Il 20 ottobre si ricordano i 165 anni dalla nascita diJohn Dewey, a Burlington, nello
stato del Vermont, ancora oggi
riconosciuto come uno dei più
importanti intellettuali statunitensi del suo tempo,
eclettico e influente.
Ricordare
la sua data di nascita (1859) significa fare
memoria della lezione di pedagogia attiva che qualifica l’apprendimento
degli studenti,
i quali “imparano facendo”.
Nel volume
“Il mio credo pedagogico”
(1897) John Dewey propone il modello della “scuola-laboratorio”
e della “scuola
attiva”, adottato dalla scuola montessoriana, che mette al centro
l’alunno,
il quale
forma la sua personalità anche attraverso l’occupazione in
lavori
manuali, con l’aiuto dell’insegnante e interagendo coi compagni.
Di tutto il tempo che si trascorre a scuola,
delle tante ore di lezione impartite dagli insegnanti, agli alunni
rimane il
20% di ciò che si sente; il 30% di ciò che si vede, con l’apporto delle
immagini e delle nuove tecnologie; il 50% di ciò che si fa, adottando
la
proposta pedagogica di Dewey
attraverso
il “learning by doing”.
Il
fare dà concretezza al sapere e consolida l’apprendimento
e quando si lavora in gruppo, adottando
il “cooperative learning”, si
arriva all’80% di apprendimento efficace.
John Dewey, nel contesto di una società in mutamento, comprese
che l’educazione per la garanzia per crescita umana e sociale e, per
venire
incontro ai ragazzi dei quartieri poveri di Chicago trasformo
la classe in “laboratorio”.
Scompaiono
i banchi,
con le loro postazioni individuali, sostituiti da tavoli per il lavoro
collettivo, scompaiono le materie di studio, sostituite da
attività che
nascono dagli interessi degli alunni e ne motivano l’approfondimento e
la ricerca.
Il maestro scende dalla
cattedra, e
si fa facilitatore degli apprendimenti degli alunni “guardando
tutti e
osservando ciascuno” e dalla
lezione tradizionale, trasmissiva di contenuti e
di regole, si passa all’aula laboratorio, nella quale gli
studenti
imparano “vedendo fare” e mettono in azione gli apprendimenti
divenendo
essi stessi protagonisti del “saper fare” attori e costruttori
di
manufatti che documentano quanto appreso, e
con soddisfazione vedono realizzato un
prodotto da essi stessi
costruito, potenziando l’autostima e l’impegno a crescere e migliorare
nello
sviluppo di nuove abilità che, ben esercitate, diventeranno competenze.
La
classe diventa una piccola comunità, società embrionale,
dove si imparano non nozioni astratte, ma cose concrete che si vedono e
si
fanno.
Le
attività pratiche sono svincolate dalla pressione
economica e diventano espressione della capacità e dell’intelligenza
sociale
che matura in ogni studente.
La
trasmissione dei saperi, l’incontro con le
conoscenze, si completa con il “saper fare”, espressione
visibile di un apprendimento
efficace, che contribuisce alla modifica del comportamento dello
studente nel
modo di pensare, sentire e agire,
orientato
al “saper essere” del
domani della scuola, nell’orizzonte della formazione integrale della
singola
persona e del futuro cittadino.
John
Dewey ha insegnato a considerare la scuola come
“il luogo per sperimentare l’agire dell’individuo, il suo
relazionarsi con
gli altri” e l’educazione viene orientata “nella prospettiva del
bene
comune e quindi della democrazia”.
La
scuola diventa altresì “laboratorio di
democrazia”, dove si realizzano anche progetti di partecipazione
attiva da
parte degli studenti, mediante il “Consiglio Comunale dei ragazzi”
nella
scuola-piccola città, società democratica embrionale, palestra
di
democrazia e di cittadinanza attiva, luogo privilegiato di sviluppo
sociale in
direzione democratica.
“Scuola
senza
classi”, “Scuola senza zaino” sono le formule dell’innovazione che
le tre
scuole d’Italia, intitolate a John Dewey, hanno attivato a Catania, a
Torino e
a San Martino in Pensilis, in provincia di Campobasso, come “scuola
del
pensiero intelligente”, “scuola progressiva”
L’aver
intitolato
l’Istituto al grande pedagogista americano testimonia la condivisione e
la scelta
di un metodo e se ne colgono costantemente i benefici, registrando i
positivi
risultati conseguiti dagli studenti.
È in
cantiere presso
l’Università di Catania l’organizzazione di un convegno per celebrare
l’evento
del 165° anniversario di John Dewey.
Giuseppe
Adernò


