Non semplicemente nuovi “programmi”
Con l’anno scolastico 2026/2027 la scuola italiana entra concretamente nella fase di applicazione delle nuove Indicazioni nazionali per il curricolo della scuola dell’infanzia e del primo ciclo di istruzione.
Il riferimento normativo è il D.M. 9 dicembre 2025, n. 221, che ha sostituito le Indicazioni del 2012. L’applicazione parte nell’anno scolastico 2026/27 dalle classi prime della scuola primaria e della secondaria di primo grado e procederà progressivamente negli anni successivi. (Orizzonte Scuola)
È importante però chiarire subito un equivoco terminologico.
Quando nel linguaggio comune si parla di “nuovi programmi”, si utilizza una formula facilmente comprensibile, ma tecnicamente non del tutto corretta.
I tradizionali programmi ministeriali indicavano in maniera relativamente prescrittiva contenuti e percorsi dell’insegnamento. Le Indicazioni nazionali, invece, definiscono il quadro culturale, pedagogico e disciplinare di riferimento, i traguardi e gli obiettivi entro i quali ciascuna istituzione scolastica, nell’esercizio della propria autonomia, costruisce il proprio curricolo.
Dunque:
lo Stato stabilisce la cornice nazionale e gli obiettivi; la scuola progetta il curricolo attraverso il PTOF; i docenti traducono il curricolo nella concreta attività didattica.
È una distinzione fondamentale per comprendere la riforma.
Valditara: recuperare grammatica e sintassi
Intervenendo il 16 settembre al seminario nazionale dedicato alle nuove Indicazioni, il ministro Giuseppe Valditara ha insistito su una delle scelte che caratterizzano maggiormente il nuovo impianto: il rafforzamento dello studio sistematico della lingua italiana.
Il Ministro ha contrapposto questa impostazione a quello che ha definito lo “spontaneismo espressivo”, rivendicando il ritorno a una maggiore attenzione per grammatica e sintassi. (Orizzonte Scuola)
Non significa soltanto conoscere le regole grammaticali.
L’obiettivo dichiarato è utilizzare la padronanza linguistica per migliorare la capacità di leggere, comprendere, ragionare, organizzare il pensiero ed esprimerlo correttamente.
Scrivere nuovamente a mano
Un altro elemento fortemente caratterizzante riguarda la scrittura manuale.
Le nuove Indicazioni rivalutano:
corsivo, calligrafia, riassunto, memorizzazione di poesie e scrittura a mano. (Orizzonte Scuola)
La scelta assume un significato particolare nell’epoca dell’intelligenza artificiale, degli smartphone e delle tastiere.
Non si tratta necessariamente di contrapporre carta e digitale. La sfida della scuola contemporanea sarà piuttosto quella di utilizzare entrambi gli strumenti, evitando che l’innovazione tecnologica determini la perdita di competenze cognitive e linguistiche fondamentali.
La questione delle radici dell’Occidente
La parte probabilmente più discussa delle nuove Indicazioni riguarda la storia e l’identità culturale.
Valditara ha ribadito che lo studente, alla conclusione del primo ciclo, deve conoscere le radici della civiltà occidentale, individuate soprattutto nell’eredità di Atene, Roma, Gerusalemme e dell’Umanesimo. (Orizzonte Scuola)
Il testo delle Indicazioni non elimina lo studio delle altre civiltà. Nella programmazione storica compaiono infatti anche le civiltà extraeuropee e i processi di incontro e confronto fra Occidente e altre culture. (Orizzonte Scuola)
Il punto culturale della riforma è differente: secondo l’impostazione ministeriale, conoscere le altre culture non deve significare rinunciare alla conoscenza approfondita della tradizione dalla quale proviene la società europea e italiana.
È una scelta culturale e pedagogica destinata inevitabilmente ad alimentare il confronto nella scuola.
La “rivoluzione della matematica”: che cosa significa?
Particolarmente interessante è la definizione utilizzata dal Ministro: “rivoluzione della matematica”.
Valditara ha sintetizzato il principio in maniera molto chiara: occorre cercare di coinvolgere anche gli studenti che non manifestano spontaneamente interesse per matematica e discipline STEM, partendo dall’osservazione della realtà per arrivare successivamente alla comprensione della teoria. (Orizzonte Scuola)
Questo punto merita di essere approfondito.
La matematica è per sua natura una disciplina fortemente astratta. Ma l’astrazione può rappresentare il punto di arrivo, e non necessariamente il punto di partenza, del processo di apprendimento.
Un problema concreto può generare una domanda.
La domanda può richiedere una strategia.
La strategia può condurre a una rappresentazione matematica.
Dalla rappresentazione si può infine arrivare alla generalizzazione e alla teoria.
È questo, in estrema sintesi, il percorso che il nuovo impianto intende valorizzare.
Non significa eliminare calcolo, regole e teoria
Sarebbe tuttavia sbagliato interpretare la nuova impostazione come una matematica esclusivamente pratica o intuitiva.
Le Indicazioni continuano a richiedere conoscenze matematiche strutturate e, parallelamente, rafforzano ragionamento logico, problem solving, attività laboratoriali e capacità di affrontare problemi complessi. (Orizzonte Scuola)
L’obiettivo può quindi essere sintetizzato nel percorso:
realtà → osservazione → problema → rappresentazione → ragionamento → formalizzazione → teoria.
La vera questione didattica sarà verificare se questa impostazione riuscirà a ridurre quella distanza dalla matematica che molti studenti sviluppano già nei primi anni della loro formazione.
Una curiosità dall’archivio storico di Aetnanet
Aetnanet può offrire su questo punto qualcosa di particolarmente interessante grazie al proprio archivio storico.
Sul nostro sito sono ancora consultabili le Indicazioni nazionali del 2004 relative alla scuola primaria e alla secondaria di primo grado.
Già allora, per esempio, nella primaria si chiedeva di “esplorare, rappresentare e risolvere situazioni problematiche”, insieme alla padronanza delle quattro operazioni, del calcolo mentale e degli algoritmi. (Aetnanet.org – Informazioni sulla Scuola)
Per la scuola secondaria di primo grado venivano invece indicati numeri, algebra, equazioni, approssimazioni e uso consapevole degli strumenti di calcolo, insieme alla capacità di risolvere problemi. (Aetnanet.org – Informazioni sulla Scuola)
Il confronto storico dimostra quindi che la novità non consiste nell’invenzione del problem solving.
Il cambiamento riguarda soprattutto l’accento metodologico: partire maggiormente dall’esperienza e dalla realtà per accompagnare progressivamente lo studente verso il linguaggio formale della matematica.
📚 Dall’Archivio storico Aetnanet
Indicazioni nazionali 2004 – Scuola primaria: Allegato B
Indicazioni nazionali 2004 – Scuola secondaria di primo grado: Allegato C
Questo permette al lettore di confrontare direttamente oltre vent’anni di evoluzione della progettazione didattica italiana.
Aetnanet aveva già seguito il percorso
Il tema non arriva oggi per la prima volta sulle pagine di Aetnanet.
L’8 agosto la nostra Banca Dati aveva già segnalato gli approfondimenti dedicati alle nuove Indicazioni, alla geografia e alla progettazione del curricolo.
Il 27 agosto Aetnanet è tornata sull’argomento nel quadro delle principali novità dell’anno scolastico 2026/27. (Aetnanet.org – Informazioni sulla Scuola)
➡️ Anno scolastico 2026/27: dalle nuove Indicazioni all’intelligenza artificiale – Aetnanet
Il nuovo intervento del Ministro consente adesso di passare dalla descrizione della riforma alla domanda decisiva: come cambierà concretamente il lavoro nelle classi?
Il ruolo decisivo dei docenti e dei dirigenti
Le Indicazioni non si applicano automaticamente perché pubblicate in Gazzetta Ufficiale.
Devono diventare curricolo di istituto, programmazione disciplinare e pratica quotidiana.
È per questo che il Ministero ha avviato un percorso nazionale di formazione e accompagnamento. Valditara ha chiesto espressamente che l’attuazione non venga percepita come una comunicazione semplicemente “calata dall’alto”, ma sia accompagnata dal confronto con scuole, dirigenti e docenti. (Orizzonte Scuola)
Qui si gioca probabilmente la parte più importante della riforma.
Grammatica, corsivo, storia dell’Occidente o matematica legata alla realtà possono essere scritti in un documento ministeriale; trasformarli in apprendimento dipenderà dalla professionalità degli insegnanti e dalla capacità delle scuole di costruire curricoli coerenti.
La sfida: tradizione e innovazione non sono necessariamente opposte
Le nuove Indicazioni sembrano muoversi lungo due direzioni che solo apparentemente possono apparire contraddittorie.
Da una parte recuperano strumenti tradizionali:
grammatica, sintassi, memoria, corsivo, calligrafia, testi classici e conoscenza storica.
Dall’altra insistono su:
STEM, laboratorialità, problem solving, realtà, tecnologie e nuove competenze.
La sfida sarà proprio verificare se la scuola italiana riuscirà a tenere insieme queste due dimensioni.
Non una scuola nostalgicamente rivolta al passato e neppure una scuola nella quale ogni innovazione tecnologica diventi automaticamente innovazione didattica.
Piuttosto una scuola capace di utilizzare la solidità delle conoscenze per affrontare strumenti e problemi nuovi.
Ed è forse su questo terreno, più che sugli slogan contrapposti tra “vecchia” e “nuova” scuola, che dovrà essere valutata nei prossimi anni l’efficacia delle nuove Indicazioni nazionali.
🌐 Fonti consultate e metodo redazionale Aetnanet
La Redazione Aetnanet ha ricostruito il tema attraverso il confronto tra il D.M. 221/2025, il testo delle nuove Indicazioni nazionali, gli interventi del Ministro dell’Istruzione e del Merito, gli approfondimenti della stampa scolastica e la Banca Dati Fonti Aetnanet, nella quale risultano già raccolti materiali sulla progettazione del curricolo e sulle nuove Indicazioni.
Fonti principali: Ministero dell’Istruzione e del Merito; testo delle Indicazioni nazionali; Orizzonte Scuola.
Precedenti Aetnanet: archivio storico delle Indicazioni nazionali del 2004 e articolo del 27 agosto 2026 sull’avvio dell’anno scolastico e sulle nuove Indicazioni.
Metodo redazionale: confronto tra normativa vigente, dichiarazioni istituzionali, documentazione didattica e archivio storico Aetnanet, distinguendo le disposizioni normative dalle valutazioni metodologiche e dal dibattito culturale sulla riforma.
A cura della Redazione Aetnanet.
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