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Opinioni

Tajani, famiglia e valori: la scuola non può educare da sola. Aetnanet: servono genitori presenti, stabili e responsabili

Dietro la polemica sulle parole di Antonio Tajani emerge una questione decisiva per la scuola: il ruolo insostituibile della famiglia nella trasmissione di valori, regole, fedeltà agli impegni e responsabilità. L’analisi e la posizione della Redazione Aetnanet.

Le parole di Antonio Tajani sulla scelta della persona con cui costruire una famiglia hanno provocato polemiche, ma contengono una questione educativa che non può essere liquidata con un’accusa di moralismo: per crescere bene, studiare e rispettare gli altri, i ragazzi hanno bisogno di adulti affidabili e di famiglie capaci di trasmettere valori, regole e responsabilità. La scuola collabora, sostiene e integra, ma non può sostituirsi ai genitori. La posizione della Redazione Aetnanet.

Dietro la polemica, una domanda che riguarda direttamente la scuola
Le parole pronunciate dal vicepremier e ministro degli Esteri **Antonio Tajani** sul palco della manifestazione politica *Itaca*, a Formello, sono state ridotte in molti titoli a una contrapposizione fra la donna “appariscente” e quella “meno appariscente”. È la parte più facile da trasformare in polemica. Ma il significato profondo del suo ragionamento è un altro e merita di essere discusso soprattutto dal mondo della scuola.
Tajani ha sostenuto che, quando si sceglie la persona con la quale costruire un matrimonio e una famiglia, il fascino immediato non basta. Contano maggiormente il carattere, la fedeltà, l’affidabilità, la serietà, la capacità di mantenere una promessa e di assumersi la responsabilità di essere coniuge e genitore.
Il passaggio più significativo è quello nel quale descrive la donna affidabile come colei che potrà essere una buona madre e resterà fedele all’amore confermato nel matrimonio. Il consiglio rivolto idealmente al figlio è quindi di scegliere non ciò che abbaglia, ma ciò che dura; non l’apparenza, ma la sostanza; non l’emozione passeggera, ma un progetto di vita.
È un linguaggio colloquiale, costruito come metafora della scelta politica, e alcuni accostamenti possono certamente essere contestati. Ma il nucleo del messaggio non è né oscuro né scandaloso:
**una famiglia si costruisce sull’affidabilità, sulla fedeltà, sulla responsabilità e sulla disponibilità a prendersi cura degli altri.**
È precisamente questo nucleo che **Aetnanet condivide** e che ritiene necessario riportare al centro del dibattito educativo.
La prima agenzia educativa è la famiglia
Prima di incontrare un insegnante, un bambino incontra lo sguardo, la voce e l’esempio dei propri genitori. È in famiglia che impara le prime parole, il rispetto dei limiti, l’attesa, la gratitudine, la cura delle cose, il modo di rivolgersi agli altri e la differenza fra un desiderio e un diritto.
La famiglia non educa soltanto quando pronuncia discorsi. Educa attraverso i comportamenti quotidiani:
– quando gli adulti mantengono una promessa;
– quando si parlano senza insultarsi;
– quando rispettano gli anziani, i fragili e chi lavora;
– quando chiedono scusa dopo un errore;
– quando stabiliscono regole e le fanno rispettare con coerenza;
– quando controllano l’uso di smartphone, social network e videogiochi;
– quando seguono lo studio senza sostituirsi ai figli;
– quando riconoscono l’autorevolezza degli insegnanti;
– quando insegnano che libertà e responsabilità non possono essere separate.
Un ragazzo che cresce in un ambiente affettivamente sicuro, nel quale gli adulti sono presenti e coerenti, arriva generalmente a scuola più disposto ad ascoltare, a fidarsi, a rispettare le regole, a tollerare una frustrazione e a impegnarsi. Non significa che avrà automaticamente voti alti né che non attraverserà difficoltà. Significa che dispone di un terreno educativo sul quale la scuola può lavorare.
Al contrario, quando ogni limite viene rifiutato, la parola dell’adulto perde valore e il figlio viene difeso anche davanti all’evidenza dei propri errori, la scuola è costretta a spendere energie crescenti per ricostruire prerequisiti educativi che dovrebbero essere stati avviati molto prima dell’ingresso in aula.

La Costituzione assegna ai genitori un dovere, non una semplice facoltà
Il primato educativo della famiglia non è una concessione ideologica. È riconosciuto dalla **Costituzione italiana**.
L’articolo 29 riconosce i diritti della famiglia come società naturale fondata sul matrimonio. L’articolo 30 stabilisce che è «dovere e diritto dei genitori mantenere, istruire ed educare i figli». L’ordine delle parole è importante: educare i figli non è soltanto una libertà da esercitare quando risulta comodo, ma un dovere verso di loro e verso l’intera comunità.
La Repubblica, secondo l’articolo 31, sostiene la famiglia e protegge maternità, infanzia e gioventù. Lo Stato deve quindi aiutare le famiglie, specialmente quelle in difficoltà, ma non può cancellarne la funzione né assorbirne ogni responsabilità.
La scuola esercita una funzione pubblica fondamentale e concorre alla formazione della persona e del cittadino. Tuttavia non riceve il compito di sostituire integralmente la famiglia. Lo stesso **Patto educativo di corresponsabilità**, previsto dallo Statuto delle studentesse e degli studenti, nasce dall’idea che risultati educativi duraturi richiedano impegni reciproci di scuola, genitori e alunni.
La scuola non è un’officina alla quale consegnare un figlio perché venga “riparato”. È una comunità educativa che può funzionare soltanto se la famiglia non abdica al proprio compito.

Famiglie solide, studenti più pronti a crescere
Chi ha vissuto per decenni nella scuola conosce una verità che nessuna formula pedagogica può nascondere: dietro molti studenti sereni, responsabili e rispettosi si trova spesso una famiglia che ha saputo offrire affetto e regole, ascolto e fermezza, protezione e progressiva autonomia.
Non occorrono famiglie ricche, genitori laureati o case prive di problemi. Occorrono adulti che facciano gli adulti.
Una famiglia educativa:
1. **ama senza rinunciare a correggere**;
2. **ascolta senza trasformare ogni desiderio in un diritto**;
3. **protegge senza giustificare qualsiasi comportamento**;
4. **dialoga con la scuola senza considerare il docente un avversario**;
5. **riconosce l’errore del figlio e lo aiuta a ripararlo**;
6. **trasmette il valore dell’impegno, della parola data e del rispetto**;
7. **mostra con l’esempio che una relazione richiede fedeltà, pazienza e sacrificio**.
È questo il collegamento più profondo fra il pensiero espresso da Tajani e la vita scolastica. Un ragazzo non apprende la fedeltà agli impegni soltanto studiando educazione civica. La apprende vedendo adulti che mantengono la parola. Non impara il rispetto attraverso uno slogan, ma vivendo in una casa nella quale nessuno viene umiliato. Non comprende il valore della responsabilità se ogni sua mancanza viene attribuita all’insegnante, ai compagni o alla società.

Il matrimonio come promessa e responsabilità
Nel pensiero di Tajani il matrimonio non appare come un semplice sentimento privato né come la celebrazione dell’attrazione. È una promessa destinata a durare, dalla quale nasce una responsabilità reciproca e, quando arrivano i figli, una responsabilità educativa ancora più grande.
Questa concezione può sembrare controcorrente in una cultura dominata dall’immediatezza, dalla sostituibilità dei rapporti e dall’esposizione continua dell’immagine. Proprio per questo conserva una forza educativa.
Dire a un giovane di guardare oltre l’apparenza significa ricordargli che la persona con cui costruirà una famiglia dovrà essere scelta per il carattere, l’equilibrio, la lealtà e la capacità di affrontare le difficoltà. Significa anche insegnargli che egli dovrà offrire le stesse qualità: non si può pretendere una moglie fedele e una buona madre senza impegnarsi a essere un marito fedele e un buon padre.

Il principio deve quindi essere formulato in modo pienamente reciproco:
una donna ha diritto a scegliere un uomo serio e affidabile quanto un uomo ha diritto a desiderare una donna seria e affidabile. Entrambi hanno il dovere di diventare la persona che chiedono di incontrare.
L’apparenza non è una colpa, ma non può diventare il criterio decisivo
Una lettura equilibrata richiede una precisazione. L’essere attraenti, curati o appariscenti non rende automaticamente infedeli, così come un abbigliamento sobrio non certifica la moralità. La lunghezza di una gonna non consente di conoscere il carattere di una persona e il numero delle relazioni precedenti non costituisce da solo una sentenza sulla sua vita futura.
Ma riconoscere questo limite della metafora non obbliga a respingere il messaggio. Tajani non stava proponendo un regolamento sull’abbigliamento femminile: stava contrapponendo simbolicamente **l’apparenza seducente ma incostante** alla **serietà meno spettacolare ma affidabile**.
È dunque possibile — e per Aetnanet necessario — separare il principio dalla semplificazione:
– non si giudica una persona dal vestito;
– non si confonde la bellezza con la superficialità;
– ma si insegna ai giovani che né la bellezza né la popolarità garantiscono la qualità di una relazione;
– si ricorda che il carattere, la fedeltà e l’affidabilità emergono dai comportamenti e dalla continuità nel tempo.
Che cosa intendiamo per “famiglia sana”
Parlare di famiglie sane non significa immaginare famiglie perfette. La perfezione non appartiene a nessuna esperienza umana. Non significa neppure condannare i ragazzi che vivono separazioni, lutti, conflitti, difficoltà economiche o altre condizioni dolorose.
Una famiglia è educativamente sana quando, qualunque sia la sua situazione concreta:
– mette al centro il bene dei figli;
– non li usa come strumenti nei conflitti fra adulti;
– garantisce presenza, cura e sicurezza;
– trasmette regole comprensibili e coerenti;
– chiede rispetto e mostra rispetto;
– collabora con la scuola;
– sa chiedere aiuto quando non riesce ad affrontare da sola una difficoltà.
Esistono famiglie formalmente unite nelle quali dominano indifferenza, violenza o irresponsabilità, ed esistono genitori rimasti soli che compiono ogni giorno sacrifici straordinari per educare bene i propri figli. La stabilità familiare resta un bene da promuovere, ma non può essere ridotta alla sola fotografia anagrafica della casa: deve essere misurata nella qualità delle relazioni e nell’assunzione concreta delle responsabilità.
Questa precisazione non indebolisce la difesa della famiglia. La rende più vera e permette alla scuola di sostenere i minori fragili senza farli sentire colpevoli di situazioni che non hanno scelto.

La scuola può integrare l’educazione familiare, non sostituirla

Alla scuola spettano compiti enormi: istruire, formare il pensiero critico, trasmettere la cultura, educare alla cittadinanza, far incontrare differenze sociali e culturali, riconoscere il disagio, prevenire discriminazioni e offrire opportunità.
Ma la scuola non può diventare contemporaneamente famiglia sostitutiva, servizio sociale universale, presidio psicologico permanente, tribunale dei conflitti domestici e unica autorità incaricata di insegnare ogni regola della convivenza.
Quando i genitori rinunciano a dire dei “no”, delegano ogni decisione agli schermi, contestano automaticamente una nota disciplinare o pretendono che la valutazione sia negoziata, il patto educativo si spezza. L’insegnante viene privato dell’autorevolezza necessaria e il ragazzo riceve un messaggio distruttivo: qualsiasi limite è un’ingiustizia e qualsiasi insuccesso è colpa di qualcun altro.
Occorre invece ricostruire una chiara alleanza:
– **la famiglia educa alla responsabilità personale e sostiene il percorso scolastico**;
– **la scuola istruisce, amplia gli orizzonti e concorre alla formazione civile**;
– **lo studente assume progressivamente i propri doveri**;
– **le istituzioni sostengono le famiglie fragili senza espropriare quelle responsabili**.

Educazione ai valori: collaborazione sì, sostituzione no
La scuola non è neutrale rispetto ai valori costituzionali. Deve educare alla dignità della persona, all’uguaglianza, alla libertà, alla legalità, al rispetto e alla solidarietà. Questi sono valori comuni della Repubblica.
Esistono però temi etici, affettivi e antropologici sui quali la famiglia conserva una responsabilità primaria. La collaborazione con i genitori non può ridursi a una firma burocratica all’inizio dell’anno. Deve diventare informazione preventiva, dialogo, trasparenza sui progetti e rispetto del ruolo educativo familiare.
Una scuola autorevole non ha bisogno di estromettere i genitori. Una famiglia responsabile non teme il contributo culturale della scuola. Entrambe riconoscono che il ragazzo cresce quando gli adulti dialogano con chiarezza e non si delegittimano reciprocamente.

Le obiezioni e la risposta di Aetnanet
“È un discorso degli anni Cinquanta”
Fedeltà, responsabilità e presenza educativa non appartengono a un decennio. Sono condizioni necessarie in ogni epoca. Possono cambiare il linguaggio, l’organizzazione familiare e i ruoli quotidiani; non diventa antiquato il bisogno di un bambino di poter contare su adulti affidabili.
“La scuola deve compensare le diseguaglianze familiari”
Certamente. È uno dei suoi compiti più nobili. Ma compensare non significa fingere che il contesto familiare sia irrilevante né accettare che ogni responsabilità venga trasferita sugli insegnanti. Proprio per aiutare chi parte svantaggiato bisogna riconoscere con onestà quanto contino la presenza degli adulti, la lettura, il dialogo, le regole e il sostegno allo studio.

“È un giudizio moralistico sulle donne”
Diventerebbe tale se affidabilità e fedeltà fossero pretese esclusivamente dalla donna. Aetnanet estende invece senza esitazioni lo stesso dovere all’uomo. Buona madre e buon padre, moglie fedele e marito fedele, devono essere parti della medesima concezione della famiglia.

“Non tutte le famiglie riescono a essere stabili”
È vero, e nessun figlio deve essere discriminato per questo. Le difficoltà chiedono sostegno, non condanna. Ma il dovere di aiutare chi soffre non impone di smettere di indicare come bene educativo la stabilità, la responsabilità e la continuità degli affetti.

La posizione della Redazione Aetnanet
Aetnanet condivide il nucleo educativo del pensiero espresso da Antonio Tajani.** Nella scelta della persona con cui costruire una famiglia, il carattere conta più dell’immagine, la fedeltà più della seduzione passeggera, l’affidabilità più dell’esibizione e la capacità di essere genitori responsabili più del consenso sociale.
Questa posizione non autorizza a giudicare automaticamente una donna dal suo abbigliamento e non esonera l’uomo da identici doveri morali. Significa affermare una verità che la scuola constata ogni giorno:
gli studenti hanno maggiori possibilità di crescere serenamente quando alle loro spalle trovano adulti presenti, relazioni affidabili, regole coerenti e valori vissuti prima ancora che proclamati.
La scuola può aiutare una famiglia in difficoltà, può aprire possibilità che l’ambiente di origine non ha offerto e può perfino diventare, in alcuni momenti, il luogo decisivo nel quale un ragazzo incontra un adulto credibile. Ma non può essere lasciata sola.
Occorre tornare a dire che essere genitori significa assumersi un compito educativo quotidiano; che amare un figlio non significa dargli sempre ragione; che il docente non è un avversario; che il matrimonio, quando liberamente scelto, è anche responsabilità; che la libertà senza doveri produce solitudine e non maturità.
Difendere la famiglia non significa voltarsi indietro. Significa proteggere il primo luogo nel quale un bambino impara a diventare persona. **Se la famiglia educa e la scuola istruisce ed educa in alleanza con essa, l’intera società diventa più forte. Se una delle due abdica, l’altra non potrà colmare da sola il vuoto.**

Fonti e metodo
Questa scheda distingue il contenuto documentabile delle dichiarazioni di Antonio Tajani dalla valutazione editoriale di Aetnanet. Il passaggio pronunciato a *Itaca* è stato ricostruito attraverso il filmato e le trascrizioni pubblicate dalla stampa. L’analisi sul rapporto fra famiglia e scuola è fondata sui principi costituzionali e sulla normativa relativa alla corresponsabilità educativa.
– [Repubblica – Il video e la trascrizione del passaggio di Antonio Tajani](https://www.repubblica.it/politica/2026/09/19/video/tajani_meglio_sposare_donna_meno_appariscente_ma_piu_stabile_con_le_gonne_piu_lunghe_e_polemica-425595445/)
– [Sky TG24 – Le parole di Tajani e le reazioni politiche](https://tg24.sky.it/politica/video/2026/09/19/polemica-per-le-parole-di-tajani-sulle-donne-1125912)
– [Senato della Repubblica – Costituzione italiana](https://www.senato.it/istituzione/la-costituzione)
– [Normattiva – DPR 24 giugno 1998, n. 249, Statuto delle studentesse e degli studenti](https://www.normattiva.it/uri-res/N2Ls?urn:nir:presidente.repubblica:decreto:1998-06-24;249)
– [Normattiva – DPR 21 novembre 2007, n. 235, Patto educativo di corresponsabilità](https://www.normattiva.it/uri-res/N2Ls?urn:nir:presidente.repubblica:decreto:2007-11-21;235)

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