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Ido, in momento di crisi urge evitare sprechi per falsi casi di Dsa

“In questo momento di
crisi è necessario evitare di sperperare risorse. Le linee guida per il
diritto allo studio degli alunni e degli studenti con disturbi
specifici dell’apprendimento del ministero dell’Istruzione,
dell’Università e della Ricerca indicano, a buon ragione, come la
percentuale di bambini con dislessia nelle scuole non sia del 15% ma si
tratti di una cifra pari al 3%”. Lo ha dichiarato il direttore
dell’Istituto di Ortofonologia (IdO) di Roma – centro accreditato dal
Sistema sanitario nazionale di terapia e ricerca per l’età evolutiva –
Federico Bianchi di Castelbianco, che venerdì presenterà, in occasione
della conferenza stampa sul tema “La scuola dell’obbligo ed i disturbi
specifici dell’apprendimento”, presso la sala delle conferenze stampa
di Montecitorio in via della Missione 6 alle ore 11, alla presenza del
responsabile dei rapporti con il mondo scuola Udc, onorevole Paola
Binetti, e del membro della XII commissione Affari sociali, onorevole
Mariella Bocciardo, i risultati di un’indagi ne condotta in numerose
scuole materne ed elementari per individuare i bambini a rischio di
disturbi specifici dell’apprendimento (Dsa).
“Questo dato – ha aggiunto Castelbianco – ci indica che le diagnosi
devono essere fatte a partire dal secondo anno delle scuole elementari,
non esistendo casi di dislessia improvvisa che possano manifestarsi a
10, 12 o 14 anni”. Lo psicoterapeuta dell’età evolutiva ha
sottolineato, inoltre, la necessità di “evitare sprechi, perchè far
acquistare alle scuole strumenti compensativi, come calcolatrici o
computer, che poi non vengono adoperati, in quanto non idonei ai casi
concreti, si rivela non solo dannoso come spesa ma anche pericoloso per
gli studenti a cui viene così precluso un percorso di apprendimento
vero”. Per il direttore dell’IdO, infine, “è doveroso fare chiarezza
sull’aumento vertiginoso dei casi di Dsa, in quanto non è veritiero. Si
tratta – ha precisato – di un’ondata di medicalizzazione che investe
tutti quei bambini i cui comportamenti si mostrano non inquadrati in un
modello prestabilito. Un fenomeno – spiega – che purtroppo riguarda
molti alunni considerati dislessici solo perché presentano difficoltà
scolastiche, o considerati affetti da sindrome Adhd solo perché troppo
agitati, quando invece potrebbero essere depressi o presentare disturbi
di condotta. Si è arrivati addirittura- ha concluso Castelbianco – a
considerare la gelosia tra fratelli come sindrome di rivalità”.
(AGENPARL)

redazione@aetnanet.org