Il 55,88% sceglie un liceo, i tecnici si fermano al 30,84% e i professionali al 13,28%. Ma dietro una decisione presa a 13-14 anni pesano famiglia, territorio, genere, tradizione culturale, orientamento e prospettive di lavoro.
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Scuola superiore 2026/27: perché il liceo resta la prima scelta degli studenti
C’è una fotografia dell’Italia scolastica che resiste da anni e che l’avvio del 2026/27 conferma ancora una volta: più di uno studente su due, dopo la terza media, sceglie il liceo.
I dati delle iscrizioni online del Ministero dell’Istruzione e del Merito parlano con chiarezza:
55,88% licei
30,84% istituti tecnici
13,28% istituti professionali.
Rispetto al 2025/26 i licei sono sostanzialmente stabili, passando dal 55,99 al 55,88%; i tecnici scendono dal 31,32 al 30,84%; i professionali recuperano leggermente, dal 12,69 al 13,28%. (Regione Puglia)
Ma questi numeri pongono una domanda molto più importante della semplice graduatoria degli indirizzi:
perché gli studenti italiani continuano a preferire il liceo?
È davvero una scelta determinata soltanto dalle inclinazioni individuali?
Oppure entrano in gioco la famiglia, il titolo di studio dei genitori, il territorio, le aspettative sociali, gli stereotipi di genere, la reputazione delle diverse scuole e una forma di gerarchia culturale che continua a collocare il liceo al vertice dell’istruzione secondaria?
- Il liceo continua a vincere, ma soprattutto vince lo scientifico
All’interno del 55,88% liceale, il percorso più importante rimane quello scientifico.
Per il 2026/27:
Liceo scientifico ordinario: 13,16%
Scienze applicate: 9,75%
Scientifico sportivo: 2,08%
Complessivamente, quindi, l’area scientifica raccoglie circa un quarto di tutte le iscrizioni alla scuola superiore.
Il liceo classico è invece al 5,20%, in lieve diminuzione rispetto al 5,37% dell’anno precedente.
Seguono Scienze umane con il 7,93%, Linguistico 7,69%, Economico-sociale 4,55%, Artistico 3,95%, mentre il nuovo Liceo del Made in Italy rimane quantitativamente molto piccolo, pur crescendo rispetto all’anno precedente. (Foe)
Questo consente anche di correggere una rappresentazione frequente: non è il classico a trascinare oggi la licealizzazione dell’Italia. È soprattutto l’area scientifica, insieme alla crescita delle Scienze umane.
- Dieci anni di “licealizzazione”
Il dato del 2026 non nasce all’improvviso.
Save the Children rileva che tra il 2015/16 e il 2024/25, a fronte di una popolazione complessiva delle secondarie statali sostanzialmente stabile, i licei hanno guadagnato oltre 100 mila studenti, gli istituti tecnici sono rimasti pressoché stabili e l’area professionale ne ha persi circa 103 mila. (Save the Children Italia)
È una trasformazione culturale oltre che statistica.
La società italiana sembra attribuire sempre più frequentemente al liceo il significato di percorso scolastico “generale”, mentre tecnico e professionale vengono percepiti come scelte più specialistiche e precocemente orientate verso il lavoro.
Ed è qui che nasce uno dei problemi fondamentali dell’orientamento.
- Il vecchio pregiudizio: “se sei bravo vai al liceo”
Save the Children mette esplicitamente in discussione uno stereotipo ancora molto radicato: il liceo come destinazione naturale degli studenti considerati più bravi e il tecnico-professionale come soluzione per quelli ritenuti meno portati per lo studio. (Istat Webpub)
È una gerarchia culturale antica.
Il liceo classico ha rappresentato storicamente la scuola della classe dirigente e dell’accesso all’università; successivamente lo scientifico ne ha assunto in buona parte il ruolo di percorso liceale generalista, con una maggiore apertura verso le discipline scientifiche.
Non sorprende quindi che molte famiglie continuino a ragionare secondo una logica prudenziale:
“Se mio figlio è bravo, meglio il liceo: poi deciderà.”
Il liceo viene cioè percepito come il percorso che rinvia la specializzazione e mantiene aperto il maggior numero di possibilità.
Questa motivazione non è irrazionale. Ma può diventare problematica quando si trasforma nell’idea che un istituto tecnico rappresenti necessariamente una scelta scolastica di rango inferiore.
- Quanto conta la famiglia? Moltissimo
Qui i dati Istat sono particolarmente illuminanti.
Tra gli studenti della scuola secondaria di primo grado, il 66,9% dei figli di genitori laureati prevede di scegliere un liceo.
La percentuale scende al:
44,1% tra i figli di diplomati;
29,3% tra chi ha genitori con al massimo la licenza media.
In quest’ultimo gruppo cresce invece sia l’orientamento verso i professionali sia l’incertezza sulla scelta. (Istat Webpub)
È difficile trovare una dimostrazione più chiara del peso del capitale culturale familiare.
Naturalmente nessun genitore impone automaticamente una scelta. Ma nella famiglia si formano aspettative, conoscenze del sistema scolastico, familiarità con l’università, percezione delle professioni e capacità di immaginare percorsi formativi lunghi.
La famiglia laureata conosce già il meccanismo dell’università e tende più facilmente a proiettarvi anche il figlio.
Una famiglia con minore esperienza scolastica può invece considerare più concretamente il tempo necessario per arrivare al lavoro.
La scelta scolastica apparentemente individuale rischia così di riprodurre, almeno in parte, la struttura sociale della famiglia di provenienza.
- A tredici anni si decide troppo presto?
È uno dei punti più delicati.
Lo studente italiano effettua la scelta nel corso della terza media, quindi normalmente tra 13 e 14 anni.
A quell’età deve già immaginare se preferirà:
studi umanistici o scientifici;
un percorso tecnico;
una preparazione professionale;
l’università;
un ITS;
oppure un ingresso relativamente rapido nel mercato del lavoro.
Ma quanti tredicenni possiedono realmente gli strumenti per compiere una scelta di questa portata?
Save the Children richiama proprio il rischio che una decisione così precoce finisca per dipendere più dal contesto di partenza che dalle reali potenzialità del ragazzo. Il problema diventa ancora maggiore quando cambiare percorso successivamente è difficile o costoso. (Orizzonte Scuola)
- Orientamento: molti strumenti, ma sono sufficienti?
Negli ultimi anni il Ministero ha rafforzato notevolmente gli strumenti formali di orientamento.
La piattaforma Unica offre informazioni sulle scuole, percorsi, E-Portfolio, docente tutor, guida alla scelta e statistiche su istruzione e lavoro; per il 2026/27 è stato introdotto anche un ulteriore strumento digitale di orientamento. (Ministero dell’Interno)
Nella Banca Dati Aetnanet era stato inoltre registrato un progetto significativamente chiamato “Sliding Doors”, costruito proprio sull’idea di coinvolgere nell’orientamento l’intera comunità educante.
Eppure il problema rimane.
Perché l’orientamento non può ridursi a una giornata di presentazione delle scuole superiori o alla lettura di alcune schede informative.
Un vero orientamento dovrebbe aiutare il ragazzo a conoscere contemporaneamente:
se stesso, le proprie attitudini, i percorsi scolastici, l’università, gli ITS, le professioni e il mercato del lavoro.
E dovrebbe cominciare molto prima della scadenza delle iscrizioni.
- Anche il genere continua a orientare le scelte
La scuola italiana resta fortemente caratterizzata da differenze di genere.
Secondo i dati richiamati da Save the Children, nel 2024/25 le ragazze costituivano:
il 61,5% degli studenti liceali;
il 31,8% degli studenti degli istituti tecnici;
il 44,2% degli studenti dei professionali. (Save the Children Italia)
Istat rileva inoltre che già nella scuola media le ragazze manifestano una propensione al liceo sensibilmente superiore a quella dei ragazzi: 60,3% contro 41,2%. I maschi si orientano invece più frequentemente verso istituti tecnici e professionali. (Istat Webpub)
Ma anche all’interno degli indirizzi le differenze sono fortissime.
Tecnologie, meccanica, elettronica e informatica continuano ad avere una forte presenza maschile; linguistico, scienze umane e diversi percorsi liceali una presenza femminile molto superiore.
Questo significa che gli stereotipi sulle professioni iniziano ad agire ben prima dell’ingresso nel mercato del lavoro.
- La geografia scolastica divide l’Italia
Anche il luogo in cui si nasce incide molto sulla scelta.
Nel Lazio sceglie un liceo il 69,72% degli studenti.
In Sicilia siamo al 61,79%.
Abruzzo 61,76%.
Umbria e diverse regioni meridionali superano il 60%.
La situazione cambia radicalmente nel Nord produttivo:
Veneto 44,68% licei;
Emilia-Romagna 46,70%;
Lombardia 49,44%.
In Veneto quasi quattro studenti su dieci scelgono un istituto tecnico. (Regione Puglia)
È difficile spiegare queste differenze soltanto con diverse inclinazioni individuali.
Pesano la struttura produttiva, l’offerta scolastica disponibile, la diffusione della formazione professionale regionale, il rapporto storico tra imprese e istituti tecnici e probabilmente anche la percezione sociale del lavoro tecnico.
La Sicilia, in questo quadro, è particolarmente interessante: oltre sei studenti su dieci scelgono un liceo, mentre nel Veneto la quota è inferiore alla metà.
Due modi diversi di immaginare il futuro dopo la terza media.
- Il paradosso: i ragazzi scelgono sempre più il liceo mentre le imprese cercano tecnici
Qui emerge una delle contraddizioni più evidenti.
Nel 2025 le imprese italiane prevedevano di attivare circa:
1,3 milioni di contratti per diplomati;
120 mila per diplomati ITS Academy;
2,3 milioni per qualificati e diplomati professionali.
E dichiaravano difficoltà a reperire il 47,4% dei diplomati quinquennali richiesti e addirittura il 57,3% dei diplomati ITS Academy. (Unioncamere)
Mancano soprattutto figure tecnico-industriali, informatiche, meccaniche, elettriche e legate ai nuovi processi produttivi.
La domanda sorge spontanea:
perché proprio mentre il mercato cerca tecnici, la scuola italiana continua a spostarsi verso i licei?
- Ma sarebbe sbagliato trasformare l’orientamento in reclutamento per le imprese
Aetnanet ritiene necessario evitare l’errore opposto.
Il fatto che le aziende non trovino tecnici non significa che un tredicenne debba essere indirizzato verso un istituto tecnico semplicemente perché quel diploma è richiesto dal mercato.
La scuola non è un ufficio di collocamento.
E Save the Children sottolinea correttamente che gli squilibri occupazionali non possono essere scaricati soltanto sul sistema formativo: servono anche lavoro qualificato, retribuzioni adeguate, possibilità di crescita, innovazione industriale e politiche economiche coerenti. (Orizzonte Scuola)
L’orientamento corretto deve quindi tenere insieme:
attitudini personali e possibilità occupazionali.
Nessuna delle due può cancellare l’altra.
- Liceo significa soprattutto università
Un’altra informazione aiuta a comprendere il fenomeno.
Secondo Istat, tra gli studenti delle superiori il 56,6% pensa di iscriversi all’università, ma la percentuale sale al 77,1% tra i liceali.
Tra gli studenti degli istituti professionali, invece, oltre la metà pensa di entrare direttamente nel mercato del lavoro.
Negli istituti tecnici la situazione è più aperta e oltre un quarto degli studenti risulta ancora indeciso sul proprio futuro. (Istat Webpub)
Il liceo conserva quindi una funzione molto chiara:
non prepara principalmente a un mestiere immediato, ma alla prosecuzione degli studi.
E ciò spiega perché venga percepito dalle famiglie come la scelta che mantiene aperto il futuro.
- Ma il diploma tecnico non chiude affatto la strada all’università
Qui c’è un altro pregiudizio da superare.
Scegliere un istituto tecnico non significa scegliere necessariamente il lavoro al posto dell’università.
Il diploma tecnico consente l’accesso universitario esattamente come quello liceale.
In più, oggi dispone di una seconda possibilità che ancora molte famiglie conoscono poco: gli ITS Academy.
Il monitoraggio INDIRE 2026 sui percorsi conclusi nel 2024 mostra che circa l’80% dei diplomati ITS risulta occupato a un anno dal titolo e, tra gli occupati, il 92,8% svolge un lavoro coerente con il percorso frequentato. (Indire)
È una performance che dovrebbe entrare molto più stabilmente nelle attività di orientamento delle scuole medie.
- Il 4+2 prova a cambiare l’immagine del tecnico-professionale
La nuova filiera tecnologico-professionale 4+2 tenta proprio di costruire una continuità più visibile:
quattro anni di scuola secondaria + ITS Academy, fermo restando anche l’accesso all’università.
Nel 2026/27 le nuove iscrizioni alla filiera sono 10.532, quasi il doppio delle 5.449 dell’anno precedente. (ANSA.it)
È una crescita importante, ma rappresenta ancora una quota piccola delle iscrizioni complessive.
La grande partita dei prossimi anni sarà dunque culturale:
riuscirà l’istruzione tecnico-professionale a essere percepita non come alternativa “minore” al liceo, ma come un’altra forma di istruzione superiore di qualità?
- E se la scelta si rivela sbagliata?
È una domanda spesso dimenticata.
AlmaDiploma mostra che, a un anno dal diploma, una parte significativa dei giovani cambierebbe almeno qualcosa del percorso compiuto.
Tra coloro che modificherebbero la scelta, le motivazioni principali comprendono:
studiare materie differenti;
avere una preparazione migliore per l’università;
essere preparati meglio per il lavoro;
disporre di migliori strutture o organizzazione scolastica. (AlmaDiploma)
Questo significa che il problema dell’orientamento non termina il giorno dell’iscrizione.
Una scuola realmente orientativa dovrebbe rendere possibili anche passaggi e correzioni di percorso, evitando che una decisione presa a tredici anni diventi irreversibile.
🔎 IL PUNTO DI AETNANET
Il vero problema italiano non è che troppi ragazzi scelgano il liceo.
Sarebbe una conclusione semplicistica.
Se un ragazzo possiede interessi umanistici, scientifici, linguistici o sociali e intende proseguire gli studi, il liceo può essere esattamente la scelta giusta.
Il problema nasce quando il liceo viene scelto non per vocazione ma per status.
Quando il ragionamento diventa:
“È bravo, quindi deve fare il liceo.”
Oppure:
“Non sappiamo ancora cosa farà, quindi meglio il liceo.”
O, peggio:
“Il tecnico è per chi studia meno.”
Allo stesso modo sarebbe sbagliato dire:
“Le aziende cercano tecnici, quindi devi scegliere il tecnico.”
In entrambi i casi scompare lo studente.
Ed è proprio lo studente che deve tornare al centro dell’orientamento.
Una scelta formalmente libera, ma socialmente condizionata
I numeri dell’Istat sono difficili da ignorare.
Se il figlio di un laureato ha una probabilità di immaginarsi al liceo più che doppia rispetto al figlio di genitori con bassa scolarizzazione, significa che la libertà formale di scelta non coincide ancora con una piena libertà sostanziale. (Istat Webpub)
Lo stesso vale per territorio, cittadinanza e genere.
Save the Children parla opportunamente del rischio di una “selezione implicita”: nessuno vieta a un ragazzo svantaggiato di scegliere un liceo, ma il suo contesto può rendergli quella prospettiva molto meno naturale o accessibile. (Save the Children Italia)
La scuola media dovrebbe diventare la vera scuola dell’orientamento
Aetnanet ritiene che il salto di qualità debba avvenire soprattutto durante i tre anni della secondaria di primo grado.
Non basta spiegare nel mese di dicembre che esistono licei, tecnici e professionali.
Occorre consentire agli studenti di:
conoscere laboratori;
incontrare professionisti;
visitare imprese e università;
conoscere gli ITS;
sperimentare discipline nuove;
comprendere i propri punti di forza;
conoscere i reali sbocchi dei diversi diplomi.
L’orientamento deve diventare esperienza, non soltanto informazione.
Il dilemma italiano: cultura generale o professionalizzazione?
Probabilmente è questo il nodo più profondo.
La famiglia che sceglie il liceo teme spesso che una specializzazione precoce restringa le opportunità future.
La famiglia che sceglie il tecnico o il professionale ricerca invece più frequentemente una connessione concreta tra studio e lavoro.
Ma nel XXI secolo questa contrapposizione dovrebbe diventare sempre meno rigida.
Il tecnico ha bisogno di una forte cultura generale perché tecnologie e professioni cambiano rapidamente.
Il liceale ha bisogno di competenze scientifiche, digitali e di conoscenza del mondo del lavoro.
Cultura e professione non dovrebbero più essere due universi separati.
La conclusione di Aetnanet
Il dato del 55,88% di iscrizioni ai licei non dimostra né che il sistema scolastico italiano stia sbagliando né che gli studenti abbiano compreso perfettamente quale percorso sia migliore per loro.
Dimostra soprattutto che il liceo conserva in Italia una forza culturale e simbolica straordinaria.
È percepito come il percorso che concede più tempo prima della scelta professionale, prepara all’università e mantiene aperto il maggior numero di possibilità.
Ma i dati raccontano contemporaneamente un’altra Italia:
un Paese che cerca disperatamente tecnici;
un sistema ITS con ottimi risultati occupazionali;
un’istruzione professionale che ha perso oltre centomila studenti in dieci anni;
enormi differenze tra Nord e Sud;
scelte ancora fortemente correlate al titolo di studio dei genitori e al genere.
È quindi necessario evitare due errori opposti:
considerare il liceo automaticamente superiore;
considerare il tecnico automaticamente più utile perché produce occupazione.
La scuola migliore non è quella statisticamente più frequentata né quella che promette il posto di lavoro più rapido.
È quella più adatta alle capacità, agli interessi e al progetto di vita di quel particolare ragazzo.
E una società realmente equa dovrebbe fare in modo che un tredicenne possa scegliere quella scuola senza che il diploma dei genitori, il reddito familiare, il genere o il luogo in cui è nato abbiano già deciso una parte del suo futuro.
📌 In sintesi
55,88% – licei
30,84% – istituti tecnici
13,28% – istituti professionali
24,99% – complesso dei tre percorsi scientifici
5,20% – liceo classico
66,9% – figli di laureati che alla scuola media prevedono il liceo
29,3% – figli di genitori con al massimo la licenza media che prevedono il liceo
69,72% – quota liceale nel Lazio
61,79% – Sicilia
44,68% – Veneto
10.532 – nuovi iscritti alla filiera 4+2
circa 80% – diplomati ITS Academy occupati a un anno dal titolo nel monitoraggio 2026.
🌐 Fonti consultate e metodo redazionale Aetnanet
Questo Servizio Speciale è stato costruito mettendo a confronto i dati ufficiali sulle iscrizioni scolastiche 2026/27 con le ricerche più recenti sulle condizioni sociali e culturali che accompagnano la scelta degli studenti.
Fonti principali: Ministero dell’Istruzione e del Merito, ISTAT, Save the Children, Sistema Informativo Excelsior Unioncamere-Ministero del Lavoro, INDIRE e AlmaDiploma.
Precedenti della Banca Dati Aetnanet: materiali sull’orientamento scolastico, sui rapporti tra scuola, formazione e lavoro e sulla riforma dell’istruzione tecnica e professionale. In particolare, la Banca Dati aveva già registrato iniziative fondate sul coinvolgimento dell’intera comunità educante nei percorsi di orientamento.
Metodo redazionale: i dati sono stati comparati e contestualizzati per distinguere le semplici percentuali di iscrizione dalle motivazioni sociali, culturali, territoriali e occupazionali che possono influenzare le scelte.
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