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Didattica: LA TRASFORMAZIONE DELLA COMUNICAZIONE DIDATTICA CON LA LIM

Redazione

La trasformazione della comunicazione didattica con la LIM.

Lezioni linguistiche digitali

di Nunzia Latini*

 

Entro fine 2009 le Lavagne Interattive Multimediali (LIM) saranno introdotte in 9000 classi ed è stata programmata dal Miur una fase di formazione degli insegnanti della scuola secondaria di primo grado in ogni Regione italiana.

“Migliorare la qualità e l’efficacia dei sistemi d’istruzione e formazione dell’Unione europea; agevolare l’accesso di tutti ai sistemi d’istruzione e formazione; aprire i sistemi d’istruzione e formazione al resto del mondo” è quanto raccomandato nella relazione sugli Obiettivi strategici per l’istruzione e la formazione nel Consiglio europeo di Stoccolma del marzo 2001.

 

Tutti i paesi membri hanno sviluppato strategie didattiche mirate a integrare diversi stili tecnologici, d’insegnamento e di apprendimento.

Il sistema scolastico internazionale è stato appena fotografato dall’indagine OCSE – TALIS (Organizzazione per lo sviluppo e la cooperazione internazionale - Teaching And Learning International Survey), che ha comparato i sistemi scolastici di 23 paesi. L’indagine TALIS 2008 – Indagine Internazionale sull'Insegnamento e l'Apprendimento – ha coinvolto insegnanti e dirigenti scolastici dell’istruzione secondaria di primo grado pubblica e privata, analizzando quegli elementi che possono incidere sull’efficacia dell’apprendimento e sulla qualità del clima d’aula: lo sviluppo professionale, l’atteggiamento e le pratiche di insegnamento, la valutazione e il feedback, la leadership scolastica.

I docenti europei si dicono convinti che la trasformazione in atto, verso una nuova ridefinizione dello spazio e del tempo di apprendimento tra reale e virtuale, per una nuova comunicazione didattica e per la consapevolezza della cittadinanza europea, possa rispondere bene ed affrontare le attuali sfide educative. Elemento costruttivo è l’aggiornamento professionale, direttamente connesso all’efficacia didattica e al clima disciplinare.

Quali risultati fotografati in Italia?

In generale l’Italia ha dato risultati omogenei alla situazione internazionale con percentuali più basse registrate su alcuni aspetti: l’aggiornamento degli insegnanti nell’ultimo anno e mezzo; il numero di insegnanti specializzati e di personale tecnico per i laboratori (52% contro il 38% della media internazionale); la disponibilità di strutture tecniche, tecnologiche e dei materiali didattici per l’Istituto. Inoltre, è stata evidenziata la percentuale più bassa (il 3%) di docenti al di sotto dei 30 anni. Il 52%, degli insegnanti italiani è over 50 anni, il 78% di questi sono donne.

Cosa si fa in Italia?

Il piano e-gov 2012 punta al completamento del collegamento di 11.500 scuole e di 42mila plessi scolastici del Paese, attraverso una rete pubblica su canale dedicato in banda larga; vuole semplificare le comunicazioni con le famiglie e rendere la didattica innovativa dal punto di vista dell’utilizzo delle ITC. Per il piano didattico, entro fine anno le LIM, Lavagne Interattive Multimediali, saranno in 9000 classi e saranno formati alcuni insegnanti della scuola secondaria di primo grado in ogni Regione italiana. La diffusione delle tecnologie digitali in classe è iniziata nel 2005 con il progetto Digiscuola, un progetto che ha coinvolto il primo biennio della scuola secondaria di II grado delle regioni dell’Obiettivo 1. Attraverso fasi successive, nel recente symposium internazionale Global ICT in Education Networks, è stato presentato l’ultimo piano d'intervento La scuola digitale per la diffusione dell'innovazione nella scuola, progetto coordinato dal Miur e dall'Agenzia per lo Sviluppo dell'Autonomia Scolastica (ex Indire).

 

La necessaria metamorfosi dei docenti

La metamorfosi in atto del docente nasce dalla volontà di trasformare i momenti didattici in eventi riproducibili e modificabili, in un processo in divenire. L’asse si sposta sul coinvolgimento e sulla centralità dell’apprendente. I docenti diventano progettisti e organizzatori di un insegnamento multimodale, condiviso e trasmissibile per via delle numerosissime risorse audio, video e immagini. Istantanea la ricerca della geografia immigrata e della sua condivisione; istantanea la conoscenza dell’evoluzione storica di una melodia, mentre la si ascolta; a disposizione qualsiasi risorsa per la pluralità delle genti e un contatto interculturale, linguistico, storico: carte, istogrammi da trattare, fonti e reperti su cui ‘essere archeologi’ per un’ora; saranno possibili costruzioni geometriche tridimensionali o calcolare l’andamento di un processo economico contingente, sperimentare con tutti gli effetti delle polarizzazioni chimiche o utilizzare un compasso tecnologico. Sarà possibile studiare la realizzazione di un’opera monumentale guardandola nella sua tridimensionalità o ascoltare poesie recitate in suggestivi artefatti sinestetici. Un approccio didattico che si fonda sul principio che le intelligenze sono multiple, gli stili d’apprendimento diversi e all’80% si memorizza quanto si vede, si tocca, si metabolizza, partecipando.

Si è sentito da più parti: sembra che si voglia banalizzare la didattica al gioco e allo smanettamento infruttuoso. No, è un’altra cosa. Un percorso ludico, multimediale, integrato, partecipato all’apprendimento, pensato pedagogicamente o andragogicamente, è un accesso alla scoperta della conoscenza, al mondo presente e passato, alle logiche sottese alle grandi strategie, in un divenire didattico fluido, con risorse che cambiano e si trasformano continuamente, il procedimento di presentazione e organizzazione degli argomenti che muta, perché i ragazzi a cui si insegna sono nati digitali, vivono questa realtà e la riconoscono quotidianamente; una modalità che già influenza il loro modo di conoscere, di esplorare, di relazionarsi e di esprimersi. Pertanto, insegnare a questi giovani richiede una speciale ‘connessione’ di propositi.

Tuttavia, tra i docenti italiani non c’è una cultura media del digitale al servizio dell’insegnamento, occorrono nei prossimi anni grandi sforzi verso l’acquisizione di risorse tecnologiche e risorse umane aggiornate. Altrimenti la didattica multimediale va dalla nostalgica idea della polvere di gesso allergizzante alle polveri di stelle digitali.

 

Acronimi ‘doc’ per le nuove modalità didattiche linguistiche: CLIL e LIM

Le lingue straniere e la lavagna multimediale si incontrano e offrono un ottimo addestramento sia per incentivare la motivazione allo studio, sia per migliorare l’insegnamento e l’apprendimento. L’insegnante di lingue con in mano il registratore a cassette, poi trasformato in cd, dovrebbe diventare un nostalgico ricordo. L’ascolto della lingua straniera ora è possibile direttamente dalla lavagna; la lezione con tutta la classe si costruisce per esercitare tutte le abilità linguistiche con altre molteplici risorse web. Se poi in lingua straniera o in lingua italiana L2 si insegna un contenuto utilizzando l’approccio CLIL (Apprendimento integrato di lingua e contenuti) sulla LIM e in ‘Second Life’, l’apprendimento diventa più efficace: siamo su un terreno di studio e comunicazione per apprendere, un roleplay virtuale a tre dimensioni in costante evoluzione.

 

Che cos’è il CLIL?

CLIL, acronimo di Content and Language Integrated Learning, è una delle strategie diffuse a livello europeo per promuovere la conoscenza delle lingue comunitarie e le sue potenzialità. David Marsh, docente dell’Università di Jivaskyla in Finlandia, uno dei fondatori dell’approccio di insegnamento dei contenuti disciplinari utilizzando la lingua straniera, nell’esaminare i vari aspetti di quello che definisce Approaching Plurilingual Education, chiarisce già nel 2002 gli orizzonti di questa nuova possibilità pedagogica e definisce cinque obiettivi con la “C”: Contenuto, Comunicazione, Cognizione, Cultura, Cittadinanza. Il contenuto e la lingua sono entrambi focalizzati e hanno un ruolo all'interno del curricolo. Gli insegnanti di lingua e di disciplina si rendono conto che studiare la lingua attraverso una disciplina significa creare occasioni favorevoli allo sviluppo di abilità cognitive complesse: la lingua viene usata per compiere operazioni mentali che le situazioni comunicative, normalmente evocate nei corsi di lingua, non consentono di stimolare. I risultati sono avallati dalle ricerche recenti: coinvolgendo gli studenti in lavori intellettualmente impegnativi, l’insegnante crea in essi un bisogno genuino di acquisire un linguaggio appropriato con una forte motivazione.

Tutte le dimensioni coinvolte in un approccio CLIL, come la lingua e la cultura, il contenuto, l’apprendimento, acquistano qualità perché si valorizza e si sviluppa l’interesse verso il plurilinguismo. I benefici del plurilinguismo sono indicati con forza in molti documenti europei: primo fra tutti quello di “offrire agli alunni sin dalla scuola dell’infanzia l’opportunità di apprendere due lingue europee oltre la materna” come indicato nel Libro Bianco, ma anche di “offrire un ulteriore stimolo per la costruzione degli apprendimenti e delle proprie capacità di riflessione” attraverso il confronto e l’uso di lingue diverse. Inoltre, “l’uso di codici linguistici diversi favorisce l’acquisizione della lingua, stimola la riflessione attraverso il confronto e crea maggiore apertura verso l’apprendimento”.

 

Che cos’è la LIM?

La LIM è l’acronimo di Lavagna Interattiva Multimediale, ha le dimensioni della lavagna classica ma è un dispositivo elettronico che funziona se collegato a un personal computer, del quale riproduce lo schermo e un proiettore. Aumenta la comunicazione fra insegnante e studente arricchendo la lezione di nuove funzioni multimediali quali le immagini, i suoni, i filmati e dando la possibilità di modificare e salvare i testi per un riuso didattico. Diventa uno strumento anche di ricerca condivisa e guidata per l’accesso a Internet.

La LIM che salva ed espande la lezione all’infinito, si pone diametralmente all’opposto della memoria d’ardesia, è una porta aperta nella didassi. Giovanni Biondi – a capo del Dipartimento per la programmazione del Ministero dell’Istruzione, preposto, fra le altre cose, alla gestione e allo sviluppo dei sistemi informativi del Ministero – nel testo LIM, a scuola con la Lavagna Interattiva Multimediale la definisce un’«opera di ri-mediazione», che «non si limita più a interfacciarsi con uno o più libri che ‘parlano di…’ ma acquista nuove dimensioni».

Oggi più che mai, con le applicazioni specifiche, online e offline, davvero possiamo insegnare, educare, seguire, aiutare ogni tipo di apprendente della touch generation. La LIM è on- e offline. La LIM è dentro e fuori dell’aula, l’importante è non dimenticare la valutazione degli apprendimenti come punto cardinale nella geografia della nostra programmazione.

Integrare gli stili è auspicabile. Integrarli in classe è metodologico e necessita di una disponibilità del docente alla centralità dello studente e non solo. Le differenze individuali d’apprendimento appaiono sempre più un fattore fondamentale da tenere in considerazione per programmare e impostare l'insegnamento e lo studio.

 

Cosa ne pensano gli studenti?

«Ma questa roba ti scimmia!!», il commento simpatico, sintetico e totale di una studentessa di Milano.

 

Cosa ne pensano i docenti che hanno utilizzato la LIM?

Oltre alle esperienze in teleconferenza, che hanno segnato una nuova sociologia dell’apprendimento mediato, sono notevoli le dichiarazioni degli insegnanti che hanno utilizzato la LIM in classe, in più parti d’Italia, soprattutto attraverso il progetto Digiscuola e che si possono leggere sulla Rete e nei Link di approfondimento selezionati per questa uscita: «ho visto i ragazzi farsi sempre più protagonisti del proprio apprendere»; «ho realizzato in due ore una spiegazione che altre volte impiegava il doppio»; «grazie all’uso della LIM, sono sempre più i ragazzi che lavorano in classe, costruiscono, manipolano, interagiscono sotto la mia guida attenta e presente; ho rilevato un deciso cambiamento nel loro livello di attenzione e motivazione a imparare»; «con il compasso digitale della LIM è tutto un altro mondo, l'attenzione dei ragazzi è totale e il risultato è quasi immediato»; «grazie alle LIM, seguendo percorsi logici coinvolgenti e accattivanti, si scopre che questi rettangoli la cui base è la sezione aurea dell'altezza, il rapporto pari a 1,618, si trovano nel frontale del Partenone, in certi tipi di cristalli o di foglie, addirittura nelle forme del corpo umano»; «già nelle ultime vacanze i ragazzi hanno potuto inviare i compiti via e-mail alle maestre per la correzione e in prospettiva lo potranno fare utilizzando un proprio account sulla rete della scuola. Le potenzialità sono altissime e ovviamente i ragazzi utilizzano le tecnologie con maggior disinvoltura delle insegnanti»; «gli studenti coinvolti nel lavoro in generale, si sono sostenuti a vicenda nei passaggi difficoltosi, hanno collaborato e condiviso, hanno vissuto l’esperienza come connessa a sé, l’hanno insomma ‘compresa’ e sono riusciti a raccontarla per comunicarla e trasferirla, insomma hanno lavorato davvero tanto senza meccanicismi, ponendosi domande e cercando risposte».

In pratica «gli studenti danno prova della assoluta naturalezza con cui si relazionano e dell’immediatezza con cui metabolizzano una tecnologia nuova, mai vista prima».

 

Cosa ne pensano gli esperti?

Nel quadro recente del Rapporto tra le ICT e la scuola, Giovanni Biondi ci riferisce di come sia una strada «non priva di contrasti e contraddizioni, durante la quale la scuola ha spesso cercato di esorcizzare l’elemento innovativo intrinseco delle ICT».

Roberto Maragliano – docente di Tecnologie dell'Istruzione e dell'Apprendimento presso l'Università Roma Tre, è responsabile del Laboratorio di Tecnologie Audiovisive del Dipartimento di Scienze dell'Educazione e direttore del Corso di Perfezionamento a distanza in Tecnologie per l'Insegnamento – ci illustra come «la lavagna sia come il monitor del computer: un po' finestra sul mondo, un po' specchio su cui e con cui riflettere» e invita gli insegnanti a usarla perché «per l'insegnante, significa avere a portata di clic un universo di suoni, scritte, immagini, ma significa anche essere sollecitati (e sollecitare) a fare (e a pensare) con quell'universo (e su quell'universo) »; Maragliano pone anche l’accento su uno degli elementi nuovi: «in tutto questo l'insegnante non si trova più solo: la familiarità del giovane con la comunicazione digitale e di Rete fa sì che ci si possa provvisoriamente scambiare di ruolo. Chi sa, sa fare e aiuta chi non sa».

Una relazionalità «che la LIM quasi costringe a fare con il gruppo, con altri compagni o con l’insegnante» secondo Luca Toschi – docente di Sociologia dei processi culturali e comunicativi all'Università di Firenze e direttore del Communication Strategies Lab nella stessa università. –, infatti la LIM «sviluppa capacità discorsive notevoli per esporre» ed è uno strumento di apprendimento proattivo.

Infine, Paolo Ferri – docente di Teoria e tecniche dei nuovi media e di Tecnologie didattiche presso la Facoltà di Scienze della Formazione dell’Università di Milano Bicocca, che ha creato il blog La scuola digitale – mette in risalto «le leve tecnologiche come strumento per abbattere i muri che trasformano le modalità ‘gutenberghiane’ dell’apprendimento».

 

Per i docenti che utilizzano la LIM, quali risorse online?

Moltissime, anzi tutte, a seconda del livello di lezione che si intende offrire e del tipo di disciplina. Fra le ultime risorse da segnalare, una vera e propria biblioteca digitale, il sito di Innovascuola che mette a disposizione oggetti didattici multimediali, consigli e spazio per i materiali costruiti da tutti i docenti che vogliano divenire risorsa per altri. Poi per la costruzione di presentazioni di lezioni organizzate con clip video, il sito Medita della Rai è una risorsa infinita per ogni ordine e grado di scuola. Ancora sul sito dell’Agenzia Ansas troviamo lo spazio dedicato alle esperienze didattiche per diverse discipline, corredato di articoli, riflessioni e dell'indicazione di gruppi di lavoro con cui collaborare. Per guardare videolezioni per le diverse discipline si può navigare nella mediateca dell’Indire.

Un gruppo di docenti connessi su forum mettono a disposizione ‘proposte indocenti', libere e gratuite, e di utilizzare online lezioni multimediali pronte.

 

Quale LIM?

L’offerta è diversificata e ci sono diverse opzioni. La tecnologia resistiva permette una migliore prestazione. Quelle a infrarossi o elettromagnetiche o a radiofrequenza hanno particolarità di cui tener conto quali la possibilità di interferenze ambientali, anche alla luce al neon. L’utilizzo della superficie di lavoro più è totale meglio è: suddividerla ulteriormente riduce la possibilità dello spazio. Sono migliori i software, anche accessori se ci sono, che possono essere a disposizione sempre online e avere la traduzione in italiano, ma soprattutto aggiornati continuamente. I comandi se sono intuitivi e facili da utilizzare, sono decisamente più veloci e la didattica su LIM diventa fluida. I comandi selezionati dall’esterno sono più faticosi. Così come la modalità touch rende la multimedialità didattica estremamente curiosa per i ragazzi. Gli studenti “restano puliti nell’apprendimento” quando utilizzano i pennarelli (meglio quelli a riconoscimento automatico e senza alimentazione perché più autonomi). Ci sono poi LIM che hanno la possibilità di lavorare in conferenza, di condividere il materiale anche tra utenti remoti, con un archivio grande e un salvataggio automatico del lavoro in progress.

In conclusione

Gli spazi ottocenteschi ed europei dell’aula prendono una nuova fisionomia: si schiudono ai nativi digitali, una forza endogena che riflette l’onda sociale della comunicazione giovanile e apre la porta verso nuove declinazioni dell’insegnamento e dell’apprendimento.

Nuovi strumenti ci permettono di muovere verso un uso multidimensionale che non investe soltanto la trasmissione della conoscenza ma anche un diverso modo di comunicare con gli studenti, un diverso modo di presentare i contenuti del sapere. La scuola è perno sociale: lo specchio diretto di questioni che devono determinare risposte al cambiamento. La valorizzazione del sistema scolastico, valorizza tutto: famiglie, studenti, docenti, dirigenti, collaboratori. La valorizzazione deve passare però, come chiedono a livello internazionale, attraverso incentivi premianti sia economici che professionali.

Il risultato è per forza il successo dell’insegnamento e dell’apprendimento, con una buona dose di coinvolgimento degli attori di tali processi didattici. Con buona pace di chi vede nel monitor spento un buco nero e silente.

 

*Formatrice nel Lazio ed e-tutor per la LIM. Progettista di formazione post-laurea nazionale e internazionale presso il Cirps dell’Università della Sapienza di Roma. Si occupa di management teledidattico, è formatrice in glottodidattica dell’Italiano L2 e inclusione scolastica degli alunni stranieri. Giornalista pubblicista






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Postato il Martedì, 25 agosto 2009 ore 00:00:00 CEST di Salvina Torrisi
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