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Quesiti: ASSUNZIONE E GRAVIDANZA DELLE SUPPLENTI

Redazione
QUANDO ARRIVA LA CICOGNA: ASSUNZIONE E GRAVIDANZA DELLE SUPPLENTI Con l’entrata in vigore del T.U. sui congedi di maternità e paternità (D.L.vo n.l51/200l), le norme del CCNL 24/712003 (Art. 12) e quelle indicate nella sequenza contrattuale relativa all’Art. 142 comma 4, del CCNL 24/7/2003 (sottoscritte il 2/2/2005) è sancita un’ assoluta identità di trattamento, sia giuridico che economico, tra le docenti di ruolo o supplenti. Le insegnanti neonominate, che alla data dell’assunzione in servizio si trovassero in astensione obbligatoria per gravidanza e puerperio, hanno diritto, dalla data di stipula del contratto, allo stesso trattamento economico previsto per il personale con contratto a tempo indeterminato. Il rapporto di lavoro si perfeziona con la sola accettazione del contratto; non è pretesa l’assunzione in servizio per avere diritto alla retribuzione. Il personale supplente annuale o supplente temporaneo che, al momento del conferimento della supplenza, si trovasse in astensione obbligatoria, successivamente all’accettazione della nomina, vedrà valutato tutto il periodo di astensione obbligatoria, sia ai fini giuridici, sia ai fini economici, nei termini della durata del rapporto di lavoro. Il trattamento giuridico ed economico delle lavoratrici a tempo determinato impossibilitate a perfezionare il rapporto di lavoro, con l’assunzione del servizio, a causa dell’astensione obbligatoria, è regolato dall’art. 12 del CCNL 24/7/200 3 e dall’art. 56 del TU. n. 151/2001 come modificato ed integrato dal D.L.vo n. 115/2003. La norma stabilisce che alle lavoratrici, al termine dei periodi di astensione obbligatoria per maternità deve essere garantita, nei limiti di durata del rapporto di lavoro a tempo determinato, “la conservazione del posto di lavoro e, salvo che espressamente vi rinuncino, a rientrare in servizio nella stessa unità produttiva.” Il periodo di conservazione del posto è considerato anzianità di servizio a tutti gli effetti. Per perfezionare il rapporto di lavoro, con il relativo diritto alla retribuzione, è necessaria una semplice accettazione del contratto di lavoro, cioè non è richiesto che ci sia l’effettiva assunzione del servizio. L’insegnante, lavoratrice madre, accettando un contratto di supplenza temporanea o annuale durante il periodo di astensione obbligatoria per gravidanza e puerperio o, di astensione anticipata per gravi complicanze della gestione, ha diritto alla valutazione, ai fini giuridici, come effettivo servizio, del periodo di astensione obbligatoria, nei limiti di durata del rapporto di lavoro, e al trattamento economico intero (Art. 12 del CCNL 24/7/2003) per tutta la durata del rapporto di lavoro. Per i periodi di astensione dal lavoro, successivi alla scadenza del contratto, la supplente percepirà l’indennità di maternità all’8O% . La lavoratrice in astensione obbligatoria, destinataria del contratto di supplenza annuale o temporanea, anche se impossibilitata ad assumere effettivo servizio, otterrà un contratto e per tutta la sua durata conserverà il posto e la retribuzione. Il servizio, anche se non effettivamente prestato, sarà considerato valido ai fini giuridici ed economici. Per sostituire il supplente in astensione obbligatoria il D.S. assumerà un altro supplente che segua nella graduatoria interna di Istituto prevedendo una clausola di risoluzione dello stesso, a favore della prima supplente in astensione obbligatoria, qualora si dovesse verificare la cessazione dell’impedimento legale nell’ambito della durata del contratto di lavoro. E’ garantito, infatti, alla supplente in astensione, entro i limiti di durata del contratto di lavoro a tempo determinato, il diritto alla conservazione del posto, e quindi il diritto ad occupare il posto appena sia possibile riprendere servizio. L’eventuale proroga del contratto nel caso in cui l’assenza del titolare, sul cui posto si è conferita la supplenza temporanea, quando la stessa si protragga senza soluzione di continuità, per un altro periodo pone alcuni interrogativi. La proroga del contratto sarà data al secondo supplente, di fatto in servizio, o anche al supplente in maternità? Il Ministero della Istruzione aveva impartito, con il telex prot. n. 35 (18 03-85),istruzioni in base alle quali pareva che, nel caso di prosecuzione dell’assenza da parte del docente titolare, la supplente temporanea in astensione obbligatoria non avesse diritto a proroga della supplenza. Due decisioni successive e del tutto divergenti del Consiglio di Stato hanno creato non poca confusione: la prima dell’ 8 gennaio 91, n 4, contraddiceva la posizione del Ministero e la seconda decisione della VI sezione del 3/2/94, n. 95, per salvaguardare la continuità didattica confermava l’indirizzo espresso dal Ministero. Il Regolamento sulle modalità di conferimento delle supplenze al personale docente (D.M. 25 maggio 2000, n. 101 (Art. 7, punto 3) chiarisce: “Per ragioni di continuità didattica, ove al primo periodo di assenza del titolare ne consegua un altro, o più altri, senza soluzione di continuità o interrotto solo dal giorno festivo o da giorno libero dall’ insegnamento, ovvero da entrambi, la supplenza temporanea viene prorogata nei riguardi del medesimo supplente già in servizio, a decorrere dal giorno successivo a quello di scadenza del precedente contratto.” Per prorogare il contratto occorre che sia ancora pienamente operante, non scaduto, la proroga è, infatti, dal punto di vista giuridico, ciò che consente ad un contratto di estendere i propri effetti oltre la scadenza fissata, solo in questo caso l’amministrazione dispone del potere di proroga, il rinnovo, benché possa avere identico contenuto, è un istituto diverso, un nuovo contratto, con decorrenza successiva alla scadenza dell’atto originario. Il rinnovo può avvenire, successivamente alla scadenza dell’atto da rinnovare, nel caso della conferma del docente di cui parla il comma 4 dell’art. 7 del Regolamento: “Nel caso in cui al primo periodo di assenza del titolare ne segue un altro intervallato da un periodo di sospensione delle lezioni si procede alla conferma del supplente già in servizio; in tal caso il nuovo contratto decorre dal primo giorno di effettivo servizio dopo la ripresa delle lezioni”. La proroga non è un nuovo provvedimento, ma consente ad un medesimo contratto di sviluppare i suoi effetti più a lungo. Il rapporto di lavoro della lavoratrice a tempo determinato, impossibilitata a perfezionare il rapporto di lavoro a causa dell’astensione obbligatoria, però: - è stato equiparato a tutti gli effetti giuridici ed economici a quello della lavoratrice a tempo indeterminato; - la lavoratrice è tutelata dalla legge sulla maternità che ne vieta il licenziamento. La mancata proroga del contratto, costituisce un atto discriminatorio lesivo del diritto della lavoratrice di ottenere la prosecuzione del rapporto di lavoro; infatti il congedo per maternità potrebbe scadere prima della durata del contratto prorogato e la lavoratrice avrebbe tutti i diritti di riprendere il lavoro. Se l’assenza del titolare, sul cui posto è stata conferita una supplenza temporanea, dovesse protrarsi, senza soluzione di continuità, per un ulteriore periodo, la proroga del contratto dev’essere disposta, sia nei confronti del secondo supplente, di fatto in servizio, sia nei confronti del primo supplente in astensione obbligatoria, in quanto con la proroga non si è in presenza di un nuovo contratto, ma dello stesso contratto i cui effetti sono stati prorogati. In base al Testo unico sulla maternità e paternità, a mio parere, la supplente in astensione obbligatoria ha diritto alla conservazione del posto per tutta la durata dell’assenza del titolare (comprese le possibili proroghe) e non solamente per il periodo del primo rapporto di lavoro. Gerardo Sasso Allini RIESCO ANCORA A SOGNARE Alla conquista della scuola di montagna Sono precario relativamente da poco,otto anni,trascorsi nella totale precarietà in Emilia Romagna,nonostante sia originario del Salento,con famiglia in provincia di Viterbo. Sì,ancora ho voglia di sognare! Insegnare è una malattia come il mal d’Africa,che alla fine non se ne può più fare a meno. Proprio quello che è successo a me. Insegno educazione musicale nella scuola secondaria di primo grado e, tramite le graduatorie incrociate,ho fatto anche l’insegnante di sostegno. Assaporare l’ebbrezza del precariato è stato inconsapevolmente semplice,quasi quasi mi chiedo se sarei più capace di farne a meno,perché quella di “precario”è una condizione ormai entrata nella mia impostazione mentale,anche se in fondo nutro una timida speranza che prima o poi qualcosa cambierà.Però passano gli anni e non si riesce a intravedere alcuna certezza,anzi,mi pare,sempre più si brancola nel buio legislativo e,fra deleghe,leggi e leggine,siamo sempre lì a fare il nostro lavoro con immutate modalità. L’inizio dell’anno scolastico è davvero una lotteria,non sai mai dov’è dislocata la tua fortunata sede e aspetti sempre che qualcuno estragga per te il biglietto vincente.Facciamo l’esempio della faccenda,a molti – ma forse non a tutti – nota,del doppio punteggio per le sedi più disagiate,per la quale ho scoperto che ogni docente cova in sé una vena di masochismo:pare che oggi tutti ambiscano,e ci si scanna per questo,a quelle sedi il più possibile irraggiungibili! Un esempio? Preferiamo di gran lunga quei luoghi isolati e fuori dal mondo,lontani anni luce da pericolosi stimoli culturali (che rischierebbero di giovare troppo alla nostra categoria!);se poi la sfiga ti perseguita ulteriormente,be’! in quel caso si accetta quello che viene e si bacia comunque per terra. I corsi di sopravvivenza,per noi,hanno ormai ben pochi segreti! Il senso dell’avventura lievita di anno in anno,facendo della nostra categoria una specie di umanità avvezza ad affrontare qualsivoglia imprevisto o incongruenza. Siamo camaleontici,ci mimetizziamo con grazia e discrezione in ogni ecosistema conosciuto e sconosciuto,allacciando relazioni nuove in men che non si dica,imparando velocemente l’idioma locale e facendo nostre con rapidità felina le usanze di genti da noi il giorno prima ignorate. Ogni nuovo anno scolastico attendiamo con ansia di sapere dove ci porterà il vento della Conoscenza e del Sapere e,nel giro di ventiquattr’ore,la nostra valigetta viene riempita di quel necessario che serve a sopravvivere lontano da casa fino al prossimo giorno libero (per chi lo ha ottenuto), mentre,ormai rotti a tutte le esperienze,una volta sul luogo che il destino ci riserva,comincia l’affannosa ricerca della tana in cui dormire quella notte stessa.A questo proposito,vorrei ricordare con dolce nostalgia una “prima”notte trascorsa in macchina,sotto gli abeti centenari di una minuscola località montana dell’Appennino tosco-emiliano che difettava persino di una qualche modesta pensioncina per pellegrini quali siamo.Tant’è! Ciò che un tempo consideravo con apprensione,oggi mi vede totalmente indifferente e mi limito a organizzarmi con tutto l’occorrente per i soggiorni all’addiaccio.Spesso vagheggio che un giorno anche il ministro della nostra non più pubblica istruzione possa assaporare il senso di libertà e il godimento che solo queste fortunate esperienze possono indurre. Quest’anno scolastico insegno in due sedi diverse che presentano l’unico inconveniente di distare soli cinquanta chilometri di tornanti di montagna l’una dall’altra,ma ho accettato con piacere e prontamente perché ciò mi consentirà di accedere al probabile doppio punteggio per sede di montagna,in barba a tutti gli altri pellegrini-colleghi che (stolti) non hanno preso sul serio questa nuova trovata dei nostri vertici al ministero.Pensare che non sopporto l’altitudine e (innamorato del mare) la visione costante dei ghiacci e delle nevi perenni comincia a darmi qualche vertigine. Ma ecco giungere il sabato pomeriggio:le nostre valigie si riaprono e ciascuno torna all’affetto della famiglia distante da sé,per tutto il corso della settimana,anche parecchie centinaia di chilometri.Ecco il docente-pellegrino-precario trasformarsi in docente-pellegrino-precario-pendolare alle prese con l’altro mondo,quello dei trasporti pubblici che ormai per il Nostro non ha più segreti. Per la cronaca,raggiungere la mia famiglia nei pressi di Roma mi comporta la seguente sequenza di spostamenti (quando tutto va bene): 1 – la mattina dell’ultimo giorno lavorativo,mi reco a scuola già fornito di valigetta week-end cosicché all’uscita prendo al volo un passaggio in macchina con il collega (pendolare) che mi deposita a qualche chilometro di distanza,dove c’è un’unica corsa di autobus che,da lì a due ore,passerà e mi porterà sino alla città più vicina;nelle due ore d’attesa faccio un minicorso di autoaggiornamento leggendo materiali diversi utili alla disciplina che mi compete; 2 – arrivato alla stazione ferroviaria,mi precipito a prendere il treno che parte in coincidenza con il mio arrivo,in caso contrario,mi dispongo ad un’ulteriore attesa; 3 – arrivo ad una stazione intermedia dopo un breve viaggio,scendo e aspetto un’altra coincidenza utile per raggiungere la città,dove attendo un intercityche mi porterà alla mia destinazione finale; 4 – una volta giunto a Roma,salgo sulla metropolitana e raggiungo una stazioncina dove attenderò la coincidenza di un mezzo pubblico con il quale finalmente,dopo un percorso di circa un’ora (ormai sera tardi),salgo i gradini di casa mia e mi dispongo mentalmente e fisicamente a godermi la mia famiglia full-timeconsecutivamente per circa un giorno e mezzo,per poi effettuare il tragitto in senso contrario e tornare alle mie “amate”montagne. Ho amato la musica sin da quando posso ricordarmi,avevo circa dieci anni e già immaginavo che avrei dedicato me stesso al suo studio;ho tra scorso dieci anni nelle aule del conservatorio studiando Composizione e non c’era giorno che non mi sedessi al pianoforte per ore,perché quel tipo di studio,come sanno gli addetti ai lavori,non termina mai:oggi mi risulta complicato trascinarmi dietro il mio strumento musicale e pian piano mi sono risolto ad abbandonare i miei sogni di gloria! Adesso faccio l’inventario della dotazione didattica-tipo per il mio insegnamento,che la scuola mediamente mi fornisce:un triangolo,qualche maracas,alcuni tamburelli ecc.,ma mai darsi per vinti:si proceda col progetto di costruzione di uno strumentario didattico con materiali di recupero! Però bisogna dirlo,a un certo punto ci si sente svuotati dentro e subentra un senso d’impotenza e di rassegnazione perché,in fondo,nulla cambia nel panorama quotidiano,se non le facce dei colleghi e quelle dei ragazzi che siedono nei banchi;e certo allora si deve avere dentro una tale forza, che sfido molti ad averne in modo così abbondante,per poter ancora,nonostante tutto,continuare a sognare. Il Vostro Docente-precario-pellegrino-camaleontico-pendolare-sognatore








Postato il Domenica, 18 dicembre 2005 ore 09:39:02 CET di Silvana La Porta
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