Domenica sera, le 21.40.
La prof.ssa Giovanna, coordinatrice di una seconda media, scrive ai genitori per ricordare l’uscita didattica di martedì. Messaggio chiaro, programma in allegato, orario di partenza in grassetto. Ventiquattro indirizzi, tutti nel campo “A”.
Alle 21.52 arriva la prima risposta: “Grazie prof, mio figlio però è allergico alle arachidi, per il pranzo come facciamo?”. Inviata con “Rispondi a tutti”. Alle 22.05 un’altra mamma chiede se serve la merenda. Alle 22.30 un papà, gentilissimo, prega tutti di non rispondere a tutti. Rispondendo a tutti…..
Giovanna non esiste. Ma chi ha fatto il coordinatore di classe almeno una volta l’ha incontrata, magari allo specchio.
E la soluzione stava in tre lettere, lì da sempre, sotto gli occhi di tutti: Ccn, copia conoscenza nascosta. Gli indirizzi restano invisibili, nessuno sa chi altro ha ricevuto il messaggio, nessuno può rispondere a tutti, e i dati dei genitori restano dove devono restare.
Usiamo tutto, sappiamo poco
Non è una questione di bravura. Il digitale, nella vita di molti di noi, è arrivato un pezzo alla volta: la prima casella di posta, poi lo smartphone, poi il registro elettronico, poi la didattica a distanza in piena emergenza, poi lo SPID per fare la domanda di mobilità. Ogni volta abbiamo imparato quel tanto che serviva per arrivare a sera. Per prove ed errori, chiedendo al collega più giovane, guardando un tutorial alle undici di notte.
Il risultato è un sapere “a macchia di leopardo”: sappiamo condividere un documento nel cloud, ma non sempre sappiamo che differenza c’è tra il permesso di “commento” e quello di “modifica”; firmiamo digitalmente i verbali, ma se ci chiedessero che cosa distingue una firma elettronica da una firma digitale, qualcuno esiterebbe; vediamo il lucchetto accanto all’indirizzo e pensiamo che il sito sia affidabile, mentre il lucchetto ci dice soltanto che la connessione è cifrata. Anche i siti truffa ce l’hanno.
Niente di grave, finché va tutto bene. Il problema è che a scuola, prima o poi, qualcosa va storto. E di solito succede con i dati di qualcun altro.
Che cos’è il DigComp, detto semplice
Nel 2018 il Consiglio dell’Unione europea ha indicato otto competenze chiave per l’apprendimento permanente. Una di queste è la competenza digitale: l’uso sicuro, critico e responsabile delle tecnologie per apprendere, lavorare e partecipare alla vita della società.
Per descriverla, l’Europa si è data un quadro di riferimento, il DigComp, nato nel 2013 e arrivato nel 2022 alla versione 2.2. Lo si può immaginare come una mappa con cinque regioni:
- informazione e dati: cercare, valutare, conservare;
- comunicazione e collaborazione: dalla mail ai diritti di cittadinanza digitale;
- creazione di contenuti: testi, fogli di calcolo, copyright, un po’ di programmazione;
- sicurezza: dispositivi, privacy, salute, ambiente;
- risolvere problemi: dal Wi-Fi che non si collega alla scelta dello strumento giusto.
Dentro, ventuno competenze, ciascuna descritta in termini di conoscenze, abilità e attitudini. Che poi, a pensarci bene, sono le tre parole che noi docenti usiamo da sempre: sapere, saper fare, saper essere. Il DigComp non inventa nulla di nuovo: applica al digitale il linguaggio della scuola.
E l’intelligenza artificiale?
La novità più interessante della versione 2.2 sta proprio qui: oltre 250 nuovi esempi, molti dei quali dedicati ai sistemi di intelligenza artificiale. Non come materia a parte, ma distribuita dentro tutte le aree, perché ormai l’IA è dappertutto: nei risultati del motore di ricerca, nei suggerimenti del social, nel filtro antispam, nella traduzione automatica, nel chatbot che risponde sul sito della banca.
Il quadro chiede di sapere alcune cose molto concrete. Che due colleghi, cercando la stessa parola dallo stesso browser, possono ottenere risultati diversi, perché i risultati sono costruiti su misura delle ricerche precedenti. Che un sistema addestrato su dati pieni di stereotipi li ripete, e a volte li amplifica. Che ciò che pubblichiamo in rete può finire nell’addestramento di un modello. Che esistono regole, dal GDPR all’AI Act europeo, che ci danno il diritto a non essere giudicati soltanto da una macchina.
E chiede di saper fare. Scrivere una buona richiesta, per esempio: un compito preciso, il contesto, i destinatari, il formato, il tono. “Preparami una verifica sulla Rivoluzione francese” produce qualcosa di generico; “Prepara dieci domande a risposta multipla per una seconda di istituto tecnico, livello base, con una sola risposta corretta e una spiegazione per ciascuna” produce un materiale che si comincia a poter usare. Comincia, appunto. Perché la regola d’oro, e il DigComp lo scrive a chiare lettere, è un’altra: tutto ciò che produce l’IA va verificato, corretto, adattato. L’ultima parola resta al docente.
È lo stesso principio che ripeto spesso ai colleghi: lo strumento non sa che cosa è vero della nostra classe. Lo sa chi ci entra ogni mattina.
Un piccolo gioco della domenica
Quattro domande, scritte sul modello di quelle d’esame. Niente ricerche, niente aiuti, risposta d’istinto. Le soluzioni sono in fondo all’articolo.
- Nell’indirizzo https://www.example.com/cartella?a=7#prezzi, che cosa indica “#prezzi”?
- Un’immagine trovata in rete ha la licenza CC BY-NC-ND. Posso modificarla e usarla nella presentazione per la mia classe?
- Disinformazione e misinformazione sono sinonimi?
- In un foglio di calcolo, la formula =SE(B2>=6;”Sufficiente”;”Insufficiente”), con un 5,5 nella cella B2, che cosa restituisce?
Se avete risposto a tutte senza esitare, complimenti. Se su qualcuna vi siete fermati a pensare, siete in ottima compagnia…..
‘Mpara l’arti e mettila ‘n parti
“Impara il mestiere e mettilo da parte”, dicevano i nostri nonni: quello che si impara bene una volta non si perde, e prima o poi torna utile, spesso quando meno te lo aspetti.
Con il digitale vale doppio. Gli strumenti cambiano ogni anno, le app nascono e scompaiono, le interfacce si rifanno il trucco a ogni aggiornamento. Ma chi ha capito una volta che cosa sono un permesso di condivisione, una licenza, un principio di minimizzazione dei dati, un’autenticazione a due fattori, porta quella comprensione da uno strumento all’altro. Non impara un programma: impara un modo di ragionare.
Ed è proprio questo che poi si trasmette ai ragazzi. Uno studente non diventa un cittadino digitale consapevole perché gli si vieta il telefono, né perché gli si mette in mano un tablet: lo diventa vedendo un adulto che, davanti a una notizia sorprendente, va a cercare la fonte; che prima di proiettare un’immagine controlla la licenza; che usa l’IA per preparare una bozza e poi la corregge davanti alla classe, spiegando perché. Si educa, essenzialmente, con l’esempio.
Che cosa non fa un certificato
Conviene dirlo con onestà, prima che lo pensi chi legge.
- Una certificazione misura conoscenze e abilità in un momento preciso, non la capacità di usarle bene in aula: quella si costruisce con la pratica, lezione dopo lezione.
- Otto ore di corso non bastano da sole: servono lo studio sul manuale e, soprattutto, la voglia di provare.
- Il livello raggiunto fotografa un punto di partenza, non un traguardo. Il digitale si muove più in fretta di qualsiasi syllabus.
- Nessun quadro europeo sostituisce il buon senso del docente, che resta lo strumento più affidabile che la scuola abbia.
Detto questo, avere una mappa aiuta. Sapere dove si è forti e dove si zoppica, area per area, permette di studiare quello che serve, invece di inseguire l’ultima novità.
Da domani si parte
Domani pomeriggio, lunedì 9 novembre, comincia il corso AICA “Competenze certificate DigComp 2.2 (CIAD)”, che avrò il piacere di condurre come formatore. Quattro incontri online, sempre dalle 16:00 alle 18:00:
- lunedì 9 novembre: il quadro DigComp, l’autovalutazione iniziale e l’area dell’informazione e dei dati;
- mercoledì 11 novembre: comunicazione e collaborazione, creazione di contenuti digitali;
- lunedì 16 novembre: sicurezza, risoluzione dei problemi e simulazione d’esame;
- mercoledì 18 novembre: ripasso finale ed esame di certificazione.
L’esame non è del tipo “superato o non superato”: certifica un livello, da Base ad Avanzato, per ciascuna delle cinque aree, più un livello medio complessivo. È accreditato Accredia e rilascia il CIAD, il Certificato Internazionale di Alfabetizzazione Digitale. Chi non raggiunge il livello medio Base 2 può ripetere l’esame gratuitamente. AICA, inoltre, è ente accreditato dal Ministero per la formazione del personale della scuola.
Il costo comprende materiale didattico, esame e attestato, e si può pagare anche con la carta del docente.
C’è ancora posto per chi volesse unirsi. Ci si iscrive qui: https://shop.aicanet.it/products/competenze-certificate-digcomp-2-2-ciad, oppure si può scrivere contattando Francesco Mancuso di AICA, francesco.mancuso@aica.it.
Ci vediamo domani alle quattro. E, per favore, se dovete scrivere a tutti i genitori della classe….. Ccn.
Soluzioni del gioco:
1. È un’ancora, cioè un rimando a una sezione precisa della pagina (i parametri, invece, seguono il punto interrogativo).
2. No: BY obbliga a citare l’autore, NC vieta l’uso commerciale, ND vieta di modificarla. Si può proiettare così com’è, citando l’autore.
3. No: la disinformazione è falsa di proposito, per ingannare; la misinformazione è falsa ma condivisa in buona fede.
4. “Insufficiente”, perché 5,5 non è maggiore o uguale a 6.

