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Domenica 12 Luglio 2026 | Informazione, comunità e innovazione per la scuola. Dal 1998 la scuola italiana in rete.
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Costume e società

Modernità e autonomie

La modernità inizia
con l’Umanesimo; così come anche  le nuove modulazioni della
teoria della libertà umana. Il passaggio da una concezione
teocentrica  ad una antropocentrica del mondo, non fu, infatti,-
come si sa – , senza conseguenze. Con  la  “scoperta del
soggetto”   creatore, ”parvus deus” con il potere di “fare se
stesso”, la nuova visione del mondo preludia  all’individualismo
e  alla filosofia moderna. E anche alla scienza nuova che, libera
da ogni “auctoritas” precostituita,  pretende di volere,
ora,  indagare la Natura,  solo  “iuxta propria
principia”.
La verità non è più data una volta per tutti, (e per
sempre);   essa va cercata, –  a costo  di
rischiare -,   in piena libertà di pensiero e di azione.
E’  la stessa  esaltata “creatività” dell’uomo  che
presuppone  e  rivendica  una piena autonomia di azione;
la quale ( autonomia)  consiste – fra le altre cose – nella
capacità di affermare  criteri specifici di giudizio per il
proprio  campo, senza dovere  accettare improbabili 
prospettive di trascendenza,  interferenze dall’”esterno”, 
o  ubbidienze passive, e definizioni  aprioristiche.
La modernità, quindi,  coincide  con la nascita  di
tutta una serie di autonomie  (della politica, dell’arte,
dell’economia, del diritto, dell’arte, della scienza) reclamate
da  una nuova  “paideia “, da nuovi atteggiamenti
intellettuali  che, mentre   incoraggiano  a far
piazza pulita  dei cosiddetti principi universali tendenti ad
assicurare un sapere globale dotato di assoluta verità,  spianano,
d’altra parte,  la strada  allo spirito critico libero,
moderno,  rivalutativo  della” realtà effettuale” e della
scienza ; quest’ultima  è la sola  a cui fare  
riferimento, e si offre   come un “ubi consistam” 
capace di soddisfare la sete di conoscenza e di creatività dell’uomo,
operando  in assoluta autonoma rispetto ad ogni altra allotria
costellazione di valori. Non più il regno celeste, ma il “regnum
hominis“  è quello che più  conta osservare e sperimentare,
capire e ordinare, governare e dominare, di conseguenza.
In conclusione, si può dire che la modernità inauguri la rivendicazione
delle autonomie. Gli umanisti, in piena autonomia  di pensiero,
con l’indagine minuziosa dei fatti  snidano autorevolissimi 
falsi, e  riscoprono la corretta lezione dei classici  grazie
anche  ai nuovi strumenti  della filologia; i medici,
affrancatisi dall’autorità dei sacri testi di Ippocrate e Galeno,
grazie all’osservazione diretta e alla dissezione anatomica scoprono
come funziona  l’organismo del corpo umano;  la politica si
fa scienza e diventa autonoma rispetto all’etica; l’arte recupera la
tridimensionalità pittorica, la prospettiva, i volti umani e la realtà
laica e terrena, libera da ogni teologico didattismo; il diritto
diventa  arte  del più forte affrancato dagli obblighi di
riconoscenza  divini,  e reso autonomo dal Centro. Infine, il
paradigma  della nuova scienza, permettendo di accedere ad un
mondo nuovo  e sconosciuto di “ segreti  della natura “,
perviene ad imporsi come forma  generale di intellegibilità del
reale  conquistando  la propria autonomia e libertà dai lacci
di tutti i bestiari  del passato e dai difetti di ogni 
pressappochismo.

Nuccio Palumbo

antonino11palumbo@gmail.com