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Formazione Scuola Lavoro

Da Roma a Konya: quando l’Erasmus ti regala un fratello che non sapevi di avere

Un gruppo di studenti del terzo anno del Liceo Artistico Giulio Carlo Argan e tre dei loro docenti sono partiti per la Turchia con un progetto Erasmus+. Sono tornati con molto più di un timbro sul passaporto.

L’ansia prima del check in

Nessuno lo ammette subito, ma la sera prima di partire la valigia si apre e si chiude più volte del necessario. Konya, in Turchia, era fino a poco prima solo un nome su una cartina del progetto Erasmus+ coordinato dall’Ufficio Scolastico Regionale del Lazio, un consorzio che unisce sette scuole della regione (tre medie e tre superiori, più il nostro liceo). Poi, all’improvviso, è diventata una città reale, con un aeroporto da raggiungere e una famiglia sconosciuta ad aspettarci dall’altra parte.

L’accoglienza che spiazza

Quello che nessuno riesce a spiegare bene, prima di partire, è quanto possa essere travolgente l’accoglienza di chi non ti conosce ancora. Le famiglie ospitanti ci hanno aperto le porte di casa con un calore che in molti non si aspettavano, tra doni preparati apposta per noi e un affetto che, nel giro di pochi giorni, ha trasformato perfetti sconosciuti in una sorta di fratelli e sorelle turchi. Con loro abbiamo scoperto angoli storici e paesaggi di Konya e dintorni che nessuna fotografia avrebbe reso allo stesso modo.

In classe, ma dall’altra parte del mondo

La parte più intensa, però, è stata la scuola. Non una gita, non una settimana di vacanza organizzata: lezioni vere, fianco a fianco con studenti turchi della nostra età, dentro laboratori che seguivano metodi diversi da quelli a cui siamo abituati. All’inizio la lingua sembrava un muro. Poi, giorno dopo giorno, tra un gesto, una risata fraintesa e la voglia comune di capirsi, quel muro si è fatto sempre più basso, fino quasi a sparire.

È lì che abbiamo capito una cosa che in aula, a Roma, nessun libro ci aveva mai insegnato davvero: le competenze trasversali (quelle di cui i professori parlano sempre) non si studiano, si vivono. Si vivono quando devi chiedere aiuto in una lingua che non è la tua, quando spieghi un tuo progetto artistico a chi parla un’altra lingua, quando ti accorgi che il modo in cui impari può essere completamente diverso da quello che conosci, eppure funziona lo stesso.

Anche i professori sono tornati a scuola

Non siamo stati solo noi studenti a metterci in gioco. I tre docenti che ci hanno accompagnato hanno vissuto un percorso parallelo al nostro: ci hanno seguito nelle attività quotidiane, hanno osservato da vicino il lavoro dei colleghi turchi attraverso il job shadowing e hanno partecipato a corsi di aggiornamento pensati apposta per loro. Fare parte di una rete di sette scuole del Lazio ha significato per loro qualcosa che va oltre il singolo viaggio: legami professionali e personali che, ci hanno raccontato, continueranno anche ora che siamo tornati.

Cosa ci portiamo a casa

Alla domanda su cosa sia rimasto di questa esperienza, la risposta più sincera l’abbiamo data noi stessi, appena rientrati: è stata un’opportunità straordinaria per conoscere realtà lontane dalle nostre e stringere nuove amicizie. Non è una frase di circostanza. È quello che succede quando un liceo decide di far volare i propri studenti oltre i confini dell’aula, fidandosi che torneranno più curiosi, più aperti, più cittadini d’Europa e del mondo di quanto non fossero partiti.

Konya, alla fine, non è stata solo una tappa di un progetto Erasmus+. È stato il posto in cui abbiamo capito che i pregiudizi si sciolgono più in fretta di quanto pensiamo, basta avere il coraggio di attraversare una frontiera e la voglia di lasciarsi accogliere.

Testo ispirato liberamente all’esperienza Erasmus+ a Konya raccontata dal Liceo Artistico Statale “Giulio Carlo Argan” di Roma. Fonte: liceoargan.edu.it