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Costume e società

Breve discorso sul Male (capitolo II) di Giuseppe Motta

Il concetto
di Male in psicologia
In generale si può affermare che il Male non è né un prodotto sociale,
né un mero prodotto psicologico. Carl Gustav Jung conferiva realtà al
Male riprendendo l’antico motivo gnostico di un Dio buono ma non
onnipotente, perché limitato da un potere antagonista. Questa
concezione dualistica è presente anche in Freud nel confronto tra
principio di piacere e principio di realtà che successivamente si
evolverà nel dualismo più radicale tra pulsione dì vita e pulsione di
morte. La psicoanalisi è, in tal senso, una derivazione del pensiero
gnostico, che pone all’origine non un solo principio: il Bene, Dio, ma
l’antagonismo tra due principi: il Bene e il Male, Dio e la sua Ombra.
Diceva Jung che: “Senza coscienza umana in cui riflettersi, bene e male
accadrebbero semplicemente, o piuttosto non ci sarebbero il bene e il
male, ma solo una sequenza di eventi naturali, o ciò che i buddisti
chiamano Nidhanachain, l’ininterrotta casuale concatenazione che porta
alla sofferenza, alla vecchiaia, alla malattia, alla morte”. Il
problema dei Male è, quindi, strettamente legato a quello della
coscienza, perché la coscienza è, a sua volta, intimamente connessa al
problema del conoscere. Socrate, infatti, riteneva che il male potesse
essere fatto solo da chi sa. Continua su http://www.giuseppemotta.it/breve-discorso-sul-male-capitolo-ii/

Giuseppe Motta