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Domenica 12 Luglio 2026 | Informazione, comunità e innovazione per la scuola. Dal 1998 la scuola italiana in rete.
Informazione, comunità e innovazione per la scuola. Dal 1998 la scuola italiana in rete.
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Voce alla Scuola

TuttoscuolaNEWS n. 89.

 TuttoscuolaNEWS n. 89

http://www.tuttoscuola.com
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 N. 89, 10 febbraio 2003

 SOMMARIO

 1. Riforma Moratti/1: verso l’approvazione
 2. Riforma Moratti/2: anticipi, non c’e’ posto per tutti
 3. Riforma Moratti/3: il conto alla rovescia fino a settembre
 4. Programmi regionali: solo un’ora alla settimana?
 5. Sperimentazione/1: se sono rose.
 6. Sperimentazione/2: quando la scuola sostituisce gli asili nido
 7. La pace, la guerra e la scuola

 1. Riforma Moratti/1: verso l’approvazione

 Incidente di percorso per la riforma  Moratti.  L’autostrada 
che  era
 stata preparata alla Camera per approvare definitivamente la legge per
 meta’ febbraio, riservando allo strumento degli  "ordini 
del  giorno"
 gli  aggiustamenti  voluti  da  alcune  parti 
della  maggioranza  (v.
 TuttoscuolaNEWS n. 86 del 27 gennaio 2003), ha trovato un  intoppo 
in
 un errore formale nel testo del disegno di legge.
 Le conseguenze dovrebbero essere comunque ridotte al minimo. Il 
testo
 da questa settimana va  in  aula  alla  Camera, 
dove  si  correggera’
 l’errore    e  si  restituira’  tutto 
al  Senato  per  l’approvazione
 definitiva. A meno  che  qualcuno  nella  maggioranza 
non  ceda  alla
 tentazione di infilarsi in questo spiraglio per fare qualche modifica.
 Ma cosa riguarda quest’errore formale? Il riferimento, fatto nel testo
 gia’  approvato  dal  Senato,  al  bilancio 
triennale  nel  quale  si
 collocano i finanziamenti degli anticipi. Non e’ infatti  il 
bilancio
 del   triennio  2002-2004  che  andava 
previsto,  bensi’  quello  del
 2003-2005.
 Ma i problemi sulle  risorse  finanziarie  per  gli 
anticipi  non  si
 limitano   agli  aspetti  formali.  Ricordiamo 
infatti  che  i  fondi
 stanziati (13 milioni di euro per il 2003, 46 per il 2004, 66  per 
il
 2005)    non   sarebbero  sufficienti 
se  tutti  gli  aventi  diritto
 all’anticipo si iscrivessero in massa al prossimo anno scolastico. 
Il
 ministero dell’istruzione in quell’ipotesi sarebbe costretto a 
varare
 una sorta di "numero chiuso" per i bambini  (e  nel 
caso,  con  quali
 criteri?), oppure ad alzare il numero medio di alunni per classe.
 Non e’ un caso del resto che  la  Commissione  Bilancio 
della  Camera
 abbia richiesto al Governo  una  relazione  tecnica 
integrativa,  che
 dovrebbe essere esaminata martedi’ 11 febbraio. E intanto  l’Ulivo 
in
 un comunicato stampa annuncia battaglia per le prossime  settimane 
su
 tutto il fronte della riforma con assemblee pubbliche e mobilitazioni.
 Ma rimaniamo sul "problema anticipi" e cerchiamo di capirne 
meglio  i
 termini.

 2. Riforma Moratti/2: anticipi, non c’e’ posto per tutti

 Non e’ la  proposta  piu’  importante  del 
progetto  Moratti,  ma  e’
 sicuramente una di quelle che ha creato piu’  problemi.  A 
cominciare
 dalla   quantificazione  dei  potenziali  alunni 
anticipatari  e  del
 conseguente  onere  finanziario  che  il 
servizio  della  Commissione
 Bilancio al Senato a  suo  tempo  ha  criticato, 
evidenziando  alcuni
 errori di impostazione e dando indirettamente ragione ai rilievi mossi
 da Tuttoscuola alcuni mesi prima  (v.  TuttoscuolaNEWS  n. 
36  del  4
 febbraio 2002 e n. 46).
 La riforma dovra’ tornare al Senato per un incidente  formale 
proprio
 del testo relativo agli anticipi.  E  la  Commissione 
Bilancio  della
 Camera  ha  chiesto  con  urgenza  al 
ministero  dell’istruzione  una
 relazione    integrativa  proprio  sulle 
previsioni  di  costo  degli
 anticipi.
 Il    disegno    di    legge   
prevede    (
 http://www.tuttoscuola.com/ts_news_89-1.doc   
)   per  il  2003  uno
 stanziamento di circa 25 miliardi di vecchie lire (12.731 migliaia 
di
 euro), circa 89 miliardi per il 2004 e circa 128 per l’anno dopo.
 Supponendo che la scuola dell’infanzia  non  abbia  bisogno 
di  nuove
 sezioni (entrano ed escono quantita’ uguali di  bambini),  le 
risorse
 dovrebbero servire per costituire nuove classi di elementare.
 Con 12.731 migliaia di euro si possono finanziare da  settembre 
circa
 1.450 nuove assunzioni di maestri con cui  far  funzionare 
circa  800
 nuove classi che potrebbero accogliere 15-16 mila alunni.
 I bambini che compiranno sei anni entro il 28 febbraio 2004 sono circa
 87 mila, di cui un 7-8% circa potrebbe andare nelle scuole 
paritarie.
 80 mila circa potrebbero dunque andare alla statale, dove appunto c’e’
 posto solamente per 16 mila, a meno che non si innalzi di  2-3 
unita’
 il numero medio di alunni per classe (abbassando pero’ pesantemente la
 qualita’    dell’intervento    didattico).   
Insomma   nell’ipotesi
 (inverosimile)  che  tutti  gli  aventi  diritto 
si  iscrivessero  in
 anticipo, circa 64 mila rischierebbero  di  rimanere 
fuori.  Lasciamo
 immaginare le possibili conseguenze di questo stato di cose quando tra
 qualche settimana, a legge approvata,  si  riapriranno  le 
iscrizioni
 proprio    per    gli  
anticipatari.   Potrebbe  scattare  la  corsa
 all’iscrizione.
 Perche’ non sfruttare ora l’occasione dell’emendamento formale? 
Come?
 Integrando decisamente il finanziamento del  2003  per 
accogliere  in
 nuove classi almeno il 50% dei potenziali anticipatari.

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 3. Riforma Moratti/3: il conto alla rovescia fino a settembre

 L’incidente di percorso dell’errore formale non  rallentera’ 
piu’  di
 tanto il percorso  parlamentare,  ormai  in  dirittura 
d’arrivo,  del
 progetto Moratti. Ma molto ancora deve  essere  realizzato 
sul  piano
tecnico-amministrativo perche’ la riforma diventi operativa.
 Dopo l’approvazione da parte della Camera, e il successivo voto finale
 del Senato, comincera’ infatti una lotta contro il tempo per garantire
 procedure di attuazione veloci, se si  vuole  che  dal 
prossimo  anno
 scolastico    la   riforma  parta 
almeno  per  le  prime  due  classi
 dell’elementare.
 Non e’ questione solo di anticipi, per i quali dovrebbe essere sciolta
 la riserva per la riapertura delle iscrizioni. Si tratta piuttosto del
 complesso iter che accompagnera’ l’attuazione della legge di delega.
 Entro tre mesi dovra’ essere approvato il  piano  programmatico 
degli
 interventi finanziari che  dovranno  accompagnare  i 
diversi  decreti
 legislativi    di  attuazione.  I  decreti 
delegati  dovranno  essere
 approvati entro due anni, ma quelli che  servono  per  l’a.s. 
2003-04
 vanno approvati al piu’ presto.
 E sono tanti gli  attori  che  dovranno  giocare 
un  ruolo,  su  vari
 livelli. Occorre sentire la  Conferenza  unificata 
Stato-Regioni,  il
 CNPI, le commissioni  parlamentari.  I  decreti 
legislativi  dovranno
 essere approvati  dalla  Corte  dei  Conti. 
Stessa  procedura  per  i
 Regolamenti di attuazione. Il tempo  stringe.  Domani  gia’ 
suona  la
 prima campanella del 2003-04.

 4. Programmi regionali: solo un’ora alla settimana?

 In principio il curricolo era una questione a due: una  quota 
per  il
 nazionale e una quota di istituto.
 Significa    che  del  monte  ore 
annuo  di  lezione  previsto  dalle
 "Indicazioni nazionali" per elementare e media (900, 990 
ore,  ecc.),
 una buona quantita’ di ore di lezione viene riservata  agli 
istituti,
 che    possono    cosi’  
scegliere  propri  contenuti  e  discipline
 d’insegnamento. Ma quante ore?
 L’iniziale proposta dell’ex-ministro De Mauro di riservare l’85% 
alla
 quota nazionale e il restante 15% agli istituti e’ piaciuta,  come 
si
 sa,   anche  all’attuale  ministro  che 
provvisoriamente  l’ha  fatta
 propria.
 Intanto pero’ e’ arrivato un terzo incomodo: la regione,  che 
reclama
 la sua parte di curricolo in forza della competenza riconosciutale dal
 nuovo Titolo V della Costituzione.
 Il ministro Moratti e’ chiamata ora a  proporre  la  quota 
regionale,
 avendo cura di non deludere il sistema regionale da un lato e  di 
non
 mortificare l’autonomia scolastica dall’altro, e mantenendo  pero’ 
il
 "gioiello di famiglia" (cioe’ il potere centrale sul sistema).
 Il  ministro  –  secondo  quanto  risulta  a 
Tuttoscuola  –  vorrebbe
 riservare l’80% per  la  quota  nazionale,  senza 
sbilanciarsi  circa
 l’assegnazione del restante 20%. Questo orientamento potrebbe 
trovare
 un sostegno in  un  possibile  ordine  del 
giorno  della  maggioranza
 parlamentare in occasione dell’approvazione della  legge  di 
riforma,
 che – richiamando il principio che ha costituzionalizzato 
l’autonomia
 scolastica – spianerebbe la strada a una  spartizione  della 
quota  a
 favore delle scuole.
 Potrebbe anche finire cosi’: 80% di  quota  nazionale,  15% 
riservato
 agli istituti e 5% di quota regionale.
 Secondo    la    nostra   
simulazione    (
 http://www.tuttoscuola.com/ts_news_89-2.doc  
),  la  quota  regionale
 equivarrebbe in  media  a  poco  piu’  di 
un’ora  alla  settimana  da
riservare a programmi regionali.
 Sara’ d’accordo il ministro Bossi,  promotore  del  disegno 
di  legge
 costituzionale sulla devoluzione?

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Dal ’95 nel Guiness dei primati per le sue dimensioni.
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 5. Sperimentazione/1: se sono rose.

 La tre giorni romana (4, 5  e  6  febbraio)  di 
full-immersion  nelle
innovazioni della riforma per la scuola dell’infanzia  ed  elementare,
 da parte dei 251 istituti sperimentatori, sembra aver fatto emergere i
 primi buoni risultati, stando almeno alle valutazioni raccolte.
 Il progetto nazionale definito a settembre da un decreto 
ministeriale
 (n. 100/2002),  e’  bene  ricordarlo,  prevedeva 
la  possibilita’  di
 un’adesione parziale alle varie innovazioni previste. Su quali si sono
 orientate gli istituti sperimentatori?
 Le scuole sembrano non avere avuto paura di provare il docente tutor e
 coordinatore, tanto che almeno l’85% lo ha  adottato, 
prevedendo  che
 svolga prevalentemente la sua attivita’ nella stessa classe per 
17-21
 ore settimanali.
 Anche il docente responsabile dei  laboratori  ha  trovato 
gradimento
 (previsto dall’80% di scuole).
 Questi due primi dati ( http://www.tuttoscuola.com/ts_news_89-3.doc 
)
 danno il segno del cambiamento prospettato dalla riforma. 
Soprattutto
 la funzione di tutor degli alunni  e  di  coordinatore 
del  team  dei
 docenti    dovrebbe    caratterizzare  
l’innovazione,  dalla  scuola
 dell’infanzia alle superiori.  Un  cambiamento  che 
sembra  non  aver
 prodotto i temuti sconquassi, anzi.
 Oltre    a   questa   riconfigurazione 
della  funzione  docente,  la
 sperimentazione    sta   provando 
positivamente  anche  una  diversa
 organizzazione    didattica,    finalizzata  
ad   interventi   piu’
 personalizzati verso gli alunni (gruppi, laboratori, 
ristrutturazione
 delle sezioni nell’infanzia). In buona parte  ancora  da 
definire  il
 portfolio, soprattutto nella scuola elementare.
 Tutto bene, dunque (ma qualche problema secondario e’ emerso)? 
Troppo
 presto per dirlo:  il  test  delle  251 
istituzioni  sperimentali  si
 riferisce a meno del 2% dell’universo di bambini italiani interessati.
 Poco per trarre conclusioni affrettate,  ma  un  sicuro 
conforto  sul
 piano politico per il ministro, che si prepara ora  alla 
complessa  e
 decisiva fase di attuazione della riforma.

 6. Sperimentazione/2: quando la scuola sostituisce gli asili nido

 La verifica di meta’ percorso dei 251  istituti  che 
sperimentano  la
 riforma ha messo crudamente in luce un problema gia’ noto che 
rischia
 di modificare gli obiettivi dell’innovazione: l’assistenza ai 
bambini
 al di sotto dei tre anni.
 In Calabria, ad esempio, per 100 bambini tra 0 e 2 anni ci  sono 
solo
 1,9 posti in asili nido; in Campania 2,2 e in Puglia 2,9. Tutto il sud
 e’    al    di    sotto   
della    media    nazionale    (
 http://www.tuttoscuola.com/ts_news_89-4.doc
),  che  vede  meno  di  8
 posti di asilo nido ogni 100 bambini tra 0 e 2 anni.
 Non puo’ stupire dunque che le famiglie, appena saputo 
dell’occasione
 degli anticipi, abbiano fatto  pressione  per  l’iscrizione 
ai  pochi
 istituti sperimentali. E vorrebbero posti anche per i piu’ piccoli.
 Le scuole hanno accolto gli anticipatari (1.156 in tutta Italia di cui
 623 al sud), riempiendo fino al limite le sezioni (solamente il 10% ha
 ridotto il limite di  iscritti  in  presenza  di 
piccoli),  ma  hanno
 evidenziato le difficolta’  organizzative,  la  necessita’ 
di  figure
 professionali adeguate e la quasi totale assenza degli Enti locali.
 Il disegno di legge di riforma e’,  in  proposito,  molto 
prudente  (
 http://www.tuttoscuola.com/ts_news_89-5.doc 
).  Prevede  gradualita’,
 sperimentazione  e  intesa  preventiva  con  gli 
enti  locali,  oltre
 all’impiego    di   nuove  figure 
professionali.  Il  decreto  sulla
 sperimentazione (n. 100/2002) ha fatto  di  piu’, 
disponendo  che  le
 nuove sezioni dei piccoli sotto i tre  anni  abbiano  un 
numero  piu’
 ridotto   di  iscritti.  Prudenza  e 
riorganizzazione  basteranno  ad
 arginare un  problema  che  chiede  alla  scuola 
risposte  che  altri
 dovrebbero dare?
 In fatto di asili-nido il gap tra domanda e offerta e’ molto 
pesante,
 anche se negli ultimi anni vi sono  stati  interventi  in 
merito.  Il
fabbisogno e’ tanto e la nuova scuola dell’infanzia riformata  rischia
 di  essere  chiamata  a  dare  risposte 
necessariamente  improprie  o
 inadeguate.
In questo caso Maroni piu’ della Moratti e (ancora una volta) Tremonti
 piu’ della Moratti debbono entrare in gioco.

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 La Moratti a TED

 Il ministro Moratti inaugurera’ la terza edizione di TED,
 la manifestazione dedicata alle tecnologie didattiche
 (Fiera di Genova, 26-28 febbraio). Anche "Didamatica 2003"
 si terra’ alla Fiera nell’ambito di TED, nei giorni 26 e 27

 http://www.ted-online.it

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 7. La pace, la guerra e la scuola

 800.000    bandiere  della  pace,  di 
cui  600.000  solo  nell’ultima
 settimana: la bandiera con i colori  dell’arcobaleno,  con 
la  parola
 "pace" al centro, ha avuto una  vasta  diffusione, 
soprattutto  nelle
 scuole,    grazie   anche   a  un 
sito  Internet  molto  visitato  (
 www.bandieredipace.org ).
 La bandiera  non  puo’  essere  esposta  sui 
pennoni  "istituzionali"
 perche’ una  legge,  promossa  dall’on.  Luciano 
Violante,  autorizza
 l’esposizione di sole tre bandiere: quella tricolore nazionale, quella
 europea e quella dell’ente locale (Regione,  Provincia  o 
Comune).  I
 dirigenti scolastici sono ovviamente tenuti a far rispettare la legge.
 Ma il punto non e’ questo. Per chi si occupa di educazione,  il 
punto
 e’ se e come la problematica della pace e della guerra debba diventare
 oggetto dell’attivita’ educativa, se debba  entrare  dentro 
le  aule,
 oltre   che,  inevitabilmente,  nelle  assemblee 
studentesche,  vista
 l’evoluzione della vicenda irakena a livello internazionale.
 Lo spazio certamente esiste nei programmi tradizionali, come  tema 
di
 educazione civica (la Costituzione italiana ne parla 
esplicitamente),
 ma un punto d’appoggio si trova anche in quelli nuovi predisposti 
dal
 MIUR,    e  gia’  in  sperimentazione 
nella  scuola  primaria:  nelle
"Indicazioni nazionali", in materia di "educazione alla
cittadinanza",
 la pace e’ citata nell’elenco delle conoscenze e anche in quello delle
 abilita’ ( http://www.tuttoscuola.com/ts_news_89-6.doc
 ).    Il  docente  potrebbe  dunque 
legittimamente  trasformare  tali
 indicazioni in obiettivi formativi, e trattare l’argomento in 
classe.
Sarebbe bene, naturalmente, che cio’ fosse fatto con  quella  apertura
 critica e problematica che si addice ad una corretta azione educativa.

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