Benvenuto su AetnaNet
------|    CERTIFICAZIONI DIPLOMI ESAMI DI STATO - 2008-05-15 09:58:21 - di s-laporta    ||    RILIQUIDAZIONE PENSIONI PERSONALE DOCENTE - 2008-05-15 09:53:46 - di s-laporta    ||    RICHIESTA DEI PRECARI NON ABILITATI AL MINISTRO DELL'ISTRUZIONE - 2008-05-15 09:49:14 - di s-laporta    ||    MA QUALE SARA' LA DATA DELLA PROVA NAZIONALE PER LA SCUOLA MEDIA? - 2008-05-15 00:05:00 - di s-laporta    ||    INTERVENTI DI SOSTEGNO E RECUPERO NELLA SCUOLA MEDIA: EROGAZIONE CONTRIBUTO FINANZIARIO - 2008-05-14 14:48:40 - di s-laporta    ||    DOCENTI PRECARI SI', MA CON STIPENDIO CERTO - 2008-05-14 00:05:00 - di s-laporta    ||    MA PERCHE' SI PENSA SOLO AI DOCENTI FANNULLONI? - 2008-05-14 00:05:00 - di s-laporta    ||    QUAL E' L'ORIGINE DEL TERMINE ''ASSENTEISMO''? - 2008-05-14 00:05:00 - di s-laporta    ||    LA FORZA DEL BELLO: L'ARTE GRECA CONQUISTA L'ITALIA - 2008-05-13 20:18:46 - di s-torrisi    ||    Bando per la Fornitura di Attrezzature F.E.S.R. - 2008-05-13 17:41:32 - di p-bellia    ||    BIDELLI E PROF ABUSIVI IN GRADUATORIA: L'INDIGNAZIONE DEI SINDACATI - 2008-05-13 00:05:00 - di s-laporta    ||    IRREGOLARITA' NELLE ASSUNZIONI DEL PERSONALE ATA:RICHIESTA DI INTERVENTO - 2008-05-13 00:05:00 - di s-laporta    ||    IN PENSIONE LA PAGELLA DI CARTA, I VOTI SOLO ON LINE - 2008-05-13 00:05:00 - di s-laporta    ||    CON ICT PROCEDURE PIU' RAPIDE PER 200MILA DOCENTI SUPPLENTI - 2008-05-13 00:05:00 - di s-laporta    ||    Licenza media: istruzioni per l’uso - 2008-05-12 23:27:24 - di r-bonaccorso    ||    Mensa scolastica per i Collaboratori Scolastici ''la grande beffa contrattuale'' - 2008-05-12 21:47:48 - di s-gangemi    ||    Nuove vergogne nazionali: arriva “bidellopoli”, e non solo! - 2008-05-12 21:34:36 - di s-gangemi    ||    SORPRESA: GIUSEPPE PIZZA SOTTOSEGRETARIO ALL'ISTRUZIONE - 2008-05-12 21:26:48 - di s-laporta    ||    NUOVE DISPOSIZIONI FRUIZIONE PERMESSI LEGGE 104/92 - 2008-05-12 09:51:03 - di s-laporta    ||    IMPUGNATO IL CONCORSO ISPETTIVO - 2008-05-12 09:28:37 - di s-laporta    |------
 Nuovo Utente / Login Utente 24259862 pagine viste dal Gennaio 2002 fino ad oggi 4931 Utenti registrati   
Sezioni
    Consorzio





    Poli territoriali





    Informazioni





    Didattica





    Ambiente e salute





    Docenti e alunni





    Associazioni





    Servizi





    Utility




Links Promo


Categorie
· Tutte le Categorie
· Aggiornamento
· Ambiente
· Arte
· ATTUALITA'
· Bacheca
· Cinema
· Circolari
· Concorsi
· Consorzio
· Contratto
· COSTUME E SOCIETA'
· Decreti
· Dicerie
· Didattica
· Dirigenti Scolastici
· Diversamente abili
· Esame di Stato
· FILOSOFIA
· Finanziaria
· Formazione Professionale
· Formazione Superiore
· Graduatorie
· Guida a...
· Handicap
· Incontri
· Italiano..e dintorni
· L'INCHIESTA
· Lavoro
· Leggi
· Letteratura
· Lingua
· Ministero P.I.
· MONDO BULLISMO
· MUSICA
· News
· Olimpiadi
· Parlamento
· PAROLE NUOVE
· Pensioni
· Personale ATA
· Poesia
· Precariato
· Progetto
· Provincia Regionale
· Quesiti
· RECENSIONI
· Retribuzioni
· Riforma
· Salute
· SCIENZA
· scuola
· Scuola dell'Infanzia
· Scuola Elementare
· Scuola Media
· Scuola Primaria
· Scuola Superiore
· Sicurezza
· Sindacati
· SPAZIO SSIS
· Sport
· Storia
· TERZA PAGINA
· Un sito al giorno
· Università
· USP di Catania
· USR Palermo
· Voci dalla scuola
· VOCI DEGLI ALUNNI
· VOCI DEI PRECARI


Evidenza


Verbali degli organismi consortili

Consiglio di gestione

Comitato Tecnico Scientifico

Staff redazionale

Centro Operativo di Supporto

Conferenza dei dirigenti

Centro di formazione 



Argomenti
* Acireale
* Associazione Insegnamento Fisica

* Alliance Française
* Associazione nazionale Laureati in Informatica
* Associazione Nazionale Insegnanti Scienze Nat
* Attività Consortili
* Star bene a scuola
* Caltagirone
* Catania Nord
* Catania Sud
* Comunicazioni
* Convegni
* Discipline scientifiche
* Educazione ambientale
* Educazione salute
* Attività extracurricolari
* Formazione docenti
* Formazione News
* Polo Giarre
* Handicap
* Istituzioni Enti Città
* Letterarie umanistiche
* Link Didattica
* Materiali didattici
* Mathesis
* Monitoraggi
* Nicolosi Polo
* Normativa utile
* Opinioni
* Organigrammi
* Organizzazione
* Orientamento postdiploma
* Orientamento superiore
* Progetti
* Progetto aetnanet
* Programmazioni
* Programmi Ministeriali
* Randazzo Polo
* Rassegna Stampa
* Scordia Polo
* Scuola capofila
* Scuole consorziate
* Sicurezza
* Solidarietà
* Sperimentazione
* Servizi Amministrativi
* Tecnologie didattiche
* Tecnologie Informatiche
* UCIIM
* Utilità varie


Scuole polo

*I.T.Industriale Cannizzaro - Catania
*
Istituto Comprensivo Petrarca - Catania
*
Scuola Media Macherione - Giarre
*
Liceo Scientifico Boggio Lera - Catania
*
Circolo didattico - Randazzo
*
I.T.I. "Ferraris" di Acireale - Acireale
*
Istituto Comprensivo - Nicolosi
*
ITC G. Arcoleo - Caltagirone
*
Liceo Scientifico Ettore Majorana
- Scordia



Top Redattore
· Silvana La Porta
· Renato Bonaccorso
· Salvatore Indelicato
· Grazia Patrizia Raciti
· Salvatore Ravida
· Piera Privitera
· Filippo Laganà
· Fabio Condorelli
· Patrizia Bellia
· Daniele La Delia
· Michelangelo Nicotra
· Remigio Tosoni
· Camillo Bella
· Mario Amato
· Maria Allo
· Andrea Oliva
· Salvatore Gangemi
· Alfio Petrone
· Pasquale Almirante
· Salvina Torrisi
· Salvatore Garozzo
· Elio Lamonica
· Sergio Garofalo
· Agnese Indelicato
· Santa Tricomi
· Antonino Grasso
· Redazione
· Salvatore Di Masi
· Carmelo Torrisi
· Direzione
· Associazione Insegnamento Scienze Nat.
· Alliance Francaise
· Cinzia Sciuto
· Associazione Insegnamento Fisica
· Associazione nazionale Laureati in Informatica
· Salvatore Arcidiacono
· Gabriella Gullotta
· Oreste Caniglia
· Rosario Fresta
· Cristina Parisi
· Marotta Lorenzo
· Giuseppe Moncada
· Mari Miccichè
· Alessandra Redi
· Gianluca Lovreglio


Materiali da consultare
· Progetto
· Organizzazione
· Organigrammi
· Monitoraggi
· Licenza GNU
· IRRE
· Consiglio di gestione
· Staff redazionale
· Centro Operativo di Supporto
· Conferenza dei dirigenti
· Centro di formazione
· P.I.C.T.O.
· PICTO:L'autonomia delle istituzioni scolastiche
· PICTO:Il sistema di valutazione degli istituti dell'autonomia
· PICTO:La rete dell'Istruzione
· PICTO:Il sistema professionale degli insegnanti
· PICTO:Conoscere e imparare dal cambiamento
· Istruzione Formazione Professionale
· I nuovi licei e il progetto di innovazione
· I Libri proposti da AetnaNet


RECENSIONI: LA GRANDEZZA UMANA DI ANTIGONE
Letterarie e umanistiche

 

I temi dell’Antigone di Sofocle, riletta da Walter Le Moli con l’apporto della nuova e moderna traduzione di Massimo Cacciari, tornano a far riflettere su interrogativi insolubili.
dal 27 maggio
al 01 giugno, 2008

( clicca su Antigone per la locandina)

Un mito che attraversa più di due millenni e la cui presenza nella storia della civiltà occidentale è pressoché ininterrotta. Antigone ribelle, Antigone dolente, Antigone eroica, Antigone martire... sempre e per sempre Antigone, la donna per la quale, anche a prezzo della morte, il diritto privato è superiore al diritto pubblico. Due capolavori del teatro moderno, opera di Anouilh e Brecht, sfidano l'Antigone di Sofocle e ripropongono assieme alla storia esemplare, una domanda a cui è difficile dare una risposta: perchè il mito greco continua a dominare ininterrottamente nell'immaginario occidentale.
L'Antigone di Sofocle non è un 'testo qualunque'. E' una delle azioni durature e canoniche nella storia della nostra coscienza filosofica, letteraria e politica. Al centro di questo libro si trova l'abbozzo di un tentativo di rispondere a una domanda: Perché una manciata di miti greci antichi continua a dare la sua forma vitale alla nostra percezione di noi stessi e del mondo? Perché le 'Antigoni' sono davvero 'éternelles' e direttamente rilevanti al momento presente?" George Steiner mette a confronto le varie interpretazioni del mito di Antigone nella letteratura, nel pensiero critico e sulle scene, da Euripide a Brecht, da Holderlin al Living Theatre.Dove sta la disubbidienza:
Antigone, scoperta mentre disubbidisce agli ordini, viene condotta davanti a Creonte, il quale le chiede come ha potuto calpestare le leggi che lui aveva promulgato.

Antigone risponde così (vv. 450-470)

Proclamato per me non avea Giove

questo bando: la somma dea che domina

con gli dei d'oltre tomba, la Giustizia,

tali leggi giammai bandì per gli uomini;

né i tuoi bandi credei tanto potessero,

che le leggi non scritte ed incrollabili

degli dei sovvertire uomo mortale

potesse mai: ché non son d'ieri e d'ora

queste leggi, ma vivon sempiterne,

e quando sorser non conosce alcuno.

Queste leggi giammai per il protervo

arbitrio d'alcun uomo violando,

non volevo affrontar l'ira divina.

M'aspettava la morte? Lo sapevo,

se pur tu non l'avessi proclamato.


Antigone, dunque, affronta la morte, disubbidisce a leggi che non ritiene giuste in nome di altre leggi, che Sofocle identifica con quelle divine non scritte, ma che si possono anche collegare alle leggi della coscienza.
Alla fine di questo discorso a Creonte che proclama il suo odio per i nemici, Antigone risponde: "Non d'odi, no, d'amor compagna nacqui". Perché queste leggi non scritte, le leggi della coscienza sono proprio dettate dall'amore.
Antigone risulta quindi scomoda non solo per i Creonti del suo tempo, ma per tutti i Creonti successivi che, inebriati dal potere o dall’ideologia, non possono fare a meno di manifestare il proprio disagio quando trovano chi sa testimoniare fino alle estreme conseguenze quella verità che essi negano in nome dell’interesse immediato o perché incapaci di ascoltare qualsiasi voce che ci annunci un ideale più grande della nostra persona.( da i.B.S.M.Allo)

 

 

 

 

 

Siamo a Tebe, due fratelli si sono uccisi in una guerra fratricida: uno, avendo combattuto in difesa della città, ha diritto alla sepoltura, l'altro invece è condannato a rimanere insepolto, in balia degli animali selvatici e soprattutto è condannato a non trovare quiete neppure dopo la morte.
I due fratelli sono Eteocle e Polinice, vengono da una stirpe maledetta, quella di Edipo; hanno anche due sorelle Ismene e Antigone. Proprio Antigone seguì il vecchio padre Edipo fino alla sua morte, ora è tornata in patria, a Tebe, ha assistito sia alla terribile lotta tra i fratelli sia all'altrettanto orribile ordine dello zio Creonte, che ora regge la città.
Creonte ha ordinato di non seppellire i traditori di Tebe, tra cui uno dei fratelli di Antigone. La giovane non può accettare una simile violazione del diritto naturale di essere seppelliti e di dare sepoltura, così di notte per ben due volte ha seppellito il fratello. Alla fine è stata scoperta e condotta di fronte allo zio, al tiranno. Antigone non solo non si piega al volere dello zio che invoca la legge, ma proclama ad alta voce il diritto alla disubbidienza quando la legge vada contro i diritti inviolabili dell'essere vivente.
Sarà così condannata ad essere sepolta viva, verrà condotta presso un antro oscuro e qui rinchiusa, nonostante le proteste anche del figlio di Creonte, che è fidanzato della fanciulla.
Creonte è irremovibile, quando però scopre tutte le disgrazie che questo assassinio porta con sé, tra cui il suicidio del figlio, decide di far liberare Antigone, ma è troppo tardi la fanciulla si è impiccata. 

L’Antigone di Sofocle fu rappresentata nel 442-1 a distanza dunque di pochi anni dall’Aiace, la più antica tragedia sofoclea rimastaci, e in un periodo nel quale il poeta, partito dalle conclusioni eschilee, andava maturando una sua originale visione religiosa.
Semplice e lineare è il nucleo drammatico intorno a cui s’incentra la vicenda dell’Antigone. Il bando di Creante è all’inizio della vicenda una discriminante, uno spartiacque quasi, che obbliga i diversi personaggi a regalare il proprio comportamento su di esso; nel procedere della vicenda il vero punto di divisione non sarà più il bando, bensì Antigone stessa, e gli altri personaggi saranno giudicati in base al diverso comportamento nei confronti di lei. Sofocle ha conferito all’azione una serie di implicazioni e riferimenti morali, religiosi, politici, che, riassumendosi nella figura della protagonista, le offrono uno spessore e un rilievo tali da giustificare la varietà di letture e di interpretazioni a cui tragedia e protagonista sono state sottoposte. Né va dimenticato quanto ha mostrato V. Ehrenberg nel suo libro sui rapporti tra Sofocle e Pericle: nell’età periclea Atene raggiunge la sua acme politica, artistica ed economica, ma già s’intravedono in questa fioritura le prime ambiguità e contraddizioni, che sono le stesse del suo personaggio più rappresentativo. Accanto a un problematico persistere di certezze e valori propri della generazione passata, prendono piede visioni del mondo diverse, che facendo dell’uomo la misura di tutte le cose vanificano la precedente esperienza religiosa in un razionalismo e relativismo quasi assoluto: Pericle stesso concede ampio spazio a queste nuove tendenze. Legato ai più vivi intellettuali del tempo, Sofocle conosce profondamente le nuove dottrine e nello stesso tempo sente il pericolo che vi è insito, e nell’Antigone, più che in ogni altra tragedia, ne mette in luce i rischi, Nel primo stasano (vv. 332-375), un brano che difficilmente si può collegare all’azione del dramma e che assai più probabilmente va visto come un intervento .diretto del poeta nella vicenda, Sofocle proclama la grandezza dell’uomo, quest’essere meraviglioso e tremendo che ha valorizzato fino all’incredibile le risorse del proprio ingegno, ma ne sottolinea in modo vigoroso i limiti, e, contro la nuova visione antropocentrica e il relativismo morale ad essa inerente, afferma la necessità di «seguire le leggi della terra e la giustizia giurata degli dèi», se si vuole far parte dì una grande città (9). Fin dall’inizio della tragedia il poeta, dando a Creonte l’appellativo di stratega (v. 8), in luogo del più usuale «re» o «tiranno», fa forse un implicito riferimento a Pericle e invita quindi il pubblico, con questo segnale, a rapportate le vicende del dramma alla situazione attuale .
Di fronte alle parole di Creonte il Coro mostra una rassegnata ubbidienza. I vecchi di Tebe, che lo formano, hanno mostrato un’ammirevole fedeltà ai vari re che si sono alternati sul trono di Tebe: è mutato il colore dei loro capelli, ma non il loro rispetto per il potere (vv. 164 ss.). Creonte ha preso una decisione perché poteva prenderla: «Così ti piace: tu puoi tutto sia su chi vive sia sui morti» (vv. 211-4). Certo il Coro esprime una profonda devozione alla divinità: ha visto, nello schianto con cui sono stati travolti gli empi assalitori di Tebe, la fine miseranda cui va incontro l’uomo che presume troppo di sé. «Zeus detesta i vanti di una lingua superba» (v. 127). Nel decreto di Creonte percepisce un’oscura violazione della norma religiosa: quando la guardia affermerà di aver trovalo il Cadavere ricoperto da un leggero strato di terra, una domanda si affaccia al suo animo: «Sire, a me, il pensiero da tempo mi convince che forse questa è un’opera degli dèi» (vv. 278-9). Eppure per tutta la prima parte della tragedia questa percezione non sfocia in una consapevolezza. Conosce un’unica parola: obbedienza assoluta alle leggi della città, e non ammette che queste possano essere in disaccordo con la legge divina: il comportamento di Antigone è, agli occhi del Coro, più colpevole di quello di Creonte!
Ben diversa è la statura di Antigone. La sua vita è trascorsa nel dolore: non esiste disgrazia che lei non abbia visto (vv. 2-6), e questa sua esperienza della vita, colta nei suoi aspetti più tristi, ha fatto nascere in lei un’esperienza estremamente lucida. Non ha tratto dalla sua genialità l’acuta percezione del bene e del male, bensì da una sofferta maturazione, al termine della quale sente le leggi di Dike come l’unica verità che possa guidare il cammino dell’uomo. La legge della giustizia è eterna: ogni uomo la trova scritta dentro di sé, ed abbraccia ogni parte del cosmo, il mondo dei vivi come quello dei morti (vv. 450-1). La consistenza del suo vivere è ora soltanto nel mettere in pratica queste leggi, fosse pure a rischio della propria vita (v. 72). Nel mondo che la circonda, il valore vero è continuamente velato da tanti valori apparenti: in un tragico rovesciamento di posizioni, la verità risulta follia, e Antigone è continuamente trattata come folle: anche le persone più care danno questo giudizio della stia azione. Ismene la invita a riflettere, la chiama più volte «misera, disgraziata» (vv. 39, 82), «insensata» (v. 99). Che Creonte la consideri pazza è del tutto naturale (vv. 561-2); ma anche il Coro vede in lei «la cruda stirpe di un crudo padre, incapace di adattarsi alla disgrazia» (w. 471-2), una persona «che ha proceduto fino all’estremo limite dell’audacia» (v. 853), e le riconosce solamente il merito di aver accettato eroicamente la morte, dopo essersela procurata senza un motivo apprezzabile (vv. 821-2), anzi, dimentica della sua natura di essere umano: «Noi siamo uomini e di stirpe mortale» (vv. 834-5). Antigone sa di apparire insensata, anche se il vero folle è Creonte (vv. 469-470), che pure lancia contro di lei la duplice accusa di tracotanza, nella violazione del bando e nella successiva apologia del reato (vv. 480-3). Ma Antigone non è toccata da questa illusione ottica che sanziona un rovesciamento dei valori. Antigone ha scelto tra il tempo e l’eternità; vuole essere gradita a coloro coi quali dovrà stare per sempre (v. 89), tanto da apparire agli occhi di Ismene una «innamorata dei morti» (v. 88). Ma, a differenza di un’altra innamorata dei morti sofoclea, Elettra, in cui l’attaccamento ai defunti e al dovere si è trasformato in una visione della vita aspra e piena di rancore, in Antigone l’affetto per i cari conduce a un’apertura di amore; «Non per condividere l’odio, ma per condividere l’amore io sono nata» (12).

Antigone dunque è mossa dal desiderio di testimoniare e affermare le leggi detta giustizia, anche a rischio della vita (vv. 96-7); dove la verità è follia, anche la vita assume le fattezze della morte: «La mia anima da tempo è morta» (vv. 559-560), afferma poco prima di affrontare l’ultimo viaggio, quando si rende conto della sua solitudine e, umanamente e tristemente, lamenta la giovinezza perduta e le gioie di amore mai godute. L’esatto negativo di Antigone è Ismene, che confusamente avverte quanto sia motivata la posizione della sorella, ma non accetta di seguirla, per una debolezza che non è dovuta solamente alla sua natura di donna, incapace di opporsi ai voleri degli uomini (vv. 61-2), ma pesca più profondamente nell’inerzia di chi non vuole assumersi responsabilità nei confronti del potere, fino a considerare insensato o addirittura colpevole («commettere eccessi non ha nessun senso» v. 68) chi queste responsabilità si sente di assumere. Ma la condotta di Antigone ha anche la capacità di mutare chi le sta vicino: il profeta muore in solitudine, ma la sua testimonianza non è vana per chi non ha del tutto chiuso il suo cuore. Dopo aver rifiutato di seguirla, Ismene vorrebbe morire con lei; anche se in modo tardivo, Ismene riconosce quale sia la giustizia e vorrebbe condividere la sorte di chi per questa giustizia si sta immolando. Analoga la posizione di Emone, il fidanzato di Antigone: questi forse non percepisce fino in fondo le motivazioni che hanno spinto la donna al suo gesto, ma intuisce la grandezza umana di Antigone e vorrebbe anche lui condividerne la sorte. Anche il Coro intuisce questa grandezza umana, ma, chiuso nella sua miope affermazione di una religiosità puramente formale (vv. 872-3) e fondamentalmente convinto della colpevolezza della donna, uccisa dalla sua «ira spontanea» (v. 875), si lascia trasportare a una serie di parole che suonano sinistra e involontaria irrisione di lei (v. 838). Tuttavia anche il Coro e Creonte cambieranno, quando la verità testimoniata da Antigone troverà il conforto e il sostegno di Tiresia, l’anziano vate di Tebe, la cui autorevolezza e la cui dimestichezza col divino non può essere negata. Tiresia accusa esplicitamente la colpa (authadìa) di Creonte (v. 1028), che si è voluto ergere a giudice supremo del bene e del male, calpestando Dike. Subito dopo la più superba delle sue affermazioni («neppure se le aquile di Zeus volessero rapire i suoi resti e portarli ai troni di Zeus, neppure così... io permetterò di seppellire quell’uomo», vv. 1040-3), in cui si risentono le nuove mode razionaliste della sofistica («io se bene che nessun uomo ha il potere di contaminare gli dèi», vv. 1043-4), Creonte crolla di schianto: avverte il peso delle parole di Tiresia e balbetta: «ne sono sconvolto» (v. 1097). Prima ordinava e minacciava e rifiutava di ascoltare, ora si rivolge al Coro in una disperata richiesta di consiglio: «Che si deve fare? Parla, e io ubbidirò» (v. 1099). Ma ora è troppo tardi: la morte del figlio e della moglie, sommandosi a quella d’Antigone, mostrano l’inconsistenza umana della sua posizione: Creonte non è più nulla («quest’uomo vano», dice di sé: v. 1339) e riconosce egli stesso la sua oggettiva colpevolezza («io ti ho ucciso, o misero, io, dico», vv. 1319-20).
La perfezione artistica dell’Antigone ha esercitato un profondo influsso già sugli autori antichi; ma è evidente in tutte le successive riprese della tragedia un appiattimento della prospettiva originaria: Antigone è stata motivo di contraddizione per gli epigoni di Sofocle quanto lo è per i comprimari della tragedia che Sofocle le ha dedicato.

Postato il Sabato, 15 marzo 2008 ore 20:19:06 CET di m-allo

 
Links Correlati
· Inoltre Letterarie e umanistiche
· News by m-allo


Articolo più letto relativo a Letterarie e umanistiche:
SOPRATUTTO O SOPRATTUTTO? QUESTO E' IL DILEMMA!



Valutazione Articolo
Punteggio Medio: 0
Voti: 0

Dai un voto a questo articolo:

Eccellente
Ottimo
Buono
Sufficiente
Insufficiente



Opzioni

 Pagina Stampabile Pagina Stampabile

 Invia questo Articolo ad un Amico Invia questo Articolo ad un Amico



come contattarci: e-mail: info@aetnanet.org
invia i tuoi commenti opinioni@aetnanet.org
scrivere a webmaster@aetnanet.org per domande o commenti su questo sito Web.
PHP-Nuke Copyright © 2004 by Francisco Burzi. This is free software, and you may redistribute it under the GPL. PHP-Nuke comes with absolutely no warranty, for details, see the license.
Generazione pagina: 0.84 Secondi