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Archivio Storico ITIS Cannizzaro

2010-07-07 – ITIS S. CANNIZZARO CATANIA 426 PRESIDI SICILIANI LOTTANO PER IL DIRITTO AL LAVORO

Il video del 7 luglio 2010 documenta la mobilitazione a Roma dei 426 presidi siciliani che rischiavano di perdere il posto. Una battaglia sindacale alla quale partecipò Salvatore Indelicato e che contribuì all’approvazione della legge n. 202 del 2010.

426 PRESIDI SICILIANI LOTTANO PER IL DIRITTO AL LAVORO manifestando a Roma il 7.7.2010
La documentazione dell’epoca conferma che durante la mobilitazione si parlava prevalentemente di 426 dirigenti scolastici. La cifra di 416 compare in alcuni articoli successivi, ma senza una spiegazione univoca della variazione. Mantengo quindi 426 nel titolo storico e chiarisco la differenza nel testo.

7 luglio 2010 – La battaglia dei 426 presidi siciliani per il diritto al lavoro

Il 7 luglio 2010 una rappresentanza dei 426 dirigenti scolastici siciliani, vincitori del corso-concorso ordinario bandito nel 2004, manifestò a Roma per difendere il proprio posto di lavoro e chiedere un intervento urgente del Parlamento.

Il video documenta una delle fasi più difficili di una lunga vertenza amministrativa, giudiziaria, politica e sindacale che coinvolse centinaia di presidi già nominati e in servizio nelle scuole della Sicilia.

Tra i dirigenti impegnati nella mobilitazione vi era anche il preside Salvatore Indelicato, allora dirigente scolastico dell’ITIS “Stanislao Cannizzaro” di Catania, che partecipò personalmente alla battaglia sindacale e alla costruzione di un movimento unitario in difesa dei colleghi.

Dirigenti già in servizio e improvvisamente “congelati”

La vicenda ebbe origine dal concorso ordinario per dirigenti scolastici bandito in Sicilia nel 2004.

Dopo avere superato le prove, completato il percorso previsto, ottenuto la nomina e assunto la responsabilità delle rispettive scuole, centinaia di dirigenti si trovarono coinvolti nelle conseguenze dell’annullamento giudiziario della procedura concorsuale.

Le decisioni della giustizia amministrativa non contestavano individualmente la preparazione professionale dei presidi o il lavoro da loro svolto nelle scuole. Riguardavano invece irregolarità riscontrate nello svolgimento della procedura e nella composizione delle commissioni esaminatrici.

I dirigenti, pur non essendo responsabili degli errori amministrativi contestati, rischiavano di perdere l’incarico e di essere costretti a ripetere le prove scritte di un concorso che avevano già superato.

Da qui nacque la definizione di presidi “congelati”, frequentemente utilizzata nella documentazione e negli articoli dell’epoca.

La testimonianza di Salvatore Indelicato

Per Salvatore Indelicato questo filmato possiede anche un forte valore personale:

«Queste immagini testimoniano la mia lotta sindacale a favore dei presidi siciliani che rischiavano di essere estromessi dal ruolo per responsabilità non imputabili a loro. Erano colleghi che avevano studiato, superato un concorso, ricevuto una nomina e diretto per anni le proprie scuole. Non potevano essere trattati come responsabili degli errori compiuti dall’amministrazione».

La mobilitazione non chiedeva di cancellare ogni verifica o di sottrarre la procedura al rispetto delle decisioni giudiziarie. Chiedeva una soluzione legislativa capace di tutelare contemporaneamente la legalità, la continuità delle scuole e il lavoro svolto dai dirigenti già in servizio.

«Fu una battaglia lunga e difficile, ma alla fine venne vinta. La pressione esercitata attraverso le manifestazioni, gli incontri parlamentari, i comunicati e l’azione sindacale contribuì in maniera determinante all’approvazione di una legge specifica».

La manifestazione di Roma

Il filmato del 7 luglio 2010 mostra una delle iniziative organizzate nella capitale per richiamare l’attenzione del Governo, del Ministero dell’Istruzione e del Parlamento.

I presidi siciliani manifestavano per difendere:

  • il diritto al lavoro;
  • la dignità professionale;
  • il valore delle prove già superate;
  • l’esperienza maturata alla guida delle scuole;
  • la continuità amministrativa e didattica degli istituti;
  • il principio secondo cui i lavoratori non possono pagare per errori imputabili all’amministrazione.

La protesta del 7 luglio si inseriva in una mobilitazione più ampia. Nel giugno dello stesso anno centinaia di dirigenti avevano manifestato davanti a Montecitorio cantando l’Inno di Mameli. Altre iniziative si svolsero davanti alle istituzioni nazionali, al Ministero dell’Istruzione e nelle sedi parlamentari.

Le manifestazioni proseguirono nei mesi successivi, accompagnando tutto il percorso della proposta legislativa.

Una lotta unitaria

Uno degli aspetti più significativi della vicenda fu la capacità dei dirigenti coinvolti di superare differenze personali, territoriali e associative.

Si costituì un coordinamento regionale che mantenne viva l’attenzione sul problema attraverso assemblee, documenti, comunicati, incontri con parlamentari e iniziative pubbliche.

Aetnanet seguì costantemente la vertenza, pubblicando notizie, documenti, prese di posizione sindacali, interventi politici e aggiornamenti sull’iter parlamentare.

La rete svolse così una funzione che andava oltre l’informazione: diventò uno spazio nel quale i dirigenti potevano confrontarsi, organizzarsi e rendere pubbliche le proprie ragioni.

Le iniziative parlamentari

Sotto la pressione della mobilitazione furono presentate diverse iniziative legislative.

Alla Camera avanzò la proposta promossa dalla deputata Alessandra Siragusa, mentre al Senato intervennero, tra gli altri, i senatori Simona Vicari, Giuseppe Firrarello e Antonio D’Alì.

Le proposte cercavano di risolvere una situazione che rischiava di produrre gravi conseguenze non soltanto per i dirigenti, ma anche per il funzionamento delle scuole siciliane.

La questione non riguardava infatti esclusivamente i contratti individuali. La possibile rimozione contemporanea di centinaia di presidi avrebbe determinato un esteso vuoto di direzione, nuove reggenze e ulteriori difficoltà organizzative per il sistema scolastico regionale.

La vittoria della mobilitazione

Il 23 novembre 2010 la Commissione Istruzione del Senato approvò definitivamente, in sede deliberante, il disegno di legge già votato dalla Camera.

Il provvedimento divenne la legge 3 dicembre 2010, n. 202, pubblicata nella Gazzetta Ufficiale n. 284 del 4 dicembre 2010 ed entrata in vigore il giorno successivo.

Il suo titolo ufficiale era:

“Norme per la salvaguardia del sistema scolastico in Sicilia e per la rinnovazione del concorso per dirigenti scolastici indetto con decreto direttoriale 22 novembre 2004”

La legge non dispose una conferma automatica e indiscriminata. Introdusse una procedura differenziata per rinnovare il concorso tutelando le diverse posizioni coinvolte.

Per i dirigenti già in servizio era prevista una prova scritta riguardante l’esperienza professionale maturata. Il superamento della prova consentiva la conferma nel ruolo e nella sede occupata.

Per gli idonei e per gli altri candidati furono invece previste modalità specifiche di rinnovazione, rivalutazione e completamento della procedura concorsuale.

Il significato della legge n. 202 del 2010

L’approvazione della legge rappresentò il risultato concreto di mesi di pressione sindacale, professionale e politica.

Il Parlamento riconobbe che non era possibile ignorare l’esperienza maturata da dirigenti che avevano guidato regolarmente le proprie scuole e che non potevano essere considerati responsabili delle irregolarità commesse da altri nella gestione del concorso.

La soluzione legislativa cercò di conciliare tre esigenze:

  1. rispettare le pronunce della giustizia amministrativa;
  2. rinnovare le parti della procedura concorsuale contestate;
  3. salvaguardare la continuità delle scuole e il lavoro dei dirigenti già in servizio.

La vertenza dimostrò che un’azione collettiva organizzata, sostenuta da documenti, manifestazioni e interlocuzioni parlamentari, poteva trasformare una protesta in una soluzione normativa.

426 o 416 dirigenti?

Negli articoli pubblicati durante le manifestazioni del 2010 viene indicato prevalentemente il numero di 426 dirigenti scolastici.

In alcuni titoli e documenti successivi compare invece la cifra di 416 presidi. La documentazione consultata non permette di attribuire con certezza la differenza a rinunce, pensionamenti, variazioni amministrative o a un semplice errore materiale.

Per rispettare il titolo originale del filmato e le fonti contemporanee alla mobilitazione, questa scheda utilizza quindi la cifra di 426, segnalando la presenza della diversa indicazione negli articoli successivi.

Un documento di storia sindacale della scuola siciliana

Questo video non riguarda direttamente un’attività didattica del Cannizzaro. Appartiene tuttavia pienamente all’Archivio storico dell’istituto, perché documenta l’impegno pubblico e sindacale del suo dirigente scolastico in difesa di centinaia di colleghi.

Le immagini raccontano una stagione nella quale la dirigenza scolastica siciliana dovette lottare per la propria sopravvivenza professionale e per la continuità amministrativa delle scuole.

A distanza di anni, il filmato conserva il valore di una testimonianza diretta: il diritto al lavoro non fu salvaguardato per concessione, ma attraverso una mobilitazione tenace che portò il problema dalle piazze di Roma fino alle aule del Parlamento.

La legge n. 202 fu definitivamente approvata il 23 novembre 2010, promulgata il 3 dicembre e pubblicata nella Gazzetta Ufficiale n. 284 del 4 dicembre 2010. (2010)

Guarda il video completo

🎥 Guarda il video completo:

https://www.youtube.com/watch?v=ZuMHhU8fp-Y

Scheda video dell’Archivio storico digitale dell’ITIS “Stanislao Cannizzaro” di Catania.

 Articoli e documenti collegati nell’Archivio Aetnanet

Fonti e metodo

La ricostruzione è fondata sul filmato originale, sulla testimonianza diretta del preside Salvatore Indelicato, sugli articoli pubblicati da Aetnanet tra il 2009 e il 2010 e sulla documentazione parlamentare relativa alla legge 3 dicembre 2010, n. 202.

Le valutazioni sull’importanza della pressione sindacale costituiscono la testimonianza e l’interpretazione dei protagonisti della mobilitazione. I riferimenti alla procedura concorsuale e alla soluzione normativa sono invece ricavati dagli atti parlamentari e dal testo della legge.

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