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Redazione

Tetto agli alunni stranieri, la storia smentisce gli slogan del campo largo: già nel 1990 la circolare Mattarella chiedeva classi equilibrate

Nel 1990, con Sergio Mattarella ministro, la circolare n. 205 raccomandava di distribuire gli studenti stranieri tra le classi e di non superare cinque alunni dello stesso gruppo linguistico. Un precedente che ridimensiona le accuse contro la proposta Meloni.

Prima di accusare Giorgia Meloni di razzismo bisognerebbe che le TV e i giornali e i leader del campo largo leggessero la circolare ministeriale n. 205 del 26 luglio 1990

La proposta annunciata da Giorgia Meloni di stabilire per legge un numero massimo di studenti stranieri per classe ha provocato l’immediata reazione delle opposizioni.

Dal Partito Democratico, da Alleanza Verdi e Sinistra e da altre forze del cosiddetto campo largo sono arrivate accuse di propaganda, discriminazione e strumentalizzazione politica dell’immigrazione.

Esiste tuttavia un precedente storico che obbliga tutti a discutere la questione con maggiore serietà.

Il 26 luglio 1990, quando ministro della Pubblica Istruzione era Sergio Mattarella, il Ministero emanò la circolare n. 205:

“La scuola dell’obbligo e gli alunni stranieri. L’educazione interculturale”

Il documento sosteneva che l’integrazione linguistica poteva essere favorita evitando un’eccessiva concentrazione degli studenti stranieri nelle medesime classi.

Non si tratta di un’interpretazione politica formulata oggi. È scritto nella circolare.

La circolare è la n. 205, non la n. 250

Prima di esaminare il contenuto è necessaria una correzione.

In alcuni post circolati sui social il documento viene indicato come circolare n. 250 del 26 luglio 1990. Il numero corretto è invece:

Circolare ministeriale 26 luglio 1990, n. 205

Anche l’immagine che accompagna questo articolo riporta correttamente il numero 205.

Il titolo ufficiale è “La scuola dell’obbligo e gli alunni stranieri. L’educazione interculturale”.

La circolare venne emanata quando Sergio Mattarella era ministro della Pubblica Istruzione nel sesto Governo Andreotti.

Non si può però sostenere, come fanno alcuni post social, che nel 1990 governasse “la sinistra”. Il Governo Andreotti VI era sostenuto dal cosiddetto pentapartito e Mattarella apparteneva alla Democrazia Cristiana.

La forza dell’argomento non ha bisogno di ricostruzioni politiche imprecise.

Che cosa diceva realmente la circolare Mattarella

Nel paragrafo dedicato all’organizzazione scolastica in presenza di alunni stranieri, la circolare affrontava direttamente il problema dell’integrazione linguistica.

Richiamando l’articolo 1 del DPR n. 722 del 1982, affermava che gli studenti appartenenti al medesimo gruppo linguistico, ove possibile, non dovessero superare le cinque unità per classe.

Il documento aggiungeva che appariva opportuno distribuire gli alunni stranieri in ragione di:

«qualche unità soltanto per classe»

La finalità veniva indicata esplicitamente: agevolare l’integrazione linguistica con gli alunni italiani.

Dunque, già 36 anni fa il Ministero riconosceva un principio pedagogico elementare: quando in una classe si concentra un numero troppo elevato di studenti che non padroneggiano la lingua italiana, l’integrazione diventa più difficile.

Attenzione: non era un tetto generale di cinque stranieri

La circolare deve essere letta integralmente e non trasformata in uno slogan.

Il limite di cinque riguardava gli studenti appartenenti allo stesso gruppo linguistico, non la totalità degli alunni stranieri presenti nella classe.

Una classe avrebbe quindi potuto accogliere studenti provenienti da differenti gruppi linguistici anche in numero complessivamente superiore a cinque.

Inoltre, il documento utilizzava espressioni come “ove possibile” e “sembra opportuno”. Non introduceva pertanto un divieto assoluto e inderogabile, ma forniva un criterio organizzativo alle scuole.

Questo non cancella il significato politico e pedagogico della circolare: il Ministero raccomandava chiaramente di evitare le concentrazioni e di distribuire gli studenti stranieri tra le classi.

Mattarella non proponeva esclusione, ma integrazione

La circolare n. 205 non era un documento ostile agli stranieri.

Al contrario, rappresentò una delle prime elaborazioni organiche dell’educazione interculturale nella scuola italiana. Affermava che la diversità culturale dovesse essere considerata una risorsa e promuoveva il dialogo, la collaborazione con le famiglie, la valorizzazione delle culture d’origine e i laboratori linguistici.

Proprio per rendere effettiva l’integrazione, il documento suggeriva di evitare classi nelle quali la presenza di studenti dello stesso gruppo linguistico diventasse troppo numerosa.

La distribuzione equilibrata e l’educazione interculturale non erano considerate alternative. Erano due componenti della medesima strategia.

Questo è il punto che oggi una parte dell’opposizione sembra non voler riconoscere: stabilire criteri per la composizione delle classi non è necessariamente una misura discriminatoria. Può essere uno strumento di integrazione, se accompagnato da sostegno linguistico e risorse adeguate.

Nel 2010 arrivò il tetto del 30%

Quello del 1990 non è l’unico precedente.

Con la circolare ministeriale n. 2 dell’8 gennaio 2010, firmata durante il ministero di Mariastella Gelmini, venne stabilito che gli studenti con cittadinanza non italiana non potessero superare, di norma, il 30% degli iscritti in ciascuna classe.

La soglia poteva essere:

  • innalzata quando gli studenti stranieri possedevano adeguate competenze linguistiche;
  • ridotta in presenza di numerosi alunni con una conoscenza insufficiente dell’italiano;
  • adattata alle caratteristiche del territorio e alle concrete possibilità organizzative.

Il criterio del 30% esiste dunque da oltre quindici anni. Il problema è che in molti territori è rimasto scarsamente applicato, soprattutto nei quartieri dove la distribuzione della popolazione rende difficile formare classi realmente equilibrate.

Che cosa ha annunciato Giorgia Meloni

Giorgia Meloni ha annunciato un provvedimento da presentare al Consiglio dei ministri che dovrebbe:

  • stabilire per legge un numero massimo di studenti stranieri per classe;
  • chiedere ai genitori degli studenti con gravi difficoltà d’inserimento di imparare l’italiano;
  • vietare a scuola gli indumenti che coprono integralmente il volto, come burqa e niqab.

La presidente del Consiglio non ha ancora indicato pubblicamente la percentuale massima. Sarà quindi necessario leggere il testo effettivo del provvedimento prima di valutarne dettagli, deroghe e modalità applicative.

Aetnanet ha già espresso una posizione favorevole al principio della distribuzione equilibrata, chiedendo però che il criterio decisivo sia soprattutto linguistico e didattico, non semplicemente anagrafico.

La cittadinanza non misura l’integrazione

Uno studente privo della cittadinanza italiana può essere nato in Italia, avere frequentato l’intero percorso scolastico nel nostro Paese e parlare perfettamente italiano.

Al contrario, un ragazzo con cittadinanza italiana, arrivato da poco dall’estero, può avere bisogno di un intenso sostegno linguistico.

Per questo un tetto fondato esclusivamente sulla cittadinanza rischierebbe di risultare troppo rigido e poco aderente alle reali necessità delle classi.

Il criterio più efficace dovrebbe considerare:

  • conoscenza della lingua italiana;
  • tempo trascorso nel sistema scolastico nazionale;
  • necessità di alfabetizzazione;
  • numerosità complessiva della classe;
  • presenza di altri bisogni educativi;
  • disponibilità di mediatori e laboratori linguistici;
  • situazione territoriale delle singole scuole.

La stessa circolare del 1990 distingueva gli studenti di recente immigrazione da quelli presenti in Italia da più tempo. Già allora era chiaro che non tutti gli alunni stranieri si trovavano nella stessa condizione.

La contraddizione del campo largo

Il precedente del 1990 rende poco credibile l’accusa automatica di razzismo rivolta a chiunque proponga una distribuzione equilibrata degli studenti.

Se il principio era considerato funzionale all’integrazione quando ministro era Sergio Mattarella, non può diventare improvvisamente discriminatorio soltanto perché viene riproposto dal Governo Meloni.

Le opposizioni possono contestare:

  • la percentuale scelta;
  • il criterio della cittadinanza;
  • la mancanza di risorse;
  • le difficoltà applicative;
  • il rischio di trasferire gli studenti lontano dalla propria abitazione;
  • l’assenza di laboratori linguistici e mediatori.

Sono obiezioni concrete e meritano una risposta.

Definire invece razzista qualsiasi limite numerico significa ignorare la storia della normativa scolastica italiana e rinunciare a discutere il vero problema: come evitare la formazione di classi separate di fatto, nelle quali l’apprendimento della lingua e l’integrazione diventino più difficili.

Non basta fissare un numero

Aetnanet sostiene il tetto, ma non ritiene che una percentuale possa risolvere da sola il problema.

Servono contemporaneamente:

  1. un criterio nazionale chiaro;
  2. deroghe motivate e controllate;
  3. distribuzione degli studenti tra scuole vicine;
  4. corsi intensivi di italiano;
  5. mediatori linguistici e culturali;
  6. docenti adeguatamente formati;
  7. classi meno numerose;
  8. collaborazione con le famiglie;
  9. risorse aggiuntive per le scuole più esposte;
  10. valutazione delle competenze linguistiche reali.

Senza questi strumenti, il tetto rischierebbe di rimanere una dichiarazione politica o di scaricare sui dirigenti scolastici un problema che richiede il coinvolgimento degli Uffici scolastici, degli enti locali e del Ministero.

Aetnanet: sì alle classi equilibrate, no alle classi-ghetto

La posizione di Aetnanet rimane netta: evitare concentrazioni eccessive non significa escludere gli studenti stranieri, ma creare condizioni migliori per la loro integrazione.

Una classe nella quale molti studenti non comprendono adeguatamente l’italiano mette in difficoltà:

  • gli stessi alunni stranieri;
  • i compagni italiani;
  • gli insegnanti;
  • le famiglie;
  • l’intero processo didattico.

La scuola inclusiva non è quella che ignora i problemi per timore di apparire discriminatoria. È quella che riconosce le difficoltà e organizza risposte efficaci.

La circolare Mattarella del 1990 dimostra che il principio della distribuzione equilibrata appartiene da decenni alla cultura amministrativa e pedagogica italiana.

Prima di gridare allo scandalo contro Giorgia Meloni, il campo largo dovrebbe dunque leggere i documenti.

Ma anche il Governo dovrà leggere fino in fondo quella circolare: non soltanto la parte sulle cinque unità, ma anche quella dedicata ai laboratori linguistici, al dialogo interculturale, alla collaborazione con le famiglie e alle risorse necessarie.

Il punto non è stabilire chi possa entrare nella scuola italiana. Il punto è creare classi nelle quali tutti possano realmente imparare e integrarsi.

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Documenti e fonti

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