La scuola italiana ripropone all’inizio dell’anno scolastico 2026/27 uno dei suoi paradossi più difficili: ci sono docenti che attendono per anni l’immissione in ruolo, ma quando la cattedra disponibile è a centinaia di chilometri da casa possono essere costretti a rinunciare.
Il problema emerge soprattutto nelle regioni del Nord e non riguarda soltanto il reclutamento. Dietro molte decisioni pesa un elemento molto concreto: il costo della vita e, soprattutto, quello dell’abitazione.
La questione trova conferma in diverse fonti nazionali. Sky TG24 segnala che in città come Milano una stanza può raggiungere circa 700 euro mensili e un monolocale può collocarsi tra circa 780 e 1.000 euro. Con stipendi iniziali relativamente contenuti, trasferirsi può quindi diventare economicamente molto difficile. (Sky TG24)
Il paradosso: meglio precari vicino casa che di ruolo lontano?
Per alcuni lavoratori il calcolo diventa quasi inevitabile.
Affitto, utenze, trasporti, viaggi per tornare periodicamente nella regione di origine e doppie spese familiari possono assorbire una parte rilevante dello stipendio.
Si arriva così al paradosso di docenti che possono considerare economicamente più sostenibile continuare a lavorare come supplenti vicino alla propria residenza anziché accettare un posto stabile molto lontano.
Secondo dati riportati dalla stampa sulla base dell’allarme lanciato da ANIEF, su circa 48 mila assunzioni previste sarebbero state effettuate circa 37 mila nomine, con uno scarto nell’ordine degli 11 mila posti. Il dato va attribuito alla fonte sindacale e non interpretato automaticamente come numero di rinunce determinate esclusivamente dal caro-vita. (la Repubblica)
Valditara: dal 2023 assunti 206 mila precari
Sul precariato è in corso anche un confronto sui numeri.
Il ministro Giuseppe Valditara sostiene che dal 2023 siano stati assunti 206 mila insegnanti, contestando una rappresentazione della scuola fondata esclusivamente sull’aumento del lavoro precario. (Orizzonte Scuola)
La FLC CGIL presenta invece dati differenti e sostiene che nell’anno scolastico 2025/26 i precari siano stati circa 300 mila e che all’inizio del nuovo anno i contratti a termine tra docenti e ATA siano già circa 200 mila, precisando che si tratta di una propria stima. (Il Fatto Quotidiano)
Aetnanet ritiene quindi più corretto non sovrapporre numeri costruiti con criteri differenti: assunzioni effettuate nel corso di più anni, contratti a termine annuali, supplenze brevi e posti rimasti disponibili rappresentano grandezze diverse.
Il problema delle supplenze resta
Qualunque sia la lettura politica dei numeri, le supplenze continuano a rappresentare un elemento strutturale dell’avvio dell’anno scolastico.
La stessa Banca Dati Aetnanet aveva già documentato ad agosto la presenza di decine di migliaia di posti vacanti e le difficoltà particolarmente accentuate nelle regioni settentrionali.
A questo si aggiungono le regole che disciplinano il passaggio tra diverse tipologie di supplenza. Tra le notizie del 14 settembre figura, ad esempio, il caso del docente nominato tramite interpello che successivamente riceva una nomina da GPS: la possibilità di lasciare il primo incarico dipende dalla tipologia e dalla durata del contratto già sottoscritto.
E per i neoassunti parte l’anno di prova
Parallelamente alle supplenze, migliaia di docenti neoassunti entrano nel percorso dell’anno di formazione e prova.
Le attività, gli incontri e gli adempimenti saranno progressivamente comunicati dagli Uffici scolastici e dalle istituzioni scolastiche secondo le disposizioni applicabili. La rassegna del 14 settembre richiama espressamente questo aspetto.
La Banca Dati Aetnanet aveva già seguito il tema nei mesi precedenti, ricordando che il servizio utile decorre dall’inizio dell’anno scolastico, mentre le indicazioni operative specifiche vengono definite attraverso i successivi provvedimenti.
Il nodo è diventato economico e territoriale
Il problema delle cattedre difficili da coprire non può quindi essere letto esclusivamente come una questione di graduatorie e procedure amministrative.
La geografia economica del Paese incide ormai direttamente sul reclutamento scolastico.
Uno stipendio nazionale uguale può avere un potere d’acquisto molto diverso tra territori nei quali cambiano radicalmente affitti e costo dei servizi. È questa una delle ragioni per cui è tornato nel dibattito il tema di misure abitative destinate al personale scolastico. Lo stesso ministro Valditara ha collegato il problema del costo della vita al Nord alla prospettiva di un Piano casa per il personale. (Orizzonte Scuola)
Per la scuola italiana la questione diventa strategica: non basta creare o autorizzare un posto se le condizioni economiche rendono troppo difficile per il lavoratore accettarlo e mantenerlo.
Ed è probabilmente questo il punto sul quale il dibattito politico e contrattuale dovrà misurarsi nei prossimi mesi.
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Docenti; Supplenze; Precariato; Reclutamento docenti; Anno di prova; Politica scolastica; Servizio Speciale Aetnanet
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Docenti e caro-vita al Nord: affitti elevati, rinunce, posti ancora da coprire e supplenze. Il confronto sui numeri del precariato e l’anno di prova dei neoassunti.
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Aetnanet realizza i propri approfondimenti attraverso il confronto tra fonti istituzionali, stampa nazionale e specializzata, organizzazioni sindacali e la propria Banca Dati redazionale. Dichiarazioni politiche e sindacali vengono attribuite ai rispettivi autori e distinte dai dati ufficiali.
Fonti principali: Ministero dell’Istruzione e del Merito; Orizzonte Scuola; Sky TG24; Repubblica; ANIEF; FLC CGIL.
Precedenti della Banca Dati Aetnanet: supplenze GPS 2026/27, disponibilità dei posti, interpelli, immissioni in ruolo e precedenti approfondimenti sull’anno di formazione e prova.
Fonti di verifica: fonti ministeriali, stampa nazionale e confronto tra fonti sindacali di diverso orientamento.
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