Parigi, 17/12/2001: sono trascorsi quasi venticinque anni dal giorno in cui Ilaria Favara e Lucia Messina, studentesse dell’Università di Catania a Parigi che si trovavano in Francia per il Progetto Erasmus, hanno perso la vita a causa di un incendio nell’hotel in cui alloggiavano.
Eppure il ricordo di queste giovani vite continua ad essere vivo attraverso vari eventi a loro dedicati fra cui il premio letterario Ilaria e Lucia, ormai alla 21ª edizione. E anche quest’anno il Convitto Cutelli è stato fra i protagonisti della cerimonia di premiazione tenutasi mercoledì 9 settembre presso l’Auditorium De Carlo del Monastero dei Benedettini: l’alunna Alice Maria Borzì di IIIA del Liceo Classico Europeo si è aggiudicata il primo premio (150 euro) nella sezione Racconto o breve elaborato con il racconto Chi sono io? e la studentessa Giulia Urso ha ottenuto il quinto premio (Targa) nella sezione Poesia con il testo poetico Sensazioni. A guidarli in tale impresa la prof.ssa Giusy Gattuso, grazie al suo progetto La scuola come volano artistico-letterario, nodo di confluenza delle energie creative, artistiche e letterarie del Convitto.
Il tema del concorso di quest’anno, ovvero L’emozione che ti è rimasta nel cuore dalla lettura di un libro, muoveva dalla constatazione che oggi con facilità si hanno molte sollecitazioni per utilizzare l’IA nella creazione di testi cosicché ci si è proposti di stimolare la scrittura consapevole, che riconosce e narra le emozioni del proprio mondo interiore e che determinano la consapevolezza del Sé, il modo di vedere la realtà, di entrare in relazione con gli altri e di superare le avversità di promuovere la vita.
Alice, nel suo intenso racconto, sviluppa una visione introspettiva molto profonda partendo dalla superficialità di un pomeriggio assolato trascorso su una sdraio per giungere ad una sua consapevole weltanschauung ovvero all’insieme dei princìpi e dei valori attraverso cui una persona interpreta la realtà e il suo ruolo al suo interno. L’autrice intreccia, nella sua presa di coscienza, un flusso di riflessioni quasi joyciano che parte dal volo degli uccellini, procede con l’osservazione del tatuaggio di una vicina che annaffia le orchidee fino a giungere ad alcune considerazioni sul testo di Pirandello Uno, nessuno e Centomila, e finisce, dopo vari passi in avanti e indietro (come in una danza cognitiva e letteraria), per inventarsi una soluzione che non sia il perdersi nell’annullamento di Vitangelo Moscarda. Trova quindi una “definizione-accettazione” di sé stessa, tanto matura quanto consapevole della sua effimerità scrivendo: “avrei potuto trovare una versione di me che mi piaceva e soddisfaceva, che non fosse idealizzata e, anche se non perfetta, mi rispecchiava più di tutte le altre”. Ritorna così la speranza e scende la tensione per ricominciare, con serenità, ad ammirare i colori e i rumori del mondo circostante, la sola realtà di cui possiamo pensare di godere.
Giulia invece, nel suo testo poetico, descrive le sensazioni che prova leggendo Il piccolo principe: il tempo improvvisamente si ferma, percepisce l’odore dei fogli che invade un’atmosfera surreale.
Sente lo stupore del protagonista penetrarle l’animo, con lui viaggia e cura la sua rosa. E, infine, arriva la nostalgia con il ricordo dell’infanzia: mai perdere la meraviglia e lo sguardo puro dell’essere bambini. È la chiave della vita.
Infine Tiziano, nel suo testo poetico, racconta come la lettura di un libro lo induce ad una serie di considerazioni sul rapporto tra Amore e Odio. “Ogni Amore porta Guerra, infinita” scrive rivolgendosi al lettore e gli suggerisce, se vive un momento in cui “discordia e chiarore” convivono, di “non fuggir l’Odio, se nasce dall’Amore”. Secondo il nostro autore, infatti, proprio in questo sta il nodo della nostra esistenza “tra cieli spenti e nuovi umani beni”: accettarne il peso e il fatto che “non resta che una fiamma controversa, che chiami Odio ciò che Amore accosta, che ami l’umano in ogni sua trasforma”.
Il pomeriggio dedicato alla premiazione è stato piacevole e interessante, con intramezzi musicali e interventi dei familiari e degli organizzatori: un modo efficace e costruttivo per ricordare Ilaria e Lucia e invitare alla riflessione e all’esercizio della creatività un’ampia platea di studenti e docenti.
Parigi, 17/12/2001: sono trascorsi quasi venticinque anni dal giorno in cui Ilaria Favara e Lucia Messina, studentesse dell’Università di Catania a Parigi che si trovavano in Francia per il Progetto Erasmus, hanno perso la vita a causa di un incendio nell’hotel in cui alloggiavano.
Eppure il ricordo di queste giovani vite continua ad essere vivo attraverso vari eventi a loro dedicati fra cui il premio letterario Ilaria e Lucia, ormai alla 21ª edizione. E anche quest’anno
il Convitto Cutelli è stato fra i protagonisti della cerimonia di premiazione tenutasi mercoledì 9 settembre presso l’Auditorium De Carlo del Monastero dei Benedettini: l’alunna Alice Maria Borzì di IIIA del Liceo Classico Europeo si è aggiudicata il primo premio (150 euro) nella sezione Racconto o breve elaborato con il racconto Chi sono io? e la studentessa Giulia Urso ha ottenuto il quinto premio (Targa) nella sezione Poesia con il testo poetico Sensazioni. A guidarli in tale impresa la prof.ssa Giusy Gattuso, grazie al suo progetto La scuola come volano artistico-letterario, nodo di confluenza delle energie creative, artistiche e letterarie del Convitto.
Il tema del concorso di quest’anno, ovvero L’emozione che ti è rimasta nel cuore dalla lettura di un libro, muoveva dalla constatazione che oggi con facilità si hanno molte sollecitazioni per utilizzare l’IA nella creazione di testi cosicché ci si è proposti di stimolare la scrittura consapevole, che riconosce e narra le emozioni del proprio mondo interiore e che determinano la consapevolezza del Sé, il modo di vedere la realtà, di entrare in relazione con gli altri e di superare le avversità di promuovere la vita.
Alice, nel suo intenso racconto, sviluppa una visione introspettiva molto profonda partendo dalla superficialità di un pomeriggio assolato trascorso su una sdraio per giungere ad una sua consapevole weltanschauung ovvero all’insieme dei princìpi e dei valori attraverso cui una persona interpreta la realtà e il suo ruolo al suo interno. L’autrice intreccia, nella sua presa di coscienza, un flusso di riflessioni quasi joyciano che parte dal volo degli uccellini, procede con l’osservazione del tatuaggio di una vicina che annaffia le orchidee fino a giungere ad alcune considerazioni sul testo di Pirandello Uno, nessuno e Centomila, e finisce, dopo vari passi in avanti e indietro (come in una danza cognitiva e letteraria), per inventarsi una soluzione che non sia il perdersi nell’annullamento di Vitangelo Moscarda. Trova quindi una “definizione-accettazione” di sé stessa, tanto matura quanto consapevole della sua effimerità scrivendo: “avrei potuto trovare una versione di me che mi piaceva e soddisfaceva, che non fosse idealizzata e, anche se non perfetta, mi rispecchiava più di tutte le altre”. Ritorna così la speranza e scende la tensione per ricominciare, con serenità, ad ammirare i colori e i rumori del mondo circostante, la sola realtà di cui possiamo pensare di godere.
Giulia invece, nel suo testo poetico, descrive le sensazioni che prova leggendo Il piccolo principe: il tempo improvvisamente si ferma, percepisce l’odore dei fogli che invade un’atmosfera surreale.
Sente lo stupore del protagonista penetrarle l’animo, con lui viaggia e cura la sua rosa. E, infine, arriva la nostalgia con il ricordo dell’infanzia: mai perdere la meraviglia e lo sguardo puro dell’essere bambini. È la chiave della vita.
Infine Tiziano, nel suo testo poetico, racconta come la lettura di un libro lo induce ad una serie di considerazioni sul rapporto tra Amore e Odio. “Ogni Amore porta Guerra, infinita” scrive rivolgendosi al lettore e gli suggerisce, se vive un momento in cui “discordia e chiarore” convivono, di “non fuggir l’Odio, se nasce dall’Amore”. Secondo il nostro autore, infatti, proprio in questo sta il nodo della nostra esistenza “tra cieli spenti e nuovi umani beni”: accettarne il peso e il fatto che “non resta che una fiamma controversa, che chiami Odio ciò che Amore accosta, che ami l’umano in ogni sua trasforma”.
Il pomeriggio dedicato alla premiazione è stato piacevole e interessante, con intramezzi musicali e interventi dei familiari e degli organizzatori: un modo efficace e costruttivo per ricordare Ilaria e Lucia e invitare alla riflessione e all’esercizio della creatività un’ampia platea di studenti e docenti.
Prof.ssa Giusy Gattuso



