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Domenica 12 Luglio 2026 |
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Costume e società

Il Vangelo scomodo

Una ricchezza
incontestabile possiede la Chiesa: l’annuncio evangelico. Sta 
qui  tutta la sua antica modernità, e  la sua forza
imperitura. Scriveva Manzoni  nelle sue Osservazioni sulla morale
cattolica : “ Sono convinto che  essa [la morale cattolica] è la
sola morale santa e ragionata in ogni sua parte; che ogni corruttela
viene anzi dal trasgredirla , dal non conoscerla, o dall’interpretarla
alla rovescia […] Tutto si spiega col Vangelo tutto conferma il
Vangelo”.
Tuttavia il nostro tempo, gli uomini del nostro tempo, sembrano averlo
dimenticato codesto magistero del vangelo. Una mentalità
economicista  dominante tende sempre più a defraudare l’uomo della
sua spiritualità. Siamo al materialismo più becero e volgare: si è, in
quanto si ha. L’egoismo e l’utilitarismo  trionfanti 
ci  allontanano  sempre più dalla possibilità di
concepire  l’idea che si possa  realizzare  una fraterna
e solidale  unione per la difesa  e lo sviluppo degli
interessi comuni, pur nel rispetto della libertà  delle singole
persone e dell’autonomia di ciascuno; ci  dispensano dal
pensare  che ogni anno più di trenta milioni di persone
muoiono  a causa di una alimentazione insufficiente. Ossia per
fame. Ossia per mancanza di pane. Ossia per il fatto che tutta la
ricchezza del nostro pianeta è concentrata nelle mani di poche
centinaia di persone, mentre più del 60 % della popolazione mondiale
vive in quella che è stata definita “ fame assoluta”, quantitativa e
qualitativa!
Valutando questi dati di fatto, è possibile parlare di  progresso
e di civiltà?
Eppure, a leggere il Vangelo,  non  mancano gli obblighi di
giustizia e di equità, i richiami ai doveri  
imprescindibili  cui  siamo tutti  chiamati ,
indistintamente , a osservare,   per rispetto, prima ancora
che a Dio, alla nostra coscienza e al nostro prossimo. Non mancano le
parabole, i  “segni “ indicatori di coerenza, di fedeltà, di
misericordia, di generosità, di lealtà, di comprensione.
Il Vangelo ( scomodo ) di Gesù, ci ricorda che la vocazione dell’uomo
deve essere non quella di possedere, ma di distribuire. Solo per fare
un esempio : possiamo  portare  il pane alla bocca, soltanto
quando reca un secondo marchio ( oltre quello  del sudore della
nostra fonte): l’amore. Quando il pane, invece di diventare “nostro”
rimane “mio”, noi cancelliamo la presenza del Padre dalla terra. 
Ha scritto Papini, nella sua Storia di Cristo  (  Ed.
Vallecchi,1921), che,  perché il Suo lieto messaggio,  si
avveri, è necessario che ognuno si adoperi a cambiare il proprio modo
di ragionare, a cambiare mentalità, ad operare dentro di sé quella
metanoia senza la quale non si può aspirare al Regno dello spirito che
richiede la conversione completa, il rovesciamento della vita e dei
valori comuni della vita, la tramutazione dei sentimenti, dei giudizi ,
delle intenzioni: quella, insomma, che  Gesù chiamò la “seconda
nascita”.

Nuccio Palumbo

antonino11palumbo@gmail.com