Nel primo anno dell’esame riformato la fascia del voto pieno cala in tutte e venti le regioni, dal 7,1% al 5,3%. Le lodi restano ferme al 2,9%. Abbiamo analizzato i dati del Ministero e costruito con Claude Cowork sei grafici che potete interrogare voi.
I dati del Ministero sul primo anno del nuovo esame mostrano un voto pieno assegnato a un quarto di studenti in meno rispetto al 2025. Ma le lodi non si muovono, e il divario Nord-Sud resta intatto.
Il dato che salta agli occhi nella rilevazione del Ministero dell’Istruzione e del Merito non è il divario territoriale, noto da vent’anni e sostanzialmente immobile. È il collasso della fascia del 100 pieno: dal 7,1% al 5,3% dei diplomati, un calo di 1,8 punti che in termini relativi vale un quarto degli studenti che l’anno scorso uscivano col massimo. Il crollo è omogeneo: tutte e venti le regioni perdono terreno, dalla Lombardia (dal 4,0% al 2,8%) alla Calabria (dal 12,0% al 9,8%). Quando un indicatore si muove nella stessa direzione ovunque, la causa non è locale.
La spiegazione più plausibile è la riforma dell’esame, di cui il 2025/2026 è il primo anno di applicazione: colloquio obbligatorio circoscritto a quattro discipline, commissioni ridotte, e soprattutto una nuova griglia che distribuisce i 20 punti dell’orale su quattro macro-indicatori da 5 punti ciascuno. Per ottenere il massimo all’orale non basta più essere complessivamente ottimi, bisogna esserlo su tutte e quattro le dimensioni. È un meccanismo che comprime il vertice della distribuzione.
Ma il dato che rende questa lettura interessante, e insieme incompleta, è un altro: la lode non si è mossa. Anzi, è salita impercettibilmente, dal 2,8% al 2,9%. Se l’esame fosse diventato semplicemente più severo, la lode avrebbe dovuto contrarsi più del 100, non meno: richiede il massimo dei crediti, il massimo in tutte le prove e l’unanimità della commissione. Che il gradino più alto tenga mentre quello immediatamente sotto cede di un quarto suggerisce che a essere colpiti non siano stati gli studenti eccellenti, ma i 100 marginali, quelli che l’anno prima arrivavano al massimo per arrotondamento, punti di integrazione o generosità della commissione. Resta un’ipotesi: i dati pubblicati dal Ministero non permettono di verificarla.
Dove sono finiti i voti
La distribuzione non si è spostata verso il basso. Al contrario: anche la fascia minima si è ridotta, dal 4,9% al 4,1%, e con essa la fascia 61-70. A crescere sono le tre fasce centrali-alte (71-80, 81-90 e 91-99), con l’81-90 che guadagna 1,6 punti, il movimento positivo più ampio. Il risultato netto è una compressione verso l’alto-medio: meno voti minimi, più diplomati in fascia buona, molti meno voti pieni.
I sei grafici qui sotto rispondono ai tuoi clic. Prova a cambiare indicatore nel secondo: passando da «100 + lode» a «Voti 60» la Calabria scivola dal primo posto all’ultimo e la Lombardia fa il percorso opposto. È il modo più rapido per vedere con gli occhi quello che i numeri dicono a parole. Puoi anche isolare una singola regione e confrontarla con la media nazionale. Tutti i valori provengono dal documento ministeriale.
Un divario che la riforma non ha toccato
Il gradiente territoriale è l’elemento più stabile dell’intera rilevazione. Nel 2025/2026 la quota di diplomati con 100 o lode va dal 15,9% della Calabria al 3,8% della Lombardia, un rapporto di oltre quattro a uno. Le prime cinque regioni per eccellenza sono Calabria, Puglia, Sicilia, Campania e Umbria; le ultime cinque Valle d’Aosta, Lombardia, Trentino-Alto Adige, Veneto e Friuli-Venezia Giulia.
Il punto metodologicamente rilevante è che il divario non riguarda solo il vertice. La Lombardia ha anche la più alta quota di voti minimi, il 6,0% di sessanta contro il 2,0% della Calabria. L’intera distribuzione è traslata, non solo la coda. Quando due popolazioni differiscono su tutta la curva e non su un singolo estremo, la spiegazione più economica non è una differenza di apprendimento ma una differenza nella metrica: le rilevazioni standardizzate INVALSI, che usano un’unica scala nazionale, restituiscono da anni un ordinamento sostanzialmente rovesciato. Il documento del Ministero non contiene questo confronto e non lo commenta.
Le lodi: 14.123, e più della metà in quattro regioni
In valore assoluto le lodi sono 14.123. Campania (3.018), Puglia (2.104), Sicilia (1.928) e Calabria (1.042) ne concentrano il 57,3%, mentre l’intero Nord, otto regioni, si ferma al 20,3%. La Calabria assegna più lodi della Lombardia (1.042 contro 760) pur avendo una popolazione scolastica molto inferiore.
Attenzione però a come si legge questo dato. I valori assoluti dipendono dalla dimensione della popolazione scolastica regionale e non sono confrontabili tra loro. Il confronto corretto è sulla percentuale di lodi sul totale dei diplomati della regione, disponibile nel secondo grafico interattivo selezionando «Solo lode». I due ordinamenti differiscono in modo sostanziale.
Licei, tecnici, professionali: la forbice si stringe verso il basso
Nei licei l’11,2% dei diplomati esce con 100 o lode, contro il 5,4% dei tecnici e il 3,5% dei professionali. Ma il calo rispetto al 2024/2025 colpisce i licei più dei professionali in valore assoluto: 2,1 punti in meno partendo da 13,3%, contro 1,2 punti. In parallelo, i professionali registrano il miglioramento più forte sulla fascia minima, con i sessanta che scendono dal 7,6% al 5,8%.
Nel dettaglio degli indirizzi il classico resta in testa con il 18,1% di 100 o lode, pur perdendo 3,9 punti, uno dei cali più severi. All’estremo opposto il liceo scientifico a indirizzo sportivo si ferma al 2,5%, sotto la media dei professionali. Il calo più profondo è quello del liceo internazionale, che passa dal 19,0% al 13,6%.
Cosa questi dati non dicono
Quattro avvertenze da tenere presenti prima di citare queste cifre.
- Il confronto è tra dati disomogenei. Il 2025/2026 è rilevato al 3 agosto 2026 ed è provvisorio, mentre il 2024/2025 è definitivo. Sessioni suppletive, candidati esterni e rettifiche non ancora acquisite possono modificare i valori. Non è possibile, con i dati pubblicati, stimare direzione e ampiezza di questo scarto: una parte del calo del 100 potrebbe essere un artefatto della rilevazione incompleta.
- La riforma è una spiegazione plausibile, non dimostrata. Il documento ministeriale riporta le distribuzioni ma non contiene alcuna analisi causale, né dati sul funzionamento delle nuove griglie di valutazione. La coincidenza temporale con il primo anno del nuovo esame è forte, ma resta una correlazione.
- Mancano i denominatori. Il documento pubblica percentuali per regione e valori assoluti solo per le lodi. Senza il numero di diplomati per regione e indirizzo non si possono ricostruire numeri assoluti affidabili né calcolare intervalli di confidenza, soprattutto per le regioni piccole. La Valle d’Aosta, per dire, ha 6 lodi in tutto.
- Il voto di maturità non è una misura di apprendimento comparabile. È prodotto da commissioni locali con criteri applicati localmente. Confrontare regioni sul voto significa confrontare metriche diverse, non livelli di competenza.
Fonte: Ministero dell’Istruzione e del Merito, «Esiti Esame di maturità, A.S. 2025/2026», Anagrafe Nazionale Studenti, dati rilevati al 3 agosto 2026. Tutte le percentuali sono riprese dal documento originale; delta, aggregazioni ed elaborazioni grafiche sono nostre.
Come è stato realizzato questo articolo
L’analisi dei dati e i grafici interattivi sono stati realizzati con l’assistenza di Claude Cowork (Anthropic). Lo strumento ha estratto le tabelle dal PDF ministeriale, calcolato le variazioni tra i due anni scolastici, verificato le cifre citate nel testo confrontandole con la fonte e prodotto il codice della visualizzazione interattiva.
Il testo è stato riletto, corretto e approvato dalla redazione, che ne assume la responsabilità editoriale. I dati provengono esclusivamente dal documento del Ministero e sono verificabili sulla fonte originale.
Diamo questa indicazione volontariamente. L’articolo 50 del Regolamento europeo sull’intelligenza artificiale, operativo dal 2 agosto 2026, prevede l’obbligo di dichiarare i testi generati da IA su temi di interesse pubblico, ma esenta espressamente i contenuti sottoposti a revisione umana e coperti da responsabilità editoriale, come è il caso di questo pezzo. Riteniamo che nei confronti di chi legge la trasparenza valga comunque, e a maggior ragione su un portale che si rivolge al mondo della scuola.
Michelangelo Nicotra


