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Domenica 12 Luglio 2026 |
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Umanistiche

‘Tempora’ e ‘mores’, sempre gli stessi!

Publio Sesto, classe
95 a.C., approda alla questura  nel 63,  proprio nell’ anno
in cui  Cicerone, già console, è impegnato a stanare il complotto
di Catilina contro la res publica.  Tra i due è  amicizia a
prima vista: convergenti  sono, infatti,  gli odi catilinari
ma soprattutto  le loro convenienze in campo  politico e i
loro interessi finanziari e immobiliari, nel  privato.  Come
amici, che si rispettano e stimano, non si risparmiano 
favori  e favoreggiamenti reciproci, né manca mai occasione che
l’uno  tessa le lodi  dell’altro  o ne  prenda le
difese anche a costo di ricorrere a sofistiche e improbabili
pretestuosità. Accusato Publio di concussione ai tempi della sua
permanenza in Macedonia al seguito del console C . Antonio, Tullio, il
grande oratore, “homo novus”  fa, contro ogni evidenza, 
sperticati apprezzamenti elogiativi, affilando all’uopo le 
armi  della retorica, a difesa della discutibile integrità morale
dell’amico; di rimando, Sestio  con altrettanta animosa
generosità, e sfrontata arroganza, si batte nel 58 per il ritorno di
Cicerone dall’esilio, industriandosi di stilare  un testo di legge
smaccatamente  a suo favore o, come si dice, ad personam,
ricorrendo persino all’intercessione di Cesare per ottenerne il
consenso.
Publio Sesto, devoto al partito degli ottimati, fu un personaggio 
dal carattere piuttosto spiacevole, lecchino, opportunista e
volubile;  ma non fu, per questo, sgradito più di tanto al partito
degli ottimati cui elargì favori non di  poco conto col suo
spregiudicato attivismo talora autonomo e gratuito. Cicerone,  che
aveva contratto enormi debiti per l’acquisto di una casa sul Palatino,
non avrebbe potuto trovare scampo dai creditori senza il pronto e
generoso intervento di soccorso finanziario dell’amico Publio!  E
per ciò, gli fu sempre grato ( pur non parlandone bene, in
privato);  lo difese  in diversi processi “de ambitu”, e lo
aiutò a salvare i beni del suocero Albino, quando questi erano
minacciati da una assegnazione di terre ai veterani voluta da
Cesare. 
Come dire: una mano lava l’altra,  e tutt’e due lavano la faccia!
O tempora, o mores!

Nuccio Palumbo

antonino11palumbo@gmail.com