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dal sito web del quotidiano LA SICILIA di Catania www.lasicilia.it Catania, tegola su Scapagnini e l’ex Giunta |
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CATANIA – La Procura di Catania ha chiesto il rinvio a giudizio per abuso d’ufficio aggravato e falso in atto pubblico dell’ex sindaco Umberto Scapagnini e di altre 18 persone, due dirigenti e 16 ex assessori, nell’ambito dell’inchiesta sul "buco" in bilancio al Comune. A settembre il «buco» con i mutui sfiorava il miliardo Alla luce della richiesta di rinvio a Giudizio per l’ex sindaco Scapagnini e numerosi assessori della sua Giunta, formulata dal magistrati che indagano sul «buco di bilancio» cerchiamo di fare un quadro approssimativo dell’ammontare dei debiti maturati dalle amministrazioni guidate dal farmacologo. I dati sull’enorme disavanzo maturato sono riportati in una relazione inviata dalla Ragioneria generale alla Corte dei conti il 17 settembre 2008 e quindi da riferire sino a quel momento. Nel documento, alla voce sulla complessiva posizione debitoria si legge che questa «ascende a poco più di 357 milioni». Indicato anche l’ammontare dei mutui ancora da pagare che assomavano, sempre a settembre, a 549milioni709mila euro e cocci. In questa enorme mole di denaro non sarebbero compresi però i debiti delle società Partecipate, che ammonterebbero a oltre 100 milioni e gli eventuali debiti fuori bilancio che potrebbero venire fuori nel corso dei mesi. L’indagine della Procura per i disavanzi 2003-2007 |
«Comunisti: «Confermato il fondamento delle nostre denunce»
«Siamo orgogliosi della battaglia che abbiamo condotto». Orazio Licandro, responsabile nazionale Organizzazione dei Comunisti italiani, che con il suo partito fin dal gennaio 2007 sollevò il caso "Catania Risorse", commenta così la richiesta di rinvio a giudizio dell’ex sindaco Scapagnini, di suoi 16 assessori e dei due ragionieri generali, Bruno e Castorina. «Una battaglia – continua – non solo politica ma anche di legalità e l’istruttoria della magistratura conferma alla lettera il fondamento delle nostre denunce». Il numero due del Pdci quindi aggiunge: «Siamo convinti che ancora molto c’è da far emergere nel comune di Catania, che i conti non sono affatto in ordine, che ci troviamo in pieno dissesto sia sotto il profilo economico che tecnico-giuridico. E per questo continueremo a contrastare questa amministrazione le cui scelte politiche sono in piena continuità con la precedente».
Sd e Sinistra e libertà: «E ora Stancanelli dichiari il dissesto»
«Come è noto, l’allora sindaco Scapagnini mise in atto la strada tremontiana della "Finanza creativa". Sindaco e assessori, intanto, sono stati "promossi" parlamentari, assessori provinciali o altro: comunque tutti esponenti autorevoli della maggioranza che sostiene il sindaco Stancanelli. Finalmente, come diciamo da anni, si cominciano a individuare i probabili responsabili dello sfascio della nostra città» si legge su una nota stampa di Sinistra democratica e Sinistra e Libertà di Catania. «Nell’inchiesta è confluita anche l’indagine riguardante la società Catania Risorse. Stancanelli per risanare il "buco" percorre la stessa strada intrapresa dall’amministrazione del suo predecessore, mettendo in atto espedienti per avere denaro, che tra l’altro ancora non arriva dal Cipe, dalla svendita del patrimonio comunale e non ha alcun piano di risanamento delle finanze del Comune. Invitiamo sindaco e Consiglio comunale ad avere coraggio. Dichiararino il dissesto. Così solo si può iniziare a risanare Catania. Fatto ciò Stancanelli si dimetta e opti per il Senato».
Catania: ‘Buco’ a Comune, chiesto processo per Scapagnini
23 aprile 2009 alle 15:34 — Fonte: repubblica.it voti— 0 commenti
Bilanci 2004 e 2005 truccati per occultare il disavanzo ed evitare così oltre al dissesto finanziario, la decadenza e l’incompatibilità degli amministratori del Comune di Catania.
Questa in sintesi la tesi dei magistrati della Procura etnea che da anni indagano sul buco in bilancio al Comune, recentemente colmato con un finanziamento di 140 milioni di euro dal governo Berlusconi, prelevati dai fondi Fas. I pm hanno adesso chiesto il rinvio a giudizio per abuso d’ufficio in concorso e falso ideologico per gli indagati. Tra questi l’ex sindaco Umberto Scapagnini, i responsabili del servizio ragioneria Francesco Bruno e Vincenzo Castorina, i tre assessori al bilancio che si sono susseguiti nel tempo Francesco Caruso, Nino D’Asero e Gaetano Tafuri e alcuni componenti di due giunte municipali: Giuseppe Arena, Orazio D’Antoni, Mario De Felice, Filippo Drago, Stefania Gulino, Santo Ligresti, Giuseppe Maimone, Mimmo Rotella, Salvatore Santamaria, Giuseppe Siciliano, Nino Strano, Giovanni Vasta e Giuseppe Zappalà.
In particolare, secondo i magistrati, per il 2004 sarebbe stato coperto il disavanzo di 40 milioni di euro indicando vendite di immobili che non potevano avvenire. Stesso discorso e stesso disavanzo per il rendiconto 2005. Nell’inchiesta dunque entra anche “Catania Risorse” la società creata dal Comune per vendere immobili e fare cassa. Ma i beni risultarono però invendibili. Tra questi l’ex convento di Santa Nicolella, l’ex istituto Sacro Cuore, l’ex esattoria comunale, gli ex monasteri San’Agata, San Placido e Sant’Agostino, l’ex caserma Malerba, Villa Fazio.
La repubblica
CATANIA: ‘BUCO’ A COMUNE, CHIESTO PROCESSO PER SCAPAGNINI
Bilanci 2004 e 2005 truccati per occultare il disavanzo ed evitare cosi’ oltre al dissesto finanziario, la decadenza e l’incompatibilita’ degli amministratori del Comune di Catania. Questa in sintesi la tesi dei magistrati della Procura etnea che da anni indagano sul buco in bilancio al Comune, recentemente colmato con un finanziamento di 140 milioni di euro dal governo Berlusconi, prelevati dai fondi Fas. I pm hanno adesso chiesto il rinvio a giudizio per abuso d’ufficio in concorso e falso ideologico per gli indagati. Tra questi l’ex sindaco Umberto Scapagnini, i responsabili del servizio ragioneria Francesco Bruno e Vincenzo Castorina, i tre assessori al bilancio che si sono susseguiti nel tempo Francesco Caruso, Nino D’Asero e Gaetano Tafuri e alcuni componenti di due giunte municipali: Giuseppe Arena, Orazio D’Antoni, Mario De Felice, Filippo Drago, Stefania Gulino, Santo Ligresti, Giuseppe Maimone, Mimmo Rotella, Salvatore Santamaria, Giuseppe Siciliano, Nino Strano, Giovanni Vasta e Giuseppe Zappala’. In particolare, secondo i magistrati, per il 2004 sarebbe stato coperto il disavanzo di 40 milioni di euro indicando vendite di immobili che non potevano avvenire. Stesso discorso e stesso disavanzo per il rendiconto 2005. Nell’inchiesta dunque entra anche "Catania Risorse" la societa’ creata dal Comune per vendere immobili e fare cassa. Ma i beni risultarono pero’ invendibili. Tra questi l’ex convento di Santa Nicolella, l’ex istituto Sacro Cuore, l’ex esattoria comunale, gli ex monasteri San’Agata, San Placido e Sant’Agostino, l’ex caserma Malerba, Villa Fazio.
L’ESPRESSO
CATANIA: ‘BUCO’ A COMUNE, CHIESTO PROCESSO PER SCAPAGNINI
Bilanci 2004 e 2005 truccati per occultare il disavanzo ed evitare cosi’ oltre al dissesto finanziario, la decadenza e l’incompatibilita’ degli amministratori del Comune di Catania. Questa in sintesi la tesi dei magistrati della Procura etnea che da anni indagano sul buco in bilancio al Comune, recentemente colmato con un finanziamento di 140 milioni di euro dal governo Berlusconi, prelevati dai fondi Fas. I pm hanno adesso chiesto il rinvio a giudizio per abuso d’ufficio in concorso e falso ideologico per gli indagati. Tra questi l’ex sindaco Umberto Scapagnini, i responsabili del servizio ragioneria Francesco Bruno e Vincenzo Castorina, i tre assessori al bilancio che si sono susseguiti nel tempo Francesco Caruso, Nino D’Asero e Gaetano Tafuri e alcuni componenti di due giunte municipali: Giuseppe Arena, Orazio D’Antoni, Mario De Felice, Filippo Drago, Stefania Gulino, Santo Ligresti, Giuseppe Maimone, Mimmo Rotella, Salvatore Santamaria, Giuseppe Siciliano, Nino Strano, Giovanni Vasta e Giuseppe Zappala’. In particolare, secondo i magistrati, per il 2004 sarebbe stato coperto il disavanzo di 40 milioni di euro indicando vendite di immobili che non potevano avvenire. Stesso discorso e stesso disavanzo per il rendiconto 2005. Nell’inchiesta dunque entra anche "Catania Risorse" la societa’ creata dal Comune per vendere immobili e fare cassa. Ma i beni risultarono pero’ invendibili. Tra questi l’ex convento di Santa Nicolella, l’ex istituto Sacro Cuore, l’ex esattoria comunale, gli ex monasteri San’Agata, San Placido e Sant’Agostino, l’ex caserma Malerba, Villa Fazio. (AGI) (23 aprile 2009 ore 15.16)
(23 aprile 2009
Catania, indagine sui bilanci in rosso
CATANIA, CORTE DEI CONTI, DANNO, ERARIALE, INDAGINE, UN MILIONE
La procura regionale della Corte dei Conti in Sicilia – come riporta Lasiciliaweb – ha avviato un’indagine per un danno erariale di circa un milione di euro, nei confronti di sette persone, tra amministratori della giunta comunale di Catania guidata da Umberto Scapagnini e amministratori di società partecipate del Comune in carica tra il 2004 e il 2006. L’indagine si riferisce a presunti sprechi delle società Asec Trade, per la gestione della rete del gas, e InvestiaCatania, che si doveva occupare dello sviluppo occupazionale nel territorio. In particolare per quanto riguarda i compensi dei componenti del cda (100 mila euro annui per il presidente e 30 mila per i componenti) e per il loro sovradimensionamento rispetto all’esiguo numero di dipendenti.
I magistrati contabili hanno inviato un “invito a dedurre” agli amministratori che avranno 40 giorni di tempo per fare pervenire le loro controdeduzioni. Subito dopo la Procura deciderà se disporre la citazione a giudizio, processando gli amministratori, o archiviare l’indagine che costituisce solo una prima tranche di un’inchiesta più ampia sulle società partecipate.
Lug 21 2008
Report Rai3 Boom di ascolti
IL FALLIMENTO DEL COMUNE DI CATANIA LA PRIMA INCHIESTA VINCENTE
mercoledì 18 marzo 2009 di Renato Scattarella
Il Comune più dissestato d’Italia, sospeso fra debito pubblico, opere incompiute, sprechi, clientelismo selvaggio, inchieste giudiziarie e infiltrazioni mafiose continua ad essere la roccaforte del Pdl. Il viaggio dei giornalisti di Report ci ha portato nel cuore della Catania di Scapagnini, di Lombardo e degli altri big nazionali, un sistema-città da cui parte, forse, il sistema-paese.Sul prodotto Report è inutile ripetersi, un modello giornalistico esemplare fatto di dati e cifre, difficili da disconoscere persino dalle vittime delle inchieste, è una squadra vincente quella guidata dalla Gabanelli che non ha bisogno dei miei ulteriori elogi, l’ascolto e, cosa più importante il gradimento, parlano da soli.Piuttosto sulla puntata di ieri c’è molto da riflettere. Come può una comunità al collasso economico-finanziario non estromettere politicamente la classe dirigente che li ha portati fin qui? Come fa a crescere il consenso per i colpevoli di tale disastro? E come mai i responsabili di tutto ciò sono stati promossi dai vertici del loro partito ad incarichi istituzionali?La risposta risiede nel contorto mondo politico siciliano, dove non esiste alternanza politica, dove c’è un’intesa trasversale sui grandi interessi di natura economica e finanziaria, dove le famiglie dei boss mafiosi continuano ad avere rapporti privilegiati con i leaders locali e nazionali e con i media per i quali sono impegnati finanziariamente in maniera più o meno diretta.Il rammarico è vedere, attraverso le telecamere di Report, che questa gestione della cosa pubblica si riflette nella vita quotidiana dei cittadini, loro malgrado compartecipi di tanto malaffare. Strade finanziate e mai completate, fognature pagate coi soldi del fondo di solidarietà e con investimenti del governo mai realizzate, assunzioni di personale al Comune e consulenze per svariati milioni di euro che sono utili solo a foraggiare la clientela dei partiti.La cosa che mi ha colpito di più del reportage di Rai 3 è stato vedere quella scuola di Catania crollata nella notte e pensare a cosa sarebbe successo se fosse crollata di mattina mentre i bambini erano a scuola, una strage evitata solo dal destino e non dalla dissennata gestione del potere.Una visione spettrale quella della città di Catania, vista dalle periferie, dall’interno delle case dei cittadini comuni, che fa da contr’altare allo spettacolo che il Barocco delle sue piazze offre ai turisti.Unico filtro di legalità fra i cittadini e il potere rimane la magistratura, impegnata in numerose inchieste che vedrebbero imputati politici e componenti di famiglie dei boss mafiosi, all’interno di un sistema, quello della giustizia, anch’esso al collasso economico e finanziario.Ma Catania è anche un caso politico davvero interessante e per certi aspetti indecifrabile se non con oscure dietrologie. Per esempio come si spiega che un Comune così ridotto non viene commissariato dal governo? E perché la forza più federalista e da sempre impegnata nella lotta agli sprechi e alla dispersione del denaro pubblico come la Lega ha accettato senza fiatare l’ulteriore esborso di denaro del governo per risanare il debito di Catania che altrimenti sarebbe fallito? E perché la Lega Nord finanzia il movimento catanese di Lombardo, che è uno degli esponenti del sistema Catania?Una situazione kafkiana, quella di Catania, non molto diversa da quella napoletana e campana. Non vorrei che queste situazioni diventassero paradigmatiche della politica di questo paese, anch’esso alle prese con una tragica situazione economica e finanziaria. Tutta Italia è paese?Report, condotto da Milena Gabanelli, è in onda tutte le domeniche dalle 21.30 su Rai3, subito dopo Che Tempo Che Fa.www.report.rai.it
40 avvisi di garanzia per l’inchiesta sul buco di bilancio
Categoria: Amministrazione, Catania, Politica, sindaco — Scritto da: Leandro Perrotta @ 11:47
Tags: avvisi di garanzia, bilancio, buco, dissestio finanziario, riferimenti normativi, testo unico enti locali
La Procura della Repubblica di Catania ha emesso 40 avvisi di garanzia per l’inchiesta che riguarda il “buco” nel bilancio comunale. Quanto sia grande il buco non si è ancora capito, la cifra che sembra più attendibile è “circa 700 milioni di euro”.
Quel che è certo per ora è che nell’inchiesta coordinata dal procuratore aggiunto Giuseppe Gennaro fra gli indagati figurano l’ex sindaco Umberto Scapagnini, gli ex assessori comunali al bilancio Francesco Caruso e Gaetano Tafuri, il deputato regionale del Pdl Nino D’Asero, l’ex assessore ai Lavori Pubblici Filippo Drago, l’ex ragioniere generale Vincenzo Castorina e l’attuale Francesco Bruno.
I reati ipotizzati sono falso ed abuso d’ufficio: secondo l’accusa nella redazione dei documenti contabili relativi agli anni compresi tra il 2003 ed il 2006 sarebbero stati prodotti dei falsi per coprire la reale entità delle perdite, mai esattamente definite. L’inchiesta non si è ancora conclusa, e il procuratore Gennaro ha provveduto a “secretare” gli atti e gli interrogatori già svolti.
Fonti: L’Unione Sarda – Radio Catania
Sapremo quindi qualcosa solo a conclusione delle indagini, che potrebbero portare a un processo come a un “non luogo a procedere”.
Nel frattempo l’amministrazione attuale dovrà esibirsi in virtuosismi degni dei migliori ginnasti per portare avanti il Comune evitando il dissesto finanziario (link con riferimenti normativi)
Dissesto Catania, chiesto rinvio a giudizio per Scapagnini
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Pubblicato: Apr 23, 2009![]()
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Sono tutti accusati per aver truccato, secondo la tesi dei magistrati della Procura etnea, i bilanci 2004 e 2005 per occultare il disavanzo ed evitare cosi’ oltre al dissesto finanziario, la decadenza e l’incompatibilita’ degli amministratori del Comune di Catania.
In particolare, secondo i magistrati, per il 2004 sarebbe stato coperto il disavanzo di 40 milioni di euro indicando vendite di immobili che non potevano avvenire. Stesso discorso e stesso disavanzo per il rendiconto 2005.
Nell’inchiesta dunque entra anche "Catania Risorse" la societa’ creata dal Comune per vendere immobili e fare cassa. Ma i beni risultarono pero’ invendibili. Tra questi l’ex convento di Santa Nicolella, l’ex istituto Sacro Cuore, l’ex esattoria comunale, gli ex monasteri San’Agata, San Placido e Sant’Agostino, l’ex caserma Malerba, Villa Fazio.
LICANDRO: SIAMO ORGOGLIOSI DELLA BATTAGLIA CONDOTTA
Orazio Licandro, responsabile nazionale Organizzazione dei Comunisti italiani, che con il suo partito fin dal gennaio 2007 sollevò il caso “Catania Risorse”, commenta così la richiesta di rinvio a giudizio. “Una battaglia – continua – non solo politica ma anche di legalità e l’istruttoria della magistratura conferma alla lettera il fondamento delle nostre denunce”.
Il numero due del Pdci quindi aggiunge: “Siamo convinti che ancora molto c’è da far emergere nel comune di Catania, che i conti non sono affatto in ordine, che ci troviamo in pieno dissesto sia sotto il profilo economico che tecnico-giuridico. E per questo continueremo sul versante della politica, come sempre abbiamo fatto, a contrastare questa amministrazione le cui scelte politiche sono in piena continuità con la precedente”.
Ecco i 47 avvisi di garanzia
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Postato il 12-ott-2008 18.46 |
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Si era detto entusiasta dell’idea di una commissione d’inchiesta interna al Comune. Ma sull’ex sindaco di Catania Umberto Scapagnini, e su altri 46 fra ex assessori al bilancio e altri dirigenti comunali, le indagini erano già in corso da parte della Procura del capoluogo etneo, che ora ha emesso altrettanti avvisi di garanzia per abuso d’ufficio e falso. A far scattare le indagini della Procura (di cui aveva dato notizia il Sole 24 Ore a luglio) sono i buchi nel bilancio comunale che hanno condotto la città sull’orlo del dissesto finanziario, lungo mesi di calvario costellati di debiti sempre più difficili da onorare, luci spente nelle vie del centro per i 20 milioni di euro non pagati all’Enel e stipendi sospesi anche per 10 mesi. Tra i 47 avvisi di garanzia spiccati dalla Procura, che ha subito secretato gli atti relativi agli interrogatori già effettuati nell‘inchiesta coordinata dal procuratore aggiunto Giuseppe Gennaro e dai sostituti Francesco Puleio e Andrea Ursino, ci sono, oltre all’ex sindaco Scapagnini (oggi parlamentare per il Popolo della Libertà), gli ex assessori al Bilancio, i responsabili dei servizi finanziari e altri funzionari del Comune. Per il medico personale di Silvio Berlusconi non è il primo infortunio con la magistratura siciliana: a maggio i giudici di Catania hanno infatti condannato a 2 anni e 6 mesi l’ex sindaco per abuso d’ufficio e violazione della legge elettorale per la vicenda dei contributi previdenziali concessi ai dipendenti del Comune per i danni subiti a causa della cenere dell’Etna. Un generoso assegno che il municipio allora guidato da Scapagnini staccò tre giorni prima delle elezioni amministrative del 2005 che lo riconfermarono in sella alla Giunta. Tecnicamente, a far scattare i rischi più concreti di dissesto sono 99 milioni di euro di disavanzi accumulati tra 2004 e 2006, che il Comune non è stato in grado di ripianare integralmente entro i due anni di tempo concessi dalla legge. Ma al di là dei tecnicismi, il buco nei conti comunali si rivela una voragine da 357 milioni di euro secondo i calcoli degli stessi tecnici comunali, a cui si aggiungono quasi 600 milioni di euro di mutui che portano il rosso catanese a sfiorare la cifra record del miliardo di euro. Per correre ai ripari il Comune nei mesi scorsi ha tentato una serie di operazioni che non hanno retto la prova sul campo. La dismissione di un primo pacchetto di immobili a favore di Catania Risorse, la spa interamente comunale costruita appositamente nel 2006, è stata stoppata dall’Economia che nel portafoglio di immobili da destinare alla società ha trovato anche beni demaniali e del patrimonio indisponibile dello Stato. Superato questo primo, enorme, ostacolo, un altro problema insormontabile è stato rappresentato dalla ricerca dei finanziatori che avrebbero dovuto garantire al Comune il pagamento degli immobili conferiti. Risultata vana la ricerca, il municipio ha provato ad accertare "convenzionalmente" i fondi, vincolando all’effettivo arrivo dei finanziamenti la definizione dell’entrata, ma Corte dei conti e Ragioneria generale hanno acceso il semaforo rosso a questa operazione di finanza creativa. Nei giorni scorsi, con una delibera Cipe e con il successivo decreto salvabilanci (il 154/2008, pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale 235 del 7 ottobre scorso), il Governo ha stanziato un assegno straordinario di 140 milioni per far uscire dalle secche i conti catanesi. Ma la dotazione finanziaria, che pure è consistente ed ha avviato una polemica infuocata e bipartisan nei Comuni del centro-nord, è poco più di una boccata d’ossigeno per i conti della seconda città della Sicilia, nono Comune italiano per dimensioni. Lo sa bene lo stesso sindaco Raffaele Stancanelli, succeduto a Scapagnini alla guida della città, che nelle scorse settimane aveva chiesto al Governo 200 milioni perché il Comune potesse sopravvivere e ha presentato un piano in più punti per riportare in vita le finanze comunali. Tra le contromosse annunciate da Stancanelli c’è il commissariamento di tutte le partecipate comunali, che per ripianare le loro perdite hanno presentato al Comune un conto da 119 milioni. "Le partecipate – ha ribadito Stancanelli senza ricorrere a giri di parole – sono la vera vergogna di Catania. È uno scandalo che siano in perdita settori come le utility, che in tutto il resto d’Italia macinano utili". Comunicati stampa del Comune Il sindaco di Catania Raffaele Stancanelli ha incontrato oggi i giornalisti per chiarire alcune notizie di stampa sui costi per il Comune di Catania dell’incarico al direttore generale Maurizio Lanza e di altri soggetti esterni all’ente. "Sento il dovere di precisare -ha spiegato il primo cittadino- che l’articolo giornalistico apparso martedì sul quotidiano "La Repubblica" sulla nomina del direttore generale riportava cifre non rispondenti al vero in quanto l’indennità è uguale a quella che Maurizio Lanza percepiva come direttore amministrativo dell’Asl 3. Mi sembra un atteggiamento pretestuoso che certo non ci aiuta in questo momento in cui siamo impegnatissimi ad avviare la fase di risanamento visto che proprio con le nomine stiamo facendo risparmiare alle casse del comune somme considerevoli". In dettaglio il sindaco Stancanelli ha chiarito che "a fronte delle spesa complessiva per il Comune di 543.950 euro al 20 Giugno, giorno d’insediamento della nuova amministrazione, le somme impegnate attualmente sono invece 370.812 euro e dunque molto inferiori. E se a questo aggiungiamo -ha proseguito- che entro il prossimo 27 Ottobre nomineremo una terna di funzionari, tra cui il direttore generale, che gestiranno in questa fase transitoria le aziende partecipate a titolo gratuito. Pertanto c’è da aggiungere anche il risparmio delle indennità dei compensi dei sette cda attualmente in carica per un ammontare di 650 mila euro che verrà azzerato; si potrà facilmente comprendere come il saldo è totalmente in attivo per il Comune di Catania". Più in generale, il sindaco ha sottolineato che sono stati fatti dei tagli dolorosi rinunciando al contributo di diversi professionisti esterni proprio nell’ottica del rigore e della trasparenza che caratterizza l’operato dell’Amministrazione Comunale: "Il lavoro che stiamo effettuando -ha detto Stancanelli- non può e non deve venire sminuito da notizie e informazioni come se anzichè lavorare con rigore e trasparenza, come stiamo effettivamente facendo, stessimo facendo delle regalìe che non sono nè nelle intenzioni dell’Amministrazione, nè appartengono alla rigorosa cultura di governo a cui invece stiamo improntando il nostro operato". E a proposito delle interrogazioni presentate da diversi consiglieri comunali proprio sulla nomina del direttore generale, il sindaco ha detto che è pronto a rispondere in aula alla prima seduta utile del civico consesso. |
CRONACA La bancarotta del comune. Minacciato l’autore delle denunce: "Ora andrò via"
Dal 2000 governa il centrodestra. Debiti a quota 900 milioni e fornitori infuriati
Buio, rifiuti e scuole sfrattate
Catania sull’orlo del crac
DAL nostro inviato CONCETTO VECCHIO
CATANIA – L’ultima minaccia è arrivata la mattina del 14 luglio. Un foglio bianco nella buca delle lettere: "Non rompere più la minchia". Un mese dopo, il 10 agosto, gli hanno tolto la scorta. "Non sussistono più ragioni di pericolo", recita l’asciutto dispaccio della Prefettura. Orazio Licandro, 46 anni, è un uomo solo. È l’ultima conseguenza del pauroso crac che sta mettendo in ginocchio Catania, la nona città d’Italia. "Me ne andrò da qui", annuncia in un bar di corso Sicilia, tra frastuoni di ambulanze e zingarelli che reclamano l’elemosina. "Non lo faccio solo per me: lo faccio soprattutto per i miei figli, che hanno 7 e 4 anni. Questa è la città con il più alto tasso d’illegalità d’Europa. E noi della sinistra siamo disarmati, anche per colpe nostre beninteso". Probabilmente non esagera in pessimismo: "Nuatri semu catanisi e i cristiani s’ana spagnari", motteggia un barista di via Etnea. "Noi siamo catanesi e la gente deve avere paura di noi". E Catania fa davvero paura, gravata da un fardello di debiti comunali pari a 900 milioni. E’ stato Licandro, ex parlamentare del Pdci, a far esplodere il caso, invocando accertamenti patrimoniali non solo nei confronti dell’ex sindaco Umberto Scapagnini – al potere dal 2000 al 2008 – ma anche della burocrazia comunale. "A tutt’oggi non sappiamo dov’è stata inghiottita questa gigantesca montagna di denaro".
La Procura a luglio ha spedito 40 avvisi di garanzia. Come si vive in una città sull’orlo della bancarotta? Mute di cani randagi scodinzolano la sera per via Umberto, di fronte alla storica villa dedicata al Bellini, chiusa da aprile. Tornare a casa dopo il cinema mette paura. Nella vicina via Pacini, dove abita il governatore Raffaele Lombardo, non ci sono cassonetti per depositare la spazzatura e i sacchetti di plastica si ammucchiano come piramidi davanti ai portoni, e spesso prima dei netturbini arrivano i bastardini a squarciarne i resti. Non a caso: gli spazzini percepiscono gli stipendi a singhiozzo e rovesciano la loro rabbia svuotando periodicamente i contenitori davanti al municipio. Da settembre incerti gli stipendi dei dipendenti comunali. Le scuole rischiano lo sfratto. A San Cristoforo, ventre popolare, dove la "dispersione" sfiora il 20 per cento, le suore Orsoline sono stufe di aspettare i 150 mila euro di affitti arretrati promessi più volte per la media Doria: lo sfratto, rinviato più volte, sembra imminente. Novecento milioni di debiti ha il Comune, 16 milioni li deve alla società che gestisce l’illuminazione pubblica, e tratti del centro storico sono al buio, da mesi. In via dei Corridoni, di fronte alla casa del "viceré" Lombardo, l’illuminazione è data dalle insegne dello storico cinema Odeon. I fornitori sono inferociti: aspettano 140 milioni. Le cooperative sociali non pagano gli stipendi da mesi. Perfino le edicole non forniscono più i giornali. Le librerie non accettano i buoni libri. Senza benzina i vigili. Uno scooterista alle 8 del mattino sfreccia per piazza Duomo, è senza casco (a Catania s’usa così), il vigile lo chiama, pensi che gli faccia la multa, invece discutono di una faccenda privata, poi il motociclista si congeda impunito: "Salutammu". L’economia langue. Ikea doveva aprire uno stabilimento nella zona industriale, centinaia di assunzioni in cantiere: hanno rinunciato. Forse apriranno a Palermo. Licandro, che insegna diritto romano a Catanzaro, medita di andare a vivere a Roma. "Cosa potranno fare qua i mie figli, una volta terminati gli studi? Bussare alle porte della segreteria di un politico. Questa città non ha futuro". Un milione di abitanti ha Catania (paesi satelliti compresi). Una vitalità prepotente: piena di teatri, cinema, anche rockstar (Consoli, Trovato, Battiato, Venuti). I catanesi, pur votandolo in massa, l’avevano capito subito di che pasta era fatto Scapagnini, ribattezzato "Champagnini". Il paradosso è che alle ultime comunali otto su dieci hanno votato per il Pdl. Tutto è lento: c’hanno messo 45 giorni per la proclamazione degli eletti, 58 giorni per l’insediamento del consiglio comunale. Come assessore al Bilancio è stato nominato l’ex presidente della commissione bilancio Gaetano Riva, commercialista: "Catania, come Roma, si merita un impegno governativo", dice. Il sindaco Raffaele Stancanelli (An), intanto ha speso 300 mila euro – presi da chissà dove – per due stabilimenti balneari sulla spiaggia di piazza Europa. Li hanno subito sequestrati. Erano abusivi. (15 agosto 2008)



