Il 24 gennaio si celebrala Giornata Internazionale dell’Educazione, istituita
dall’ONU per
sottolineare il ruolo fondamentale dell’istruzione per la pace, lo
sviluppo
sostenibile e il progresso sociale, come diritto umano e strumento per
combattere
povertà e disuguaglianze.
Mettere
l’Educazione al
centro dell’attenzione internazionale è un segno importante che
necessita
maggiore ed efficace coinvolgimento di tutti: cittadini e istituzioni.
I recenti fatti di La Spezia ed il cartello “ Non
si può morire a scuola” che è il luogo privilegiato
dell’educazione, fa
molto riflettere e sollecita un rinnovato slancio di impegno educativo.
Le
conseguenze della
rivoluzione del 1968 hanno portato alla
cancellazione della parola “Educazione” che connotava un tempo tutte le
discipline scolastiche: Educazione artistica, Educazione tecnica,
Educazione
fisica… ora la parola “Educazione” è usata solo per l’Educazione
Civica, ma
che sia vera “Educazione” che comporta una modifica dei comportamenti,
del modo
di pensare, di sentire e di agire.
L’aver cancellato il
termine, ed il non pronunziarla, ha fortemente sviato il significato
profondo e
vero della scuola, “luogo di Educazione e di Formazione integrale
dello
studente che diventa cittadino”
Le accuse degli studenti alla scuola, ai
docenti, che non hanno denunciato il fatto che un ragazzo girava a
scuola con
il coltello e non hanno preso provvedimenti, appare come la punta di un
iceberg
che nella parte sommersa denuncia una grave disattenzione alla
dimensione
educativa dell’istruzione, che dovrebbe essere soltanto un mezzo e non
un fine
dell’azione formativa della scuola.
Non
tutti i docenti
applicano la regola pedagogica del “saper guardare tutti e saper
osservare
ciascuno”. Il docente, spesso oberato dagli adempimenti della
burocrazia,
dall’assillo del programma da svolgere, dalle tensioni relazionali con
i
colleghi e con la classe, spesso si rivela distratto e disattento nei
confronti
dei bisogni dei ragazzi. Non li guarda negli occhi, non parla al loro
cuore con
la volontà di essere loro di aiuto nel processo di crescita e di
maturazione
culturale e sociale.
I
fatti che accadono anche
fuori la scuola, ma che coinvolgono gli studenti, sono spesso
considerati
estranei alle “competenze dell’istituzione scolastica”, invece sono
proprio
quei disagi che i ragazzi portano dentro e nel gruppo classe sfociano
in litigi,
e atti di bullismo.
Dov’è
l’Educazione? , parola
che nei cartelloni pubblicitari è scritta con il carattere corpo 7,
mentre
domina con il corpo 70 la parola “Economia”. Tutto ruota attorno
all’economia e
l’attenzione educativa che dovrebbe essere il centro e il cuore della
vita
sociale viene trascurata
e disattesa in famiglia e anche a scuola.
Nella giornata del 24 gennaio, data che
ricorda la Dichiarazione di Jomtien firmata dall’Unesco nel 1990 in Thailandia
sull’Educazione per tutti, quale bene pubblico globale,
vengono
ripresi gli obiettivi principali :
Sottolineare l’istruzione come diritto umano fondamentale e bene
pubblico; Promuovere un’istruzione di qualità, equa e inclusiva per
tutti;
Evidenziare l’importanza dell’apprendimento permanente ; Sensibilizzare
sulle
sfide globali come l’analfabetismo e l’accesso limitato
all’istruzione.
Vengono
riproposti i quattro
pilastri dell’educazione: Imparare a conoscere, Imparare a fare,
Imparare
a vivere insieme e Imparare ad essere, un approccio olistico per lo
sviluppo
della persona nel corso della vita, integrando conoscenze, abilità,
convivenza
e sviluppo personale.
“Compensare
gli svantaggi e
prevenire i disagi” resta il messaggio di una giornata che solo nel
calendario
porta la scritta “giornata dell’educazione”
Giuseppe Adernò


