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Domenica 12 Luglio 2026 | Informazione, comunità e innovazione per la scuola. Dal 1998 la scuola italiana in rete.
Informazione, comunità e innovazione per la scuola. Dal 1998 la scuola italiana in rete.
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Lavoro

Basta mortificare la scuola!

Una proposta
aberrante e da cancellare immediatamente dalla legge di riassetto in
discussione alla Camera. L’ultima uscita del ministro Profumo, che
propone  per il riassetto di bilancio  ulteriori
risparmi  a carico della Scuola, portando  a 24 le ore di
lezione per tutti i docenti di scuola secondaria inferiore e superiore
dimostra come questo Governo sia in perfetta sintonia e 
continuità con il governo Berlusconi i cui ministri  Gelmini e
Brunetta consideravano i docenti fannulloni oltre che impreparati 
e troppo numerosi. Ma perché i sottosegretari, che pure sono persone di
scuola, non spiegano al ministro che il tempo di lavoro dei docenti non
si esaurisce in quello dedicato alle lezioni frontali?
La funzione docente è unica, anche se declinata in modalità diverse a
seconda dei segmenti scolastici in cui si opera, delle discipline che
si insegnano,  dei compiti che si svolgono all’interno della
comunità scolastica.
Sarebbe utile che l’attuale dibattito, impropriamente aperto dal
ministro su un presunto insufficiente impegno orario, rendesse visibili
e misurabili tutte le attività che l’insegnamento comporta e che
vengono svolte in parte all’interno, in parte all’esterno delle scuole,
in parte durante l’orario di lezione, in parte in orario
extrascolastico, in parte per le proprie classi, in parte per l’intera
scuola.
Chi governa la scuola deve capire (e se non ci riesce da solo bisogna
esigere che si aggiorni!) che l’attività docente non è di natura
impiegatizia e riproduttiva, ma  ha le caratteristiche della
ricerca: quella che quotidianamente ogni docente e ogni comunità
educante  mette in atto  per trovare strategie didattiche
efficaci a rispondere ai bisogni  di ciascun alunno,  per
adeguare i propri strumenti professionali al continuo riassetto dei
saperi disciplinari e delle tecnologie didattiche, per  conoscere
e dominare  efficacemente  l’universo  mass-mediale e
comunicativo a cui gli adolescenti sono esposti, all’interno del
quale  devono essere messi in grado di muoversi con capacità
critiche.
Per questo ogni  buon docente non esaurisce le proprie conoscenze
nella fase della prima formazione, ma necessita di una formazione e di
un aggiornamento continui  nei diversi ambiti: disciplinare,
psico-pedagogico, sociologico, dell’attualità e dell’informazione e
deve conoscere le realtà, positive, ma anche a rischio che si muovono
nei territori in cui la scuola opera.
Inoltre l’insegnamento e l’educazione sono azioni che non  si
svolgono individualmente , ma in collaborazione: con altri docenti e
con il personale tutto delle scuole, con i genitori, con gli educatori
che operano in maniera informale al di  fuori delle scuole, con
l’associazionismo…all’interno di  comunità educanti  tanto
più efficaci  nell’azione quanto più sinergiche  e 
cooperative, soprattutto nelle zone a rischio  e  verso
alunni in età fragile ed esposta quale è quella di preadolescenti
e  adolescenti.
Disegnata così la funzione docente è complessa e richiede impegno,
continuità, supporto dall’amministrazione e dal mondo della ricerca e
della cultura.
Proprio il contrario della mortificazione e della precarietà in cui
tagli, cattive  riforme, disinteresse l’hanno fatta sprofondare
negli ultimi decenni.
Il lavoro dei docenti  con gli studenti  va  dalla
programmazione dei percorsi per la classe e  per i singoli alunni
alle interrogazioni individuali e di gruppo, dalla correzione dei
compiti alle attività di recupero e di sostegno per gli alunni più
bisognosi, dalla assistenza durante le attività di 
laboratorio  alle realizzazione dei percorsi progettuali e
delle  attività integrative opzionali,  dalle visite di
istruzione ai percorsi di ricerca, dalla somministrazione delle prove
di verifica periodiche agli esami finali dei cicli.
Ci sono poi i tempi dedicati al ricevimento dei genitori, alla
partecipazione ai consigli di classe e agli altri organi collegiali, ai
dipartimenti disciplinari, alla programmazione  delle attività
interdisciplinari, alla registrazione e alla documentazione  delle
attività che si svolgono con le classi, all’aggiornamento individuale e
di gruppo, al rapporto con le reti di scuole del territorio per curare
l’orientamento e la continuità,  al rapporto interistituzionale
con altri soggetti che intervengono nella attività di
educazione-istruzione, quali i servizi materno-infantili e le 
ASL, gli Enti locali, le Associazioni culturali, i sistemi delle
biblioteche…
Si può, allora, parlare di ridisegnare l’orario di lavoro dei docenti,
ma per ricomporne le parti, valorizzare le attività  fino ad oggi
non sufficientemente emerse, individuare le diversità e le costanti fra
ordini e gradi e cattedre disciplinari, garantire spazi  fisici
pertinenti  e dedicati, perché alcune di queste attività possano
essere svolte all’interno degli edifici scolastici e assegnare risorse
per una formazione in servizio di qualità  e una ricerca oggi
affidati alla sola buona volontà individuale, non certo per imporre un
aumento di ore di attività frontale per  
svolgere   supplenze o   insegnamento su 
spezzoni di cattedre.
Se si mette al centro dell’attività delle scuole la relazione educativa
e la sua significatività, non si possono caricare i docenti di un
numero eccessivo di alunni (già altissimo per  molte cattedre i
cui docenti intervengono per poche ore la settimana in ogni classe),
aggiungendo ore di attività frontali.
Non solo ciò aumenterebbe  il già alto stress a cui la professione
docente espone (ricordo che ricerche molto accurate svolte in Italia e
in Europa collocano l’attività di insegnamento fra quelle a più alto
rischio di burnout, dopo quella dei chirurghi), ma si tradurrebbe in un
peggioramento della situazione per gli studenti che già pagano per la
discontinuità  e la precarietà dei loro insegnanti e  per la
povertà di  risorse investite nel  funzionamento, nel rinnovo
delle  attrezzature didattiche, nella manutenzione degli edifici.
SEL esprime l’assoluto dissenso verso la proposta  del ministro
Profumo, ne chiede la cancellazione dalla legge di riassetto
finanziario che verrà discussa dalla Camera e garantisce il proprio
impegno a valorizzare e rendere visibili  carichi e competenze
della funzione docente nella elaborazione del proprio programma sulla
Scuola  che sta  elaborando, in collaborazione con 
docenti ed esperti del mondo della cultura e della ricerca,  in
vista della prossima tornata elettorale.

Simonetta Salacone

Dirigente Scolastico e Responsabile
Nazionale Scuola SEL