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Domenica 12 Luglio 2026 | Informazione, comunità e innovazione per la scuola. Dal 1998 la scuola italiana in rete.
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Lavoro

Mai tanta confusione in politica! E sull’art. 18: dove sta la verità?

Sotto il profilo
politico, economico, sociale, ed etico-culturale, in senso lato, il
nostro paese sta attraversando certamente uno  dei  
momenti meno sereni,  più incerti e fibrillanti della storia 
della “seconda  repubblica”: mancanza di lavoro e bassa
redditività  produttiva, disoccupazione giovanile in forte
aumento, caro-vita strisciante e nuove sacche di povertà;  diffusa
illegalità e aumento della criminalità minorile, urbana e periferica;
precariato  strutturale e sistematico nella scuola, scarso senso
civico, e disprezzo dei valori della vita e della cultura; adolescenti
che si danno all’alcool, allo sballo, e allo sbando sempre più
disorientati, senza maestri,  smarriti nella fatua  ricerca
parossistica  di paradisi artificiali tanto illusori, quanto
infernali; crescita paurosa della violenza anche  tra le mura
domestiche,  abbandoni e  sevizie  sui minori, sulle
giovani donne, ma anche sugli anziani; furti e intrallazzi e raggiri a
vario titolo a danno della cosa pubblica e della privata, poca fiducia
nella giustizia penale civile e amministrativa,  arricchimenti
illeciti  e colossali evasioni fiscali. Insomma, non c’è da stare,
appunto, sereni!
 Di fronte a tutte queste gravissime  emergenze, come
risponde la classe  politica dirigente? Cosa fanno i partiti che
siedono in Parlamento?  Litigano ancora, come  da sempre, per
preservare solo i loro interessi e le loro poltrone! E i sindacati? Si
dividono e si ricompattano  a giorni alterni anch’essi a difesa
degli interessi esclusivi delle classi lavoratrici che rappresentano. E
il governo dei tecnici? Tira dritto verso il suo assunto: sbrogliare il
bandolo della matassa che possa risanare il debito pubblico e riportare
il Paese al pareggio di bilancio.
Come?  Tassando, tassando e tassando, e impuntandosi sulla riforma
dell’art.18 dello statuto dei lavoratori, che, a suo avviso, va
modificato, pena il disastro della nostra economia!
 La Chiesa Cattolica, intanto, difende  l’art. 18  e
ammonisce:  Il lavoratore non è una merce. Non lo si può trattare
come un prodotto da dismettere, da eliminare per motivi di bilancio
e  accantonare  invenduto in magazzino. Il diritto al lavoro
e le tutele dello statuto  dei lavoratori vanno garantiti!
Il governo ribadisce sull’articolo 18: «Nessuna marcia indietro», e
nessun cedimento a «pressioni». Lo Statuto dei lavoratori 
va  rivisto e riformato perché, così com’è, è di ostacolo alla
crescita del paese!
Confindustria, dal canto suo,  avverte: «Qualsiasi ipotesi di
indebolimento» della riforma dell’articolo 18 su cui il presidente
Monti ha preso una posizione molto chiara dicendo che la discussione è
chiusa, per noi sarebbe inaccettabile».
Il  leader  del Pd non ci sta,  e manda a dire che la
riforma Monti  sarebbe un disastro per i lavoratori,  e
minaccia: “il governo può andare avanti se rispetta la dignità di tutte
le forze che lo sostengono”.
Di Pietro:  Monti padrone vada a casa. “La riforma dell’articolo
18 proposta dal governo è l’atto arrogante di prepotenza del nuovo
padrone, sobrio, ma sempre padrone”.
Bossi:  “Non è una riforma, ma una controriforma”.
Casini e Alfano, invece,  condividono la scelta riformista del
governo e ritengono irresponsabili tutti coloro che la osteggiano. Così
è ( se vi pare).

Nuccio Palumbo

antonino11palumbo@gmail.com