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Domenica 12 Luglio 2026 |
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Giurisprudenza

STRISCIONE “L’ITALIA AGLI ITALIANI” AL LICEO CLASSICO VINCENZO MONTI DI CESENA. SANZIONI SPROPOSITATE SBAGLIATE E POLITICAMENTE CONNOTATE

Secondo quanto emerso, nei confronti degli studenti coinvolti sarebbero state infatti adottate sanzioni particolarmente severe: il sei in condotta, con effetti sul credito scolastico, e l’obbligo di redigere una tesina riparatoria su tematiche stabilite d’ufficio, a ridosso dell’esame di Maturità. Sono misure sproporzionate, inique e ideologiche che nulla hanno a che vedere con i principi di proporzionalità, gradualità e finalità educativa che devono guidare ogni intervento disciplinare in ambito scolastico. La scuola deve educare alla responsabilità, non usare sanzioni esagerate come strumenti di pressione.

 

Le istituzioni scolastiche hanno il dovere di formare cittadini consapevoli e responsabili, ma questo non può mai tradursi in forme di condizionamento della libertà di pensiero e di espressione degli studenti. L’imposizione di una relazione su temi dal forte contenuto politico e ideologico, soprattutto alla vigilia delle prove d’esame, rischia di incidere sulla serenità dei

La vicenda dei due studenti di Cesena sanzionati dopo aver esposto uno striscione con la scritta "Italia agli italiani" apre una questione delicata: dove finisce la disciplina scolastica e dove inizia la libertà di espressione?

Ma ciò che colpisce di più è la severità della risposta.

Un sei in condotta, con tutte le conseguenze previste dalle nuove norme, e l’obbligo di una tesina su cittadinanza e Costituzione rischiano di trasmettere un messaggio discutibile: non quello di educare al confronto, ma quello di correggere una posizione ideologica ritenuta sbagliata.

La scuola dovrebbe essere il luogo in cui le idee vengono discusse, contestate, smontate o difese con argomenti. Quando invece si dà l’impressione che alcune opinioni debbano essere sottoposte a una sorta di "rieducazione", viene travalicato il confine della formazione decandendo in bieco indottrinamento.

Parole “razziste” sarebbe l’accusa? Invece sono di orgoglio nazionale, che dovrebbe essere più coltivato proprio nelle scuole.

Perché determinate manifestazioni identitarie o patriottiche vengono guardate con sospetto dalla classe docente politicizzata, mentre altre forme di attivismo politico, culturale o sociale trovano sempre più  spazio?

Non è una percezione vedere bandiere palestinesi pendere dai balconi delle scuole, murales di ogni tipo tollerati dai presidi sulle facciate interne o esterne degli istituti inneggianti cause e diritti di parte, simboli lgbt bene esposti da piccole minoranze scolastiche, che poco hanno a che fare con le linee guida educative. Quelli appartengono al pensiero “giusto”?

In Italia ogni riferimento all’identità nazionale viene accompagnato da un sospetto, come se l’amore per la propria comunità dovesse essere continuamente giustificato, qualcosa di cui vergognarsi o discolparsi, con buona pace per Giuseppe Mazzini e dei patrioti che scrissero un vibrante manifesto patriottico che ispirò generazioni di giovani nella lotta per l’unità e la libertà d’Italia.

Una democrazia matura dovrebbe essere abbastanza forte prima di insegnare a scuola questi testi, poi di consentire l’espressione di idee diverse, purché espresse pacificamente, come in questo caso, senza reagire con strumenti che rischiano di apparire più punitivi che educativi.

La scuola ha il compito di formare cittadini liberi e consapevoli, non cittadini che imparano quali opinioni sia conveniente esprimere, e quali sia meglio tenere per sé, per non irritare quei professori che entrano in classe con Repubblica sotto il braccio.

Per questo il vero interrogativo non riguarda soltanto due studenti di Cesena. Riguarda il modello educativo che vogliamo costruire: uno fondato sul confronto delle idee oppure sulla distinzione tra idee ammesse e idee da correggere.