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La paura del contatto visivo

Alcuni esperimenti sul cervello condotti all’Università del Wisconsin di Madison suggeriscono che i bambini autistici rifuggono dal contatto visivo perché percepiscono persino i volti più familiari come una minaccia. Lo studio approfondisce la comprensione del funzionamento del cervello autistico e potrebbe, un giorno, suggerire nuovi approcci per un trattamento o per aiutare gli insegnanti ad interagire con i loro studenti autistici.
Individuando la correlazione fra i movimenti dell’occhio e l’attività cerebrale, i ricercatori hanno scoperto che, nei soggetti autistici, l’amigdala – un centro di emozioni nel cervello associato con i sentimenti negativi – si attiva in maniera anormale quando i pazienti guardano direttamente verso un volto non minaccioso. In un articolo pubblicato sul numero del 6 marzo della rivista “Nature Neuroscience”, gli scienziati scrivono anche che, poiché i bambini autistici evitano il contatto visivo, il giro fusiforme del cervello – la regione fondamentale per la percezione dei volti – è meno attivo di quanto sarebbe nel caso di un bambino sviluppato normalmente.
“Si tratta del primo studio – dichiara il principale autore Kim Dalton – che analizza il modo in cui gli individui che soffrono di autismo osservano i volti, monitorando contemporaneamente quali aree cerebrali sono attive”. Dalton e colleghi hanno misurato i movimenti dell’occhio in congiunzione con la tecnologia della risonanza magnetica (MRI) che consente di “vedere” il cervello in azione.

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