Giordano Bruno
l'avrebbe chiamato “Lo spaccio trionfante”, noi lo chiamiamo
semplicemente lo “spaccio” e basta, ma con accezione diversa da quella
bruniana. Uno spaccio simile a un emporio nel quale si entra per
prendere quanto è possibile arraffare, come in qualche modo sta
succedendo in occasione dell'annunciato concorso a preside, al
quale è prevista la partecipazione di oltre 150mila docenti, un numero
mai visto nella storia della nostra scuola, cosicchè dovunque e da
parte di chiunque si aprono botteghe con variegate offerte. Tuttavia
dati i precedenti, con la dimostrazione pratica che un ricorso al Tar
spiana qualunque strada, che un santo tra i paradisi politici è sempre
a portata di mano, che una sanatoria non si nega a nessuno, che la
sapienza è un optional, partecipare non guasta, anzi non toglie o
aggiunge nulla e allora perchè non provare? E siamo perfettamente d'accordo e sta infatti accadendo che di fronte a una massa così numerosa di Wanderer, che sono i professori migranti sulla brezza della dirigenza, tutte le agenzie cosiddette formative acquattate nei sindacati e nei patronati, tra i presidenziali e gli universitari, dentro i privati e i privatisti stanno implementando corsi di preparazione al concorso, ma non con spirito filantropico bensì con animo affaristico e dopo opportuno esborso di denari: il quanto si vedrà, ma in ogni caso proporzionato alla richiesta: grande richiesta di dottrina dirigenziale, grande offerta di sapere. Un business insomma sull'onda della chiara percezione che ciascun docente, non avendo altra strada per migliorare la propria carriera, è disposto a tuffarsi dovunque possa esserci una prospettiva migliore, anche perchè ha preso atto non solo che la differenza di stipendio col dirigente è notevole, ma ha pure capito che per dirigere una scuola la dottrina è secondaria, secondario il carisma, l'apprezzamento dei colleghi, la stima del popolo di quella scuola, la competenza e così via. E ciò che sta venendo in questi giorni alla luce è qualcosa di strabiliante e di cui ciascuno può rendersi conto a colpo d'occhio: basta aprire un qualunque sito internet, che si occupi di scuola, ed ecco apparire mille annunci di corsi di preparazione al concorso a dirigente, ma senza accennare minimamente ai costi. Uno “spaccio” bello e buono, che è come dire un gran bazar. Tuttavia a rimetterci, come nella migliore tradizione liberista, in questa circostanza è lo Stato da una parte, che deve pagare commissari, vigilanti nelle scuole, tipografie, correttori ecc. ecc., e dall'altra i docenti per farsi preparare. Ma in ultima istanza, su 2.300 posti messi a concorso verranno selezionati circa 23mila aspiranti in tutta Italia, dopo il superamento del test preselettivo, su una popolazione partecipante di 150mila (e forse più) docenti. Facendo dunque le dovute proporzioni, e soprattutto a occhio e croce, 100 mila aspiranti avranno fatto una generosa elargizione a questi Enti di preparazione e che risultano i veri e assoluti vincitori del concorso.
Pasquale Almirante
p.almirante@aetnanet.org

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