La scuola che verrà, non èun inno alla musica del grande Lucio Dalla, ma un pensiero ricorrente a
cui non
sai dare risposte.
La
scuola con la
complessità della sua funzione educatrice e formativa, nell’epoca del
monopolio
satellitare a stelle e strisce, in cui pochi privati dominano
l’economia dello
spazio e del mercato, mettendo una seria ipoteca sul futuro
dell’umanità, saprà
raccogliere la sfida della connessione, dell’innovazione,
dell’informazione,
conservando gli ideali della famiglia, di libertà, cultura e giustizia
sociale?
A
queste domanda non è
facile rispondere perché i conflitti che affliggono il pianeta, le
nuove mafie,
la scarsa connettività con il presente, travolto da innumerevoli
distrazioni
mediatiche, la crescente povertà, rallentano la necessaria evoluzione
della
scuola e ci proiettano in un’orizzonte incerto, in cui le nuove
generazioni non
trovano spazi ideali di crescita culturale e realizzazione personale,
spazi di
condivisione e cooperazione, isolati e marginalizzati da chi conosce
quanto sia
devastante non sentirsi liberi.
La buona scuola del
dopoguerra costruita sulle fondamenta della Costituzione repubblicana
come
risposta al nazifascismo, si trova a un bivio: sfidare chi la vuole
senza
risorse umane e finanziarie, relegata a un ruolo marginale nella
società
contemporanea, carente in ogni sua funzione organizzativa, frenata nel
necessario balzo educativo e formativo oppure omologarsi a nuovi
modelli
privati e più costosi che con prepotenza superino vecchie logiche di
servizio
pubblico, riservando ai pochi fortunati quel salto in avanti che non
può e non
deve mancare in una società civile.
Dunque
aprire a nuove e
legittime ambizioni di potere e guadagno di pochi potrebbe costare
molto caro.
Mario Di Nuzzo


