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Domenica 12 Luglio 2026 |
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Umanistiche

ARMA VIRUMQUE CANO…

ARMA VIRUMQUE CANO…

Arma virumque cano…canto le armi e l’eroe…Ma chi se ne frega?- diranno adesso i miei venticinque lettori. Eh, sì. A chi volete che importi più di Enea, misero eroe troiano, travagliato da mille sofferenze, che alfine approda nel Lazio, futuro progenitore di Roma?
Ma ve lo figurate un giovane di oggi, immerso in un mondo altamente e freddamente tecnologico, al solo sentir parlare dei malinconici paesaggi virgiliani?
Tutt’al più lo studente moderno è fantasiosamente capace di immaginare Enea che, invece di duellare alla fine del poema con Turno, lotta affannosamente contro un computer di ultima generazione, soccombendo miseramente ai primi, aguzzi colpi.
Eppure…eppure noi insegnanti abbiamo un compito, una missione forse più gravosa di quella del pius Enea: conservare questo patrimonio di umanità e tramandarlo ai posteri. Perché, se ci arrendiamo, se gettiamo alle ortiche Virgilio, egli morirà con noi
Nessuno più conoscerà la sua malinconia, che ha formato un pizzico della nostra anima.
Per questo, arditi combattenti in un mare di indifferenza, come i bravi insegnanti di un tempo ricominciamo solenni: “Arma virumque cano…”

SILVANA LA PORTA