PROF. LUPERINI
Sarebbe in realtà auspicabile che si svolgesse un serio e produttivo confronto tra il testo originale e l’eventuale parafrasi in margine al testo, oggi corredo ineludibile di tutti i manuali. Non crede però che abbiamo creato il classico cane che si morde la coda? In sostanza, coscienti che i ragazzi non sanno più leggere compiutamente i testi letterari, li abbiamo ampiamente facilitati con chiose e spiegazioni di ogni genere; contemporaneamente ciò non fa altro che atrofizzare la loro capacità di penetrare il testo, annullando lo sforzo di comprensione. Se c’è tutto in nota, perché impegnarsi più di tanto? E’ questo il semplice ragionamento di una generazione che fa della pigrizia fisica e mentale un suo status vivendi…
Per giunta abbiamo anche rischiato di annullare la funzione stessa dell’insegnante che prima era un punto di riferimento fondamentale per l’acquisizione del sapere, mentre oggi risulta ormai, almeno agli occhi degli alunni, un “doppione” del libro…dove ormai c’è tutto. E un inutile doppione del mondo di Internet, dove basta digitare una parola affinchè magicamente balzino fuori le più svariate ed esaustive notizie sull’argomento.
Voglio fare una provocazione, tra il serio e il faceto: ma non è che la figura del docente, in questa vertiginosa evoluzione dominata dalle nuove tecnologie, è diventata pressochè…inutile?
PROF LUPERINI
Cara Silvana, non credo che la tua ipotesi abbia fondamenti seri, cioè antropologici. Mi rendo conto che la funzione docente è in questi nostri tempi fortemente indebolita, ma non è sostituibile da internet o da altre forme neutrali di trasmissione. Insegnare vuole dire non solo comunicare nozioni, ma anche trasmettere emozioni, esperienze, passioni, comporta investimenti sulle persone, processi psicologici complessi. La trasmissione del sapere fa parte di un dna antropologico che è difficile cambiare e che si modifica molto lentamente, non nei secoli ma nei millenni. Io ricordo perfettamente la voce e il volto di alcuni miei insegnanti alle medie e al liceo, e molto di quello che ho imparato allora mi risuona ancora dentro attraverso la loro voce, il loro tono, il loro modo di vivere la materia. Se si toglie questo aspetto, si toglie all’insegnamento quasi tutto. Le note e la parafrasi danno informazioni necessarie alla interpretazione del testo; ma non sono sufficienti. La interpretazione, infatti, non si risolve nel commento, cioè nella informazioni e nella parafrasi, E’ qualcosa di più: non è solo commento al testo, perché implica cultura, calore, una determinata visione del mondo, una passione del vivere e del pensare. Per interpretare il testo bisogna interpretare il mondo che quel testo lontano rappresenta e nello stesso tempo il mondo di oggi che riceve quel testo. L’interpretazione esige cioè una mediazione culturale che né internet né altri mezzi di informazione, pur utili, possono in alcun modo fornire.
Luperini


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