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Riforma: Il governo-fotocopia e la ministra Fedeli varano 8 decreti attuativi della disastrosa legge 107 per chiudere definitivamente docenti, Ata e studenti nella gabbia della scuola-azienda

Sindacati
Incurante della amplissima opposizione alla cattiva scuola della legge 107/2015, che tanto ha pesato sulla sconfitta netta di Renzi nel referendum costituzionale, il governo-fotocopia di Gentiloni ha varato otto decreti applicativi di tale legge, ignorando ogni forma di dialogo con i protagonisti dell'istruzione pubblica e ogni revisione significativa della 107, al di là di caramellose promesse della ministra Fedeli di neo-concertazione con i Cinque sindacati "rappresentativi". Seppure tra fumi di ambiguità le otto deleghe aggravano il già disastroso panorama della107. Per il futuro reclutamento dei docenti non si riconoscono le abilitazioni già conseguite né il servizio prestato.

Per i diversamente abili, si superano i limiti di studenti previsti dalla L. 517/78 (20 per classe) e si mira a ridurre il numero degli insegnanti di sostegno, introducendo corsi di "aggiornamento" improvvisati per tutti gli insegnanti, per delegare progressivamente tale attività all'intero personale docente. La delega sull'Istruzione professionale punta a parificarla alla Formazione professionale extra-scuola, prevedendo indirizzi di studio minimalisti e meramente esecutivi.

Per gli alunni, si ribadisce la centralità dell'"alternanza scuola-lavoro", in una forma scoperta di apprendistato gratuito, con flessibilità fino al 40% del monte orario, con presenze pomeridiane vincolanti per docenti ed Ata, "contratti d'opera" offerti dalle imprese tramite loro "esperti", la valutazione dello studente come "bilancio di competenze" in base ad una presunta "cultura del lavoro". E l'"alternanza" viene introdotta con una tesina all'esame di Maturità, per sostenere il quale è obbligatorio aver svolto gli assurdi quiz Invalsi, pur non inseriti nell'esame e tolti da quello di Terza media, grazie alla nostra mobilitazione di questi anni. In quanto poi al 'sistema integrato 0-6 anni', unificando, sotto l'egida degli Enti Locali, asili-nido, scuole materne comunali e dell'Infanzia statali, abbassa notevolmente il livello della scuola dell'Infanzia pubblica (una delle migliori del mondo), con gravi rischi per i ruoli delle insegnanti, creando caos gestionali in scuole primarie già sovraccariche di pesi e di ruoli, visto che i "poli per l'infanzia" accoglierebbero in un unico plesso o in edifici vicini bambini/e fino a sei anni di età nel quadro di uno stesso percorso educativo. Non ci sarà la "generalizzazione della scuola dell'Infanzia", né la sua "statalizzazione", né la "gratuità" per le famiglie.

Insomma, queste deleghe aggravano le disastrose brutture della legge 107, dal famigerato "bonus" per i docenti "meritevoli" (i cui nomi i presidi tengono nascosti) allo strapotere dei presidi, dalla truffa di un "organico di potenziamento" utile solo a ingigantire la conflittualità tra docenti, ai ricatti pesanti sulla mobilità e sull'organico triennale, fino all'obbligo di "un'alternanza scuola-lavoro" che mescola l'apprendistato gratuito ed inutile e la cialtroneria di accordi con aziende "amiche". Il tutto provocando un'ulteriore, drammatica dequalificazione del lavoro degli insegnanti, sempre meno educatori e sempre più "operai intellettuali" flessibili e tuttofare, a drammatico compimento di un ventennio di immiserimento materiale e culturale di una scuola che si vorrebbe "azienda" innovativa e che per lo più appare "bottegaccia" cialtrona, arruffona, gestita da presidi-padroni arroganti e incompetenti.

Come docenti ed Ata, con il contributo di studenti e cittadini che hanno a cuore la scuola pubblica, abbiamo non più di tre mesi di tempo per respingere queste deleghe e nel contempo far cancellare almeno i punti più disastrosi della 107. Per questo ci assumiamo la responsabilità di convocare per il 17 marzo lo sciopero generale della scuola, facendo appello a tutti i sindacati che si oppongono alla legge 107 e alle deleghe affinché convochino anche essi lo sciopero nella stessa data, per avere un ampio fronte unitario che faccia saltare anche i nuovi "giochi di ruolo" concertativi tra i sindacati "rappresentativi" e la ministra Fedeli, il cui massimo titolo, che ne ha determinato la scalata al MIUR, appare proprio il suo passato ruolo di segretaria generale della Federazione dei Tessili CGIL. Stabiliremo nei prossimi giorni come manifesteremo nella giornata del 17 marzo.

Con lo sciopero del 17 marzo, oltre al ritiro delle deleghe, vogliamo che:
1) la mobilità sia gestita con titolarità su scuola, eliminando gli incarichi triennali (anche non rinnovabili) decisi dal preside, e garantendo la continuità a tutti i docenti;
2) i fondi del sedicente "merito" , della Carta del docente e del Fondo di istituto siano destinati alla contrattazione nazionale per un aumento che, insieme a rilevanti fondi da stanziare per il contratto, garantisca a docenti e Ata il recupero almeno di quel 20% di salario perso nel più lungo blocco contrattuale della storia della Repubblica;
3) venga cancellato il "welfare contrattuale", che destina parte degli aumenti a diritti sociali che devono essere garantiti dallo Stato;
4) siano assunti i precari - docenti ed ATA - con almeno 36 mesi di servizio su tutti i posti disponibili in organico di diritto e di fatto;
5) venga bloccata la manovra sulle "reti di scuole", ampliato l'organico ATA, re-internalizzati i servizi di pulizia, eliminato il divieto di nominare supplenti per gli amministrativi e tecnici anche per periodi prolungati, e nominati i supplenti per i collaboratori scolastici anche per i primi 7 giorni, resa giustizia agli ATA ex-Enti locali;
6) sia ridata alle scuole superiori la libertà di istituire o meno l'"alternanza scuola-lavoro" e di determinarne il numero di ore, cancellandone l'obbligo;
7) vengano eliminati i quiz Invalsi come strumento per valutare scuole, docenti e studenti;
8) sia restituito ai lavoratori/trici il diritto di partecipare ad assemblee indette da qualsiasi sindacato e applicato un sistema proporzionale di voto senza sbarramenti per l'accesso ai diritti sindacali, con un voto a livello di scuola e uno nazionale per determinare la rappresentatività dei sindacati ai due livelli.

Piero Bernocchi portavoce nazionale Cobas
Stefano d'Errico segretario nazionale Unicobas








Postato il Venerdì, 20 gennaio 2017 ore 08:30:00 CET di Michelangelo Nicotra
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