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Domenica 12 Luglio 2026 |
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Costume e società

Cambia la politica?

[…]
“Veramente
più volte  appaion cose


Che danno a
dubitar falsa matera


Per le vere
ragion che son nascose”

(Dante, Purgatorio, c.XXII, vv.28-30)

Ci voleva  l’atto scriteriato, cruento, e disperatamente 
improvvido, di uno sventurato e infelice disoccupato, nonché  il
prezzo del sacrificio di due incolpevoli fedeli servitori dello Stato,
perché i nostri “professionisti” della politica, con deplorevole e
ingiustificabile ritardo, riscoprissero e riconoscessero l’urgenza
e  la necessità di abbassare i toni dell’odio e di censurare il
lessico della guerriglia, e recuperassero l’austerità e  il buon
senso  di mettersi d’accordo  nel governo della cosa pubblica
e  cominciassero a lavorare seriamente senza livori e rancori? So
che la politica è l’arte del possibile e che la regola del “mai dire
mai” non è  bestemmia da far perdere  la grazia del paradiso.

Ma, ripeto: ci voleva la consumazione di una tragedia, perché i due più
grandi partiti, se non altri, si accorgessero che questo antico e
nobile Paese, ridotto, per mala politica,  allo stremo delle sue
forze di sopportazione del disastro  economico e dello
sfrangiamento  del suo tessuto sociale, non poteva più
soffrire  contenuti e  e forme  becere di certo lessico
politico?
Non era sufficiente  l’enorme disagio sociale per farli ravvedere?

Ci voleva  pure un tributo di sangue innocente e di dolore
congiunto,  per ravvedersi e  condannare 
finalmente  i toni odiosamente sconci e sguaiati di una politica
litigiosa,”divisiva”  e avvelenata, durata vent’anni?
Tanto ci voleva, perché i partiti potessero  rappacificarsi e
collaborare insieme per il bene comune? Vent’anni di “guerra civile
fredda” il Paese ha dovuto sopportare!

Vent’anni di vergogne: quella  di una casta politica ingorda e
sfacciata, – e insensibile ai disagi del paese reale;  che non ha
saputo fare altro che ridurre il Parlamento  a spazio da corrida e
a spaccio di favoritismi  e scambi di vessilli e di
poltrone;  un parlare a vuoto di “riforme strutturali” senza mai
farle; un preferire alla dialettica del discorso rispettoso delle
ragioni altrui, la violenza verbale, la zuffa, lo scontro e la
demonizzazione dell’avversario politico, usando spesso eccessi
verbali  da postribolo; un diluviare di contumelie e scandali,
pubblici e privati;  e truffe, e sperpero di denaro pubblico;
evasioni fiscali vergognose, e privilegi da alto medioevo; e lassismo
etico da basso impero, e incultura elevata a sistema.

Anni bui, quelli che hanno piagato il nostro belpaese: esodati,
precari, disoccupati, disperati per la perdita del lavoro;  e
fabbriche chiuse, e imprese fallite, e povertà aumentate!
E la Scuola? e l’Istruzione, la Ricerca e la Sanità pubblica ? 
Le abbiamo viste agonizzare sotto i colpi impietosi  d’accetta,
che tagliavano  risorse e negavano  investimenti. E, infine,
i giovani!, derubati del loro futuro.
Oggi, si cambia?  Cambiano “le politiche”?
Noi ce lo auguriamo.  E speriamo, soprattutto, che ritorni in
Parlamento “la politica” vera, quella  con la P maiuscola, che
cerchi  e ami il confronto sereno e costruttivo; la politica della
pacificazione, del buon senso e della civiltà della parola, e del
rispetto rigoroso dei diritti costituzionali dei cittadini tutti, la
Politica che lotti  contro tutte le forme di corruzione e di
malaffare! 
Questo, il  nostro auspicio. Pro bono malum!

Nuccio Palumbo

antonino11palumbo@gmail.com