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Domenica 12 Luglio 2026 | Informazione, comunità e innovazione per la scuola. Dal 1998 la scuola italiana in rete.
Informazione, comunità e innovazione per la scuola. Dal 1998 la scuola italiana in rete.
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Costume e società

Angela Giardinaro (Uciim): Il mio incontro con Oscar Luigi Scalfaro

Nell’aprile 2011, ho
partecipato al convegno organizzato dall’UCIIM e dall’AIMC nella
ricorrenza dei 150 anni dell’Unità d’Italia, un convegno nazionale
tenutosi a Roma alla presenza di numerose  autorità civili e
religiose e di molti protagonisti della politica scolastica degli
ultimi cinquant’anni  che, hanno ripercorso per grandi linee la
storia della scuola italiana rilevando il ruolo  fondamentale che
essa ha avuto nel corso della storia nazionale. La seduta di apertura è
stata  coordinata dalla vicepresidente vicaria dell’Uciim Rosalba
Candela e dal Presidente Oscar Luigi  Scalfaro. Ecco, il mio
incontro con quest’uomo, piccolo e imponente nello stesso tempo, è
entrato  nella sala conferenze accompagnato dalle sue guardie del
corpo, due giovani ben piantati che  quasi lo sorreggevano, vista
la sua gracile e malferma figura qualcuno gli offrì, una sedia che
Lui  fermamente rifiutò. Con voce flebile iniziò a parlare,
immediatamente nella sala calò il silenzio,  quell’uomo emanava un
carisma eccezionale, la voce sempre più sicura, parlava senza leggere
il suo intervento e con la spregiudicatezza che solo l’età può dare,
tanti i racconti della sua vita di
magistrato, della sua esperienza di Presidente. Le sue parole mi
rimbombavano nella mente, mi  stupiva l’attualità di ciò che
diceva e data l’età, la sua lucidità mentale.
“Anzitutto un ringraziamento per questo invito. Mi fa molto onore,
anche se non ho titoli  particolari, trovarmi di fronte
all’Associazione Italiana Maestri Cattolici, l’AIMC e all’UCIIM,
Unione  Cattolica Italiana Insegnanti Medi.
Posso dire che ho visto nascere queste Associazioni, ma questo non è
titolo di merito.
Per una forma di fissazione per l’età, rimango con la mia insistente
vocazione alla toga di  Magistrato. Non c’era nessun magistrato in
famiglia, mio padre era un impiegato delle Poste dello  Stato,
però quando ero studente di ginnasio e di liceo, mi era venuta questa
idea fissa.
Partiva da un pensiero piuttosto marcato che con l’età si è
solidificato; pensavo allora alla bellezza  di fare il magistrato,
cercare la verità per applicare la giustizia. È un compito che dovremmo
avere  tutti, anche se una volta da Capo dello Stato, mentre ero
in visita ufficiale in Messico, i giornalisti  che seguivano il
viaggio a nome e per conto del loro giornale, vennero a dirmi, come
colpa di  imputazione: “Perché Lei parla sempre della verità?”.
Nella mia lunga esperienza politica ho  conosciuto più di una
persona di quelle che dicono una cosa sapendola non vera e la dicono
come  se fosse vera senza fare una piega. Sembra impossibile, mi è
capitato più di una volta e, qualche  volta, con un certo scandalo
di amici più vicini anche politicamente, mi sono sentito un po’
in  affanno.
Perché si parla della verità? Perché nel momento in cui una persona
dice come vera una cosa che  sa non esserlo interrompe il dialogo,
taglia la possibilità di dialogo totalmente. Manca la base di 
partenza. La verità è come è ed è dove è, e nessuno al mondo può
cambiarla. Nessuno. Poi uno  può presentarla capovolta, girata,
turbata, messa a proprio vantaggio, a solo danno del prossimo?
Ma nessuno torce la verità da come si è manifestata.
La scuola ha prima di tutto questo compito, e io vi auguro di essere
portatori di verità.
Da una persona che dovrò rivedere quest’oggi e con cui ho scambiato due
parole per dire di  questo impegno ho sentito degli accenni non
ottimisti. Mi ha detto: ma quanti sono i docenti che  sentono
questo mandato, questo compito, questa vocazione? Quanti sono? Ho
risposto: la  maggioranza … Non ho questa conoscenza sicura, ma
non ho dubbio, perché a volte anche taluni  che forse non fanno il
proprio dovere in modo perfetto, nel momento delicato, esprimono
la  vocazione fondamentale. Rimango ottimista.
In questi tempi essere ottimisti è un fatto grave, può darsi che sia
curabile, ma per uno della mia  età non c’è molta speranza.
Scusino se faccio qualche accenno personale: non sarà passato un mese o
un mese e mezzo  quando un giorno mia figlia mi disse di aver
invitato a cena alcune persone, al massimo una  decina; l’invito a
cena poteva essere un momento in cui le persone possono sfogarsi un
po’…
quindi e io ho detto: “Guarda ti ringrazio che hai fatto questo, io ci
sarò ma non parlerò, ascolto, e  questa volta voglio ascoltare”. E
così è stato. A un certo punto delle nostre discussioni, mia
figlia  disse che era pronta la cena, e le discussioni
continuarono… Fra i commensali c’era un mio amico  che era stato
giudice della Corte Costituzionale e aveva un pessimismo veramente
glorioso … 
Dopo cena a un certo momento ho chiesto di parlare … C’è stato un
grido generale: finalmente  parli … Ed io: “Volevo dirvi che
sono ottimista…”. Queste parole caddero come un blocco di 
ghiaccio in testa. … Si fece silenzio e questo collega come se fosse
stato schiacciato da un monte  di ghiaccio, disse con un filo di
voce … “Ci dici almeno come fai?”.
Questo esplose una risata gloriosa, allora ho ripreso: mi rifaccio a
cose semplici.
Da quando ero bambino mi hanno detto che nulla di umano, splendido e
ottimo o pessimo, dura  per sempre, nulla … Una cosa ottima e
vissuta anche a lungo finisce; una pessima, finisce, su  queste
basi sono tranquillo… È importante sapere che certi atteggiamenti non
hanno il marchio  dell’eterno.
Allora, anzitutto la verità. Poi il servizio. Siamo chiamati a rendere
servizio alla comunità della  quale facciamo parte o meglio
abbiamo l’onore di far parte.
Molte volte dico: non limitatevi a guardare dalla finestra, non state
solo a guardare.
Una volta in un’assemblea, dove prevalevano i giovani, ma c’erano anche
persone di 40-50-60  anni, mi hanno chiesto: cosa dovremmo fare?
Non c’è una risposta perfetta, per carità.
Dissi: guardate la scena nazionale, vedete il partito che vi rivolta
meno lo stomaco quando lo  pensate, che vi urta i nervi di meno

Pensate a questa ipotesi, entrate dentro non state solo a guardare a
questo popolo, a questa  umanità, a questa comunità nella quale
abbiamo, ripeto, l’onore di essere nati e di far parte.
Merita che noi ci lasciamo coinvolgere. È meglio una testimonianza a
volte un po’ faticosa, non  ancora chiara che non uno che si
affaccia con prudenza alla finestra difendendo i propri interessi
e  le proprie realtà e non si sporge un briciolo. Servire.
Soprattutto quando si è inseriti in attività  come la vostra, è un
gran servizio. È vero che a volte notate le cose nelle quali credete
anche voi  fino in fondo e avete creduto quando avete scelto
questa strada, questi studi. Però, se fate il  raffronto con la
realtà in cui si vive, vengono tanti pensieri di desolazione. Coraggio.
La verità è servizio e grazie molto di ciò che avete fatto e continuate
a fare.
Il grazie di un cittadino, di un essere umano come voi che tante volte
ha visto, ha  conosciuto insegnanti di prima grandezza.
Allora grazie e auguri.
Verrà giorno che l’Italia sarà più capace di dirvi grazie, verrà quel
giorno. Non ho assoluto dubbio.
Auguri […..  Ha parlato di verità, di ottimismo e di fiducia nel
futuro, ha saputo e voluto trasmettere a ognuno  di noi la sua
forza e la speranza per un’Italia migliore. “ Verrà il giorno che
l’Italia sarà più capace di  dirvi grazie, verrà quel giorno. Non
ho assoluto dubbio. Auguri. “
Grazie Presidente.
 
Il discorso è tratto dal libro “I 150 anni di Scuola italiana per
l’Unità” di Pasquale Marro (Edizioni Uciim- Aimc Roma.)

 Angela
Giardinaro

Presidente Provinciale Uciim Catania