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Domenica 12 Luglio 2026 | Informazione, comunità e innovazione per la scuola. Dal 1998 la scuola italiana in rete.
Informazione, comunità e innovazione per la scuola. Dal 1998 la scuola italiana in rete.
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Redazione

Figli delle App. Il sociologo Francesco Pira intervista le nuove generazioni digital-popolari e social-dipendenti. Il 98% ha uno smartphone, il 68% ha un profilo falso, il 60% si sente solo






Il sociologo
Francesco Pira, professore associato di sociologia dei processi
culturali e
comunicativi, docente di Comunicazione e Giornalismo all’Università
degli Studi
di Messina, parla ai nostri figli, ai ragazzi di oggi che non sono
marziani ma
adolescenti e giovani pieni di speranze e carichi di fragilità.


Nel
titolo
provocatorio “Figli delle App”, l’autore che si definisce “immigrato
digitale e adolescente,
riecheggia il ritornello della canzone di
Alan Sorrenti.

“Noi
siamo figli delle stelle/ Non ci fermeremo mai
per niente al mondo/ Per sempre figli delle stelle/ Senza storia senza
età,
eroi di un sogno…” e
si
chiede se i figli delle App siano veramente “eroi di un
sogno
” o vittime del consumismo tecnologico che,
come afferma
Zygmunt Bauman “rischia di trasformarci in individui senza storia e
identità
”.

I
ragazzi di
oggi si muovono tra App e dimensione social, in un fluire quotidiano
h24 d’interazioni,
produzione di contenuti e creatività mentre, con la didattica a
distanza, anche
l’e-learning è entrato nella loro vita.


Il
terzo
capitolo del volume “La mia via ai tempi
del Covid.”
è interamente dedicato ai risultati della survey
online
,
condotta durante il lockdown, nel periodo aprile – maggio 2020, che ha
coinvolto 1.858 ragazze e ragazzi delle scuole medie inferiori e
superiori, i
quali hanno risposto ad un questionario online composto da diciassette
domande.

I
dati
evidenziano come questi adolescenti rappresentino a tutti gli effetti,
la prima
generazione digitale.


Il
96,6% degli
intervistati possiede uno smartphone e l’88,8% ha un computer. Uno
degli
aspetti di maggiore interesse emerso è quello relativo alla tendenza ad
isolarsi
rispetto all’ambiente familiare.  I
ragazzi appaiono sempre più dipendenti dal gruppo di pari e, durante il
lockdown, hanno vissuto una forte sensazione d’isolamento, di paura e
di scoraggiamento.


Appare
significativo che il 69% degli intervistati ha dichiarato di
trascorrere la
giornata su Instagram e WhatsApp e di essere in possesso di un profilo
social
falso, confermando così, come nell’era liquido-moderna, l’inganno sia
diventato
centrale nei processi di comprensione del reale, e la distinzione tra
vero e
falso non sia più percepita.


Nel
testo, il
prof. Pira spiega come oggi si registra il passaggio da una
non-comunicazione
all’iper-comunicazione, alla “vetrinizzazione” dell’io ed alla
sistematica
manipolazione della realtà, con impatti profondi sulle dinamiche di
sviluppo
della società nel suo complesso.


 

Nella prefazione, il prof. Giovanni Boccia
Artieri, Ordinario di sociologia dei processi culturali e comunicativi
all’Università di Urbino, evidenzia che il libro “ripercorre
le tappe di evoluzione e addomesticamento delle tecnologie

e mette  a confronto generazioni diverse
che si sono evolute all’interno  di
ambienti sempre più tecnologici.

Nell’incontro
deontologico
online, promosso dall’UCSI con l’Ordine dei Giornalisti di Sicilia, sul
tema
“Attualità della Carta di Treviso”, il prof. Pira ha sollecitato il
coinvolgimento educativo dei genitori, che spesso con un comportamento
da
“adultescenti” rifiutano il controllo dei social e trascurano le
responsabilità
educative che competono loro, nell’evidente dicotomia tra connessione e
relazione.


Dalla
buona
o dalla cattiva educazione della gioventù dipende un buon o un triste
avvenire
della società”. 
La citazione della frase di San Giovanni Bosco
che
apre il volume “Figli delle App”, rappresenta
il filo motivazionale per una lettura attenta ed una responsabilità,
capaci di
rispondere all’emergenza educativa.


L’educazione
alla cittadinanza digitale e l’uso corretto delle nuove
tecnologie che trasmettano al mondo messaggi positivi e che promuovano
la
costruzione della società della conoscenza, contribuiranno a superare i
rischi
del cyberbullismo, del sexting, del revenge porn,
del cutting,
ed ora anche del Tik Tok, che, per gli effetti dannosi che
producono, non possono essere chiamati “giochi”.
 


Giuseppe Adernò