Rosa- rosa –rosa … ma com’è difficile il Latino! Declinazioni?! A che serviranno? Ma perché studiare il Latino? A quale scopo se non si utilizza per comunicare oggi? … Quanti studenti, nel corso dei loro studi, hanno formulato tali desolanti pensieri e quanti tra loro si sono convinti di aver subito l’apprendimento del Latino solo come processo di arida acculturazione di quella lingua “morta” che giammai potrà diventare “viva” …? Quanti casi di pazzia indotta! Gli annali scolastici ne annoverano frequentissimi!
La scuola si interroga, allora, sulle possibili cause di siffatta indisposizione: mediocre livello di docenza o scadente gradimento, da parte dell’utenza, di una disciplina considerata assolutamente anacronistica nell’era della comunicazione globale?
La ricerca delle risposte implica, inevitabilmente, una riflessione, tra gli addetti ai lavori, sull’uso delle metodologie didattiche: eccessivo nozionismo, sporadici parallelismi interlinguistici tra lingua madre e discendenze neolatine, occasionali cenni alla storia e alla civiltà di riferimento, insufficienti informazioni sulla spendibilità del patrimonio antico come risorsa? Dispiace ammetterlo, ma è proprio questo il “male“ che genera la tanto diffusa intolleranza al Latino e che fiacca gli animi degli studenti! Essi, infatti, avvezzi alla cultura dell’io, amano solo ciò che sentono proprio, ciò con cui possono creare un rapporto di continuità e di interattività, non amano interloquire con ciò che non riescono a sentire inerente alle loro aspettative finché non riescono a individuarne un senso. Vogliono essere protagonisti. Solo questo li stimola e poi li entusiasma! Invece, cozzando, spesso, con le difficoltà delle regole morfologiche e sintattiche avulse da contesti di concreto riferimento e con le “astrusità” ad esempio del pensiero filosofico di Seneca finiscono col lanciare improperi all’indirizzo di quel … di Seneca e del prof. che propina lezioni inutili e noiose! Bisogna, dunque, cambiare direzione, dare a Cesare ciò che è di Cesare: ridare al Latino quel valore, quel quid che è imprescindibile per potere coinvolgere i giovani, per renderli interpreti del sapere e per poterli convincere che conoscere e comprendere il vissuto culturale serve a partecipare il presente in maniera consapevole. È dal mondo latino che deriva la nostra civiltà occidentale europea ed è nella lingua latina che ritrova le origini colui che abbia a piacere indagare sulla derivazione etimologica di una buona parte delle parole della lingua italiana e persino del dialetto siciliano … Non si può essere cittadini di un mondo globale di cui si sa nulla o poco più di qualche nozione! Rimodulare la didattica del latino: ecco, allora, come intervenire per rendere la studio interessante, intricante, coinvolgente, utile ed anche divertente e ciò sulla base di progetti altamente formativi volti alla ricerca dell’identità culturale di ciascuno sia come crescita della coscienza civica sia come scoperta dell’immensità dei valori che ne possono derivare alla persona.
E se i ragazzi amano solo le virtualità’?! Bene, facciamo vivere loro un viaggio virtuale alla scoperta dei preziosi elementi e strumenti della comunicazione dall’antichità ad oggi e facciamo carpire loro quali nodi interlinguistici e interculturali ci siano tra il Latino, caput mundi antiqui e le civiltà neolatine che costituiscono, invece, l’inizio, per così dire, della “modernità culturale”.
Già, a partire dalla scuola secondaria di primo grado, lo studio della disciplina, strutturato secondo tali modalità, potrà predisporre i ragazzi all’apprendimento attivo e potrà favorire, anche, una scelta consapevole e giustamente orientata del percorso scolastico successivo.
Forza, ragazzi, il Latino vi conquisterà, vi sorprenderà con le sue innumerevoli curiosità e non vi darà più “abbentu”! Una forma dialettale siciliana?! Perché mai? Cosa c’entra il dialetto siciliano con il Latino? Sapevate che la civiltà latina ha lasciato tacce persino nelle parlate regionali? Abentu deriva dal sostantivo latino adventus che significa arrivo e quindi indica condizione di riposo ed è presente anche nel dialetto napoletano nella forma abbiento …
Saperne ancora di più è possibile … basta indagare, condividere e valorizzare le nostre origini!
Gabriella Sorbello
sorbello.gabriella@yahoo.it


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