muscipula - Droseraceae, con foglie a cerniera di chiusura a scatto (tigmonastia) non appena vi si poggia l'insetto. (Orto Botanico di Messina, 2015)





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Postato il Domenica, 17 maggio 2015 ore 03:00:00 CEST di Michelangelo Nicotra
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