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Didattica: Valutazione autentica

Redazione
Le caratteristiche
L'insofferenza verso le prevalenti pratiche di valutazione, centrate sulle varie tipologie di test e ispirate al principio della certezza e della verificabilità, negli anni 90' ha portato negli USA alla creazione di un movimento per una valutazione che non si limitasse a sollecitare risposte facili da calcolare, ma che fosse ancorata a prove che richiamassero il tipo di lavoro che le persone concrete fanno. Una valutazione da cui si possa apprendere se gli alunni sono in grado di usare in modo intelligente ciò che hanno appreso in situazioni"che in modo considerevole li avvicinano a situazioni di adulti" (Wiggins). Per questa palese opposizione alle valutazioni tradizionali e standardizzate l'hanno chiamata valutazione autentica, perchè non valuta la riproduzione delle conoscenze, ma lo sviluppo, la costruzione e la capacità d'applicazione delle conoscenze.

I pedagogisti che propongono la valutazione autentica sono convinti che l'apprendimento non si dimostra con il possesso di nozioni , ma con la capacità di generalizzare, di trasferire e utilizzare le conoscenze acquisite in contesti reali. "L'intento della valutazione autentica è quello di coinvolgere gli studenti in compiti che richiedono di applicare le conoscenze nelle esperienze del mondo reale" (Winograd-Perkins). Comoglio, autore che ha trattato con autorevolezza questo tema, afferma che "verificando con maggiore autenticità l'apprendimento si possono fare raggiungere livelli più elevati di prestazione e preparare meglio gli studenti a un inserimento di successo nella vita reale".
Per Wiggins(1998)la valutazione autentica ha le seguenti caratteristiche:

1) "E' REALISTICA:il compito 0 i compiti replicano i modi nei quali la conoscenza della persona e le abilità sono "controllate"in situazioni di mondo reale;
2) RICHIEDE GIUDIZIO E INNOVAZIONE:lo studente deve usare la conoscenza e le abilità saggiamente e in modo efficace per risolvere problemi non strutturati, ad esempio progettare un piano, la cui soluzione richiede di più che eseguire una routine, una procedura stabilita o l'inserimento di una conoscenza;
3) RICHIEDE AGLI STUDENTI DI "COSTRUIRE "LA DISCIPLINA :invece di ridire, di riaffermare o di replicare attraverso una dimostrazione ciò che gli è stato insegnato o ciò che conosce, lo studente deve portare a termine un'esplorazione e lavora "dentro" la disciplina di scienze, di storia o dentro ogni altra disciplina;
4) REPLICA O SIMULA I CONTESTI NEI QUALI GLI ADULTI SONO "CONTROLLATI SUL LUOGO DI LAVORO NELLA VITA CIVILE E NELLA VITA PERSONALE: i contesti richiedono situazioni specifiche che hanno costrizioni, finalità e spettatori particolari. I tipici test scolastici sono senza contesto. Gli studenti hanno bisogno di sperimentare che cosa vuol dire fare un compito in un posto di lavoro e in altri contesti di vita reale che tendono ad essere disordinati e poco chiari:in altre parole i compiti veri richiedono un buon giudizio. I compiti autentici capovolgono quella segretezza, quel silenzio che alla fine sono dannosi e quell'assenza di risorse e di feed-back che segnano il testing tradizionale;
5) ACCERTA LE ABILITA' DELLO STUDENTE A USARE EFFICIENTEMENTE E REALMENTE UN REPERTORIO DI CONOSCENZE E DI ABILITA' PER NEGOZIARE UN COMPITO COMPLESSO: la maggior parte degli item del test convenzionale sono elementi isolati di una prestazione, simile agli esercizi pre-atletici svolti dagli atleti prima di entrare in gara, piuttosto che l'uso integrato di abilità che una gara richiede. Sebbene ci sia uno spazio per gli esercizi pre-gara, la prestazione è sempre più della somma di quasti esercizi;
6) PERMETTE APPROPRIATE OPPORTUNITA' DI RIPETERE, DI PRATICARE, DI CONSULTARE RISORSE E DI AVERE FEED-BACK SU E DI PERFEZIONARE LA PRESTAZIONE E I PRODOTTI: per essere educativa una valutazione deve tendere a migliorare la prestazione degli studenti. Il classico test convenzionale manca di questa prerogativa in quanto mantiene le domande segrete e i materiali di risorsa lontani dagli studenti fino a che dura la prova. Se dobbiamo focalizzarci sull'apprendimento degli studenti attraverso cicli di prestazione-feedback-revisione-prestazione sulla produzione di prodotti e di standard conosciuti di qualità elevata, e se dobbiamo ancora aiutare gli studenti ad apprendere ad usare le informazioni, le risorse e le annotazioni per eseguire una prestazione reale in un contesto, i testi convenzionali non sono utili allo scopo".

Questo modo di qualificare la valutazione autentica la rende poco adatta per verificare la padronanza di alcuni saperi che sono essenziali per la formazione umana degli alunni, ma che non si prestano ad essere rappresentati e condensati in quel genere di compiti che vengono definiti reali, per distinguerli polemicamente da quelli abitualmente utilizzati nelle pratiche scolastiche. Saperi per i quali bisogna ricorrere ad altre tipologie di prove, in grado di esercitare e mettere alla prova la capacità di impiegare le conoscenze e le informazioni in possesso degli alunni, come per esempio, le ricerche, le relazioni, le traduzioni, i riassunti, i temi, i commenti, le mappe concettuali.

I compiti reali
Con le caratteristiche indicate da Wiggins la valutazione autentica assume una prevalente dimensione pragmatica, la più propizia per la valutazione delle competenze professionali. All'interno di questa prospettiva solo i compiti denominati reali possono consentire una valutazione autentica, ma anche loro devono avere proprie specifiche peculiarità.
I compiti devono avere la configurazione di un fatto reale e richiedere non la riesposizione di un argomento disciplinare, ma l'uso di conoscenze in un contesto nuovo per la risoluzione di un problema; devono essere occasione per creare prodotti, inventare soluzioni, giustificare decisioni e scelte come avviene in qualsiasi posto di lavoro; i compiti devono essere significativi e mettere alla prova abilità e conoscenze importanti e centrali sul versante disciplinare e dovrebbero consentire di accertare se lo studente puo' giustificare e spiegare le risposte date ad un problema, non badando solo alla loro correttezza, ma anche all'utilizzazione di fatti e algoritmi. Per essere definiti reali i compiti devono rappresentare una sfida e avere un insieme di costrizioni, di vincoli, simili a quelli incontrati da un professionista, da un cittadino, o da un consumatore nella vita reale. Devono devono avere molti aspetti e non essere una routine. Non basta solo questo:i compiti, i criteri e gli standard attraverso i quali giudicare il lavoro devono essere conosciuti prima; i compiti devono essere programmati e non dati a sorpresa per essere validi ai fini dell'accertamento della padronanza di quanto appreso e come occasione per migliorare le prestazioni future.

Seppure non universalmente validi per ogni disciplina e per ogni occasione i compiti reali rappresentano una sfida impegnativa da molti punti di vista: elaborazione, interdisciplinarità, collocazione temporale. Depurata dalle intenzioni di selezione e di classificazione la valutazione autentica "offre la possibilità sia agli insegnanti che agli alunni di vedere a che punto stanno, di auto-valutarsi e in conformità a ciò migliorare il processo di insegnamento e apprendimento, gli uni per sviluppare la propria professionalità e gli altri per diventare autoriflessivi e assumersi il controllo del proprio apprendimento"(M. Comoglio). La valutazione autentica, al contrario di quella ordinaria, è in grado di valutare il progresso e lo sviluppo dell'apprendimento.

La valutazione autentica esclude di fatto e di diritto il giudizio finale commisurato alla media artmetica dei giudizi sulle prestazioni effettuate dagli alunni. Richiede per coerenza solo la valutazione del livello di competenza raggiunto, quali che siano stati i tempi e i modi per arrivarvi.

Raimondo Giunta





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Postato il Mercoledì, 25 gennaio 2017 ore 07:30:00 CET di Nuccio Palumbo
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