Introduzione – Non esisteva “lo stipendio del preside”
Quanto guadagna un dirigente scolastico italiano?
La domanda sembra semplice. La risposta non lo è.
Per molti anni indicare una cifra unica come “stipendio del preside” ha significato rappresentare soltanto una parte della realtà. La retribuzione del dirigente scolastico è infatti composta da una quota nazionale comune e da altre componenti legate alla posizione ricoperta, alla complessità dell’istituzione scolastica, alla retribuzione di risultato e agli eventuali incarichi aggiuntivi o di reggenza.
Fino all’anno scolastico 2022/23 a questa complessità se ne aggiungeva un’altra, decisiva: una parte importante della retribuzione veniva determinata attraverso la contrattazione integrativa regionale.
Il risultato era un sistema nel quale due dirigenti appartenenti allo stesso ruolo nazionale, soggetti allo stesso contratto collettivo e investiti delle medesime responsabilità giuridiche potevano percepire trattamenti accessori sensibilmente differenti a seconda della regione nella quale prestavano servizio.
È da questa apparente contraddizione che nasce il presente Dossier Aetnanet.
Abbiamo scelto come anno di osservazione privilegiato il 2022/23, perché rappresenta sostanzialmente l’ultima fotografia completa del vecchio sistema regionale prima del passaggio alle fasce di complessità definite su scala nazionale.
Per ricostruirlo Aetnanet ha seguito due percorsi paralleli.
Il primo è stato documentale: individuazione del Fondo unico nazionale, ricerca dei contratti integrativi regionali, delle relazioni tecnico-finanziarie degli Uffici scolastici regionali e dei dati relativi a posizione, risultato e reggenze.
Il secondo è stato storico. Un contributo particolarmente importante è venuto dall’archivio degli articoli di Pietro Perziani, ripubblicati su GovernareLaScuola, che per molti anni ha seguito con continuità FUN, CIR, perequazione e differenze retributive tra i dirigenti scolastici.
Ne emerge una storia che non riguarda soltanto gli stipendi.
È anche la storia di come il sistema scolastico italiano abbia cercato di attribuire un valore economico alla responsabilità dirigenziale, alla complessità delle scuole e, infine, al risultato dell’azione del dirigente.
- Quanto guadagna davvero un dirigente scolastico?
La prima distinzione necessaria è tra retribuzione fondamentale e componenti collegate all’incarico.
Storicamente la struttura della retribuzione dirigenziale comprende:
- stipendio tabellare;
- eventuale retribuzione individuale di anzianità, ove spettante;
- retribuzione di posizione, articolata in parte fissa e parte variabile;
- retribuzione di risultato;
- eventuali compensi derivanti da reggenze e incarichi aggiuntivi.
La struttura fondamentale era già chiaramente definita nei primi contratti della dirigenza scolastica.
La conseguenza è evidente: chiedere «quanto guadagna un preside?» senza sapere quale scuola dirige, in quale fascia è collocata, se svolge una reggenza e quale risultato gli viene riconosciuto significa porre una domanda alla quale non può corrispondere una cifra unica.
La retribuzione tabellare rappresenta la base comune.
È soprattutto nelle componenti accessorie che, storicamente, si sono prodotte le differenze.
- Come si costruiva lo stipendio: la catena nazionale-regionale
Per comprendere il vecchio sistema occorre seguire il percorso del denaro.
Lo schema può essere sintetizzato così:
CCNL nazionale
↓
Fondo unico nazionale – FUN
↓
ripartizione delle risorse
↓
Uffici scolastici regionali
↓
Contratti integrativi regionali – CIR
↓
fasce di complessità delle istituzioni scolastiche
↓
retribuzione di posizione variabile
+
retribuzione di risultato
+
eventuali reggenze
Il CCNL stabiliva la struttura generale.
Il FUN forniva le risorse.
La contrattazione regionale decideva come tradurre quelle risorse nella realtà economica del territorio, nel rispetto della normativa nazionale.
Ed è precisamente in questo passaggio che nasceva la geografia retributiva della dirigenza scolastica.
- Dalla scuola autonoma alla dirigenza: le origini del sistema
La storia economica del dirigente scolastico non può essere separata dalla trasformazione istituzionale avvenuta alla fine degli anni Novanta.
Con l’autonomia scolastica il vecchio preside o direttore didattico assume progressivamente una funzione diversa.
Il passaggio alla dirigenza modifica natura dell’incarico, responsabilità e trattamento economico.
Il dirigente diventa responsabile della gestione unitaria dell’istituzione scolastica, della gestione delle risorse finanziarie e strumentali, dell’organizzazione del lavoro, dei risultati del servizio e delle relazioni con una molteplicità crescente di soggetti istituzionali.
La contrattazione collettiva dei primi anni Duemila costruisce conseguentemente una retribuzione tipicamente dirigenziale.
Accanto allo stipendio tabellare assumono rilievo:
posizione e risultato.
La prima dovrebbe remunerare il peso e la complessità dell’incarico.
La seconda dovrebbe remunerare la qualità dei risultati conseguiti.
Questi due concetti accompagneranno tutta la successiva storia contrattuale.
- Il FUN: la grande cassa della dirigenza scolastica
Il Fondo unico nazionale per la retribuzione di posizione e di risultato dei dirigenti scolastici costituisce il centro finanziario del sistema.
Nel nostro anno-campione, il 2022/23, la ricostruzione effettuata nel corso del censimento porta a un FUN nazionale nell’ordine di 262,6 milioni di euro lordo dipendente.
Ma conoscere la consistenza complessiva del Fondo non basta.
Il problema decisivo è come quelle risorse vengono distribuite.
Una parte finanzia la retribuzione di posizione; una parte la retribuzione di risultato; altre risorse intervengono sulle reggenze e sui meccanismi previsti dalla disciplina contrattuale.
Nel vecchio sistema il Fondo veniva poi territorializzato.
Ed è qui che una risorsa nazionale produceva effetti economici non uniformi.
- I CIR: venti geografie della retribuzione
Per l’anno scolastico 2022/23 gli Uffici scolastici regionali continuavano a stipulare contratti integrativi per la retribuzione di posizione e di risultato.
La contrattazione regionale operava dentro una cornice nazionale, ma gli esiti non erano identici.
Variavano:
- numero delle fasce;
- distribuzione delle scuole;
- valori economici della posizione variabile;
- quantità di risorse assorbite dalle reggenze;
- risorse disponibili per il risultato;
- rapporto economico fra fascia più alta e fascia più bassa.
Alcune regioni avevano tre fasce, altre quattro.
Il Friuli-Venezia Giulia presentava persino una numerazione che impone cautela nel confronto: la fascia economicamente più elevata non coincideva con quella numericamente indicata come prima.
La comparazione nazionale, pertanto, deve essere effettuata sul valore economico, non semplicemente sul nome attribuito alla fascia.
- La fotografia nazionale del 2022/23
Il censimento Aetnanet dei CIR mostra una realtà estremamente articolata.
Tra i dati completamente documentati emergono, ad esempio:
Emilia-Romagna
Quattro fasce di posizione:
- €15.916,40
- €13.642,63
- €11.368,86
- €9.095,09
Fondo disponibile per il CIR: circa €17,44 milioni.
Friuli-Venezia Giulia
Quattro livelli economici:
- €7.500,80
- €11.251,20
- €15.001,60
- €18.752,00
Fondo complessivo: circa €5,47 milioni.
Lazio
Tre fasce:
- €14.893,34
- €12.541,76
- €10.190,18
Risultato:
- €9.742,03
- €8.203,82
- €6.665,60
Fondo complessivo: circa €23,55 milioni.
Veneto
Tre fasce:
- €18.085,39
- €14.876,69
- €11.667,99
Risultato:
- €8.250,53
- €7.712,45
- €7.174,37
Fondo complessivo: circa €19,16 milioni.
Accanto a queste regioni, il censimento ha ricostruito valori di posizione particolarmente significativi per Piemonte, Campania, Lombardia, Marche, Abruzzo, Basilicata, Calabria e altre realtà territoriali.
Il quadro complessivo dimostra che parlare di una sola retribuzione accessoria nazionale sarebbe storicamente inesatto.
- Piemonte contro Campania: €7.557,81 che spiegano il sistema
Uno dei confronti più eloquenti riguarda la posizione variabile della fascia economicamente superiore.
Nelle ricostruzioni acquisite:
Piemonte: €20.578,99
Campania: €13.021,18
Differenza:
€7.557,81 lordi annui
Dividendo convenzionalmente la differenza per tredici mensilità si ottiene un valore di circa:
€581,37 lordi al mese.
È una differenza troppo consistente per essere considerata marginale.
Naturalmente questo confronto non rappresenta da solo la retribuzione complessiva: occorre aggiungere il risultato e considerare le altre componenti.
Ma proprio per questo è illuminante.
Dimostra quanto potesse incidere la localizzazione territoriale della scuola sulla struttura del trattamento accessorio.
- Perché cambiava da regione a regione?
Le differenze non erano casuali.
L’analisi storica consente di individuare diversi fattori.
Le risorse disponibili
La quantità di risorse territorialmente utilizzabili influiva inevitabilmente sui valori.
Il numero dei dirigenti e delle istituzioni scolastiche
La stessa quantità di denaro produce effetti diversi se deve essere distribuita fra platee differenti.
La distribuzione delle scuole nelle fasce
Una regione con molte scuole collocate nelle fasce più complesse presenta fabbisogni diversi da una regione con una distribuzione differente.
La distanza economica fra le fasce
I CIR potevano costruire rapporti differenti tra fascia superiore, intermedia e inferiore.
Posizione contro risultato
È forse il punto più interessante.
Una regione poteva privilegiare maggiormente la posizione variabile, un’altra lasciare maggiori risorse alla retribuzione di risultato.
Pertanto la classifica costruita utilizzando soltanto la posizione può essere diversa dalla classifica della retribuzione accessoria complessiva.
Le reggenze
Un numero elevato di sedi prive di titolare determina un fabbisogno aggiuntivo e incide sulla distribuzione delle risorse.
È questo insieme di variabili, più che un singolo fattore, a spiegare le differenze.
- La “lotteria geografica”: una definizione giornalistica, non tecnica
Possiamo definirla, giornalisticamente, una sorta di lotteria geografica.
Ma il termine deve essere usato con cautela.
Non si trattava infatti di una lotteria in senso amministrativo: dietro ogni importo esistevano norme, fondi, contratti, parametri di complessità e decisioni negoziali.
L’effetto finale, tuttavia, poteva apparire paradossale.
Due dirigenti appartenenti allo stesso ruolo nazionale e sottoposti allo stesso quadro di responsabilità potevano ricevere una parte variabile significativamente diversa perché la loro scuola si trovava in territori differenti.
Il problema diventava ancora più evidente nei trasferimenti interregionali.
Cambiare regione poteva significare entrare in un sistema di fasce e valori economici diverso.
La retribuzione accessoria diventava così anche una questione geografica.
- Le reggenze: quando un dirigente governa due scuole
Uno dei capitoli più importanti riguarda le reggenze.
Quando un’istituzione scolastica resta senza dirigente titolare, la direzione può essere affidata temporaneamente a un dirigente già responsabile di un’altra scuola.
Non significa semplicemente “fare qualche attività in più”.
Significa assumere responsabilità dirigenziali su due organizzazioni, spesso con centinaia o migliaia di studenti, due collegi dei docenti, personale diverso, bilanci, edifici, relazioni sindacali, sicurezza e rapporti con enti locali differenti.
Nei CIR esaminati ricorre il meccanismo dell’integrazione collegata all’80% della posizione variabile della scuola affidata in reggenza.
Gli effetti economici possono essere considerevoli.
In Veneto, ad esempio, sulla base delle tre fasce 2022/23, i valori annualizzati risultavano nell’ordine di:
- €14.468,31
- €11.901,35
- €9.334,39.
In Friuli-Venezia Giulia arrivavano, per la fascia economicamente superiore, a circa €15.001,60.
La reggenza può quindi modificare sensibilmente la retribuzione annua.
Ma dietro il maggiore compenso esiste un corrispondente aumento della responsabilità e del carico organizzativo.
- La retribuzione di risultato e il grande paradosso della valutazione
La stessa espressione “retribuzione di risultato” contiene una domanda inevitabile:
quale risultato? E misurato come?
Per molti anni il sistema italiano ha avuto una componente economica denominata retribuzione di risultato senza riuscire a consolidare parallelamente un sistema di valutazione della dirigenza scolastica stabile, universalmente applicato e capace di produrre conseguenze economiche individualizzate.
Nel 2022/23 diversi CIR liquidavano pertanto il risultato secondo criteri sostanzialmente collegati alle fasce.
Il Lazio, ad esempio, riconosceva:
- €9.742,03;
- €8.203,82;
- €6.665,60.
Il Veneto:
- €8.250,53;
- €7.712,45;
- €7.174,37.
L’Emilia-Romagna:
- €6.916,92;
- €5.928,72;
- €4.940,64;
- €3.952,51.
Questi dati mostrano perché il confronto della sola posizione variabile è insufficiente.
Una regione relativamente meno generosa sulla posizione poteva recuperare attraverso il risultato.
Ed è precisamente l’intreccio fra posizione e risultato che bisogna utilizzare per confrontare seriamente le retribuzioni.
- Pietro Perziani: un osservatorio storico sulle retribuzioni dei presidi
La ricostruzione di questa vicenda sarebbe molto più povera se ci limitassimo ai contratti.
I CIR dicono quanto.
Gli studi di Pietro Perziani aiutano a capire perché.
Per anni Perziani ha analizzato la dirigenza scolastica osservando l’evoluzione del FUN, la perequazione, la posizione variabile, la retribuzione di risultato, le differenze territoriali e gli effetti delle decisioni contrattuali.
Le sue tabelle consentono oggi di ricostruire una memoria storica che gli archivi amministrativi, frammentati fra vecchi e nuovi siti degli Uffici scolastici regionali, rendono talvolta difficile recuperare.
Un elemento emerge con particolare forza.
Non basta chiedersi quale regione disponesse della posizione variabile più alta.
Bisogna osservare quanto una regione destinava alla posizione e quanto lasciava al risultato.
La Liguria rappresenta storicamente un caso emblematico di forte concentrazione sulla posizione.
Altri territori adottavano equilibri differenti.
Questo conferma che la contrattazione regionale non svolgeva una funzione meramente notarile: poteva contribuire concretamente a modellare la distribuzione delle risorse.
L’Archivio Perziani diventa pertanto una delle fonti storiche del presente dossier, utilizzata sempre distinguendo i valori storici dai dati certificati dei singoli CIR 2022/23.
- Dal regionalismo retributivo alle fasce nazionali
Il sistema cambia radicalmente a partire dal 2023/24.
La logica delle fasce di complessità viene progressivamente ricondotta a un quadro nazionale.
È una trasformazione di grande importanza.
La complessità della scuola continua a contare, ma non deve più produrre valori differenti semplicemente perché l’istituzione si trova in una regione anziché in un’altra.
Si passa quindi da:
fasce e valori costruiti territorialmente
a:
fasce di complessità definite entro un sistema nazionale.
Il 2022/23 assume perciò un valore storico particolare: rappresenta la fotografia finale di un modello destinato a essere superato.
- Quanto guadagna un dirigente scolastico nel sistema attuale
Il nuovo sistema permette oggi una lettura molto più uniforme.
Per il 2024/25, il Fondo unico nazionale destinato alle retribuzioni di posizione e risultato è stato quantificato in circa €284,1 milioni lordo dipendente.
Le istituzioni scolastiche sono distribuite in tre fasce nazionali di complessità: A, B e C.
I valori complessivi della retribuzione di posizione indicati nel CCNI 2024/25 sono:
- Fascia A: €35.395,11
- Fascia B: €31.445,11
- Fascia C: €27.495,11
Il sistema mantiene inoltre per le reggenze di durata prevista dalla disciplina contrattuale il riferimento all’80% della posizione variabile dell’istituzione scolastica affidata.
Ma la novità più importante riguarda il risultato.
A partire dal nuovo sistema di valutazione, la retribuzione di risultato viene progressivamente ricondotta all’esito della valutazione del dirigente e non semplicemente alla fascia della scuola.
Si chiude così, almeno sul piano dell’architettura normativa, una lunga stagione nella quale “posizione” e “risultato” avevano finito spesso per essere legati entrambi alla complessità dell’istituzione.
- Le organizzazioni sindacali: convergenze e differenze
La questione retributiva della dirigenza scolastica è stata per anni al centro dell’azione sindacale.
Pur con accenti differenti, ricorrono alcuni temi comuni.
Perequazione
Una delle rivendicazioni storiche riguarda l’avvicinamento della retribuzione dei dirigenti scolastici a quella delle altre dirigenze pubbliche.
Stabilità del FUN
Le organizzazioni hanno ripetutamente chiesto risorse strutturali e non interventi occasionali.
Superamento delle disparità territoriali
La differenziazione regionale della posizione ha costituito uno dei problemi più evidenti del vecchio sistema.
Retribuzione di risultato
Il passaggio a una vera valutazione rende ancora più delicato il tema.
La retribuzione di risultato non è più soltanto una questione finanziaria: diventa direttamente collegata al modo in cui viene valutata la professionalità del dirigente.
Le posizioni sindacali non sono tuttavia identiche.
ANP ha sostenuto con forza il collegamento effettivo tra valutazione e risultato e nel 2025 ha chiesto che il nuovo sistema produca rapidamente effetti economici coerenti.
SNALS-Confsal, pur valutando positivamente l’aumento e la stabilizzazione delle risorse, ha chiesto particolare attenzione alla gradualità delle differenze retributive derivanti dalla valutazione e ha sottolineato la necessità di riequilibrare la forbice fra le fasce.
Le altre organizzazioni rappresentative hanno posto, con sfumature differenti, questioni relative a perequazione, certezza delle risorse, trasparenza dei criteri, salvaguardia delle retribuzioni maturate e sostenibilità del sistema di valutazione.
Il confronto sindacale dimostra quindi che la questione non può essere ridotta alla domanda “quanto aumenta lo stipendio?”.
Il vero problema è triplice:
quante risorse → come vengono distribuite → secondo quali criteri viene premiato il risultato.
- Quanto guadagna davvero un preside? La risposta del dossier
Alla fine del percorso possiamo tornare alla domanda iniziale.
Quanto guadagna davvero un dirigente scolastico?
La risposta corretta è:
dipende dalle componenti della sua retribuzione e dall’incarico concretamente svolto.
Esiste una componente nazionale comune.
Esiste una retribuzione di posizione che remunera la complessità dell’incarico.
Esiste una retribuzione di risultato.
Possono aggiungersi reggenze e altri incarichi.
Fino al 2022/23 esisteva inoltre una variabile territoriale molto rilevante: la contrattazione integrativa regionale.
È questa la ragione per cui il nostro censimento ha trovato valori della posizione variabile che, nella fascia superiore, potevano passare da circa €13.021 in Campania a oltre €20.578 in Piemonte.
Non significava automaticamente che il dirigente piemontese guadagnasse €7.557,81 in più del collega campano nel trattamento complessivo.
Significava però che una delle componenti fondamentali della retribuzione accessoria presentava quella differenza.
Per conoscere la distanza effettiva occorre sommare posizione e risultato e considerare eventuali reggenze.
Ed è proprio questa la principale conclusione metodologica del dossier.
Non esiste una sola classifica degli stipendi
Esistono almeno tre classifiche differenti:
- posizione variabile;
- retribuzione di risultato;
- posizione + risultato.
A queste se ne può aggiungere una quarta:
- trattamento accessorio comprensivo di eventuale reggenza.
Solo la terza consente un confronto realmente significativo fra dirigenti senza incarichi aggiuntivi.
Dal vecchio al nuovo sistema
Il lungo percorso della retribuzione dei dirigenti scolastici può quindi essere letto come il passaggio attraverso tre grandi fasi.
Prima fase: costruire una retribuzione dirigenziale
Con l’autonomia e l’acquisizione della qualifica dirigenziale vengono introdotte posizione e risultato.
Seconda fase: regionalizzare la componente accessoria
Il FUN viene distribuito territorialmente e i CIR determinano valori che producono differenze regionali anche molto consistenti.
Terza fase: riportare il sistema all’unità nazionale
Le fasce vengono uniformate e il risultato viene progressivamente collegato a un vero sistema di valutazione.
La storia non è però conclusa.
La nuova domanda sarà:
il sistema nazionale riuscirà contemporaneamente a garantire equità retributiva, riconoscimento della complessità e valorizzazione effettiva dei risultati?
È su questa domanda che si giocherà la prossima stagione della dirigenza scolastica.
📌 La Redazione Aetnanet segnala
Il dato più importante che emerge dal dossier non è la singola cifra.
È il meccanismo.
Per comprendere la retribuzione di un dirigente scolastico occorre distinguere sempre:
stipendio nazionale + posizione + risultato + eventuale reggenza/incarichi.
Per l’anno scolastico 2022/23 occorre aggiungere un’altra variabile decisiva:
la regione e il relativo CIR.
Pertanto ogni confronto fra “stipendi dei presidi” che non specifichi annualità, fascia, territorio e componenti considerate rischia di essere fuorviante.
📊 In sintesi
2022/23 – ultimo grande anno-campione del sistema regionale.
FUN – fondo nazionale che finanzia posizione e risultato.
CIR – contratti regionali che producevano valori territorialmente differenti.
3 o 4 fasce – il numero non era uniforme in tutte le regioni.
€20.578,99 – uno dei valori superiori della posizione variabile ricostruiti per il Piemonte.
€13.021,18 – prima fascia Campania nella ricostruzione utilizzata.
€7.557,81 – differenza fra i due valori.
80% – parametro ricorrente per l’integrazione economica delle reggenze rispetto alla posizione variabile della scuola affidata.
Dal 2023/24 – passaggio al nuovo quadro nazionale delle fasce.
2024/25 – tre fasce nazionali A, B e C; FUN di circa €284,1 milioni lordo dipendente.
📚 Verso una seconda edizione del Dossier
Questa prima ricostruzione costituisce la base per un lavoro più ampio.
Una futura edizione potrà sviluppare almeno cinque approfondimenti:
- Atlante completo dei CIR 2022/23, con riproduzione analitica dei valori delle venti regioni.
- Serie storica dei CIR, utilizzando sistematicamente l’Archivio Pietro Perziani.
- Classifiche economiche, distinguendo posizione, risultato e trattamento accessorio complessivo.
- Simulazioni di stipendio, confrontando dirigenti di fascia alta, media e bassa e dirigenti con reggenza.
- Evoluzione 2000-2026, dalla nascita della dirigenza scolastica alla valutazione collegata alla retribuzione di risultato.
Il presente speciale rappresenta pertanto non un punto conclusivo, ma la prima base documentale di una possibile piccola pubblicazione Aetnanet sulla storia economica della dirigenza scolastica italiana.
🌐 Fonti consultate e metodo redazionale Aetnanet
Fonti principali: contratti collettivi nazionali dell’Area dirigenziale Istruzione e Ricerca; Fondo unico nazionale per la retribuzione di posizione e di risultato dei dirigenti scolastici; contratti integrativi regionali e relative relazioni tecnico-finanziarie degli Uffici scolastici regionali; documentazione del Ministero dell’Istruzione e del Merito; documentazione ARAN; normativa primaria e secondaria relativa alla dirigenza scolastica; documentazione delle organizzazioni sindacali rappresentative; Archivio storico Aetnanet e articoli di Pietro Perziani conservati e ripubblicati da GovernareLaScuola.
Nota metodologica: il 2022/23 è utilizzato nel dossier come anno-campione del precedente sistema regionale. I valori regionali sono stati ricostruiti privilegiando i CIR e le relazioni finanziarie ufficiali. Quando un dato deriva da ricostruzioni storiche dell’Archivio Perziani e non è stato ancora verificato sul corrispondente CIR 2022/23, esso deve essere considerato come dato di lavoro da sottoporre a ulteriore controllo documentale nella successiva edizione del dossier.
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Tra le principali fonti consultate dalla Redazione figurano il Ministero dell’Istruzione e del Merito, il Ministero dell’Università e della Ricerca, la Gazzetta Ufficiale della Repubblica Italiana, Parlamento Italiano, Corte Costituzionale, Corte di Cassazione, Consiglio di Stato, Corte di Giustizia dell’Unione Europea, Commissione Europea, INVALSI, INDIRE, INPS, NoiPA, Uffici Scolastici Regionali e Provinciali, ANP, ANIEF, UDIR, FLC CGIL, CISL Scuola, UIL Scuola Rua, SNALS-Confsal, GILDA-Unams, Orizzonte Scuola, La Tecnica della Scuola, ItaliaOggi Scuola, Tuttoscuola, Edscuola, Skuola.net, Università, enti di ricerca e l’Archivio storico e la Banca Dati Aetnanet, costruiti in oltre venticinque anni di attività redazionale.
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