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News: MESSAGGIO DEL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA, SALUTO DEL MINISTRO FIORONI

Comunicati
MESSAGGIO DEL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA GIORGIO NAPOLITANO
AGLI STUDENTI E AGLI INSEGNANTI IN OCCASIONE DELLA CERIMONIA
DI APERTURA DELL'ANNO SCOLASTICO

Palazzo del Quirinale, 18 settembre 2006
Care ragazze, cari ragazzi, cari insegnanti, oggi è la vostra festa, e voglio salutare voi insieme con le autorità che così numerose sono qui per l'avvio dell'anno scolastico.
Vorrei che vi sentiate, qui, come a casa vostra, tra amici e familiari. Questa è la casa di tutti gli italiani.
Cosa posso dirvi: che studiare è a volte faticoso ma apre molte porte ed è importante per il vostro futuro? È la cosa più ovvia, quella che vi aspettate che dicessi, ma è anche la verità.
Lo studio è fondamentale per il vostro futuro. Lo è sopratutto per quelli tra voi con i quali la sorte è stata più avara: se non avete avuto la fortuna di nascere in una famiglia particolarmente ricca di mezzi o di cultura, la scuola può darvi una buona mano a recuperare.
Pensate allo studio come a un dono molto importante che fate all'amico più caro: voi stessi. E' un dono che nessuno potrà mai portarvi via e che vi servirà sempre.
Non si impara una volta per tutte, ma ciò che adesso apprendete a scuola vi servirà nella vita.
Vi invito ad avere passione per lo studio. Anche a puntare in alto, il che non significa necessariamente volere essere ricchi e famosi, ma realizzare nella vita qualcosa che ci renda soddisfatti di noi e utili agli altri. Per raggiungere i vostri obiettivi avete bisogno di cultura, di conoscenze, dovete potere esprimervi correttamente, saper scrivere, avere anche quelle cognizioni matematiche e scientifiche sempre più richieste e necessarie.
Quante volte avrete sentito dire: "La scuola è palestra di vita"? Può sembrare retorica. E' vero però che la scuola è un luogo dove si impara anche a convivere, a discutere, magari perfino a litigare ma (si spera) senza farsi male.
La "palestra" di una volta ha oggi ampliato i suoi confini perché accoglie tanti studenti stranieri. Sui banchi di scuola c'è sempre stato un confronto di idee, di tradizioni, di abitudini diverse. Oggi le tradizioni e le culture che si incontrano sono ancora più numerose e varie, quindi sempre più saranno le occasioni per prepararsi a vivere insieme in uno spirito di tolleranza e di libertà nel rispetto di valori e regole condivisi.
Vorrei, dunque, rivolgere un particolare augurio agli studenti stranieri. So che siete molti, specie in alcune città e quartieri. E so che le difficoltà da superare sono per voi spesso più grandi.
Sono difficoltà che ben conosciamo e comprendiamo: anche gli italiani sono stati emigranti e hanno dovuto affrontare gli stessi ostacoli. Ebbene, per voi è ancora più importante l'impegno a conquistare un patrimonio di conoscenze che vi aiuti a sentirvi sempre più cittadini in Italia: nuovi cittadini di una comune Patria.
La scuola - lo ha ricordato il ministro Fioroni - è un bene comune. Sappiamo quanto grande sia questa responsabilità per i pubblici poteri e per la società. La scuola rappresenta uno strumento di equità e di sviluppo, un luogo ideale di confronto, uno spazio aperto a tutti. Senza preferenze e discriminazioni. E vorrei che tutti sentissimo la presenza degli studenti stranieri come una risorsa, in un paese che ha bisogno di giovani energie ed intelligenze.
E' questo un impegno in più, soprattutto per gli insegnanti. E agli insegnanti rivolgo un saluto e un augurio: il vostro è un lavoro delicato e difficile, che deve esser maggiormente riconosciuto e valorizzato.
Investire nella scuola è una priorità per una paese democratico e moderno, impegnato in Europa e aperto al mondo.
L'Europa ci chiede di accrescere l'efficienza dei sistemi scolastici, con l'obiettivo di ridurre le disuguaglianze e di elevare la competitività della nostra economia.
L'istruzione complessiva di un paese è il suo capitale umano. Nella scuola si formano autonomia di giudizio e spirito critico, fattori decisivi quando a contare è la professionalità e la capacità di innovazione.
Certo, non basta la scuola per contrastare le disuguaglianze di origine familiare e territoriale, ma la scuola è il primo luogo dove le si possono combattere. Voi insegnanti siete in prima linea in questa battaglia.
So che, qui tra poco, alcuni di voi studenti illustreranno esperimenti scientifici, che non avrebbero potuto preparare senza appropriate conoscenze di base. Gli studenti italiani - ce lo dicono anche le statistiche europee - seguono poco le materie scientifiche, anche se non sono mai mancate in Italia capacità e intelligenze creative, e ancora oggi abbiamo punti di eccellenza riconosciuti in tutto il mondo. E' la scienza che ci ha permesso non solo di avanzare nella medicina, ma anche nell'esplorazione dello spazio e delle origini della vita. E che, con le nuove tecnologie dell'informatica, vi consente di essere parte del patrimonio mondiale dei saperi. Ecco perché vi incoraggio a guardare alla scienza con curiosità e tenacia.
La passione non vi manca. I temi che avete scelto per questa apertura di anno scolastico vi fanno onore. Toccano valori fondamentali della nostra democrazia. Oggi qui siete protagonisti di esperimenti e di vari momenti di spettacolo. E mi piacerebbe che la musica entrasse nei programmi scolastici, La musica, ha detto un grande musicista italiano, "aiuta le nuove generazioni a trovare la strada".
Anche il riscatto sociale passa per la strada dell'arte. Tra tutti i ragazzi oggi protagonisti, voglio indirizzare un saluto e un augurio speciale ai ragazzi di Nisida, ancora "dentro" il carcere, ma già "fuori" se sono capaci di produrre e di rappresentare così bene un testo teatrale.
E vorrei anche in questa occasione raccogliere, insieme a tutti voi, il grido di dolore e l'appello di pace che una giovane studentessa libanese mi ha rivolto qualche giorno fa in terra di Puglia. La pace è un valore che è nel cuore di tutti. Costruire la pace nella giustizia è un dovere e un impegno a cui non possiamo sottrarci.
Buon anno scolastico.

Saluto del Ministro Giuseppe Fioroni alla cerimonia d'apertura dell'anno scolastico 2006-2007

1. La scuola come “bene della Repubblica”, come “bene comune”
Grazie signor Presidente di averci ospitato al Quirinale. Grazie ai docenti, agli studenti, agli operatori scolastici, alle famiglie di essere qui: voi siete la nostra comunità scolastica, quella comunità a cui la Repubblica, dallo Stato al più piccolo Comune, affida il compito di educare e istruire i nostri figli, un compito fondamentale per la vita del Paese, per il suo sviluppo economico, per la coesione sociale e per la democrazia. Scuola e famiglia sono un binomio inscindibile nel progetto educativo: il loro fecondo rapporto crea le condizioni per lo sviluppo consapevole e armonico dei ragazzi. Auguro a tutti voi un anno scolastico sereno e tranquillo, e spero che possa rappresentare un’opportunità forte per il vostro futuro personale e per la vostra vita. Il mio augurio è che ogni giorno in ogni aula e in ogni laboratorio voi studenti abbiate il sentimento della scuola come un bene comune, un bene di tutti a cui tutti devono contribuire. Dovete sentirvi parte di una comunità che non abbandona nessuno, che non lascia solo nessuno. La solitudine non può essere la vostra compagna di viaggio nella scuola. Vivrete incontri indimenticabili con tanti docenti, maestri ed amici. Ma anche con i vostri libri. Fatevi amici, oltre ai compagni di classe, anche Pitagora, Dante e Manzoni: daranno risposte alle vostre curiosità e anche, a volte, alla vostra vita.
2. La scuola come crescita di una “nuova cittadinanza”
Nelle nostre aule scolastiche sono sempre più numerosi i figli dell’immigrazione; e alle nostre scuole si rivolgono ogni anno anche moltissimi immigrati adulti per imparare la nostra lingua, conseguire titoli di studio, entrare in contatto con la nostra cultura, le nostre leggi e il nostro sistema sociale. Non è un’invasione, ma una straordinaria opportunità per un’educazione più ricca e capace di guardare oltre i confini nazionali ed europei, stimolando il dialogo e lo scambio interculturale.
E’ nella scuola, più che in altri luoghi del vivere sociale, che può crescere una “nuova cittadinanza”. E’ nella scuola che i giovani immigrati e le loro famiglie impareranno a comprendere e a rispettare i valori e le regole del nostro paese per una completa integrazione sociale e professionale basata sulle capacità e non sulle provenienze. Così noi tutti avremo modo di sperimentare nuovi modelli di convivenza e di responsabilità reciproca.
3. La scuola come “terra di mezzo”
Dobbiamo essere orgogliosi di una scuola che, come vediamo anche oggi, sa accompagnare per mano i nostri ragazzi, anche i più deboli, li prepara a misurarsi con i problemi più duri e più difficili del nostro paese, a conoscere i compiti di una nuova cittadinanza, a seguire l’evoluzione delle tecnologie e delle professioni. Non c’è contenuto che, sebbene complesso e magari anche difficile, non possa – se proposto con cura e professionalità – essere affrontato e capito dall’intelligenza dei bambini e dei ragazzi. I nostri insegnanti lo sanno e lo sanno fare.
E’ anche così che la scuola aiuta a diventare adulti: come una “terra di mezzo” in cui si passa poco alla volta da una condizione di tutela alle prime prove di autonomia, dalla cura che ti danno gli altri alla cura che impari ad avere degli altri, dall’ascolto delle parole degli insegnanti alla tua capacità di prendere la parola e di farti ascoltare, al pensiero libero, alla disponibilità a cambiare le proprie idee confrontandole con quelle degli altri. Una “terra di mezzo” tra la famiglia e la società, tra il proprio piccolo ambiente di appartenenza e i diritti e i doveri di un mondo più grande. E’ così che si diventa cittadini. Sono queste capacità, e non solo quelle date dalle competenze professionali, che preparano al lavoro e alla vita.
Lavoriamo insieme per il futuro, perché “nessuno cresce se non è sognato”: e la scuola vuole fare con voi questo sogno.
Roma, 18 settembre 2006








Postato il Martedì, 19 settembre 2006 ore 00:05:00 CEST di Silvana La Porta
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