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Domenica 12 Luglio 2026 | Informazione, comunità e innovazione per la scuola. Dal 1998 la scuola italiana in rete.
Informazione, comunità e innovazione per la scuola. Dal 1998 la scuola italiana in rete.
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Rassegna stampa

CONFUSIONE E INCERTEZZE TRA I BANCHI


Confusione e incertezze: il mondo della
scuola si trova in questo imbuto. L’unica
possibilità è resistere e ancora resistere,
in attesa che la bufera passi anche se le
previsioni portano altri disastri. Un primo
temporale, evitabile, sì è infatti scatenato
con lo sciopero del 27 scorso perché
il governo (di sinistra) da un lato accorda
insoddisfacenti aumenti salariali e
arretrati per il biennio economico fino al
dicembre 2007, inseriti però nella finanziaria
2008, ma dall’altro non prevede
fondi, nella stessa finanziaria, per i legittimi
aumenti relativi al biennio a partire
da gennaio 2008, benché la parte normativa
del quadriennio sia stata approvata.

Calcolo furbesco in modo che la
trattativa, per non essere travolti dall’inflazione,
slittando da biennio in biennio,
diventi sessennale o settennale. La
domanda è però quella solita: e le promesse
in campagna elettorale? L’adeguamento
degli stipendi alla media europea?
Il riconoscimento al merito? La
riqualificazione del ruolo educativo della
scuola e della figura docente? La sistemazione
dei precari?

Per questi stessi
aumenti fra l’altro il governo ha attinto,
per il 2006, nella sola indennità di vacanza
contrattuale, saltando un anno di
arretrati, mentre il resto, i 220 milioni di
euro destinati alle morattiane funzioni
tutoriali, sono stati elargiti a pioggia a
tutti gli insegnanti sotto forma di aumenti.

Praticamente i cordoni della borsa
si sono a malapena aperti solo per gli
arretrati del 2007 e per aumenti medi di
75/80 euro netti al mese, mentre per il
nuovo contratto 2008/09 non c’è un solo
centesimo. E contro questa bufera i
sindacati hanno reagito con uno sciopero
nel quale si è pure inserita la gelida
tormenta del precariato, tenendo conto
che, a fronte di 170.000 insegnanti immessi
in ruolo, altri “120.000 rischiano di
restare fuori da tutto se i numeri previsti
per questo triennio non cambiano” e
nonostante questi docenti stiano già lavorando
su posti liberi e vacanti.

In ogni caso non sembra che lo sciopero
abbia avuto tanta fortunata adesione
e non per solidarietà nei confronti del
governo o per sciatto diniego di fiducia
nei confronti del sindacato. Più semplicemente
perché i lavoratori della scuola
non riescono più a trovare una sola isola
di certezza in questo mare così tempestoso
di incertezze e di ciò è bene che
qualcuno prenda nota, al di là dei fragorosi
sollevamenti dell’antipolitica e del
populismo spicciolo. Il sindacato ha sbagliato
ad accontentarsi di risibili aumenti
dopo due anni di trattative e di rinvii;
e il governo ostenta miopia quando si
ostina a non capire che qualcosa bisogna
farla per la scuola senza cullarsi troppo
delle grandi strategie riportate nel quaderno
bianco che è ancora tutto da sfogliare.

E se contro questa bufera di gelo
stipendiale si può anche reagire con lo
sciopero, contro le altre tempeste bisogna
imbottirsi bene e sperare. Allora ecco
farsi strada la spinosa questione dei
recuperi dei debiti scolastici su cui ancora
molte scuole stanno dibattendo perché
non riescono a trovare una via d’uscita
onorevole in ordine ai tempi, ai
modi e alle risorse, mentre Fioroni proclama
serietà e rigore: ma a chi si riferisce?
Il lavoro che finora è stato fatto è
forse non serio e non rigoroso? C’è invece
la sensazione che il ministro voglia
tappare buchi là dove non riesce a trovare
soluzioni complessive per dare vigore
e impulso veramente serio alla istruzione.

Fra l’altro è stato rilevato dai tecnici
degli ex provveditorati agli studi che
protraendo la formazione delle classi ai
primi di settembre (quando si saprà con
esattezza il numero dei nuovi iscritti tra
bocciati e no) non si potrà definire l’organico
di diritto prima di novembre, cosicché
i ragazzi potranno avere tutti i docenti
in classe solo ai primi di dicembre
quando cioè la scuola sta per chiudere il
primo quadrimestre. Ora se il Ministero
non è riuscito a individuare questo macroscopico
abbaglio come può sbandierare
serietà e rigore? E allora: resistere e
resistere prima a Moratti, ora a Fioroni e
poi?

PASQUALE ALMIRANTE (da
www.lasicilia.it)