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Progetti: Conclusa la 'Settimana della Cultura e del Libro' organizzata dall'I.P.A.A., sede associata dell'IIS F. REDI di Paternò

Istituzioni Scolastiche
Sabato 28 maggio, con l’incontro svoltosi a Sferro fra alcune classi dell’I.PA.A. “Santo Asero”, sede associata dell'IIS "F. REDI" di Paternò e i promotori dell’istituenda biblioteca del borgo, si è conclusa la “Settimana della Cultura e del Libro” promossa dalla biblioteca dell’I.PA.A. Una conclusione fuori dei limiti cronologici, una “settimana lunga” più di quanto prescritto dal calendario, se misurata in termini di impegno richiesto (e assolto con successo, va detto senza bisogno di sottolinearlo) e di effetti di lungo periodo quanto a ricaduta sulla didattica e a prospettive per il futuro, su cui l’I.P.A.A  “Santo Asero”, nell’ambito dell’I.I.S. “Francesco Redi”, con i plessi di Belpasso e Biancavilla, punta sulla base delle esperienze maturate negli ultimi anni, con i progetti del programma Erasmus avviati e in fase di sviluppo e attraverso un rapporto più stretto e incisivo con il territorio.

L’impegno del Dirigente Scolastico, prof. Silvio Galeano, l’apporto dei docenti (segnatamente, i proff. Giovanni Sapienza, vice-Preside dell’I.PA.A., Michelangelo Nicotra, Mariangela Mammana, Giusy Coco, Rocco Giudice, i docenti del Sostegno e in particolare, gli Assistenti all’autonomia: per tutti loro, si citerà la Coordinatrice, prof.ssa Gisella Aricò; un ringraziamento speciale va al prof. Giovanni Somma, che si è adoperato per la riuscita della manifestazione in programma), ‘autoconvocati’ mobilitandosi in una operazione di volontariato intellettuale, che hanno trovato un punto di raccordo e coagulo di proposte e iniziative nella biblioteca di Istituto, grazie alla responsabile prof.ssa Lucia Caruso, con la disponibilità del personale A.T.A., la collaborazione, l’interesse e la partecipazione degli alunni, hanno rappresentato la chiave del successo di tutte le manifestazioni della “Settimana della Cultura e del Libro”, che, non attingendo alle risorse scolastiche, non ha comportato oneri di bilancio per l’Istituto.

Un successo reso possibile anche grazie all’intesa che si è venuta a creare con l’Amministrazione comunale di Paternò, col Sindaco, prof. Mauro Mangano e l’Assessore alle Politiche Urbane, dott. Agostino Borzì, oltre che con i docenti dei Dipartimenti di Agraria (prof. Paolo Guarnaccia) e Architettura (proff. Fausto Carmelo Nigrelli, Vincenzo Sapienza, Sonia Grasso) dell’Università di Catania, con storici del cinema (Sebastiano Gesù) e documentaristi (Sebastiano Pennisi e Angelo Barberi), rappresentanti della Magistratura (Angela Barreca, Sostituto Procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Catania), delle Forze dell’Ordine, esponenti della società civile (con la testimonianza antimafia dell’imprenditore Salvatore Fiore e quella del perito chimico Giuseppe Guglielmino, impegnato nella difesa dell’ambiente), dell’associazionismo (prof. Luigi Puglisi, Presidente di “Vivi Simeto”), del mondo culturale (lo storico locale avv. Pippo Virgillito, lo studioso di architettura dei borghi, Giuseppe Turrisi, il regista Francesco Di Mauro, lo scrittore Mattia Insolia, il rapper Gaetano Laudani, l’architetto del Comune di Paternò dott.ssa Anna Maria Caruso), che hanno preso parte ai lavori intervenendo con relazioni prestate anch’esse senza oneri per l’amministrazione scolastica, dovute solo alla fiducia nella validità della proposta giunta dall’I.PA.A.A “Santo Asero” e alla generosa disponibilità a confrontarsi su tematiche al centro del dibattito culturale e degli interessi di amministratori pubblici e operatori economici.

In un bilancio così ampiamente positivo sarebbe difficile indicare momenti di punta, perché la varietà e il valore dei temi trattati, che ha trovato riscontro nella qualità degli interventi e nella partecipazione delle componenti scolastiche, non solo dell’I.P.A.A., ma anche del Liceo Scientifico “A. Russo Giusti” e dell’I.TI.S. “G. Ferraris” di Belpasso, della S.M.S. “G.B. Nicolosi” di Paternò e di un pubblico che era espressione delle associazioni culturali e dei club-service presenti a Paternò, dalla Pro-Loco all’Arci, ha mantenuto standard di alto livello lungo tutto l’arco di incontri in programma. Pertanto, non essendo possibile ripercorrere qui anche solo di scorcio tutte le giornate della rassegna come è stato fatto per la giornata inaugurale su “I borghi della Riforma Agraria”, di cui si è riferito in precedenza su Aetnanet,  ci si limiterà a ricordare gli argomenti degli incontri, che hanno avuto luogo fra il 29 aprile e il 6 maggio: “Verde urbano e tutela e promozione del territorio” e “Giornata della legalità”, tenuti nella biblioteca comunale di Paternò; “Territori e modelli di sviluppo” e l’incontro con i “Giovani autori”, svoltisi nell’aula magna dell’Istituto.

L’ultimo incontro, fuori programma quanto, a una considerazione più attenta, doveroso, venendo a saldare quella che si rivelava, retrospettivamente e in sede di consuntivo, una lacuna in fase progettuale, ma anche opportuno per le ripercussioni positive per quanti vi hanno preso parte, si è svolto in uno degli edifici che delimitano la piazza di Sferro. Un incontro che si giustificava, innanzi tutto, con il gemellaggio, a suggello di una “Settimana della Cultura e del Libro”, fra l’istituenda biblioteca “Salvatore Quasimodo” nella frazione di Paternò, che sta per essere formalizzata, come ribadito dal sindaco Mauro Mangano e la biblioteca dell’I.P.A.A. Inoltre, si saldava una ‘triangolazione’ fra la biblioteca di prossima istituzione, la biblioteca comunale di Paternò e la biblioteca dell’I.P.A.A., cui si deve l’ideazione e la messa in atto del progetto.

Infine, la conclusione ideale, se non cronologica, delle manifestazioni predette a Sferro rispondeva anche alla opportunità di trovare una sede che compendiasse i caratteri dell’intero ciclo di manifestazioni: un borgo della Riforma Agraria; un “avamposto” della vita rurale ai margini dell’autostrada e della conurbazione del capoluogo; un punto di partenza per ripensare funzione, articolazione e finalità della scuola in rapporto al territorio e per contribuire a veicolare un mutamento del rapporto fra modernità e tradizione, fra memoria ritrovata e futuro da inventare.
È stato quanto nel suo intervento ha sottolineato il sindaco di Paternò, Mauro Mangano, che ha esortato gli studenti a impegnarsi con costanza nell’opera di apprendimento, nella consapevolezza che la formazione nel settore agricolo offre possibilità di lavoro che non trovano riscontri analoghi in altri ambiti di studio.

Le aziende agricole sorte negli ultimi tempi nel comprensorio e nelle zone limitrofe della provincia di Enna, dalle aziende agro-turistiche all’agricoltura specializzata nella produzione di varietà di grano tipiche delle nostre parti, stanno incontrando successi che vanno oltre le previsioni, anche attraverso canali di promozione e vendita alternativi, come la ‘vetrina’ offerta dai nuovi media. Il rapporto fra produttori e consumatori può saltare le mediazioni che interferiscono sul prezzo e sulla qualità del prodotto: che, in tal modo, può essere esportato su scala nazionale personalizzando il più possibile l’offerta, diversificata secondo le richieste specifiche del mercato, che sembra orientarsi in modo crescente al di fuori delle logiche della grande distribuzione. In questo senso, gli studenti dell’Istituto Agrario hanno opportunità di lavoro che altri indirizzi di studio non offrono in maniera così diretta. Il Sindaco ha altresì ribadito l’impegno dell’Amministrazione Comunale di Paternò per la valorizzazione della frazione di Sferro, ritenendo che questo rientri in una strategia di complessivo rinnovamento dell’azione amministrativa, volta a promuovere le occasioni di sviluppo e non a distribuire prebende secondo le vecchie abitudini dell’ancien régime assistenzialista.

Il Dirigente Scolastico dell’I.I.S., prof Silvio Galeano, è partito dalla considerazione, ingannevolmente paradossale quanto potrebbe, viceversa, apparire scontata sotto altri aspetti, che una biblioteca in aperta campagna sia un controsenso o vada in controtendenza rispetto all’idea corrente di una civiltà dell’automazione, dell’urbanizzazione globale, della modernità o anche della post-modernità. A parte il riferimento a cultura e coltivazione che hanno, entrambe, radice (metafora botanico-colturale anche questa!) etimologica nel culto, nella sacralizzazione dell’esperienza umana nel rapporto con la natura in cui è inserita, il prof. Galeano ha rilevato come il rapporto natura-cultura trovi la sua espressione scolastica nell’Istituto di Agraria, dove sono connessi questi due dati costitutivi della formazione personale e della civiltà.

Il gemellaggio fra la biblioteca dell’I.P.A.A. e quella di Sferro, pertanto, non è un fatto occasionale, ma, oltre che dall’impegno e dalla sensibilità dell’avvocato Virgillito, che l’ha proposto, nasce dalla vocazione statutaria dell’I.P.A.A. e certamente, dalla scelta consapevole dell’Istituto di relazionarsi in modo propositivo e fattivo con le diverse realtà del territorio. Quindi, il Dirigente Scolastico ha concluso ribadendo la disponibilità di docenti e studenti dell’I.P.A.A. a collaborare nella catalogazione dei volumi della biblioteca di Sferro, che continua a arricchirsi di sempre nuovi apporti grazie alle donazioni di benemeriti, come i libri messi a disposizione, su sollecitazione dell’avvocato Pippo Virgillito in vista della istituzione della biblioteca di Sferro, dal signor Angelo Aricò, erede testamentario del cugino, Angelo Nunziato Ciravolo.

La prof.ssa Lucia Caruso, responsabile della biblioteca d’Istituto, si è ricollegata all’intervento del Dirigente Scolastico con una citazione di Cicerone: “Se accanto alla biblioteca ci sarà un giardino, nulla ci mancherà” (Si hortum in bibliotheca habes, deerit nihil, nella IX epistola a Varrone.) La frazione di Sferro, ha continuato la prof.ssa Caruso, può ritrovare rinnovata vitalità e un contatto stabile con le dinamiche più ampie del comprensorio, per molto tempo venute meno, tramite l’istituzione della biblioteca. Fare rifiorire la cultura è un atto propiziatorio e propedeutico al recupero della memoria, ma anche di una condizione di vivibilità e di rilancio economico di cui non solo Sferro, ma l’intera comunità nazionale ha bisogno più che mai. La prof.ssa Caruso ha concluso confermando la propria disponibilità a impegnarsi nell’opera di catalogazione dei volumi raccolti per la biblioteca.

Giuseppe Turrisi ha accompagnato le classi in visita in un giro di ricognizione dell’abitato, ricostruendo le fasi di sviluppo del borgo dall’originaria funzione di base d’appoggio per le maestranze impegnate nella costruzione della linea ferroviaria, che lambisce ancora le abitazioni, alle ristrutturazioni intervenute nel dopoguerra. Accanto alle costruzioni erette abusivamente, in violazione delle leggi che imponevano di conservare impianto e destinazione d’uso degli edifici, costruzioni quasi tutte sanate da successive moratorie, in effetti, ha spiegato Turrisi, molti degli stabili, ormai, non hanno alcuna relazione, né storica né architettonica, con il periodo e lo stile edilizio della Riforma Agraria, se la si distende dall’epoca fascista agli anni Cinquanta. Viceversa, la chiesa sorge dove era, in precedenza, una piccola cappella sorta agli inizi del Novecento e ristrutturata nel  corso degli anni secondo criteri più moderni, estendendone in parte la superficie e dotandola di una canonica.

Le sedi di uffici e depositi sono state riconvertite per farne case di abitazione o in qualche caso, di villeggiatura; così come la ripartizione in due appartamenti per singolo modulo a pianoterra delle case che racchiudono la piazza di forma ottagonale è stata disattesa di fronte allo stato di abbandono in cui le case per molto tempo sono state lasciate.
La ristrutturazione degli anni Novanta, effettuata con i fondi europei, ha ripristinato funzionalità e seppure parzialmente, anche l’aspetto degli immobili, se si pensa all’intonaco dei muri perimetrali delle abitazioni, un po’ più vivace dell’originale, com’è ancora visibile in alcuni degli edifici dei non distanti borghi di Franchetto e San Giovanni Bellone, frazioni di Castel di Judica e di Libertinia, frazione di Ramacca.

L’avvocato Pippo Virgillito, consigliere regionale di Sicilia Antica e promotore di tante iniziative volte alla conoscenza e alla tutela del patrimonio culturale del territorio non solo di Paternò, ha volutamente limitato il proprio intervento per lasciare spazio alla parte riguardante la proiezione del documentario, rinviata in occasione del 29 aprile. L’avvocato Virgillito ha richiamato le ragioni del proprio impegno a favore di Sferro, che non nasce solo in funzione della biblioteca, per cui si è personalmente battuto, ma da un’opera che gruppi e singoli hanno intrapreso per creare nuove occasioni di  sviluppo di tutta l’area della provincia in cui Paternò, fra zone pedemontane e la Piana, è inserita. Un impegno che non è frutto di un interesse personalmente sentito, dunque, ma che interpreta sensibilità diffuse: né si esaurisce nell’obiettivo, pur importante, di dare a Sferro un ruolo culturale che ne rivaluti il valore storico. L’avvocato Virgillito ha, quindi, omaggiato il Sindaco, il Dirigente Scolastico, i docenti impegnati nella “Settimana della Cultura e del Libro” donando loro volumi di carattere storico e serigrafie dovute all’artista paternese Pier Manuel Cartalemi.
Il coffee-break, nell’aria che si faceva torrida, si è prolungato un po’ più del previsto, dato che i locali che ospitavano l’incontro, oltre alla limitata capienza, non dispongono di impianti di aria condizionata.

La seconda parte della mattinata è stata dedicata alla visione del documentario “Ci credevamo. Memorie di lotte contadine”, di Angelo Barberi e Sebastiano Pennisi, che integra il lavoro in fase di ultimazione dei due documentaristi, “Fra Arcadia e Utopia”, un estratto del quale è stato proiettato il 29 aprile in occasione della prima giornata della “Settimana della Cultura e del Libro”, presso la sede della biblioteca comunale di Paternò. Il prof. Rocco Giudice ha messo in relazione i due documentari, integrabili in una continuità storica che in “Ci credevamo” coincide, spesso, nelle biografie dei protagonisti sia delle lotte per la terra che della assegnazione dei lotti e delle case dei borghi della Riforma. Girato in provincia di Enna, fra Enna città, borgo Persico, Assoro, Agira, Leonforte, Troina, Villarosa, Barrafranca, Pietraperzia, “Ci credevamo” dà la parola a quanti, ormai, assai avanti negli anni e alcuni dei quali deceduti nel frattempo, non l’avevano mai avuta in precedenza. Si sente, più che la testimonianza relativa a un momento storico così importante, la voce stessa della storia vissuta in prima persona, fra i rigori della legge, da un lato e le minacce della mafia, dall’altro.

Sacrifici di intere generazioni che per secoli hanno lottato per riscattare se stessi, le proprie famiglie e la stessa terra sono passati nelle parole di vecchi contadini che, alla fine dei loro giorni, riconoscono la sconfitta o perlomeno, la inanità di una vittoria giunta, probabilmente, in ritardo sui tempi inesorabili della storia e dati i ritmi accelerati, super-veloci della modernità. L’ironia della storia acquistava un senso ineffabile nelle parole e nei volti di gente che ha sopportato condizioni che, oggi, sarebbero inaccettabili per molti di noi: e il sorriso, l’affabilità, il decoro di chi raccontava come, ottenute le terre, l’impossibilità di gestirle e farle fruttare spinse a venderle e a emigrare nelle miniere del Belgio o nella fabbriche della Ruhr, non temperava, comunque, l’angoscia per il futuro di nipoti e pronipoti, esposti alle incertezze dell’éra della globalizzazione e di quella che si suole chiamare la condizione post-moderna.

Chissà se, di fronte a questa sorte, Cicerone, per citarlo nuovamente, ripeterebbe quanto si legge nella IV Verrina: “Qualunque male si abbatta sui Siciliani, essi lo commenteranno con una battuta di spirito (Numquam est tam male Siculis, qui aliquis facete et commode dicant).” Ma è sembrato già di buon auspicio che, nel lasciare il borgo per tornare a scuola, la biblioteca di Sferro, operativa anche se non ancora dotata di sede e strutture, senza aver potuto procedere, allo stato, alla catalogazione dei libri che si accumulano e ancora priva di archivio, abbia concesso in prestito tre libri a docenti e studenti.
(Diciamo di quali libri si tratta: un manuale, in lingua inglese, sulla difesa siciliana nel gioco degli scacchi; un romanzo di Maylis de Kerangal, “Riparare i viventi”, Feltrinelli, sul tema degli espianti d’organo; e “Quando i colombi scomparvero”, di Sofi Oksanen, Feltrinelli, un romanzo sull’Estonia divisa fra resistenza e collaborazionismo durante l’occupazione sovietica, poi, nazista e infine, di nuovo sovietica, con l’epopea dei Metsavennad o in vöru, minoranza linguistica del piccolo Paese baltico, Metsavenlul, cioè, i Fratelli della Foresta, gli indomabili combattenti per l’indipendenza nazionale).

prof. R. Giudice










Postato il Giovedì, 02 giugno 2016 ore 19:00:00 CEST di Michelangelo Nicotra
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