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La  capacità di durare nel tempo e superare le difficoltà, resistendo a qualsivoglia genere di smottamenti, è direttamente proporzionale alla rifinitura delle fondamenta. I pilastri portanti di una struttura edile, così come nel Diritto, ne assicurano in maniera imperitura la stabilità. Tali pilastri devono essere conosciuti, studiati e assimilati, e per ciò che concerne la nostra vita e la sua regolamentazione, li incontriamo nei  primi 12 articoli della nostra Carta Costituzionale. In modo immediato se ne coglie la rilevanza sia per il primeggiare della loro ubicazione, sia per la loro natura assolutamente immodificabile; questo non perché i costituenti abbiano voluto così dare una “spocchiosa” dimostrazione di potere, ma perché concretamente hanno gettato il giusto humus affinché tutto ciò che fosse stato successivamente seminato avesse potuto attecchire SEMPRE e BENE. Con l’art. 1 si aprono le danze attraverso la proclamazione del principio DEMOCRATICO: con esso si evidenziano i due elementi costitutivi di ogni stato, ossia la forma di governo e la forma di stato: la prima consiste nella Repubblica (contrapposta alla forma monarchica), che dipende dal Presidente della Repubblica, la cui carica è elettiva e a termine. La nostra forma di stato è invece Democratica, e bandisce assolutismi e totalitarismi attraverso una sana suddivisione fra organi dei tre poteri fondamentali (legislativo, esecutivo e giudiziario), e con l’appartenenza al popolo della sovranità. Ancora merita rilievo l’art. 1 per l’importanza che attribuisce al lavoro, fondamento dello Stato e meritevole di tutela perché garantisce benessere, progresso e prosperità. Con l’art. 2 si sancisce invece il principio PLURALISTA, attraverso il quale “all’uomo”, sia come singolo che a livello associativo, sono riconosciuti tutti i diritti inviolabili, importati direttamente dalla Dichiarazione Universale dei Diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali, approvata nel 1948 dall’ ONU. Referente soggettivo è l’uomo e non il cittadino, ciò è importante e significa che anche lo straniero gode di tali diritti nel nostro paese. Con l’art. 3 si entra nel vivo della questione con il principio di eguaglianza, formale e sostanziale, di fronte alla legge e nella realtà. Tutti del resto siamo uguali e dobbiamo attenerci ai dettami contenuti nella legge senza sconti, differenze o agevolazioni; allo stesso modo però siamo portatori di esigenze diverse, cosicché per avere opportunità ed incombenze uguali devono esistere giustificate differenze di trattamento (si pensi alla particolare situazione di coloro che sono diversamente abili o delle donne durante la gravidanza). I riconoscimenti continuano con gli artt. 4 e 5 , con cui si promuovono da un lato le specifiche condizioni che rendono effettivo il diritto al lavoro, attraverso uffici di consulenza e bandi di concorso per sviluppare attività soprattutto in ambito culturale e scientifico, dall’altro il principio del decentramento, che delega agli enti locali poteri autonomi sia di carattere legislativo che esecutivo, affinché la maggiore vicinanza al cittadino rispetto allo Stato Centrale, permetta di rispondere in modo più adeguato alle esigenze. Le minoranze linguistiche, la Chiesa cattolica e le altre confessioni religiose trovano la loro saedes materiae negli artt. 6, 7 e 8. Si riscontra un dato comune di fondo: il riconoscimento pieno della dignità e libertà per eliminare gli ostacoli discriminanti, col riconoscimento delle minoranze francesi, albanesi, tedesche, slovene e greche, con la risoluzione della questione romana attraverso i Patti Lateranensi e le loro successive modifiche, col dialogo aperto con le confessioni valdesi, avventiste e battiste. Se con l’art. 9 si sottolinea ancora il peso della cultura scientifica e tecnica, con un accento che tutela il paesaggio e il patrimonio storico ed artistico della Nazione, con gli artt. 10 e 11 la portata dei precetti assume vesti che valicano i nostri confini; non soltanto si palesa il conformarsi del nostro ordinamento alle norme di Diritto Internazionale e il ripudio della guerra come strumento d’offesa, ma si acconsente soprattutto ad una limitazione della nostra sovranità in favore dell’operato dell’Unione Europea e di altri ordinamenti che assicurino la pace e la giustizia fra le nazioni. Cala il sipario sui principi fondamentali con l’art. 12, spesso considerato meno “portante” degli altri, quando invece con la massima semplicità descrive la nostra bandiera: il Tricolore. Mentre i tendoni si chiudono, per riaprirsi prossimamente davanti ai diritti ed i doveri dei cittadini, risulta chiaro che non ci troviamo davanti ad una “minigonna” che lascia scoperte “le gambe” dello stivale al freddo degli attacchi interni ed esteri. Questi principi sono un manto caldo che avvolgono e cullano l’Italia, e sui quali la luce mai dovrà essere spenta.     Eleonora Savoca






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Postato il Martedì, 08 marzo 2011 ore 20:07:44 CET di Marco Pappalardo
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