Genio del paesaggio e del crimine (Vedi immagini)
A Roma, Palazzo Venezia, la prima mostra in assoluto su un "artista maledetto" del Seicento la cui cattiva fama, a differenza del Caravaggio, si è ritorta su carriera e considerazione. Uno specialista senza rivali in vedute, capricci architettonici, burrasche di mare, architetture dipinte, nel gusto più spinto dell’immaginario e della realtà. Le sue notti erano "vive non dipinte".
Agostino Tassi. Il pittore che stuprò Artemisia Gentileschi? Lui. Ma lo stupro di quella che sarebbe diventata la più celebre pittrice del Seicento italiano è solo un episodio delle centinaia e centinaia di pagine di verbali dei "birri" e di processi penali e civili che interessano Agostino, un "pluripregiudicato". Nettamente superiore in questo all’"artista maledetto" per eccellenza, il Caravaggio. Certo Tassi non ha sulla coscienza un omicidio, ma gli manca solo questo. La fama di "mal huomo, mal cristiano e senza timor di Dio" si è ritorta nel Seicento su carriera e considerazione, mentre per Merisi non ha avuto allora conseguenze, anzi, e in epoca moderna è stata il propellente di una straordinaria popolarità.(Da La Repubblica) M.AlloChi era in realtà Agostino Tassi?
Il problema di Agostino fu il sesso, la bella vita e quindi il continuo bisogno di denaro. I clienti non erano solo le più grandi famiglie romane e i cardinaloni, ma avvocati e medici, il falegname o sarto sotto casa. Il biografo Passeri segnala che dal 1632, da quando prese in affitto una grande casa al Corso Agostino "viveva con ogni lusso e ostentazione, segno della sua ‘debolezza di cervello’". Come il Caravaggio, arrampicatore sociale.
Apprezzato pittore ai suoi tempi ed artista di primaria importanza nella storia del paesaggio in Italia, Agostino Tassi è universalmente noto per l’originalità delle sue pitture di marine e di porti, imponendosi al tempo stesso come maestro e innovatore della decorazione prospettica tanto da essere considerato un brillante anticipatore dell’illusionismo barocco.
In epoca relativamente recente sembra essere stata risolta la dibattuta questione del luogo di nascita già identificato nel 1886 con Ponzano ma che, ignorato dagli studi successivi è stato definitivamente accolto nella letteratura specialistica nel 1997. Incerta è invece la data di nascita che vari indizi inducono a ricercare tra il 1579 ed il 1585, suggerendo come più probabile il 1580.
Agostino Buonamici, questo il suo vero cognome, intorno al 1590 fuggì dalla casa paterna per trasferirsi a Roma dove fu introdotto in casa del
Signor Marchese Tassi come servitore. Proprio in questo periodo Agostino prese il nome del marchese Tassi di cui continuò a fregiarsi anche in seguito. Intorno al 1595 l’artista si recò a Firenze
ed entrò al servizio di Ferdinando dè Medici che a causa di una rissa, lo condannò alla galera per alcuni anni, però col solo titolo di relegazione e fu proprio in questo periodo che si dedicò allo studio del disegno marinaro. Ben presto divenne eccezionale interprete del repertorio marinaro ed infatti oltre ad affrescare alcune case di Livorno, eseguì il fregio nel duomo della stessa città. Tornò, sei anni dopo, a Firenze dove eseguì molte altre opere e successivamente si recò a Genova per affrescare alcune importanti ville. Tornato a Roma venne incaricato di numerosissime opere che oggi possiamo ammirare al Palazzo del Quirinale, al Palazzo Lancellotti, alla Cappella Paolina, al Palazzo Doria Pamphilj ecc.
Il vivo e generale apprezzamento dei suoi lavori consolidarono la fama del Tassi che svolse sempre la sua attività in maniera brillante anche se frenetica. La sua vita fu caratterizzata anche da numerose vicende giudiziarie a causa della sua indole violenta, anche se egli non arrivò mai a commettere delitti gravi allora così frequenti nell’ambiente artistico. Già ai suoi tempi, unanime fu il riconoscimento delle sue straordinarie doti di pittore. Agostino Tassi per problemi di salute dovette pian piano abbandonare la pittura ed ormai vecchio ed infermo si ritirò nella sua casa a Roma dove morì il 25 febbraio 1644.
Il vivo e generale apprezzamento dei suoi lavori consolidarono la fama del Tassi che svolse sempre la sua attività in maniera brillante anche se frenetica. La sua vita fu caratterizzata anche da numerose vicende giudiziarie a causa della sua indole violenta, anche se egli non arrivò mai a commettere delitti gravi allora così frequenti nell’ambiente artistico. Già ai suoi tempi, unanime fu il riconoscimento delle sue straordinarie doti di pittore. Agostino Tassi per problemi di salute dovette pian piano abbandonare la pittura ed ormai vecchio ed infermo si ritirò nella sua casa a Roma dove morì il 25 febbraio 1644.

