Il pomeriggio, quando la scuola lo concede, faccio sempre la stessa camminata con i miei amici Giuseppe e Giovanni: le strade di campagna che salgono verso la Madonna degli Ammalati. Lì, una volta, c’era Misterbianco. Poi, nel 1669, l’Etna si è svegliata, e i misterbianchesi hanno dovuto lasciare tutto e spostarsi dove oggi sorge il paese nuovo. Della vecchia chiesa madre si sono portati soltanto la campana.
Ci penso spesso, camminando. Che cosa ci si porta dietro quando si deve ricominciare? Non le case, non le pietre, non le strade. La campana: la voce che, suonando in un posto nuovo, diceva a tutti che la comunità era ancora la stessa ….
Ed è proprio lungo quelle strade, tra una salita e una chiacchiera, che mi è tornata in mente una frase che nel mondo delle aziende si ripete da vent’anni.
“I dati sono il nuovo petrolio”, disse nel 2006 il matematico britannico Clive Humby, e da allora non c’è consiglio di amministrazione che non lo ripeta. Il valore di un’impresa non sta più soltanto in quello che produce, ma in quello che sa di sé: chi sono i suoi clienti, che cosa hanno comprato, quando, perché. Chi quei dati li tiene in ordine e li sa leggere decide meglio, e prima degli altri.
E una scuola? Una scuola produce dati ogni giorno, senza saperlo. Ogni circolare che convoca gli studenti per una partenza, ogni notizia che racconta una gara vinta, ogni avviso per un modulo pomeridiano è un piccolo pezzo di storia dell’istituto, con una data, un indirizzo di studio, un nome. Restano lì, pubblicati sul sito, letti per una settimana e poi dimenticati. Dieci anni di lavoro di centinaia di docenti e studenti, sepolti sotto la circolare successiva…..
Il tesoro nel cassetto
Il problema me lo sono trovato davanti, come molti colleghi, ogni volta che arriva la stagione degli Open Day.
Una famiglia con un figlio in terza media ha poche settimane per una scelta che pesa cinque anni. Ha a disposizione una brochure, qualche ora di visita, il passaparola dei vicini. La brochure dice “progetti europei”, “laboratori”, “eccellenze”. Parole giuste, ma parole che dicono tutte le scuole. La prova di quelle parole, cioè il nome della città, l’anno, la classe che è partita, il premio vinto, c’è eccome: solo che sta sul sito, alla pagina 37 dell’archivio delle circolari, sotto un titolo burocratico che nessun ragazzo di tredici anni aprirà mai.
Ecco allora l’idea, semplice fino all’imbarazzo: invece di scrivere di nuovo chi siamo, andare a riprendere quello che abbiamo già scritto, e metterlo in ordine.
Che cosa è “Scegli il tuo Redi”
È una pagina sola, pensata per chi frequenta la terza media e per i suoi genitori. In alto un interruttore, “Sono uno studente” oppure “Sono un genitore”: lo stesso contenuto, raccontato con parole diverse. Al ragazzo si dice che cosa farà in laboratorio; al genitore il quadro orario, gli sbocchi, l’accesso all’università.
Poi sei schede, una dopo l’altra.
Le scuole. Tre sedi ai piedi dell’Etna (Paternò, Belpasso, Biancavilla), quattro indirizzi diurni, due corsi serali per adulti. Per ciascun indirizzo che cosa si studia, che cosa si fa dopo il diploma e che cosa vale la pena vedere, con i codici meccanografici per l’iscrizione.
Gioca. Sei piccoli giochi da un paio di minuti, uno per ogni anima dell’istituto: un lancio da calcolare per il Liceo, una mail di phishing da smascherare, un robot da programmare e un circuito guasto da riparare per l’ITIS, una serra idroponica da far crescere per l’Agrario, una fresa a controllo numerico da programmare per l’IPSIA. Non sono videogiochi: sono cose che i nostri studenti fanno davvero a lezione, ridotte alla misura di un tredicenne con il telefono in mano.
Estero e progetti. Qui la pagina si è presa la rivincita sulla brochure. Ogni partenza dal 2016 a oggi è un “biglietto” con città, Paese, data, programma di finanziamento e link alla circolare originale. Trentadue partenze già fatte, sedici Paesi europei, un grafico che mostra anno per anno quante sono state, con il vuoto del 2020 che non ha bisogno di spiegazioni. Accanto, i cinque canali da cui sono arrivate le risorse (Erasmus+, Formazione Scuola-Lavoro all’estero, PON 2014-2020, PN 2021-2027, PNRR), con l’elenco completo dei progetti e il codice di ciascuno. E una cronologia di novantuno attività, filtrabile per indirizzo e per programma, dove ogni riga apre la notizia da cui è stata presa.
Eccellenze. I podi: il terzo posto nazionale alla RoboCup Junior Academy, la finale di CyberChallenge, Euroscola a Strasburgo nel 2023, unica scuola in Sicilia. Poi un traguardo che non si vince in gara: nove incontri in sette Paesi con le Ambasciate d’Italia, durante i percorsi all’estero. Un italiano all’estero, di solito, va al consolato per risolvere un problema; in ambasciata si entra solo su invito. E la Redi Jazz Orchestra, nata nel 2016 dall’iniziativa del prof. Fabio Desiderio, in una scuola che a indirizzo musicale non è: primo premio assoluto con 100/100 al Concorso Musicale Valle dell’Etna, due anni di fila.
Cultura e libri. Perché un istituto tecnico e professionale non è fatto solo di laboratori: la Settimana della Cultura e del Libro a Paternò, con il prof. Rocco Giudice, il Maggio dei libri e il Giardino dei libri a Belpasso, la memoria di Carmelo Salanitro e l’incontro con Rita Borsellino a Biancavilla.
Open Day e info. Date, orari, modulo di prenotazione, le domande che i genitori fanno sempre (“Con un diploma tecnico si va all’università?”, “Mio figlio ha una disabilità: come viene seguito?”) e i contatti di ogni sede.
Cu nesci, arrinesci
“Chi esce, riesce”, dicevano i nostri nonni, che di partire se ne intendevano, anche quando non era una scelta. Oggi il proverbio si può leggere al contrario: non si parte più per andarsene, si parte per tornare con qualcosa in più.
Ed è qui che i dati fanno la “differenza”. Scrivere in una brochure “offriamo esperienze all’estero” non convince nessuno. Mostrare che solo nel 2024/25 sono partiti 92 studenti di 18 classi, con 8 moduli in 6 Paesi, e che nell’ottobre 2026 è stato approvato un nuovo progetto, “Le Rotte d’Europa”, con 5 moduli a Copenaghen, Lisbona, La Valletta e Dublino per 83 studenti, è un’altra cosa. Non è uno slogan: è un archivio, verificabile riga per riga. Il genitore che vuole controllare clicca e legge la circolare. Nessuna promessa, solo quello che è già successo.
Come l’ho costruita, e con quale aiuto
Lo dico senza giri di parole: da solo, nel tempo che lascia la scuola, non ci sarei riuscito. Ho lavorato con Claude.ai, un assistente di intelligenza artificiale, usato per quello che sa fare bene: leggere molto testo in poco tempo, ordinarlo, proporre una struttura, scrivere il codice della pagina.
Il lavoro, però, è stato diviso con chiarezza. Lo strumento ha letto e proposto; io ho scelto che cosa raccontare, ho corretto le classificazioni sbagliate, ho controllato che ogni link portasse davvero alla notizia giusta, ho deciso il tono. La pagina che oggi si può consultare è la quarantesima versione. Quaranta, non una: perché ogni volta che la si mostra a un collega, a uno studente, a un genitore, salta fuori qualcosa che manca, o che si capisce male.
È un punto su cui vale la pena insistere, per chi a scuola guarda a questi strumenti con sospetto o con troppo entusiasmo. Lo strumento non sa che cosa è vero della nostra scuola: lo sa chi ci lavora. Senza un docente che conosce la storia dell’istituto, l’assistente avrebbe messo in fila notizie. Con quel docente, le ha trasformate in un racconto.
E un racconto così non nasce da una persona sola. Le attività che la pagina mette in fila le hanno costruite, anno dopo anno, i colleghi e gli studenti delle quattro scuole. Un grazie sentito alla dirigente, dott.ssa Giuseppa Morsellino, e a tutti i colleghi che si occupano dell’orientamento, in particolare alle referenti dell’Area 1, Orientamento e supporto agli studenti: la prof.ssa Patrizia Russo per il Liceo di Belpasso, la prof.ssa Maria Concetta Castro per l’ITIS di Belpasso, la prof.ssa Valentina Cicciarella per l’IPSASR di Paternò e la prof.ssa Loredana Ricceri per l’IPSIA di Biancavilla.
I limiti di questa operazione
Come in ogni lavoro fatto sui dati, conviene dire subito che cosa non dice.
- Esiste solo ciò che è stato pubblicato: un’attività mai raccontata sul sito, per la pagina, non c’è mai stata. Un anno con poche voci non è necessariamente un anno con poche attività.
- Assegnare un’attività a un indirizzo o a un programma è, a volte, una scelta interpretativa: qualche voce si potrebbe classificare diversamente.
- I link dipendono dal sito della scuola: se una pagina viene spostata o cancellata, la voce resta orfana. Alcuni materiali, come le brochure, stanno già nell’archivio della versione precedente del sito.
- La pagina usa solo informazioni già pubblicate dalla scuola, e non raccoglie dati di chi la consulta; la prenotazione degli Open Day passa da un modulo separato, con la sua informativa.
- Una pagina così ha bisogno di qualcuno che la tenga aggiornata. Una pagina ferma è peggio di nessuna pagina.
- Non sostituisce l’Open Day, né la chiacchierata con un docente in corridoio. La prepara, al massimo.
E le altre scuole?
Ogni istituto che ha un sito da qualche anno ha lo stesso tesoro chiuso nel cassetto: circolari, notizie, avvisi, graduatorie, premiazioni. Quasi sempre è più di quanto la scuola stessa ricordi di aver fatto. Quello che manca, di solito, non sono i dati: è il tempo per rimetterli in fila, e qualcuno che sappia distinguere ciò che interessa a un ragazzo di terza media da ciò che interessa solo all’ufficio protocollo.
Se dirigete una scuola, o ne curate il sito o l’orientamento, e vi siete chiesti leggendo fin qui se il vostro archivio potrebbe diventare una pagina come questa, scrivetemi. Un primo confronto, per guardare insieme che cosa avete già pubblicato e che cosa se ne può ricavare, non vi costerà nulla. Poi deciderete voi.
Un sabato di gennaio
Immaginiamola, la scena. Un tavolo di cucina, un sabato sera di gennaio, la scadenza delle iscrizioni che si avvicina. Il genitore scorre le date degli Open Day; il figlio, di nascosto, ha già premuto “Gioca” e sta cercando di far crescere la sua serra idroponica senza farla seccare. Ad un certo punto alza gli occhi dal telefono: “Ma lo sai che questi sono andati a Copenaghen? E sono pure entrati in ambasciata…..”
Non so se sceglierà il Redi. So che, per una volta, avrà scelto guardando quello che una scuola ha fatto davvero, e non solo quello che promette di fare.
Come la campana di Misterbianco, anche dieci anni di notizie possono tornare a suonare in un posto nuovo.
La pagina “Scegli il tuo Redi” si consulta qui: https://www.isfrancescoredi.edu.it/orientamento-2027-28-scegli-il-tuo-redi/



