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DOCENTI: AUMENTI SI’, MA NON SULLA PELLE DEI PRECARI!

DOCENTI: AUMENTI SI’, MA NON SULLA PELLE DEI PRECARI

Questo articolo doveva avere un titolo in dialetto. Non l’abbiamo messo per facilitarne la comprensione ai nostri visitatori che siciliani non sono e magari non avrebbero capito. Ma ve lo sveliamo lo stesso il titolo:, magari per sorridere un po’ dinanzi a un argomento di tanta e tale serietà.  Il titolo doveva essere: “Unni si cucca…u sceccu si susi” ovvero “Dove si corica…l’asino, da lì, si rialza”.
Cioè, tradotto in soldoni, se vogliamo dare gli aumenti ai docenti e portare il loro stipendio ai famosi livelli europei, i soldi bisogna prenderli da qualche altra parte, cioè risparmiarli sui precari. Non assumendoli. Rimodulando i quadri orario, con grave rischio peraltro anche dei professori già di ruolo. Insomma è il solito ritornello, che ci sentiamo fare danni: gli insegnanti sono troppi. E per garantire loro una retribuzione adeguata…basta dimezzarli! Così gli stipendi aumenteranno, la gente laureata, i famosi precari o proletariato intellettuale che dir si voglia, con tutto il rispetto per il duro lavoro dei campi, se ne andrà a zappare, e il problema sarà risolto.
Eh, sì. Il dialetto siciliano è vermante intraducibile. E icastico più che mai. Unni si cucca, cari miei, u sceccu…si susi!

Silvana La Porta