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Domenica 12 Luglio 2026 |
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Umanistiche

Casta amicizia

Nella Grecia del 
IV-III secolo a.C. , il tema dell’ amicizia appare 
particolarmente diffuso, e sottoposto a un meticoloso e
serio  processo di rigorosa  concettualizzazione etica, per
influsso dell’epicureismo e, soprattutto,  dello stoicismo. Poco
più di  due secoli  dopo, calato in un contesto squisitamente
romano, il discorso dell’amicizia ( come del resto quello sui “doveri”,
sulla “virtus” , ecc. ) subisce inevitabilmente una strumentale
quanto  contraddittoria “riequilibratura”  teoretica ! 
All’italiana, si direbbe, oggi. Il costume romano, l‘antico “mos
maiorum”, per quanti sforzi faccia nel cercare di fondere la sua
struttura etica con gli apporti culturali dell’ellenismo,  non
riesce a concepire, in  ultima istanza,  l’amicizia come un
puro e semplice rapporto d’affetto e di stima  disinteressata tra
“boni viri”; alla ”sapientia” dell’intellettuale  romano  la
ricerca di una verità filosofica fine a se stessa, la pura teoresi, la
ricerca astratta, il concetto di amicizia eticamente elevato, fondato
sulla virtù, non  interessano.  Il “sapiens” romano non vive
nei templa serena della saggezza, bensì nel mondo degli affari e della
politica ! E per fare affari,  e soprattutto in 
politica,  servono, ovviamente, più che le caste amicizie, le
“interessate” amicizie: sia  dei potenti, come dei “piccoli”. Per
fare e ricevere favori; per incrementare  parentele in ambito
privato;  giovano  le folle amiche, e lecchine, dei liberti e
dei “clientes”  per fronteggiare  i clan  rivali in
lotte aperte  nei giorni delle elezioni, delle spartizioni delle
cariche, nei momenti difficili  delle congiure o della crisi
istituzionale. Servono reticoli di amicizie, orizzontali e verticali,
per alimentare  la casta della politica. Solo così, grazie agli
amici degli amici , può essere assicurata  la conquista del
successo  e del potere.  E’ così, da sempre! Del resto, non
siamo forse i discendenti  figli della lupa ?


Nuccio Palumbo

antonino11palumbo@gmail.com