
Quale offerta migliore, e più preziosa, culturalmente parlando, si poteva fare agli studenti siciliani in occasione delle celebrazioni per i 150 anni dell’unità d’Italia, se non quello di far loro studiare a scuola il loro dialetto come una vera e propria lingua per non dimenticare la nostra identità? Un paradosso? Una intempestiva e futuristica stravaganza? Una sprovveduta o provocatoria incongruenza ? Unni e quannu! Niente affatto! A fil di logica, sembra che il D’Agostino abbia così ragionato: tutti difendono i dialetti della propria regione, e noi no?! I tempi sono maturi! E se non ora, quando? L’eredità del patrimonio ideale e politico del Risorgimento è fuori discussione, perché da tutti condivisa; siamo un popolo solidale e coeso, che va d’amore e d’accordo; oggi più che mai, in ogni sua parte, dall’Alpi a Scilla, l’Italia è “ una d’arme, di lingua, d’altare, /di memorie, di sangue e di cor”; tra Nord e Sud i rapporti sono fraterni ( l’inno che cantiamo ne è testimone : fratelli d’Italia!), e le progettualità dello sviluppo sociale, economico e culturale condivise; l’unità della lingua e l’educazione linguistica sono fatti da sempre acquisiti e consolidati, come testimoniano gli ottimi livelli attuali raggiunti dagli studenti nella loro padronanza della madre lingua, la facilità con la quale riescono a scrivere la lingua che parlano, e l’ abilità di produrre dei “testi” scritti, autonomi e specifici rispetto ai “testi” parlati, senza errori o strafalcioni concettuali. Infine, alle scuole elementari, e non solo, si parla un “buon italiano” e sono scomparsi affatto i bambini dialettofoni, soprattutto nei quartieri periferici. Sic stantibus rebus, acculturati come siamo, lo studio di un’altra lingua, il siciliano, è un valore aggiunto “ ‘na ggrazzia “ che non si può rifiutare. Se non ora, il dialetto in cattedra, quando?
Siamo pronti, signor D’Agostino on .Nicola! Le scuole della Sicilia trepidano in attesa di aggiungere alle famose tre “I” di berlusconiana memoria, una quarta: “ I” come idioletto! Pardon , come lingua( immagino parlata e scritta) ! Faccio un augurio sincero: che non venga ai nostri studenti una diarrea diglossica!
Nel frattempo che la proposta diventi legge, facciamo finta di ignorare che ci sono ancora legioni di persone nella nostra meravigliosa terra di Sicilia che, non solo parlano il meno possibile, inibite dalla paura di sbagliare, ma per lo stesso motivo non scrivono affatto .perché non possiedono tecniche e modalità espressive adeguate, perché non hanno sviluppate le capacità di organizzare la struttura dei discorsi parlati e scritti nelle rispettive caratteristiche. Persone che, pur scolarizzate e alfabetizzate, non hanno raggiunto né la padronanza del parlato, né la padronanza della “ scrittura profonda”. Tra queste persone, studenti universitari, e anche, ahimé, laureati: una massa di parlanti sommersa e anonima che percorre, lo sa Iddio con quanta fatica, da semianalfabeta la cultura alfabeta! Questo, sì, è il vero dramma!
Nuccio Palumbo
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