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Formazione Scuola Lavoro

Un anno con Elmar: quella giornata ad Amsterdam e ciò che è rimasto

C’è un filo sottile che collega quella mattina ad Amsterdam a questa sera davanti allo schermo, con Elmar van Ee dall’altro lato di una videochiamata. Un anno di scambi telematici con lui mi ha fatto capire che certi incontri non si esauriscono nella giornata in cui accadono — continuano a lavorare sottotraccia. Vale la pena raccontare com’è cominciato.

Era una delle giornate del nostro progetto “Innovazione urbana, economia circolare e trasformazione della mobilità”. Quindici studenti, un professore olandese con un anno di esperienza fiorentina alle spalle, e Francesco Persico – dottorando italiano che ad Amsterdam studia lo sviluppo infantile all’intersezione tra psicologia, pedagogia e tecnologia.
Francesco aprì con un dettaglio che colpì tutti: nei Paesi Bassi il dottorato è un lavoro, non una borsa. Contratto, stipendio, contributi. Non una concessione accademica da gestire con l’ansia del finanziamento precario, ma una posizione riconosciuta. Per ragazzi che stanno costruendo un’idea di futuro, quella distinzione non è un tecnicismo,  è una domanda sul valore che una società attribuisce alla ricerca.

Elmar, dal canto suo, raccontò dello stupore per gli esami orali italiani. In Olanda non esistono nella stessa forma: quella modalità di colloquio diretto tra docente e studente gli era estranea, e lo aveva spinto ad imparare l’italiano più in fretta di quanto avesse previsto. Lo disse con una leggerezza che nascondeva qualcosa di serio: i sistemi formativi non sono neutri, plasmano habitus mentali, non solo competenze certificate.

Gli studenti girarono anche gli spazi dell’università. Le flex rooms, postazioni prenotabili, sale modulari, ambienti pensati per il lavoro ibrido – li incuriosirono. Così come il caffè, che per un pubblico siciliano rappresentava naturalmente il primo banco di giudizio di qualsiasi civiltà straniera.
Il centro della giornata fu però il workshop sull’Ikigai, il concetto giapponese che incrocia quattro domande: cosa ami fare, cosa sai fare bene, di cosa ha bisogno il mondo, per cosa puoi essere pagato. Non uno strumento di orientamento carrieristico o almeno, non solo.

Un modo per mettere a fuoco chi si è, prima di decidere cosa fare.
Emersero personalità precise. Chi trovava senso nel movimento e nell’esplorazione fisica – Cristian, Gabriel con traiettorie verso lo sport o l’ingegneria ambientale. Chi era incline all’ascolto e alla mediazione – Umberto, Emanuele con una vocazione verso il dialogo interculturale. Chi viveva la tecnologia come linguaggio totale – Orazio, Riccardo con percorsi non lineari tra codice, elettronica e musica.

Michela Grasso, che aveva costruito e tenuto insieme l’intera architettura logistica di quella giornata, facilitò tutto con quella discrezione competente che chi lavora davvero riconosce subito.
Francesco chiuse con una cosa semplice, che vale la pena conservare: “Tenete questo esercizio come una bussola. Esplorate adesso, quando è più facile. Fatevi delle domande, ascoltatevi.”

In un mercato del lavoro dove alcune delle professioni che questi ragazzi eserciteranno probabilmente non hanno ancora un nome, una mappa interiore è forse l’unico strumento che non diventa obsoleto.

Elmar lo sa bene, lui che si è sempre interessato agli usi e ai costumi dei piccoli paesi, alle geografie interiori più che a quelle sui libri. Rimase in silenzio quando gli raccontai che ogni volta che tornavo in treno da Pisa, nel momento in cui attraversavamo lo Stretto, sentivi una stretta al petto, non di nostalgia, ma di riconoscimento. Eri a casa. Nella nostra Sicilia.

Avviso: Percorsi per le competenze trasversali e l’orientamento (PCTO) all’estero
Progetto: 10.6.6B-FSEPON-SI-2024-178
Titolo: “Urban Innovation, Circular Economy, and Mobility Transformation in Amsterdam”
Istituto: IIS “Francesco Redi” di Paternò
Docenti: Renata Baroni, Giusi Amato e Michelangelo Nicotra
a.s. 2024-25