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Natura e Co-Scienza: Lo straordinario metabolismo delle piante (parte I)

Redazione
Lo straordinario metabolismo delle pianteIl regno vegetale è sorprendente e nonostante tutti i progressi scientifici  fatti dall’uomo è ancora per buona parte misterioso e c’è ancora tanto da scoprire anche riguardo al metabolismo vegetale, che è davvero molto complesso ed elaborato.
Ciò è unito alla sottostima e alla superficiale conoscenza delle piante che, in generale, la gente ritiene al più e sovente delle presenze di scarsa importanza.
Infatti un albero si taglia senza pensarci tanto, tant’è che perfino attribuire ad una persona il termine di vegetale ha assunto nel linguaggio corrente il significato di dispregio e di scarsa importanza.
Nel nostro comune modo di pensare e di agire a tanto di profondamente errato siamo arrivati.
I vegetali invero sono tutt’altro e molto più avanzati di quello che comunemente si crede.
Inoltre sono al fondamento della vita e dell’esistenza di ogni cosa e di ogni essere e ciò non sarà mai abbastanza ripeterlo.
Sono organismi modulari e autotrofi in grado di ricostituire le parti che perdono e di nutrirsi da se stessi e necessitano di elementi di base quali: l’acqua, i minerali e l’anidride carbonica, che vengono assorbiti dall’ambiente in cui vivono e cioè dal suolo e dall’atmosfera.
L’anidride carbonica viene prelevata dall’aria ed assorbita tramite gli stomi delle foglie che sono delle aperture richiudibili, che si trovano o nella pagina inferiore delle foglie (dicotiledoni) o in entrambe le pagine fogliari (monocotiledoni).
L’acqua viene assorbita prevalentemente dalle radici dalla soluzione circolante del terreno. Successivamente l’acqua attraverso la traspirazione dagli stomi viene rilasciata dalle foglie in atmosfera per circa  il 99%, svolgendo in tal modo delle benefiche azioni nell’ambiente circostante (rinfrescamento dell’aria, aumento delle precipitazioni e delle risorse idriche con l’eliminazione o la riduzione del dissesto idrogeologico del territorio, ecc.).
Quindi solo 1% dell’acqua assorbita dalla pianta viene impiegata nella fotosintesi e, in generale, nel metabolismo.
Lo ione nitrato ed ammonio sono assorbiti in prevalenza dalle radici dalla soluzione circolante del suolo ed inseriti nel prosieguo e all’interno della pianta in una molecola biologica: l’acido glutammico. Dall’acido glutammico si ottengono tutti gli altri amminoacidi. Il fosforo, che serve per la sintesi dell’ATP e lo zolfo sono assorbiti sottoforma di fosfati e solfati dalle radici; i solfati oltre che dalle radici sono assorbiti anche dalle foglie.
I cationi sono assorbiti dalle radici dalla soluzione circolante legandosi all’interno della pianta a composti inorganici (ossalati, tartrati, etc.).
L’assorbimento idrico, minerale e carbonico che è  alla base  della nutrizione vegetale, consente ai due processi complementari della fotosintesi clorofilliana e della respirazione, di condensare e solidificare con la sinergia e la partecipazione di altri elementi e fattori, dapprima la luce del Sole e di liberare poi l’energia o la luce così fissata nel glucosio per poterla trasformare nel metabolismo primario e secondario insieme alle altre sostanze assimilate e prodotte, in modo da creare le molecole necessarie ed  idonee ad ogni struttura e funzione della pianta.
La nutrizione vegetale è pure in relazione alla concimazione e all’ambiente, nel senso che le sostanze e le dosi di concime da interrare nel suolo sono in dipendenza, in senso lato, dall’intorno in cui vivono le piante e in specie dal terreno, dalla luce, dalla temperatura, dall’acqua, dai sali minerali e dall’anidride carbonica, e se consideriamo la realtà nella sua interezza essa è anche correlata alla coscienza cosmica e al grado di coscienza individuale e collettivo raggiunto e  quindi ai pensieri, alle emozioni, ai sentimenti e a di tutto ciò che è e vive e cioè in definitiva alle situazioni e condizioni particolari che caratterizzano il luogo, intessute dall’interazione mirabile del Cielo e della Terra.  
I composti prodotti dalla pianta sono: a) i metaboliti primari che sono poco variabili e svolgono un ruolo fondamentale nel metabolismo e nella riproduzione; b)  i metaboliti secondari che per varie cause metaboliche o sotto la pressione dell’ambiente sono variabili in quantità e qualità, senza danno per la pianta e presenti in specifici gruppi di organismi, come espressione dell’individualità della specie vegetale;  c)  i composti polimerici quali la cellulosa, la lignina e le proteine i quali svolgono un ruolo strutturale.
I metaboliti primari espletano il loro effetto biologico all’interno della cellula o dell’organismo responsabile della loro produzione, mentre i metaboliti secondari sono composti accessori non indispensabili alla vita e alla struttura delle cellule, che sovente sono presenti in cellule specializzate e differenziate e tuttavia sono utili e concorrono al benessere generale della pianta nel suo insieme.
Tali sostanze accessorie, quantitativamente e qualitativamente, sono in relazione all’informazione genetica, allo stadio di sviluppo della pianta e con l’ambiente in cui vive, avendo varie funzioni  e in specie di difesa, attrazione, stimolazione e protezione da effetti fisici per superare gli stress di natura abiotica.
Esse derivano dal  metabolismo vegetale e cioè dall’insieme delle reazioni chimiche di sintesi, di scissione e di liberazione di energia, che si svolgono nell’organismo per l’accrescimento, il rinnovamento e il mantenimento delle strutture e funzioni  ed è caratterizzato da due processi, che più propriamente sono complementari e di norma in armonia e cioè da un lato la fotosintesi clorofilliana, che permette di sintetizzare gli zuccheri, da cui si ottengono tutte le sostanze di cui sono fatti i tessuti dei vegetali (proteine, glucidi, lipidi, acidi, vitamine, sali minerali, metaboliti secondari e altre sostanze), e dall’altro lato la respirazione che con l’ossigeno libera l’energia chimica potenziale o la luce fissata nella molecola del glucosio, per impiegarla nelle trasformazioni o meglio nelle trasfigurazioni delle varie sostanze o forme.
Tutte le sequenze di reazioni delle vie biosintetiche che avvengono nei due processi (fotosintesi clorofilliana e respirazione) sono regolate dall’informazione, dagli ormoni (auxine, giberelline, citochinine, acido abscissico ed etilene), da varie sostanze inibitrici o meno e, tranne pochissime eccezioni, sono catalizzate da enzimi, molecole proteiche che facilitano la modificazione chimica dei substrati grazie alla loro capacità di legarli specificatamente.
Inoltre i processi del metabolismo riguardano le trasformazioni o le trasfigurazioni di sostanza nelle fasi del ciclo vitale dell’organismo caratterizzate dall’accrescimento, dall’equilibrio e dall’involuzione, dalla trasformazione chimica delle sostanze nutritive in calorie e lavoro meccanico e da due fasi una costruttiva (anabolismo) e l’altra distruttiva (catabolismo),  regolati da vari fattori endogeni ed esogeni e dall’armonia.
Il metabolismo, in generale, è pure in relazione con lo stadio del ciclo vitale dell’organismo e la fase anabolica o costruttiva prevale nelle fasi giovanili dell’accrescimento, poi nello stadio intermedio della vita prevale una fase di equilibrio ed infine nell’età senile prevale la fase distruttiva o catabolica.
Esso si conforma anche al luogo e ai ritmi e ai cicli della Natura che si hanno nell’anno e nel giorno (circadiani), nelle stagioni, con le variazioni del clima, della luce, della costituzione del suolo, della temperatura e dell’umidità e in proposito basta pensare, ad esempio, all’influsso della gravità terrestre e delle fasi lunari sul fluire della linfa, agli influssi sui vari processi derivati dall’alternarsi del dì e della notte, dai ritmi funzionali nell’organo e tra organi e negli animali dal ritmo del respiro e dal ritmo del cuore, che così  influenzano la biosintesi dei metaboliti.
Da ciò è facile comprendere come l’eterna giovinezza e l’immortalità non sono fantasie ma possibili  e sublimi espressioni dell’immensità e dell’infinito che pervade l’Universo, che si verificano allorquando l’organismo riesce a mantenere nel tempo lo stato intermedio o di equilibrio del suo ciclo vitale, con le due fasi del metabolismo (costruttiva e distruttiva) tra loro perfettamente in armonia e in condizioni  in cui  nessuna delle due prevalga in modo significativo sull’altra.
E siccome gli ormoni, gli enzimi e le trasformazioni cellulari funzionano in relazione ad un codice primo ovvero all’informazione che ricevono, che  presumibilmente è solo trasdotta dal DNA e convertita nel prosieguo in neurotrasmettitori ed impulsi nervosi negli animali e nei potenziali d’azione nei vegetali, la mente e la coscienza individuale, collettiva e cosmica in tale contesto e non solo sono al fondamento dei processi vitali sia normali e straordinari e sia patologici.
Le due fasi complementari del metabolismo sono interdipendenti,  non sono separate,  si svolgono parallelamente e sono speculari l’una dell’altra.
Le  reazioni che caratterizzano il metabolismo (scomposizione di molecole, sintesi di molecole, liberazione di energia con la produzione di ATP e NADPH usati nella costruzione o nell’anabolismo), possiamo quindi considerarle delle trasfigurazioni, che sono accelerate e regolate in particolare dagli  enzimi che sono delle eteroproteine composte da apoenzima (proteina) e coenzima (vitamina), di cui la cellula produce tanti enzimi diversi per ogni reazione.
Attualmente si conoscono circa 2000 enzimi diversi, divisi a seconda del meccanismo d’azione, in due gruppi principali: idrolasi e desmolasi.
L’enzima interviene sul substrato in minime quantità (alcuni g per 1000 kg) ed accelera la reazione sino a 100 milioni di volte, e senza di esso ci vorrebbero degli anni per completare la trasformazione che invece in sua presenza si svolge in pochi minuti.
Tuttavia la materia ci  da una certa idea della realtà ma essa non è la vera realtà.
Difatti la vera realtà è inclusiva del sentimento e del pensiero che sovente sono ignorati e quindi rimane da aggiungere che il termine di  "trasfigurazione"  è stato usato per rendere di più l’idea di cosa verosimilmente succede, perché se la luce del Sole con la fotosintesi clorofilliana diventa forma, la stessa per trasformarsi di volta in volta in altra semplicemente si trasfigura in relazione all’informazione ovvero al pensiero, al sentimento e alla coscienza cosmica, seguendo l’intima corrispondenza esistente tra la forma e la frequenza e ciò sino alla fine del suo ciclo quando ridiventa luce.
La correlazione tra la forma e la frequenza, individuata anticamente dai Greci  in particolare nei  5 solidi di Platone (Tetraedro, Cubo, Ottaedro, Icosaedro, Dodecaedro; corrispondenti rispettivamente agli elementi della natura: Fuoco, Terra, Aria, Acqua, Etere) e  di cui si occupa la Cimatica e la geometria dei frattali, ci aiuta molto a comprendere sia la trasfigurazione e sia il processo chimico operato dagli enzimi.
Infatti l’enzima unendosi specificatamente alla sostanza, cioè al substrato, ne cambia la forma (transconformazione) e quindi la frequenza, da cui si ha il passaggio ai prodotti della reazione o ad una forma e funzione diverse da quelle precedenti, con l’enzima che al termine e mediante sostanze inibitrici si distacca e ritorna alla sua forma d’origine e nuovamente nel ciclo delle trasfigurazioni.
Anche se questo può apparire incredibile è verosimile che ogni trasformazione avvenga proprio in questo modo, cioè mediante un cambiamento o trasfigurazione della forma e quindi della frequenza con la quale, in definitiva, avviene la modificazione della struttura e della funzione della sostanza.
Il fatto è che la  "trasfigurazione"  ha avuto sino ad oggi solamente delle connotazioni di tipo fantastico e miracoloso ed è rimasta circoscritta in tale ambito, nonostante sia un evento possibile in tutti i campi della Natura ed anche nello scorrere del tempo, che anziché essere una successione lineare di eventi così come si è indotti a credere, potrebbe essere  il risultato del continuo mutamento delle forme, ovvero delle continue ed ininterrotte trasfigurazioni della medesima cosa di tipo ciclico ed integrale.
E ciò riguardo tutte le trasformazioni delle forme o delle sostanze nel metabolismo e , in generale, delle forme e dei corpi, i quali alla fine del loro ciclo e in modo straordinario ridiventano ciò che erano all’origine cioè luce.
Nel metabolismo vegetale tali mutamenti o trasfigurazioni iniziano con la condensazione e la solidificazione della luce del Sole e proseguono alternandosi  tra la fotosintesi clorofilliana, che si svolge solo in presenza della luce e quindi di giorno essa prevale, e la respirazione che è sempre presente e prevale di notte.
Il punto di compensazione per la luce rappresenta l’equilibrio tra i due processi. Esso è influenzato dalla quantità di luce e dalla temperatura.
In più risulta diverso a seconda della specie vegetale, cioè se eliofila (punto di compensazione più alto) o sciafila od ombrofila (punto di compensazione più basso).
La pianta non cresce se si mantiene nel punto di compensazione ed inoltre si indebolisce e muore quando la respirazione prevale sulla fotosintesi clorofilliana, ovvero quando la fotosintesi è al di sotto del punto di compensazione.
Nella respirazione, che è paragonabile ad una combustione controllata, tutte le molecole devono essere trasformate in glucosio prima di percorrere le vie della demolizione della glicolisi che avviene nel citoplasma con la rottura della molecola di zucchero,  del ciclo di Krebs o di Krebbs che si svolge nei mitocondri (organuli della cellula),  e del trasporto elettronico che avviene nelle creste mitocondriali (ripiegamenti della membrana interna dei mitocondri).
In sintesi nella respirazione il glucosio reagisce con l’ossigeno per dare come prodotti: l’anidride carbonica, più acqua ed energia. La reazione riassuntiva della respirazione, che è inversa rispetto a quella della fotosintesi clorofilliana, è la seguente:
                                                                        C6H12O6 + 6 O2  -->  6 CO2 + 6 H2O + Energia
Nel primo stadio della respirazione, che è la glicolisi, il glucosio in quattro passaggi operati da vari enzimi viene fosforilato dall’ATP  per divenire dapprima glucosio – 6 – fosfato, poi  fruttosio-6-fosfato ed infine  fruttosio -1,6-fosfato.
La  fosforilazione delle molecole del glucosio e del fruttosio altera lo stato di minimo contenuto di energia della molecola ed ha quindi un effetto destabilizzante, grazie al quale si ha la trasformazione o la trasfigurazione del glucosio in due composti a 3 atomi di carbonio con consumo di energia; alla fine però si hanno 2 molecole di acido piruvico (molecole che riescono facilmente ad entrare nei mitocondri), con un guadagno di 2 ATP (Adenosintrifosfato) e 2 di NADPH (Nicotinammideadenosinfosfatoridotto).
Con il ciclo di Krebs che è il 2° stadio del metabolismo ossidativo, che si svolge nei mitocondri, i gruppi acetile delle 2 molecole di acido piruvico, sono ossidati ad anidride carbonica o biossido di carbonio ed atomi di idrogeno, per mezzo di un composto ad alta energia che è l’Acetilcoenzima A.
Il terzo stadio della respirazione vede il trasporto elettronico, cioè si forma una debole corrente elettrica in cui gli elettroni passano nei trasportatori (flavoproteine, chinoni,citocromi), da un agente ossidante ad un altro rimuovendoli insieme agli idrogeni dal NADPH.
Ciò al termine del processo della respirazione determina da una mole di zucchero la produzione di 38 molecole di ATP (importante molecola energetica impiegata nelle trasformazioni che avvengono nei sistemi viventi) e la riduzione dell’ossigeno da cui si forma acqua. La resa energetica del processo respiratorio, considerando le calorie del glucosio e degli ATP prodotti, è pari a circa il 40 %.
Il glucosio, in alternativa, può essere ossidato anche in altri modi tra cui l’ossidazione che conduce alla sintesi dei pentosi, cioè con formazione di zuccheri a 5 atomi di carbonio, che sono impiegati nella sintesi degli acidi nucleici ed emicellulose.
Tale tipo di sintesi avviene nel citoplasma per formare il NAD, in cui di norma se ne forma poco, nei semi in germinazione  o per rifornire zuccheri pentosi nel ciclo di Calvin (fase oscura della fotosintesi) e per la sintesi di acidi grassi.
Una forma particolare di respirazione è la fotorespirazione che avviene non nei mitocondri ma nei perossisomi (organuli della cellula) e in presenza di luce, cioè quando c’è la fotosintesi e comporta l’ossidazione della sostanza organica senza la produzione di ATP.
Questo processo, che si riscontra nelle piante C3 dicotiledoni,  è svantaggioso per la pianta ed avviene quando la temperatura è sopra i 35° C e si ha carenza di anidride carbonica.
Una alternativa alla respirazione è la fermentazione che si svolge in anaerobiosi, e che si differenzia per alcuni aspetti.  
I composti inerenti la respirazione sono tutti all’interno della cellula o sintetizzate da essa, mentre la cellula che fermenta impiega sostanze che si trovano al di fuori e i prodotti ottenuti non sono utilizzati dalla stessa.  In riferimento alla formazione dei prodotti derivati si distinguono diversi tipi di fermentazione: alcolica, lattica, butirrica, acetica, propionica, ecc..
Le sostanze che derivano dalla fotosintesi (zuccheri, amminoacidi e numerosi intermedi del metabolismo primario o basale) per trasformarsi e divenire idonee alle varie strutture e funzioni necessarie nei vari tessuti, percorrono le vie  del metabolismo primario e secondario che sono tra loro interdipendenti.
Il metabolismo primario o di base comprende tutte le vie necessarie per la sopravvivenza delle cellule,  ovvero provvede alla creazione delle sostanze (carboidrati, amminoacidi, lipidi, acidi nucleici, vitamine, enzimi) che sono alla base della loro costituzione morfologica, strutturale, organica e funzionale.
Nel corso delle trasformazioni i vegetali producono, oltre ai metaboliti primari e a partire prevalentemente dall’Acetil coenzima A, degli intermedi (acido scichimico, acido malonico, acido mevalonico e MEP)  da cui si originano innumerevoli sostanze accessorie, non strettamente necessarie alla vita che in ogni caso derivano da metaboliti primari, come ad esempio, saccarosio ed amido.
La biosintesi dell’Acetil-CoA conduce alla formazione di prostaglandine e antibiotici macrolidi, di alcuni fenoli oltre a una gamma di acidi grassi e loro derivati.
La via dello shikimato e dell’acido malonico genera un’ampia gamma di fenoli derivati dall’acido trans - cinnamico, lignani ed alcaloidi.  La via del mevalonato e del MEP, infine, è responsabile della biosintesi di metabolici terpenici e steroidici.
E’ importante notare che i metaboliti secondari possono essere sintetizzati anche combinando strutture molecolari dello steso tipo o diverse e questo ne accresce la varietà strutturale.
Le principali classi di metaboliti secondari sono: acidi grassi, alcaloidi, antrachinoni, flavonoidi, polifenoli, steroidi, terpeni ed oli essenziali, glicosidi, carboidrati e peptidi specializzati.
Il numero e il tipo delle sostanze derivate dal metabolismo secondario dei vegetali è legato alla biodiversità del pianeta che dovrebbe essere sempre tutelata anche per questo motivo, poiché tra le specie che scompaiono o che rischiano di scomparire, per cause naturali ed umane, potrebbero esserci anche quelle che producono sostanze medicinali molto efficaci, che in tal modo non potremo più avere a disposizione per gli usi terapeutici.
Difatti alcune piante hanno la capacità di sintetizzare e di accumulare in quantità elevata sostanze del metabolismo secondario di tipo medicinale o per usi utili all’uomo, mediante strutture specializzate denominate tessuti secretori. Per secrezione si intende il passaggio di molecole e sostanze prodotte dalla cellula, dall’interno all’esterno della membrana plasmatica.   
Tale passaggio può avvenire a sua volta con la disintegrazione o meno della cellula e ciò con varie modalità. Oltre a questo le cellule vegetali hanno la possibilità di riversare i metaboliti secondari prodotti al loro interno, nel vacuolo soprattutto se di natura idrofila.

Metabolismo primario e secondario
La figura esemplifica il metabolismo primario e secondario delle piante. Il metabolismo primario è caratterizzato dalla sintesi e dalle trasformazioni delle molecole di base indispensabili per la vita della cellula e dell’organismo, quali: carboidrati, amminoacidi, acidi nucleici, vitamine ed enzimi.  Il metabolismo secondario riguarda la sintesi e le trasformazioni di sostanze accessorie non indispensabili alla vita della pianta. In particolare il metabolismo secondario percorrendo le vie derivate dal primario e le quattro vie del secondario (acido scichimico, acido malonico, acido  mevalonico e MEP o Metileritritolo 4- fosfato) determina la produzione dei composti azotati, fenolici e terpenoidi nelle piante. I due metabolismi non sono divisi ma integrali, interdipendenti e si svolgono parallelamente.  Da Plant Phisiology, 2002, ridisegnata e modificata

I metaboliti possono essere solubili in acqua (sostanze idrofile) o nei lipidi o grassi ( sostanze lipofile).   
Le cellule che producono sostanze idrofile costituiscono tessuti secretori, che producono una miscela di varie sostanze principalmente attribuibili al metabolismo primario o basale.
Di grande interesse terapeutico ed economico sono i tessuti secretori vegetali i cui secreti sono rilasciati per la maggior parte con la disintegrazione della cellula, che producono sostanze o molecole di natura lipofila:

1) cellule secretrici, tricomi o peli ghiandolari di vario tipo e forma, sparse nel corpo della pianta (foglie basilico, menta, corteccia cannella, foglie alloro, rizomi zenzero, ecc.);
2) canali secretori e resiniferi in cui lo spazio del vaso deriva dalla separazione o dalla dissoluzione delle cellule (anice, sedano, cumino, chiodi di garofano);
3) tasche e cavità lisigene (es. nelle bucce dei frutti degli agrumi);
4) latticiferi o laticiferi (es. Euforbiacee), distinti in articolati e non articolati, se rispettivamente originati e costituiti da più cellule o da una singola cellula, ovvero semplici e composti se rispettivamente formati da singole cellule che si insinuano in altri tessuti, e composti se costituiti da più cellule che formano dei canali per dissoluzione delle loro pareti trasversali.
Nella sintesi di queste sostanze secrete dalle piante, che in definitiva derivano dalla fotosintesi clorofilliana, resta da evidenziare  il ruolo cruciale svolto dalla molecola della clorofilla (a e b)  che consente di captare la luce del Sole, in specie le lunghezze d’onda blu e rossa, che sono le più appropriate per il processo e di riflettere invece quelle verde e gialla da cui deriva il colore verde che vediamo.
Questo colore nell’antico Egitto era così importante che la maggiore divinità del tempo Osiride, era raffigurato col corpo dipinto di verde in relazione proprio alla vegetazione e a simbolo della rinascita, della ciclicità e dell’integralità della vita animate dal Sole e dal verde delle piante, col significato che la morte non è la fine dell’esistenza ma un mutamento, tutte caratteristiche queste chiaramente osservabili nel regno vegetale.
La ciclicità e l’integralità della vita emergono chiaramente dal raffronto delle reazioni riassuntive della respirazione e della fotosintesi clorofilliana, poiché i due processi  sono complementari e speculari. Infatti i vegetali (autotrofi) e gli animali (eterotrofi) utilizzano come reagente, nella sintesi delle sostanze necessarie, rispettivamente il prodotto di scarto dell’altro e cioè l’anidride carbonica in un caso e l’ossigeno nell’altro.
Difficile a credersi ma l’evidenza di ciò è che non esiste separazione tra gli organismi viventi, ed esemplificando, quando diciamo l’uomo e la pianta, l’uomo e l’ambiente in un certo modo sbagliamo, perché essi non sono distinti e separati come sembrano e che l’uomo, l’ambiente e la pianta sono l’uomo stesso e sono uno.
In pratica quando inquiniamo e deturpiamo l’ambiente o abbattiamo gli alberi significa che stiamo danneggiando e uccidendo noi stessi.
Molte delle sostanze sintetizzate grazie all’energia solare,  alla clorofilla ed al processo della fotosintesi clorofilliana, derivate dal metabolismo vegetale secondario hanno nell’organismo umano vari effetti positivi e negativi, tant’è che molte piante sono usate sin dall’antichità per vari impieghi curativi o per altro.
Le sostanze del metabolismo secondario non sono prodotte in qualità e quantità costanti ed uniformi, bensì variano da pianta a pianta, da anno ad anno, da stagione a stagione e da luogo a luogo e dipendono da tutto ciò che è e vive nell’intorno o nell’ambiente.
Ed allora nessuno dovrebbe stupirsi e provare timore ad introdurre nei processi naturali e nelle teorie scientifiche, anche il ruolo che potrebbero svolgere la coscienza individuale, collettiva e cosmica in qualità di componenti codificanti e di informazione, compartecipi ed incisivi e per nulla ininfluenti in tutti i fenomeni oggetto di osservazione e di studio, anche dinanzi alle difficoltà ed alla complessità che ciò comporta. 
Difatti tale incostanza qualitativa e quantitativa dei metaboliti secondari potrebbe essere influenzata anche da  quanto di immateriale e di mutevole è in esistenza ed intorno alla pianta.     E  il riferimento è alle emozioni, ai sentimenti e ai pensieri di ogni organismo vegetale ed animale che vive in un determinato luogo e che sovente crediamo siano ininfluenti, ma che sorprendentemente possono produrre degli effetti in relazione alla loro armonia o disarmonia.
Essi come una sorta di irradiazione invisibile quasi sicuramente interagiscono e plasmano l’informazione e la codifica della coscienza cosmica che è al fondamento delle leggi della Natura, dell’Universo e della vita terrestre, per comporre così e per fortuna solo in parte, con delle peculiari caratteristiche ogni specifico ambiente,  incidendo più di qualsiasi altra cosa solida e tangibile.
La cosa incredibile di conseguenza  è che lo sviluppo e il progresso individuale, sociale, economico e culturale di qualsiasi luogo è legato all’educazione della mente e all’umanizzazione, che sono importanti  più di qualsiasi altra cosa per cambiare l’attuale stadio evolutivo umano, poiché l’armonia tra natura e cultura e una mente individuale e collettiva migliori con pensieri elevati ed armonici ne costituiscono i presupposti e la sorgente.
Riguardo l’impiego in generale e in particolare quello terapeutico delle piante riferibile per lo più alla biosintesi dei metaboliti secondari da parte delle piante, c’è da dire che essi sono in relazione con l’armonia degli “opposti” che regola tutta la vita terrestre (simbolo del Tao).
Infatti nei vegetali ogni sostanza con un determinato effetto o impiego terapeutico è quasi sempre insieme ad altre che ne completano o ne modulano l’azione.
L’azione terapeutica nell’organismo di un principio vegetale, in generale, proprio per questo motivo non produce il più delle volte effetti indesiderati.
Tuttavia i principi terapeutici di sintesi non sono da ritenere inferiori o più pericolosi di quelli naturali o vegetali, ma semmai sono da migliorare nella composizione integrandoli con i principi complementari, in modo da annullare o quantomeno ridurre gli effetti collaterali nell’organismo.
In conclusione la produzione di questi metaboliti secondari nelle piante è complessa ed è legata in particolare all’armonia, rispecchiando fedelmente la ciclicità e  l’integralità della Natura e della Vita sottese all’apparente dualità della manifestazione terrestre.

Marcello Castroreale
mcastroreale@alice.it

Euforbia arborescente o arborea – Euphorbia dendroides L. – Euphorbiaceae, con frutti (tricocco)
Euforbia arborescente o arborea – Euphorbia dendroides L. – Euphorbiaceae, con frutti (tricocco).

 È una pianta mediterranea presente in Sicilia in particolare nei suoli rocciosi, che ha vasi latticiferi in cui contiene, come altre euforbie, un lattice complesso e molto tossico composto da acido euforbico, euforbone, forbolesteri, diterpeni, proteine, glucidi e tannini. Tuttavia il medico dell’antichità Euphorbus, da cui deriva il nome del genere, impiegava il lattice con dosi molto ridotte a scopo terapeutico e quindi tale specie, seppure estremamente tossica, potrebbe trovare applicazioni nella cura delle malattie. L’euforbia arborea è caratterizzata dall’estivazione, cioè perde le foglie in estate, mentre vegeta in autunno ed inverno e fruttifica in primavera e prima dell’estate. Ciò costituisce un particolare adattamento al clima mediterraneo per superare le estati calde ed asciutte. Analogamente la presenza del lattice tossico ne assicura sopravvivenza dall’eccesso di pascolo che caratterizza l’area mediterranea, in quanto gli erbivori e gli animali in genere per le tossine che contiene evitano di cibarsene

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Sicheri G., 1987,II ed., Chimica agraria, Trevisini Editore - Milano
Spolaore L.,2001, Piante medicinali, Edizioni GB, Padova





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Postato il Domenica, 26 gennaio 2014 ore 08:30:00 CET di Michelangelo Nicotra
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